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Adolfo Bioy …
| L'invenzione di Morel |
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Ciao, va tutto bene? Non ti incontro più da queste parti e mi mancano le tue bellissime letture:-)
A presto!
nulla su Le correzioni di Franzen?
buon fine settimana :)
salutino :)
Buongiorno, buona domenica, e grazie per le sempre meravigliose recensioni che ci regali :-)
L'invenzione di Morel è segreta; e tale deve restare nell'ambito di questo commento, perché non si potrebbe discutere la trama e i meccanismi di un romanzo fantastico e di avventura senza togliere il gusto della scoperta a chi ancora non l'ha letto; e sarebbe davvero un crimine. Posso però provare a ... (continue)
L'invenzione di Morel è segreta; e tale deve restare nell'ambito di questo commento, perché non si potrebbe discutere la trama e i meccanismi di un romanzo fantastico e di avventura senza togliere il gusto della scoperta a chi ancora non l'ha letto; e sarebbe davvero un crimine. Posso però provare a descrivere le mie senzazioni - un po' di parte, da amante del genere - e, in generale, il piacere di questa lettura. Adolfo Bioy Casares era un grande conoscitore della letteratura fantastica, e sull'isola di Morel non manca nulla: dai paradossi architettonici alle inquietudini più cupe (le malattie che sembrano ereditate dai racconti di Poe); il desiderio di sorpresa alimentato dal titolo non resta inappagato. La matematica e la geometria, come spesso accade anche nei racconti del più noto e celebrato Borges, affezionato amico dell'autore, forniscono espedienti, idee, tracce di infinito, ripetizioni inspiegabili e confusione tra presente e futuro, realtà e incubo. Borges, ben più parziale di un lettore qualsiasi come me, scrisse un'invincibile introduzione a questo libretto, lodando ovviamente la prosa dell'amico, e argomentando contro il romanzo psicologico, in favore di quello d'avventura - fatto, questo, non banale nel 1940 - e spiegando come quest'ultimo richieda una disciplina, un'ordine e una precisione che l'altro consente di evitare. Io non riesco ad amare un genere e rinunciare all'altro, ma comprendo l'importanza delle sue considerazioni. In effetti, la definizione (romanzo d'avventura) non deve trarre in inganno: questo libro è una riflessione sulla solitudine, sull'immortalità e sui possibili effetti del progresso tecnologico, profonda e accattivante; offre al lettore alcune domande non banali, che richiedono tempo e frequenti pause durante la lettura, ed è scritto con molta intelligenza e umiltà: non deluderà chi sa quanto elegante e gratificante può essere questo genere di letteratura.