Grazie ad una amica blogger che giorni fa mi ha nominato il concetto di "bispensiero", l'ho ripreso dopo 31 anni dalla prima lettura fatta ai tempi della scuola, sballottato da un cartone all'altro e da una cantina all'altra, rimasto al buio umido per tanto tempo... questo libro di Orwell scritto n
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Grazie ad una amica blogger che giorni fa mi ha nominato il concetto di "bispensiero", l'ho ripreso dopo 31 anni dalla prima lettura fatta ai tempi della scuola, sballottato da un cartone all'altro e da una cantina all'altra, rimasto al buio umido per tanto tempo... questo libro di Orwell scritto nel 1948 riesce a sorprendermi ancora oggi per la sua incredibile forza e pregnanza. L'ultima parte sulla tortura e il lavaggio del cervello ha ancora una durezza e una drammaticità che reggono perfettamente la sfida con molte altre cose scritte dopo o girate in films e docs. Il 1984 di Orwell non diventerà mai obsoleto.
Non posso che partire da 2 stelle, dopo aver letto l'introduzione al libro fatta da Cecilia Pennacini... un discorso che contraddice tutto quanto ho appena letto con grande interesse nel GenereSessoCultura di Mila Busoni... La Pennacini, "docente di antropologia" provvista di ideologia cristiana, a
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Non posso che partire da 2 stelle, dopo aver letto l'introduzione al libro fatta da Cecilia Pennacini... un discorso che contraddice tutto quanto ho appena letto con grande interesse nel GenereSessoCultura di Mila Busoni... La Pennacini, "docente di antropologia" provvista di ideologia cristiana, antiabortista, e antifemminista (ciò appare chiaro da quanto scrive): come si può credere che abbia obiettività di indagine se non ha obiettività di sguardo sulle cose... E pensare che il suo campo di insegnamento a Torino (Africa dei Grandi Laghi) mi interessa pure... Spero solo che il resto del libro, fatto di articoli tradotti da studiose straniere, risollevi il tenore del volume. Altrimenti è da spararsi.
Un testo fondante, che apre orizzonti di senso. Mi ha chiarito meglio cose di cui ero consapevole solo a tratti e in maniera frammentaria (tipo il pregiudizio androcentrico in antropologia e nelle scienze sociali in genere, di cui mi ero già resa conto a lezione), e mi ha chiarito meglio il percors
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Un testo fondante, che apre orizzonti di senso. Mi ha chiarito meglio cose di cui ero consapevole solo a tratti e in maniera frammentaria (tipo il pregiudizio androcentrico in antropologia e nelle scienze sociali in genere, di cui mi ero già resa conto a lezione), e mi ha chiarito meglio il percorso storico e lo sviluppo di idee attraverso cui si è arrivat* a considerare il GENERE come uno strumento di analisi della realtà dal quale non si può più prescindere. Cinque stelle a questo libro, proprio come ho dato cinque stelle al testo di Paola Tabet "La grande beffa" sul sistema sessuoeconomico (...forse non sarà un caso se Mila Busoni dice di essere grande amica della Tabet: le grandi studiose si conoscono e si apprezzano vicendevolmente). Nella prima parte del testo vengono chiariti i rapporti tra sesso e genere, e i vari modi di porli in relazione o meno secondo varie correnti di pensiero, e portando vari esempi etnografici. Nella seconda parte si passa ad analizzare lo sviluppo nel tempo della lotta delle studiose contro i pregiudizi androcentrici nella/e disciplina/e, da Margaret Mead (anni 30) al dibattito Ardener-Mathieu sul "problema delle donne" (anni 70), ai cosiddetti "Re-studies" cioè riesami di opere etnografiche classiche per scoprirne le incoerenze e le lacune derivanti da un esame del solo gruppo maschile delle società studiate, anzichè da quello dell'intera popolazione, che sono poi anche incoerenze dovute direttamente allo sguardo androcentrico dello stesso ricercatore. Si possono ricordare, ad esempio, gli studi di Annette Weiner sulla società trobriandese (resa celebre da Malinowski negli anni 20), di Barbara Bradby sui Baruya della Nuova Guinea precedentemente studiati da Maurice Godelier, di Kathleen Gough sui Nuer studiati da E.Evans-Pritchard negli anni 30, ecc.. Molto sensata, inoltre, la critica contenuta nel testo a "Il dominio maschile" di Pierre Bourdieu. Si segnala, infine, la tendenza costante nell'antropologia accademica a citare solo i lavori svolti da etnografi, "dimenticando" tutti quelli svolti da etnografe, operando così di fatto una "cancellazione" di tutto il loro lavoro... Il pregiudizio androcentrico è ancora ben radicato all'interno della disciplina, nonostante dagli anni 80 ad oggi ci sia stata una esplosione di ricerche e testi che partono dal genere come strumento di analisi. Infine, il testo dà conto anche delle critiche agli studi femministi che provengono da studiose non occidentali, incentrate sulla questione dell'impostazione etnocentrica e imperialista di alcune correnti del femminismo "bianco" euroamericano (si va da Chandra Talpade Mohanty alle antropologhe arabe, alla più estremista Ifi Amadiume). Un testo da rileggere e rileggere. Da memorizzare, per quanto possibile, per poi proseguire nella lettura di tutte le opere citate in bibliografia (per chi avesse tutta una vita senza impegni davanti a sè!!)
Hot death cold soup. La prima volta che lessi questo libro, molti anni fa, non mi fece un gran effetto. Adesso invece l’ho apprezzato molto di più.
Mi chiedo perchè così spesso i progetti grafici delle copertine dei libri tradotti dalle case editrici italiane siano inadeguati e non riflettano pe
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Hot death cold soup. La prima volta che lessi questo libro, molti anni fa, non mi fece un gran effetto. Adesso invece l’ho apprezzato molto di più.
Mi chiedo perchè così spesso i progetti grafici delle copertine dei libri tradotti dalle case editrici italiane siano inadeguati e non riflettano per niente il contenuto dell’opera. Forse perché chi fa il progetto grafico non ha letto il libro. Qui la copertina raffigura una donna indiana di aspetto “tradizionale”, mentre all’interno del libro ci sono anche racconti di fantascienza. La copertina già tradisce una voglia di etichettare e rinchiudere il libro di questa scrittrice indiana nell’ambito della letteratura “etnica”. E così non è. E mi chiedo perché anche titoli e sottotitoli in italiano siano forzati e inadeguati. Qui il sottotitolo “donne indiane sull’orlo di una crisi di nervi” suggerisce una idea e una immagine lontana da quanto espresso negli intelligenti e fieri racconti di questa scrittrice che conosce e analizza molto bene la gerarchia di genere nelle società sessiste. Nel primo racconto conosciamo una anziana signora americana che ha sposato un ricco indiano e ha vissuto con lui in India tutta la vita, credendo di aver aderito totalmente alle tradizioni indiane. Ma in realtà le sue parole tradiscono ancora ildisprezzo razzista verso gli asiatici… Questa donna, ormai vedova, decide di fare la cerimonia del SATI permettendo a una giornalista di farne il racconto al mondo. Ma la giornalista, ahimè per lei, è una femminista che ha lottato tutta la vita per i diritti delle donne e per la scomparsa di quella terribile tradizione… Nel secondo racconto ci appare la difficoltà di collocazione nel sistema matrimoniale indiano tradizionale di quelle ragazze e donne che non corrispondono al “modello” sociale di perfetta figlia/sposa/madre…e tuttavia il cambiamento nel tempo della società indiana, come di qualunque altra, è inarrestabile. Il terzo racconto, “Molestie”, è una grandiosa e fiammante descrizione del senso di potenza maschile dell’uomo perso nell’adorazione della propria virilità. Ma…a volte capita di sbattere il grugno contro l’imprevisto. In “L’ente del governo indiano” la scrittrice prende in giro contemporaneamente la corruzione e la credenza nella reincarnazione e trasmigrazione delle anime. Ne “Il racconto del calligrafo” il tema sono le umiliazioni che i ricchi e potenti (ma ignoranti) amano infliggere ferocemente a chi ha meno possibilità di loro, specie se persone oneste e colte. La cultura e l’arte soffocate dal marciume del denaro. ”I servitori infedeli” un bel racconto di fantascienza, se ne potrebbe trarre un film (e la Padmanabhan ha già scritto soggetti per film di fantascienza, vedi Deham del 2001). “La forza delle piccole cose” è la cronaca di un feroce tentato omicidio di moglie e figlia piccola da parte del marito, bruciandole vive per questioni di dote, narrato dalla voce dell’assassino che minimizza e giustifica ogni proprio atto… ”Ore rubate” è un racconto di cyber-fantascienza che precorre stranamente il tema del recente film IN TIME. In “Macchie” è presente il tema del conflitto culturale tra due partner di diversa origine, attraverso la concezione dell’impurità femminile nel mestruo, comune a diverse culture, e che è un potente elemento di sottomissione gerarchica della donna nella società. L’ultimo racconto è una avvincente e gran bella sintesi di spiritualismo, fantascienza, possessione come stratagemma per parlare di lesbismo.
L’unico appunto che si può fare a questa grande scrittrice, è che alcuni suoi bei racconti sembrano “non conclusi”, ben sviluppati nell’inizio e nel corpo, ma privi di fine… Gran bel libro, nel complesso.
Dal titolo non si capiva esattamente di cosa avrebbe parlato il testo, ma devo dire che è stata una ottima sorpresa. Il protagonista (molto ben descritto nel libro) è il soggetto definito "perverso narcisista", a cui non interessa lo scambio e la comunicazione, ma la distruzione dell'altro. L'autr
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Dal titolo non si capiva esattamente di cosa avrebbe parlato il testo, ma devo dire che è stata una ottima sorpresa. Il protagonista (molto ben descritto nel libro) è il soggetto definito "perverso narcisista", a cui non interessa lo scambio e la comunicazione, ma la distruzione dell'altro. L'autrice è una psichiatra vittimologa che attraverso l'ascolto attento delle esperienze delle vittime è riuscita a tracciare un perfetto quadro dei comportamenti di questo tipo di individuo distruttivo. Ho apprezzato molto l'esattezza e dovizia di particolari qui contenuta perchè ho avuto anch'io la brutta e costosa esperienza di conoscere di persona un individuo del genere. In precedenza avevo già cercato su altri testi il quadro patologico di questo disturbo psicosociale ("Psicopatia" di Hare, "Difendersi dai narcisisti", e libri che trattano di violenza maschile sulle donne), ma il quadro veramente perfetto emerge da questo di Hirigoyen, che non conoscevo e che ho trovato per puro caso in un mercatino. Molto condivisibile anche la posizione dell'autrice come psichiatra, che ritiene come primo suo dovere quello di aiutare la vittima in primis a ritrovare le sue forze interiori, per farla uscire dal loop di persecuzione che l'ha prostrata, anzichè seguire la consueta strada prediletta da tutti gli altri psichiatri, cioè mettere sullo stesso piano vittima e distruttore e limitarsi ad esaminare i dilemmi intrapsichici e traumi infantili della vittima che si rivolge a loro (perchè il distruttore ovviamente non si rivolge mai ai centri di igiene mentale, ritenendo di non averne bisogno!). Come dice bene la Hirigoyen, le vittime non hanno tanto bisogno di sedute psicanalitiche per capire perchè sono diventate vittime, quanto di trovare un vero ascolto sul loro dramma che all'esterno della coppia o del posto di lavoro spesso non viene capito e neppure sospettato. Anche perchè non c'è una precisa tipologia di vittime, tutti possiamo diventarlo, se abbiamo la sfortuna di avere accanto un individuo che non prova alcun senso di colpa nel tentare in ogni modo di distruggerci, anzi scarica tutta la responsabilità sull'altro. Il "perverso narcisista" non ha un genere o una fascia sociale predefiniti, però è indubbio che all'interno di una coppia eterosessuale è quasi sempre un lui che tenta di esercitare questo dominio manipolativo su di lei, dato che la cultura sociale maschilista dominante facilita e giustifica tali comportamenti. Inutile dire che non sono d'accordo con il commento di Yupa postato 4 anni fa a proposito di questo libro. Solo chi ha avuto la fortuna di non subire mai violenze domestiche può pensarla così. Solo chi non ha mai ricevuto mobbing in ufficio può pensarla così. E solo chi non ha mai conosciuto un vero "perverso narcisista" può illudersi che sia possibile comunicare davvero (per non "cosificarla") con questa tipologia patologica che non si mette mai in discussione e non prova mai sensi di colpa per le carognate che commette.
...Del resto vedo che quasi tutt* quell* che hanno letto questo libro gli hanno dato dalle 4 alle 5 stelle, quindi vuol dire che non sono l'unica ad aver stima del lavoro della Hirigoyen.
1984
Grazie ad una amica blogger che giorni fa mi ha nominato il concetto di "bispensiero", l'ho ripreso dopo 31 anni dalla prima lettura fatta ai tempi della scuola, sballottato da un cartone all'altro e da una cantina all'altra, rimasto al buio umido per tanto tempo...continue)
questo libro di Orwell scritto n ... (
Grazie ad una amica blogger che giorni fa mi ha nominato il concetto di "bispensiero", l'ho ripreso dopo 31 anni dalla prima lettura fatta ai tempi della scuola, sballottato da un cartone all'altro e da una cantina all'altra, rimasto al buio umido per tanto tempo...
questo libro di Orwell scritto nel 1948 riesce a sorprendermi ancora oggi per la sua incredibile forza e pregnanza.
L'ultima parte sulla tortura e il lavaggio del cervello ha ancora una durezza e una drammaticità che reggono perfettamente la sfida con molte altre cose scritte dopo o girate in films e docs.
Il 1984 di Orwell non diventerà mai obsoleto.
Antropologia, genere, riproduzione
Non posso che partire da 2 stelle, dopo aver letto l'introduzione al libro fatta da Cecilia Pennacini... un discorso che contraddice tutto quanto ho appena letto con grande interesse nel GenereSessoCultura di Mila Busoni...continue)
La Pennacini, "docente di antropologia" provvista di ideologia cristiana, a ... (
Non posso che partire da 2 stelle, dopo aver letto l'introduzione al libro fatta da Cecilia Pennacini... un discorso che contraddice tutto quanto ho appena letto con grande interesse nel GenereSessoCultura di Mila Busoni...
La Pennacini, "docente di antropologia" provvista di ideologia cristiana, antiabortista, e antifemminista (ciò appare chiaro da quanto scrive): come si può credere che abbia obiettività di indagine se non ha obiettività di sguardo sulle cose...
E pensare che il suo campo di insegnamento a Torino (Africa dei Grandi Laghi) mi interessa pure...
Spero solo che il resto del libro, fatto di articoli tradotti da studiose straniere, risollevi il tenore del volume.
Altrimenti è da spararsi.
Genere, sesso, cultura
Un testo fondante, che apre orizzonti di senso.continue)
Mi ha chiarito meglio cose di cui ero consapevole solo a tratti e in maniera frammentaria (tipo il pregiudizio androcentrico in antropologia e nelle scienze sociali in genere, di cui mi ero già resa conto a lezione), e mi ha chiarito meglio il percors ... (
Un testo fondante, che apre orizzonti di senso.
Mi ha chiarito meglio cose di cui ero consapevole solo a tratti e in maniera frammentaria (tipo il pregiudizio androcentrico in antropologia e nelle scienze sociali in genere, di cui mi ero già resa conto a lezione), e mi ha chiarito meglio il percorso storico e lo sviluppo di idee attraverso cui si è arrivat* a considerare il GENERE come uno strumento di analisi della realtà dal quale non si può più prescindere.
Cinque stelle a questo libro, proprio come ho dato cinque stelle al testo di Paola Tabet "La grande beffa" sul sistema sessuoeconomico (...forse non sarà un caso se Mila Busoni dice di essere grande amica della Tabet: le grandi studiose si conoscono e si apprezzano vicendevolmente).
Nella prima parte del testo vengono chiariti i rapporti tra sesso e genere, e i vari modi di porli in relazione o meno secondo varie correnti di pensiero, e portando vari esempi etnografici.
Nella seconda parte si passa ad analizzare lo sviluppo nel tempo della lotta delle studiose contro i pregiudizi androcentrici nella/e disciplina/e, da Margaret Mead (anni 30) al dibattito Ardener-Mathieu sul "problema delle donne" (anni 70), ai cosiddetti "Re-studies" cioè riesami di opere etnografiche classiche per scoprirne le incoerenze e le lacune derivanti da un esame del solo gruppo maschile delle società studiate, anzichè da quello dell'intera popolazione, che sono poi anche incoerenze dovute direttamente allo sguardo androcentrico dello stesso ricercatore.
Si possono ricordare, ad esempio, gli studi di Annette Weiner sulla società trobriandese (resa celebre da Malinowski negli anni 20), di Barbara Bradby sui Baruya della Nuova Guinea precedentemente studiati da Maurice Godelier, di Kathleen Gough sui Nuer studiati da E.Evans-Pritchard negli anni 30, ecc..
Molto sensata, inoltre, la critica contenuta nel testo a "Il dominio maschile" di Pierre Bourdieu.
Si segnala, infine, la tendenza costante nell'antropologia accademica a citare solo i lavori svolti da etnografi, "dimenticando" tutti quelli svolti da etnografe, operando così di fatto una "cancellazione" di tutto il loro lavoro...
Il pregiudizio androcentrico è ancora ben radicato all'interno della disciplina, nonostante dagli anni 80 ad oggi ci sia stata una esplosione di ricerche e testi che partono dal genere come strumento di analisi.
Infine, il testo dà conto anche delle critiche agli studi femministi che provengono da studiose non occidentali, incentrate sulla questione dell'impostazione etnocentrica e imperialista di alcune correnti del femminismo "bianco" euroamericano (si va da Chandra Talpade Mohanty alle antropologhe arabe, alla più estremista Ifi Amadiume).
Un testo da rileggere e rileggere.
Da memorizzare, per quanto possibile, per poi proseguire nella lettura di tutte le opere citate in bibliografia (per chi avesse tutta una vita senza impegni davanti a sè!!)
Zuppa fredda, morte calda
Hot death cold soup.
La prima volta che lessi questo libro, molti anni fa, non mi fece un gran effetto. Adesso invece l’ho apprezzato molto di più.
Mi chiedo perchè così spesso i progetti grafici delle copertine dei libri tradotti dalle case editrici italiane siano inadeguati e non riflettano pe ... (continue)
Hot death cold soup.
La prima volta che lessi questo libro, molti anni fa, non mi fece un gran effetto. Adesso invece l’ho apprezzato molto di più.
Mi chiedo perchè così spesso i progetti grafici delle copertine dei libri tradotti dalle case editrici italiane siano inadeguati e non riflettano per niente il contenuto dell’opera. Forse perché chi fa il progetto grafico non ha letto il libro.
Qui la copertina raffigura una donna indiana di aspetto “tradizionale”, mentre all’interno del libro ci sono anche racconti di fantascienza. La copertina già tradisce una voglia di etichettare e rinchiudere il libro di questa scrittrice indiana nell’ambito della letteratura “etnica”. E così non è.
E mi chiedo perché anche titoli e sottotitoli in italiano siano forzati e inadeguati. Qui il sottotitolo “donne indiane sull’orlo di una crisi di nervi” suggerisce una idea e una immagine lontana da quanto espresso negli intelligenti e fieri racconti di questa scrittrice che conosce e analizza molto bene la gerarchia di genere nelle società sessiste.
Nel primo racconto conosciamo una anziana signora americana che ha sposato un ricco indiano e ha vissuto con lui in India tutta la vita, credendo di aver aderito totalmente alle tradizioni indiane. Ma in realtà le sue parole tradiscono ancora ildisprezzo razzista verso gli asiatici… Questa donna, ormai vedova, decide di fare la cerimonia del SATI permettendo a una giornalista di farne il racconto al mondo. Ma la giornalista, ahimè per lei, è una femminista che ha lottato tutta la vita per i diritti delle donne e per la scomparsa di quella terribile tradizione…
Nel secondo racconto ci appare la difficoltà di collocazione nel sistema matrimoniale indiano tradizionale di quelle ragazze e donne che non corrispondono al “modello” sociale di perfetta figlia/sposa/madre…e tuttavia il cambiamento nel tempo della società indiana, come di qualunque altra, è inarrestabile.
Il terzo racconto, “Molestie”, è una grandiosa e fiammante descrizione del senso di potenza maschile dell’uomo perso nell’adorazione della propria virilità. Ma…a volte capita di sbattere il grugno contro l’imprevisto.
In “L’ente del governo indiano” la scrittrice prende in giro contemporaneamente la corruzione e la credenza nella reincarnazione e trasmigrazione delle anime.
Ne “Il racconto del calligrafo” il tema sono le umiliazioni che i ricchi e potenti (ma ignoranti) amano infliggere ferocemente a chi ha meno possibilità di loro, specie se persone oneste e colte. La cultura e l’arte soffocate dal marciume del denaro.
”I servitori infedeli” un bel racconto di fantascienza, se ne potrebbe trarre un film (e la Padmanabhan ha già scritto soggetti per film di fantascienza, vedi Deham del 2001).
“La forza delle piccole cose” è la cronaca di un feroce tentato omicidio di moglie e figlia piccola da parte del marito, bruciandole vive per questioni di dote, narrato dalla voce dell’assassino che minimizza e giustifica ogni proprio atto…
”Ore rubate” è un racconto di cyber-fantascienza che precorre stranamente il tema del recente film IN TIME.
In “Macchie” è presente il tema del conflitto culturale tra due partner di diversa origine, attraverso la concezione dell’impurità femminile nel mestruo, comune a diverse culture, e che è un potente elemento di sottomissione gerarchica della donna nella società.
L’ultimo racconto è una avvincente e gran bella sintesi di spiritualismo, fantascienza, possessione come stratagemma per parlare di lesbismo.
L’unico appunto che si può fare a questa grande scrittrice, è che alcuni suoi bei racconti sembrano “non conclusi”, ben sviluppati nell’inizio e nel corpo, ma privi di fine…
Gran bel libro, nel complesso.
Molestie morali
Dal titolo non si capiva esattamente di cosa avrebbe parlato il testo, ma devo dire che è stata una ottima sorpresa.continue)
Il protagonista (molto ben descritto nel libro) è il soggetto definito "perverso narcisista", a cui non interessa lo scambio e la comunicazione, ma la distruzione dell'altro.
L'autr ... (
Dal titolo non si capiva esattamente di cosa avrebbe parlato il testo, ma devo dire che è stata una ottima sorpresa.
Il protagonista (molto ben descritto nel libro) è il soggetto definito "perverso narcisista", a cui non interessa lo scambio e la comunicazione, ma la distruzione dell'altro.
L'autrice è una psichiatra vittimologa che attraverso l'ascolto attento delle esperienze delle vittime è riuscita a tracciare un perfetto quadro dei comportamenti di questo tipo di individuo distruttivo.
Ho apprezzato molto l'esattezza e dovizia di particolari qui contenuta perchè ho avuto anch'io la brutta e costosa esperienza di conoscere di persona un individuo del genere.
In precedenza avevo già cercato su altri testi il quadro patologico di questo disturbo psicosociale ("Psicopatia" di Hare, "Difendersi dai narcisisti", e libri che trattano di violenza maschile sulle donne), ma il quadro veramente perfetto emerge da questo di Hirigoyen, che non conoscevo e che ho trovato per puro caso in un mercatino.
Molto condivisibile anche la posizione dell'autrice come psichiatra, che ritiene come primo suo dovere quello di aiutare la vittima in primis a ritrovare le sue forze interiori, per farla uscire dal loop di persecuzione che l'ha prostrata, anzichè seguire la consueta strada prediletta da tutti gli altri psichiatri, cioè mettere sullo stesso piano vittima e distruttore e limitarsi ad esaminare i dilemmi intrapsichici e traumi infantili della vittima che si rivolge a loro (perchè il distruttore ovviamente non si rivolge mai ai centri di igiene mentale, ritenendo di non averne bisogno!).
Come dice bene la Hirigoyen, le vittime non hanno tanto bisogno di sedute psicanalitiche per capire perchè sono diventate vittime, quanto di trovare un vero ascolto sul loro dramma che all'esterno della coppia o del posto di lavoro spesso non viene capito e neppure sospettato. Anche perchè non c'è una precisa tipologia di vittime, tutti possiamo diventarlo, se abbiamo la sfortuna di avere accanto un individuo che non prova alcun senso di colpa nel tentare in ogni modo di distruggerci, anzi scarica tutta la responsabilità sull'altro.
Il "perverso narcisista" non ha un genere o una fascia sociale predefiniti, però è indubbio che all'interno di una coppia eterosessuale è quasi sempre un lui che tenta di esercitare questo dominio manipolativo su di lei, dato che la cultura sociale maschilista dominante facilita e giustifica tali comportamenti.
Inutile dire che non sono d'accordo con il commento di Yupa postato 4 anni fa a proposito di questo libro.
Solo chi ha avuto la fortuna di non subire mai violenze domestiche può pensarla così. Solo chi non ha mai ricevuto mobbing in ufficio può pensarla così. E solo chi non ha mai conosciuto un vero "perverso narcisista" può illudersi che sia possibile comunicare davvero (per non "cosificarla") con questa tipologia patologica che non si mette mai in discussione e non prova mai sensi di colpa per le carognate che commette.
...Del resto vedo che quasi tutt* quell* che hanno letto questo libro gli hanno dato dalle 4 alle 5 stelle, quindi vuol dire che non sono l'unica ad aver stima del lavoro della Hirigoyen.