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By Niccolo Ammaniti, Giorgio Faletti, Andrea Camilleri, … -
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Seconda recensione dopo aver letto Crimini italiani (mi sa che l'ordine era il contrario ma va be').
Ammaniti: l'intento apparentemente è satirico, con momenti dichiaratamente demenziali che però risulta più grottesco che altro. Comunque divertente.
Carlotto: mi era piaciuto di più il racconto del ... (
continue ) -
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Mar 11, 2013 |
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By Joseph Sheridan Le Fanu -
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Crimini italiani
Primo racconto, De Cataldo: banale e scritto male. Ahimé.
Carlotto: sufficientemente onesto per lo spazio di 50 pagine concesso. Abbastanza da incuriosirmi. La prossima volta in libreria darò un'occhiata ai suoi titoli.
Carofiglio: è sempre lui. Un po' fuori contesto (il racconto non è noir e l'as ... (continue)
Primo racconto, De Cataldo: banale e scritto male. Ahimé.
Carlotto: sufficientemente onesto per lo spazio di 50 pagine concesso. Abbastanza da incuriosirmi. La prossima volta in libreria darò un'occhiata ai suoi titoli.
Carofiglio: è sempre lui. Un po' fuori contesto (il racconto non è noir e l'aspetto investigativo non sembra proprio essere il tema principale), ma sufficientemente originale e ben gestito. E scritto come si deve.
Faletti: il mio primo Faletti, ed è abbastanza illeggibile. Sono perplessa dall'accozzaglia. Trama banale con sprazzi di concretezza alternati a luoghi comuni che fanno sorridere, stile che tenta di essere originale e ogni tanto ti infila errori di sintassi, grammatica e punteggiatura che non si possono vedere.
Dazieri: non delude. Il primo racconto compatto, coerente, davvero originale della raccolta. Poi a me il suo stile di parlato in prima persona piace: anche se non è proprio perfetto, senza dubbio è una modalità che ha imparato a usare bene e sfruttare al massimo.
De Silva: sinceramente non l'ho capito, né il mistico colpo di scena né il senso generale, oltre al fatto che la protagonista è insopportabile. Quel "lamiere contorte" alla fine, poi, è un vero tocco da maestro.
Simi: non male. Per l'ambientazione e l'elemento dell'amico d'infanzia mi ha ricordato Izzo.
Macchiavelli: un po' troppo confusionario, non mi ha detto granché. Però mi ha ricordato che una volta in treno ho conosciuto un tizio che diceva di essere suo amico.
Fois: interessante ma molto breve. In realtà mi ha incuriosito, ma può essere anche perché l'ambientazione geografica mi piace.
Wu Ming: un bel racconto. Lo stile "segmentato" con cambio di punto di vista va di moda, ma in questo caso, usato "a ritroso", assume un senso e si fa gradire. Ogni diverso pezzetto del puzzle obbliga a ri-aggiustare la prospettiva sulla storia, le aspettative, i luoghi comuni, non per capire cosa succederà ma al contrario mettere assieme il quadro di ciò che si sa già. Visto in quest'ottica, l'inizio con l'espediente del fatto di cronaca, di per sé tipico, diventa un tocco perfetto per "concludere".
Lucarelli: perplessità. Di per sé la storia sta anche in piedi e la scrittura è piacevole, è il senso vero e proprio di questo personaggio che mi sfugge un po', ma probabilmente non è necessario che ne abbia uno.