Per chi ama le atmosfere dell'Inghilterra fra le due guerre, fra tazze di thè e pomeriggi piovosi, un romanzo pieno di humour sulle disavventure di una signora di campagna, perennemente in lotta per far quadrare i conti e per non farsi sopraffare dalla servitù. Per non parlare poi della fitta rete d
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Per chi ama le atmosfere dell'Inghilterra fra le due guerre, fra tazze di thè e pomeriggi piovosi, un romanzo pieno di humour sulle disavventure di una signora di campagna, perennemente in lotta per far quadrare i conti e per non farsi sopraffare dalla servitù. Per non parlare poi della fitta rete di rapporti sociali da gestire sempre con la massima diplomazia. Insomma, pensate ad un giallo di Miss Marple, togliete il delitto, e avrete l'ambientazione delle tragicomiche vicende qui raccontate.
Avevo deciso di leggere questo libro perchè affascinata dal tema trattato: la biografia di quattro donne europee che nel XVIII e XIX secolo si trovarono a vivere esperienze romantiche in oriente. Un oriente che qui -un po' vagamente- vuole denotare quella fascia di paesi islamici che vanno dalla Tur
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Avevo deciso di leggere questo libro perchè affascinata dal tema trattato: la biografia di quattro donne europee che nel XVIII e XIX secolo si trovarono a vivere esperienze romantiche in oriente. Un oriente che qui -un po' vagamente- vuole denotare quella fascia di paesi islamici che vanno dalla Turchia fino al Marocco. Purtroppo mi sono ritrovata presto immersa in fiumi di parole senza né capo né coda, faticando non poco a seguire l’autrice nelle sue inconsistenti e francamente poco interessanti analisi psicologiche. Anzi, più che inconsistenti spesso direi proprio campate in aria. Il libro è inoltre assolutamente vago nel citare le fonti, impreciso, pieno di nomi –di personaggi, di luoghi- buttati lì senza dare ulteriori riferimenti. Quando parla di Trieste, dove finirono a vivere Richard e Isabel Burton dopo la loro cacciata da Damasco, troviamo poi un "delizioso" errore che mi ha quasi spinto a lanciare il volume fuori dalla finestra (non l'ho fatto solo perchè l'avevo preso in prestito dalla biblioteca): l'autrice scrive che a Trieste, d'inverno, la bora scuoteva impetuosa le palme... Che la nostra cara Lesley Blanch, che a quanto pare fu anche lei una viaggiatrice accanita, non abbia confuso Trieste con Aleppo? L'unico capitolo che vale la pena di leggere, e non certo per lo stile ma per l'argomento, è il secondo, che io con notevole intuito ho lasciato per ultimo. La protagonista qui è Jane Digby, una pazza scatenata nata all’inizio dell’800 da una famiglia aristocratica inglese che non si fece mancare proprio nulla in fatto di mariti e amanti (li scelse delle più svariate nazionalità: inglese, francese, tedesca, greca, albanese, siriana…), e che visse in mezza Europa per approdare alla fine in Siria, dove trascorse gli ultimi decenni della sua vita sposa soddisfatta e felice di un potente capotribù beduino. Una vita interessantissima, la sua, anche perchè seppe godere al massimo del suo cospicuo patrimonio trasformandolo in uno strumento di libertà.
Ottima lettura. Scritto benissimo, l'ho trovato più ispirato e piacevole rispetto all'episodio precedente, "Morti di carta". Lo definirei un poliziesco più che un giallo. L'unico neo è rappresentato dalla soluzione scelta dall'autrice per il finale (mica poco, direbbe qualcuno, ma i romanzi della Gi
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Ottima lettura. Scritto benissimo, l'ho trovato più ispirato e piacevole rispetto all'episodio precedente, "Morti di carta". Lo definirei un poliziesco più che un giallo. L'unico neo è rappresentato dalla soluzione scelta dall'autrice per il finale (mica poco, direbbe qualcuno, ma i romanzi della Gimenez-Bartlett non hanno certo nell'intreccio il loro punto di forza).
Un romanzo-fiume, che ha per protagonisti l'inglese Archie e il bengalese Samad con le rispettive famiglie. I due stringono amicizia durante la seconda guerra mondiale, dove sono arruolati nello stesso battaglione al servizio di Sua Maestà Britannica, e si ritrovano poi, trent'anni dopo, a vivere ne
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Un romanzo-fiume, che ha per protagonisti l'inglese Archie e il bengalese Samad con le rispettive famiglie. I due stringono amicizia durante la seconda guerra mondiale, dove sono arruolati nello stesso battaglione al servizio di Sua Maestà Britannica, e si ritrovano poi, trent'anni dopo, a vivere nello stesso quartiere proletario della periferia nord di Londra, entrambi sposati con donne molto più giovani, Archie con una giamaicana, e Samad con una connazionale. I loro figli, rispettivamente una bambina, Irie, e due gemelli monozigoti maschi, Millat e Magid, nasceranno nello stesso anno, il 1975. Il romanzo segue poi le tracce delle due famiglie fino alle soglie del nuovo millennio, affrontando con forza i temi più vari, ma soprattutto quello della lotta per la conservazione della propria identità da parte degli immigrati e dei loro figli, in un paese "tollerante" ma in fondo non "accogliente", qual è l'Inghilterra. Tema che sta ora diventando più che mai d'attualità anche in Italia. Una storia traboccante di inventiva e di umorismo, scritta e strutturata con audacia e originalità. Anche se, soprattutto nella prima parte, l'incredibile energia della scrittrice produce passaggi inutilmente prolissi (vedi le pagine dedicate alla guerra) che mi hanno quasi spinta ad abbandonare la lettura. Un'altra piccola critica che mi sento di fare a Zadie Smith (che, ripeto, è bravissima), è a volte una certa freddezza nel modo di trattare i suoi personaggi, come se fossero cavie in un esperimento scientifico condotto dal biologo Marcus Chalfen, altro protagonista del romanzo insieme alla terribile moglie Joyce (comunque un personaggio esilirante) e al figlio Joshua. Un certo distacco che è comunque contraddetto dalla grande capacità di empatia che dimostra in altri passaggi. Un ultima osservazione: come non rimanete impressionati dal modo in cui la Smith racconta il graduale avvicinamento del giovanissimo Millat al fondamentalismo islamico? In un romanzo uscito un anno prima dell'attentato dell'11 settembre questo fa una certa impressione...
Ho terminato di leggere "Un indovino mi disse" da soli tre giorni, eppure la voce di Tiziano Terzani già mi manca, già sento il bisogno -fortissimo- di prendere in mano qualche altro suo scritto... Questo libro mi ha regalato delle emozioni indiscrivibili, coronate dal meraviglioso crescendo del fi
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Ho terminato di leggere "Un indovino mi disse" da soli tre giorni, eppure la voce di Tiziano Terzani già mi manca, già sento il bisogno -fortissimo- di prendere in mano qualche altro suo scritto... Questo libro mi ha regalato delle emozioni indiscrivibili, coronate dal meraviglioso crescendo del finale, dove Tiziano apprende -finalmente- la tecnica della meditazione. E anche a me lettrice è sembrato di partecipare alla sua comprensibile fatica, di sentire il formicolio alle gambe, i dolori lancinanti alla schiena. E quale immensa gioia quando finalmente Terzani ci riesce: <Ebbi l'impressione di aver "imparato" qualcosa, come a nuotare, a leggere. Ora toccava a me>
Diary of a Provincial Lady
Per chi ama le atmosfere dell'Inghilterra fra le due guerre, fra tazze di thè e pomeriggi piovosi, un romanzo pieno di humour sulle disavventure di una signora di campagna, perennemente in lotta per far quadrare i conti e per non farsi sopraffare dalla servitù. Per non parlare poi della fitta rete d ... (continue)
Per chi ama le atmosfere dell'Inghilterra fra le due guerre, fra tazze di thè e pomeriggi piovosi, un romanzo pieno di humour sulle disavventure di una signora di campagna, perennemente in lotta per far quadrare i conti e per non farsi sopraffare dalla servitù. Per non parlare poi della fitta rete di rapporti sociali da gestire sempre con la massima diplomazia. Insomma, pensate ad un giallo di Miss Marple, togliete il delitto, e avrete l'ambientazione delle tragicomiche vicende qui raccontate.
Amori in terre lontane
Avevo deciso di leggere questo libro perchè affascinata dal tema trattato: la biografia di quattro donne europee che nel XVIII e XIX secolo si trovarono a vivere esperienze romantiche in oriente. Un oriente che qui -un po' vagamente- vuole denotare quella fascia di paesi islamici che vanno dalla Tur ... (continue)
Avevo deciso di leggere questo libro perchè affascinata dal tema trattato: la biografia di quattro donne europee che nel XVIII e XIX secolo si trovarono a vivere esperienze romantiche in oriente. Un oriente che qui -un po' vagamente- vuole denotare quella fascia di paesi islamici che vanno dalla Turchia fino al Marocco.
Purtroppo mi sono ritrovata presto immersa in fiumi di parole senza né capo né coda, faticando non poco a seguire l’autrice nelle sue inconsistenti e francamente poco interessanti analisi psicologiche. Anzi, più che inconsistenti spesso direi proprio campate in aria.
Il libro è inoltre assolutamente vago nel citare le fonti, impreciso, pieno di nomi –di personaggi, di luoghi- buttati lì senza dare ulteriori riferimenti. Quando parla di Trieste, dove finirono a vivere Richard e Isabel Burton dopo la loro cacciata da Damasco, troviamo poi un "delizioso" errore che mi ha quasi spinto a lanciare il volume fuori dalla finestra (non l'ho fatto solo perchè l'avevo preso in prestito dalla biblioteca): l'autrice scrive che a Trieste, d'inverno, la bora scuoteva impetuosa le palme... Che la nostra cara Lesley Blanch, che a quanto pare fu anche lei una viaggiatrice accanita, non abbia confuso Trieste con Aleppo?
L'unico capitolo che vale la pena di leggere, e non certo per lo stile ma per l'argomento, è il secondo, che io con notevole intuito ho lasciato per ultimo. La protagonista qui è Jane Digby, una pazza scatenata nata all’inizio dell’800 da una famiglia aristocratica inglese che non si fece mancare proprio nulla in fatto di mariti e amanti (li scelse delle più svariate nazionalità: inglese, francese, tedesca, greca, albanese, siriana…), e che visse in mezza Europa per approdare alla fine in Siria, dove trascorse gli ultimi decenni della sua vita sposa soddisfatta e felice di un potente capotribù beduino. Una vita interessantissima, la sua, anche perchè seppe godere al massimo del suo cospicuo patrimonio trasformandolo in uno strumento di libertà.
Serpenti nel Paradiso
Ottima lettura. Scritto benissimo, l'ho trovato più ispirato e piacevole rispetto all'episodio precedente, "Morti di carta". Lo definirei un poliziesco più che un giallo. L'unico neo è rappresentato dalla soluzione scelta dall'autrice per il finale (mica poco, direbbe qualcuno, ma i romanzi della Gi ... (continue)
Ottima lettura. Scritto benissimo, l'ho trovato più ispirato e piacevole rispetto all'episodio precedente, "Morti di carta". Lo definirei un poliziesco più che un giallo. L'unico neo è rappresentato dalla soluzione scelta dall'autrice per il finale (mica poco, direbbe qualcuno, ma i romanzi della Gimenez-Bartlett non hanno certo nell'intreccio il loro punto di forza).
White Teeth
Un romanzo-fiume, che ha per protagonisti l'inglese Archie e il bengalese Samad con le rispettive famiglie. I due stringono amicizia durante la seconda guerra mondiale, dove sono arruolati nello stesso battaglione al servizio di Sua Maestà Britannica, e si ritrovano poi, trent'anni dopo, a vivere ne ... (continue)
Un romanzo-fiume, che ha per protagonisti l'inglese Archie e il bengalese Samad con le rispettive famiglie. I due stringono amicizia durante la seconda guerra mondiale, dove sono arruolati nello stesso battaglione al servizio di Sua Maestà Britannica, e si ritrovano poi, trent'anni dopo, a vivere nello stesso quartiere proletario della periferia nord di Londra, entrambi sposati con donne molto più giovani, Archie con una giamaicana, e Samad con una connazionale. I loro figli, rispettivamente una bambina, Irie, e due gemelli monozigoti maschi, Millat e Magid, nasceranno nello stesso anno, il 1975.
Il romanzo segue poi le tracce delle due famiglie fino alle soglie del nuovo millennio, affrontando con forza i temi più vari, ma soprattutto quello della lotta per la conservazione della propria identità da parte degli immigrati e dei loro figli, in un paese "tollerante" ma in fondo non "accogliente", qual è l'Inghilterra. Tema che sta ora diventando più che mai d'attualità anche in Italia.
Una storia traboccante di inventiva e di umorismo, scritta e strutturata con audacia e originalità. Anche se, soprattutto nella prima parte, l'incredibile energia della scrittrice produce passaggi inutilmente prolissi (vedi le pagine dedicate alla guerra) che mi hanno quasi spinta ad abbandonare la lettura. Un'altra piccola critica che mi sento di fare a Zadie Smith (che, ripeto, è bravissima), è a volte una certa freddezza nel modo di trattare i suoi personaggi, come se fossero cavie in un esperimento scientifico condotto dal biologo Marcus Chalfen, altro protagonista del romanzo insieme alla terribile moglie Joyce (comunque un personaggio esilirante) e al figlio Joshua. Un certo distacco che è comunque contraddetto dalla grande capacità di empatia che dimostra in altri passaggi.
Un ultima osservazione: come non rimanete impressionati dal modo in cui la Smith racconta il graduale avvicinamento del giovanissimo Millat al fondamentalismo islamico? In un romanzo uscito un anno prima dell'attentato dell'11 settembre questo fa una certa impressione...
Un indovino mi disse
Ho terminato di leggere "Un indovino mi disse" da soli tre giorni, eppure la voce di Tiziano Terzani già mi manca, già sento il bisogno -fortissimo- di prendere in mano qualche altro suo scritto...continue)
Questo libro mi ha regalato delle emozioni indiscrivibili, coronate dal meraviglioso crescendo del fi ... (
Ho terminato di leggere "Un indovino mi disse" da soli tre giorni, eppure la voce di Tiziano Terzani già mi manca, già sento il bisogno -fortissimo- di prendere in mano qualche altro suo scritto...
Questo libro mi ha regalato delle emozioni indiscrivibili, coronate dal meraviglioso crescendo del finale, dove Tiziano apprende -finalmente- la tecnica della meditazione. E anche a me lettrice è sembrato di partecipare alla sua comprensibile fatica, di sentire il formicolio alle gambe, i dolori lancinanti alla schiena. E quale immensa gioia quando finalmente Terzani ci riesce:
<Ebbi l'impressione di aver "imparato" qualcosa, come a nuotare, a leggere. Ora toccava a me>