A volte si vedono film con un’idea di partenza estremamente convincente – a volte proprio geniale – sviluppata purtroppo attraverso una sceneggiatura banale o pessimi autori. Se penso a film come Be kind rewind di Gondry o l’attualissimo Up in the air (quello con Gorge Clooney) mi viene da dire: che
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A volte si vedono film con un’idea di partenza estremamente convincente – a volte proprio geniale – sviluppata purtroppo attraverso una sceneggiatura banale o pessimi autori. Se penso a film come Be kind rewind di Gondry o l’attualissimo Up in the air (quello con Gorge Clooney) mi viene da dire: che peccato. Chissà che film sarebbe potuto diventare se. Di solito però questi film piacciono lo stesso molto (più al box office che ai critici, in effetti), probabilmente perché apprendere una bella idea, conoscerla, poterla raccontare e magari farci due risate con gli amici è una cosa comunque particolarmente appagante. Quasi che l’idea valesse il film.
Ecco, La zuppa di Kafka di Mark Crick è la stessa cosa. L’idea è meravigliosa – scrivere 16 ricette nell’inconfondibile stile di 16 grandi scrittori, tra i quali giova ricordare Kafka, Borges, Calvino, Omero, Proust, De Sade e molti altri. È bello perché, pur essendo una sfida impari per il povero Crick, non si conclude con una sua capitolazione di fronte a questi mostri sacri della letteratura di tutti i tempi: pur di qualità infinitamente peggiore, ci può stare. Come ci possono stare le ricette che sembrano gustose e semplici da cucinare, nonostante il filtro spesso e pesante dello stile autoriale altrui.
Tutto bene tutto bello insomma, a parte un piccolo dettaglio: a leggerlo davvero, senza lasciarsi influenzare dalla bellezza e dall’originalità dell’idea, ci si annoia. E non poco.
Tutti i racconti di Carver erano lunghi tipo il doppio di quelli che abbiamo sempre letto. Quindi il minimalismo "alla Carver" non esiste, esiste il minimalismo "alla editor di Carver". Ma non vale.
La cosa non è così scioccante però perché, a pensarci, il punctum in Carver non è e non è
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Tutti i racconti di Carver erano lunghi tipo il doppio di quelli che abbiamo sempre letto. Quindi il minimalismo "alla Carver" non esiste, esiste il minimalismo "alla editor di Carver". Ma non vale.
La cosa non è così scioccante però perché, a pensarci, il punctum in Carver non è e non è mai stato il minimalismo. E' che quest'uomo, porca miseria, parla la lingua degli uomini. Scrive quello che succede a chiunque nel modo in cui lo penserebbe chiunque. Ma, allo stesso tempo, è il più grande scrittore del novecento.
Non so come faccia. Ma so che qualunque aspirante scrittore che legge Carver rischierà di sentirsi come qualsiasi aspirante trombettista che ascolta Miles Davis.
La zuppa di Kafka
A volte si vedono film con un’idea di partenza estremamente convincente – a volte proprio geniale – sviluppata purtroppo attraverso una sceneggiatura banale o pessimi autori. Se penso a film come Be kind rewind di Gondry o l’attualissimo Up in the air (quello con Gorge Clooney) mi viene da dire: che ... (continue)
A volte si vedono film con un’idea di partenza estremamente convincente – a volte proprio geniale – sviluppata purtroppo attraverso una sceneggiatura banale o pessimi autori. Se penso a film come Be kind rewind di Gondry o l’attualissimo Up in the air (quello con Gorge Clooney) mi viene da dire: che peccato. Chissà che film sarebbe potuto diventare se.
Di solito però questi film piacciono lo stesso molto (più al box office che ai critici, in effetti), probabilmente perché apprendere una bella idea, conoscerla, poterla raccontare e magari farci due risate con gli amici è una cosa comunque particolarmente appagante. Quasi che l’idea valesse il film.
Ecco, La zuppa di Kafka di Mark Crick è la stessa cosa. L’idea è meravigliosa – scrivere 16 ricette nell’inconfondibile stile di 16 grandi scrittori, tra i quali giova ricordare Kafka, Borges, Calvino, Omero, Proust, De Sade e molti altri. È bello perché, pur essendo una sfida impari per il povero Crick, non si conclude con una sua capitolazione di fronte a questi mostri sacri della letteratura di tutti i tempi: pur di qualità infinitamente peggiore, ci può stare. Come ci possono stare le ricette che sembrano gustose e semplici da cucinare, nonostante il filtro spesso e pesante dello stile autoriale altrui.
Tutto bene tutto bello insomma, a parte un piccolo dettaglio: a leggerlo davvero, senza lasciarsi influenzare dalla bellezza e dall’originalità dell’idea, ci si annoia.
E non poco.
Che la festa cominci
Di quei libri da leggere in un giorno solo, che se non ce l'hai libero neanche li cominci.
E non è detto che sia un complimento.
La morte di Ivan Il'ic
Tolstoj doveva essere di certo già morto per riuscire a scrivere un libro del genere.
Perfetto.
L'uomo che fu Giovedì
Perché se dio è così buono ci sono le guerre?
Per dare la possibilità agli uomini di superarle.
Ma… che vuol dire?
Tardi, Domenica se ne è già andato.
Principianti
Tutti i racconti di Carver erano lunghi tipo il doppio di quelli che abbiamo sempre letto.
Quindi il minimalismo "alla Carver" non esiste, esiste il minimalismo "alla editor di Carver". Ma non vale.
La cosa non è così scioccante però perché, a pensarci, il punctum in Carver non è e non è ... (continue)
Tutti i racconti di Carver erano lunghi tipo il doppio di quelli che abbiamo sempre letto.
Quindi il minimalismo "alla Carver" non esiste, esiste il minimalismo "alla editor di Carver". Ma non vale.
La cosa non è così scioccante però perché, a pensarci, il punctum in Carver non è e non è mai stato il minimalismo.
E' che quest'uomo, porca miseria, parla la lingua degli uomini. Scrive quello che succede a chiunque nel modo in cui lo penserebbe chiunque.
Ma, allo stesso tempo, è il più grande scrittore del novecento.
Non so come faccia. Ma so che qualunque aspirante scrittore che legge Carver rischierà di sentirsi come qualsiasi aspirante trombettista che ascolta Miles Davis.
Cioè malissimo.