Letto grazie a un "giro dei comodini" promosso dall'autore stesso, ho immediatamente amato questo libro: è un arguto e toccante romanzo di formazione, solo molto più bello di quanto possiate immaginare leggendo cose tipo "arguto e toccante romanzo di formazione", non so se mi spiego.
Mi verrebbe quasi da sospendere il giudizio su questo libro, non tanto perché sia "brutto" (cosa vuol dire "brutto", poi, non saprei), ma perché mi ha irritato nella forma (badate bene: nella forma, non nei contenuti). Se ciò che Luttazzi dice, infatti, è come al solito brillante e dolorosamente nec
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Mi verrebbe quasi da sospendere il giudizio su questo libro, non tanto perché sia "brutto" (cosa vuol dire "brutto", poi, non saprei), ma perché mi ha irritato nella forma (badate bene: nella forma, non nei contenuti). Se ciò che Luttazzi dice, infatti, è come al solito brillante e dolorosamente necessario (perché, come lui stesso ricorda, la satira è per forza di cose amara, non certo rassicurante: da qui il dolore), mi è dispiaciuto molto che fosse esposto tramite la trascrizione di un monologo teatrale, che sarà pure interessante, ma che rende molto di meno se letto su un libro: gli pesava il culo a mettersi alla scrivania e buttar giù gli stessi concetti in forma più letteraria? Oltre al monologo, poi, ci sono due o tre raccontini gustosi (yay!), ma anche una raccolta di post dal blog (eccheppalle) e spezzoni di sue interviste (eccheppalle)². Insomma, tutto molto bello, ma meglio vederlo a teatro (chi può) o in tv (se si potesse) che leggerlo su costosissima carta stampata.
Pascale, che si sia d'accordo con lui o meno, rappresenta tutto ciò che manca all'Italia: buon senso, un approccio critico ai problemi, metodo scientifico -- l'esatto contrario di Grillo e il suo sensazionalismo fatto di vaffanculo e biowashball, insomma.
Pur essendo un fan di Carlotto, ho sempre preferito i suoi libri esterni alla saga dell'Alligatore, e questo secondo me non fa eccezione: pur essendo un noir solido e avvincente, ricco di critica sociale e politica, non è riuscito a convincermi fino in fondo: sarà per via del fatto che i personaggi
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Pur essendo un fan di Carlotto, ho sempre preferito i suoi libri esterni alla saga dell'Alligatore, e questo secondo me non fa eccezione: pur essendo un noir solido e avvincente, ricco di critica sociale e politica, non è riuscito a convincermi fino in fondo: sarà per via del fatto che i personaggi principali, essendo ispirati a Carlotto stesso e la sua gang, sono sin troppo idealizzati eccetera, ma non raggiungono il mio cuore come lo fanno -- per dire -- i protagonisti di L'oscura immensità della morte o Arrivederci amore, ciao.
Il finale aperto, però, in realtà mi ha lasciato con l'acquolina in bocca per un ulteriore, ipotetico (e augurabile, a questo punto) seguito, e questo mi ha fatto capire che, per quanto possa pestare i piedi per terra e fare il broncio, io Carlotto lo leggerei in ogni salsa. L'amore del lettore.
Sirene di Rotterdam. (O di come ho sbaragliato i miei miti in XXIV round)
Letto grazie a un "giro dei comodini" promosso dall'autore stesso, ho immediatamente amato questo libro: è un arguto e toccante romanzo di formazione, solo molto più bello di quanto possiate immaginare leggendo cose tipo "arguto e toccante romanzo di formazione", non so se mi spiego.
La guerra civile fredda
Mi verrebbe quasi da sospendere il giudizio su questo libro, non tanto perché sia "brutto" (cosa vuol dire "brutto", poi, non saprei), ma perché mi ha irritato nella forma (badate bene: nella forma, non nei contenuti). Se ciò che Luttazzi dice, infatti, è come al solito brillante e dolorosamente nec ... (continue)
Mi verrebbe quasi da sospendere il giudizio su questo libro, non tanto perché sia "brutto" (cosa vuol dire "brutto", poi, non saprei), ma perché mi ha irritato nella forma (badate bene: nella forma, non nei contenuti). Se ciò che Luttazzi dice, infatti, è come al solito brillante e dolorosamente necessario (perché, come lui stesso ricorda, la satira è per forza di cose amara, non certo rassicurante: da qui il dolore), mi è dispiaciuto molto che fosse esposto tramite la trascrizione di un monologo teatrale, che sarà pure interessante, ma che rende molto di meno se letto su un libro: gli pesava il culo a mettersi alla scrivania e buttar giù gli stessi concetti in forma più letteraria?
Oltre al monologo, poi, ci sono due o tre raccontini gustosi (yay!), ma anche una raccolta di post dal blog (eccheppalle) e spezzoni di sue interviste (eccheppalle)².
Insomma, tutto molto bello, ma meglio vederlo a teatro (chi può) o in tv (se si potesse) che leggerlo su costosissima carta stampata.
Qui dobbiamo fare qualcosa
Pascale, che si sia d'accordo con lui o meno, rappresenta tutto ciò che manca all'Italia: buon senso, un approccio critico ai problemi, metodo scientifico -- l'esatto contrario di Grillo e il suo sensazionalismo fatto di vaffanculo e biowashball, insomma.
Diario di fiume e altre storie
Libro prezioso: una bella raccolta di racconti, brevi e brevissimi, significativi tanto quanto i libri di Gipi più corposi.
L'amore del bandito
Pur essendo un fan di Carlotto, ho sempre preferito i suoi libri esterni alla saga dell'Alligatore, e questo secondo me non fa eccezione: pur essendo un noir solido e avvincente, ricco di critica sociale e politica, non è riuscito a convincermi fino in fondo: sarà per via del fatto che i personaggi ... (continue)
Pur essendo un fan di Carlotto, ho sempre preferito i suoi libri esterni alla saga dell'Alligatore, e questo secondo me non fa eccezione: pur essendo un noir solido e avvincente, ricco di critica sociale e politica, non è riuscito a convincermi fino in fondo: sarà per via del fatto che i personaggi principali, essendo ispirati a Carlotto stesso e la sua gang, sono sin troppo idealizzati eccetera, ma non raggiungono il mio cuore come lo fanno -- per dire -- i protagonisti di L'oscura immensità della morte o Arrivederci amore, ciao.
Il finale aperto, però, in realtà mi ha lasciato con l'acquolina in bocca per un ulteriore, ipotetico (e augurabile, a questo punto) seguito, e questo mi ha fatto capire che, per quanto possa pestare i piedi per terra e fare il broncio, io Carlotto lo leggerei in ogni salsa. L'amore del lettore.