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letteratura …
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- Le città invisibili (11429)
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By Italo Calvino -
Finished in 2001 




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- L'ultimo Natale di guerra (276)
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By Primo Levi -
Not Started
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- La chiave a stella (1961)
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By Primo Levi -
Finished 




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- Il deserto dei Tartari (14803)
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By Dino Buzzati -
Finished in Aug 2001 




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E’ un romanzo inquietante e claustrofobico, una riflessione sul tempo e sull’assurdità della vita lunga 250 pagine. Ci sono delle pagine che avrebbero potuto essere scritte anche da Kafka. Inizi a leggerlo e sembra innocuo, lo stile di Buzzati è piano, limpido, razionale, una prosa che riuscirebbe ... (
continue ) -
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Apr 16, 2009 |
3 feedbacks
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- La qualità dell'aria (155)
- Storie di questo tempo
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Finished in 2005 




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- Operette morali (2728)
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By Giacomo Leopardi -
Finished in 1997 




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- I sommersi e i salvati (3384)
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By Primo Levi -
Finished in 2006 




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- I bei momenti (119)
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By Enzo Siciliano -
Finished in 1998 




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- Lessico famigliare (8319)
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By Natalia Ginzburg -
Finished in Aug 2000 




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- Il garofano rosso (1902)
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By Elio Vittorini -
Finished in 1995 




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- La Storia (7480)
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By Elsa Morante -
Finished 




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- Seta (23873)
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By Alessandro Baricco -
Finished in 2004 




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7 people find this helpful 



Mah. -
Mi sto ancora chiedendo di che cosa parli. Ho sospettato che contenesse un messaggio subliminale.
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Apr 16, 2009 |
4 feedbacks
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- Notturno indiano (2628)
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By Antonio Tabucchi -
Finished 




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- Sogni di sogni (631)
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By Antonio Tabucchi -
Finished in 2003 




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- L'altrui mestiere (369)
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By Primo Levi -
Finished in 2007 




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La chiave a stella
«L'argomento era centrale, e mi sono accorto che Faussone lo sapeva. Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è u ... (continue)
«L'argomento era centrale, e mi sono accorto che Faussone lo sapeva. Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell'Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l'hanno percorsa. Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano molto meno di un aumento di paga e rendono di più; però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo vile, come se del lavoro, proprio od altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa, o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero. È malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo.»