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Non è un romanzo giallo -
“Sara è ancora con tutti noi, come una vittima sacrificale del destino, che in un certo senso ci libera della fatalità del disastro e della morte. E’ stata lei la prescelta dalle tenebre. Può darsi che nessuno di noi sappia davvero vivere, ma siamo ancora in piedi, mentre lei è caduta. Il dio spieta ... (continue)
- — Jun 16, 2011 | Add your feedback
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Solo quattro stelline perchè finisce troppo presto. Gli ultimi capitoli mi hanno lasciato senza fiato. E la prosa di Pavese, così scarna e allo stesso tempo autentica, spontanea, mi è rimasta nel cuore. Grandissimo.
- — May 26, 2011 | Add your feedback
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Lo stadio di Wimbledon
Questo esile libretto mi è capitato in mano in modo assolutamento casuale e, visto che da anni ero incuriosita dal titolo, ho colto al volo l'occasione di leggerlo.
La vicenda è raccontata in prima persona dallo stesso protagonista, che seguiamo in alcune sue visite prima a Trieste e poi nel sobbor ... (continue)
Questo esile libretto mi è capitato in mano in modo assolutamento casuale e, visto che da anni ero incuriosita dal titolo, ho colto al volo l'occasione di leggerlo.
La vicenda è raccontata in prima persona dallo stesso protagonista, che seguiamo in alcune sue visite prima a Trieste e poi nel sobborgo londinese di Wimbledon. Non ci è dato sapere nè come si chiami, nè da dove venga, nè cosa faccia di mestiere. Italo Calvino (sì, proprio lui!) nella nota finale ci informa che il protagonista è un giovane, ma neanche questo è poi tanto ovvio (forse si capisce dal suo tentativo di fare windsurf sul litorale triestino di Barcola?). Comunque si può supporre che l'io narrante di mestiere si occupi di letteratura, perchè lo scopo dei suoi viaggi nelle due città è quello di raccogliere le testimonianze di persone che furono in contatto con un certo personaggio della scena letteraria triestina e italiana già amico di Svevo, Saba e Montale.
Più che la trama in sè, a colpirmi è stato il modo estremamente ellittico in cui è articolato il discorso, che si concentra esclusivamente su ciò che sta accadendo in quel dato momento al narratore, senza nè salti in avanti nè all'indietro, senza che ci si dia la pena di riassumere ciò che accade fra un capitoletto e l'altro, o di fornire al lettore dei dati aggiuntivi che lo aiutino ad inquadrare meglio la trama.
Sembra che l'autore "descriva" dei fatti più che raccontarli. Grande attenzione è del resto riservata allo spazio in cui si muove il protagonista, guidato dalle sue percezioni. Lo stile tende a consistere di periodi brevi e scarni, che cercano di aderire in modo il più possibile distaccato e oggettivo alla realtà delle cose e dei pensieri. La Piazza Unità di Trieste non viene ad esempio mai chiamata con il suo nome, bensì "Piazza del Municipio".
Ora, questa tecnica narrativa, così attenta nel rendere i dettagli ma molto meno il senso generale della storia, crea una atmosfera di astratta sospensione che ha senze dubbio il suo fascino. Tuttavia sono dell'idea che quando uno scrittore sfronda troppo corra il rischio di sembrare un po' affettato, lasciando il lettore intimamente insoddisfatto come un commensale al termine della degustazione di un piatto di nouvelle cousine, molto bello da vedere, magari anche buono, ma ben poco saziante.
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