-
controcultur…
-
-
-
- Sway (162)
-
By Zachary Lazar -
Finished 




-
-
-
-
- Please kill me (343)
- Il punk nelle parole dei suoi protagonisti
-
By Legs McNeil, Gillian McCain -
Finished 




-
-
4 people find this helpful 



Recensione in forma di intercettazione per Calciopoli (2006) -
MOGGI. Fabio!
BALDAS. Buongiorno, finalmente, dio bono!
MOGGI. Senti, Fabias...
BALDAS. Eh, sì, Fabias... Come stai? Peggio di me?
MOGGI. Di che parli stasera?
BALDAS. Eh, parlo del panc!
MOGGI. ...Tipo?
BALDAS. Tipo... C'è 'sto libro, Per favore accoppami... tipo ... (continue ) -
—
Dec 4, 2009 |
1 feedback
-
-
-
-
- Krautrocksampler (144)
- Guida personale alla Grande Musica Cosmica dal 1968 in poi
-
By Julian Cope -
Finished 




-
-
1 person find this helpful 



Wu Ming 5 su Krautrocksampler -
Tra le cose che non mi perdonerò mai c'è la vendita della collezione di dischi tedeschi degli anni '70, puro, prezioso vinile, sacrificati sull'altare della mancanza cronica di denaro ma più ancora traditi per insulso, avvilente conformismo punkista. Dischi che contenevano musica taumaturgica, sciam ... (
continue ) -
—
Dec 4, 2009 |
Add your feedback
-
-
-
-
- I viaggi di Mel (102)
-
By Marco Philopat -
Finished 




-
-




WM1 su I viaggi di Mel -
Si sarebbe tentati di pensare a I viaggi di Mel - come al terzo volume della "trilogia dei decenni" - del resto c'è scritto pure in quarta - Trilogia a ritroso - Costretti a sanguinare era gli anni Ottanta - ricordati nel prurito del tessuto cicatriziale - dammi una lametta che mi tagliuzzo le bracc ... (
continue ) -
—
Dec 4, 2009 |
Add your feedback
-
-
-
-
- All'ombra di sgt (26)
- Pepper
-
By Federico Ferrari -
Finished 




-
-




Wu Ming 5 su All'ombra di Sgt. Pepper -
La fase apertasi all'inizio degli anni '90 del secolo scorso, definita da Ted Polhemus "supermarket degli stili", sembra finita da un pezzo. Oggi la forza propulsiva degli stili spettacolari, sottoculturali (o come altrimenti vogliamo definirli) sembra esaurita. In questa fase del capitalismo global ... (
continue ) -
—
Dec 4, 2009 |
Add your feedback
-
Sway
È un film underground di undici minuti, girato a Los Angeles. Frammento cupo di mito Sixties, chiuse la decade dell’utopia rivoltandola e mostrandone la fodera consunta. Se conosci un po’ di dietro-le-quinte, lo guardi con raccapriccio e pelle d’oca. A lungo è stato una rarità, una perla da cineteca ... (continue)
È un film underground di undici minuti, girato a Los Angeles. Frammento cupo di mito Sixties, chiuse la decade dell’utopia rivoltandola e mostrandone la fodera consunta. Se conosci un po’ di dietro-le-quinte, lo guardi con raccapriccio e pelle d’oca. A lungo è stato una rarità, una perla da cineteca. Ora chiunque può vederlo su YouTube. Invocation Of My Demon Brother, 1969. Un film di Kenneth Anger, il più importante regista d’avanguardia di quegli anni, corteggiatore del sadismo, dell’occulto, degli idoli di morte.
Il «fratello demone» del titolo è forse l’altra personalità dell’hippy, del ragazzo pace-e-amore. È colui che rimane quando il sogno libertario esaurisce il proprio impeto (SWAY). Anche in Italia la frattura comincia quell’anno, con Piazza Fontana. Da noi tutto è più politico; in California, invece, ogni cosa è cultura pop: la crisi del movement si manifesta negli eccidi compiuti dalla Family di Manson, comune freak trasmutata in setta assassina, primo nucleo di un partito armato nazi-esoterico, in vista di un’imminente guerra tra razze. La crisi si manifesta anche ad Altamont, nel deserto californiano, dove un mega-concerto gratuito dei Rolling Stones si conclude in tragedia: gli Hell’s Angels del servizio d’ordine, sbronzi di birra e d’arbitrio, pestano a morte uno spettatore, testimoni centinaia di migliaia di persone, oltre alla cinepresa dei fratelli Maysles.
La sequenza è il culmine di Gimme Shelter, documentario sul tour americano della band.
Oltreatlantico, in Inghilterra, uno degli eventi dell’anno è la morte (mai chiarita) di Brian Jones, chitarrista e fondatore degli Stones, da tempo relegato ai margini della vita del gruppo. Muore, è noto, nella piscina di casa sua, dove un tempo viveva A. A. Milne, l’autore di Winnie The Pooh.
Tutte queste spinte e influenze (SWAYS) si incrociano in Invocation Of My Demon Brother. Vi appare un piccolo gotha di controcultura «malata», che si raduna in immagini dai forti contrasti, tra esplosioni scarlatte e pose violente. Vediamo il regista stesso, vestito da mago e con gli occhi strabuzzati, intento in un rituale frenetico; vediamo il giovane Bobby Beausoleil, che poco dopo si unirà alla setta di Manson e sarà tra i condannati per quella scia di delitti; vediamo Anton La Vey, fondatore della Church of Satan; di sfuggita, ecco Mick Jagger e Keith Richards (ripresi da Anger al concerto commemorativo per la morte di Jones). Jagger è anche autore della colonna sonora.
Un’allegoria. Quarant’anni dopo, ci leggiamo un rovescio epocale. Sentiamo il pendolo a fine oscillazione (SWAY).
Da qui, appunto, prende le mosse Sway, secondo romanzo dell’americano Zachary Lazar. Con un fraseggio a tratti preciso e analitico, a tratti vago e visionario, Lazar racconta i percorsi che confluirono nel film, risalendo fino agli anni Trenta per narrare l’infanzia di Anger, e al contempo mostrandoci gli esordi degli Stones, la conquista del successo, il maturare del dissidio con Brian Jones. Intanto, l’errare di Beausoleil, anch’egli aspirante musicista, lo porta sempre più vicino all’irreparabile. Poi ci sono i comprimari, come Charles Manson in persona o le fidanzate degli Stones Marianne Faithfull e Anita Pallenberg. Vediamo queste vite come «vetrificate», sotto una patina riflettente, corazza fragile che in ogni momento potrebbe frantumarsi. E infatti si frantuma.
Lazar procede per ellissi, senza preoccuparsi di tappare i buchi. E proprio in questi buchi il lettore coglie lo spirito dell’epoca: quell’anno fu interamente costruito sui non-detti. Fingevano tutti di non capire, ma sapevano che lo sway era alla fine. Lo sapevano gli Stones, perché «la certezza che qualcosa andrà storto era il fulcro della loro musica». Lo sapeva Anger, perché fin dagli inizi «le immagini sembravano più vere dei momenti che immortalavano». Forse l’unico a non saperlo era il povero, ottuso Beausoleil.
Il capitolo 13 contiene un montaggio di scene di vita nella Family e momenti del concerto di Altamont. Il paesaggio è lo stesso, e anche le presenze: bikers, Hell’s Angels, motociclisti fascistoidi vestiti di pelle. Manson vedeva nei bikers un corpo paramilitare da addestrare per lo Helter Skelter, la rivoluzione che avrebbe sconvolto l’America. Bikers compaiono pure in Invocation..., e sempre bikers sono i personaggi di un altro film di Anger, Skorpio Rising. Il mix di pop, sadismo, e nazismo annunciava fenomeni a venire.
Quella che manca, nel libro, è la domanda: «Perché?». Non la risposta, ché non è dovere di uno scrittore. Manca proprio la domanda, quella che all’epoca ebbe risposte frettolose e strumentali.
I delitti della Family furono il pretesto perfetto per chiudere i conti con l’intera controcultura. La scoperta di quei «demoni» permise all’establishment di criminalizzare un intero ciclo di fermenti culturali e sociali. Manson divenne matrice per ogni demone a venire, esempio utilizzabile in ogni momento, spauracchio agitato dai reazionari agli albori di una «controrivoluzione»" che sarebbe durata decenni.
Questo nel libro non c’è, ed è solo un esempio. È come se Lazar si fosse bloccato sulla soglia del senso, ancora troppo dentro il postmoderno, sazio di algida distanza e poco interessato a incontrare il mondo.
http://www.unita.it/news/cultura/81527/il_cuore_nero_de…