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Mah. Indeciso fino all'ultimo se leggere Carofiglio, alla fine, visto che lo si vede/sente/legge dappertutto, spesso intento a pontificare in special modo su se stesso, mi son detto: vabbé, anche Ellroy - un esempio a caso - è uno che ha un'autoconsiderazione portata alle stelle e finanche fastidio ... (continue)
Mah. Indeciso fino all'ultimo se leggere Carofiglio, alla fine, visto che lo si vede/sente/legge dappertutto, spesso intento a pontificare in special modo su se stesso, mi son detto: vabbé, anche Ellroy - un esempio a caso - è uno che ha un'autoconsiderazione portata alle stelle e finanche fastidiosa, dunque perché no, diamogli una possibilità.
Possibilità sprecata.
La storia non sarebbe malvagia, l'intreccio potrebbe essere buono anche se la dislocazione e la struttura degli episodi sembra un po' lasciata al caso. Sicuramente il plot già si presta a una di quelle belle fiction italiane della rai, tra Salento e Spagna, con macchinone nere ai duecento all'ora, macchine piene di sbirri (questi ultimi sempre più o meno palesemente sfigati sotto qualche aspetto), belle location, qualche bel pistolone, una spruzzata di cocaina qui nella casa bella, ma kitsch, di qualche parvenu locale, un po' di fumo di canne là nell'appartamenteo spagnolo della gnocchetta alternativa, qualche alba e qualche tramonto mediterranee, e soprattutto un bel lieto fine dove il protagonista, in fondo, seppur ammaccato, la spunta da mezzo eroe compreso di riconoscimento postumo, anziché da sfigato figlio di puttana complessato com'è in realtà, visto che continua a dircelo lui stesso dall'inizio alla fine del racconto!
Ecco, dicevo, la storia non è malvagia, ma la medietà stilistica, la lingua imprecisa e balbuziente, la letterarietà ricercata con malcelato sforzo e nel contempo stridente con la trivialità lessicale, assieme rivelano un talento poco più che mediocre. Ma come si fà, per limitarsi a un solo esempio, a usare nella stessa pagina "coglione" e "scopare" e "sparare un paio di rutti" e scrivere anche "allentare un bel peto"!! Meglio poi non addentrarsi troppo in considerazioni più dettagliate e analitiche ad esempio sulle figure femminili: sveglie oppure sgarrite oppure alternative (o tutt'e tre le cose assieme) ma zoccole: vale a dire quelle con cui "fai sesso" e "usi il cazzo" o fai i "menage a trois"; completamente ignave e coatte e zoccole (con cui condividere "cazzi" e "peti"); stereotipatamente e inutilmente acqua e sapone (però con questa non si scopa, "si fa l'amore", ovviamente in maniera divina da perfetti amatori); vecchie rancorose e puzzolenti (queste invece muoiono) e poi tossiche, suicide e mannaggia ce ne fosse una positiva e magari ritagliata con maggior profondità delle altre che paiono manichini su di un fondale. E poi l'aspetto a mio avviso più deleterio: quanto scadente e malcelato autobiografismo cola da ogni spazio bianco, quale ego smisurato trapela da ogni a capo, quale confusione tra la la voce narrante e la voce dell'autore in carne e ossa, che purtroppo appunto conosciamo benissimo grazie alla sua sovraesposizione mediatica. E senza un briciolo d'ironia! Che fosse che l'autore volesse prendersi sulla carta le rivincite di chissà quale mancato rito di passaggio giovanile? O che - sulla pelle di noi lettori - intendesse togliersi sfizi e pruriti e desideri di emulazione alimentati dal suo continuo, stretto e professionale contatto col mondo del crimine? Non so, credo non valga nemmeno la pena di chiederselo.
No, decisamente, uno basta e avanza. Adieu Carofiglio.