Il Bingfa di Sunzi (Sun Tzu) è uno dei libri più citati, osannati, consigliati, tirati in ballo e platealmente fraintesi degli ultimi decenni. Suo malgrado, è divenuto un livre de chevet per squali, aspiranti squali e fighetti che si atteggiano a squali, lettura obbligatoria nei corsi
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Il Bingfa di Sunzi (Sun Tzu) è uno dei libri più citati, osannati, consigliati, tirati in ballo e platealmente fraintesi degli ultimi decenni. Suo malgrado, è divenuto un livre de chevet per squali, aspiranti squali e fighetti che si atteggiano a squali, lettura obbligatoria nei corsi di management nonché di marketing, di branding e tutti gli altri -ing dell'odierno aziendalismo e turbo-capitalismo. [A dire il vero, il "turbo" oggi arranca e tossisce: questo è "recesso-capitalismo", e se continua così tra un po' andremo di nuovo a pedali.] Nelle librerie degli aeroporti internazionali, insogliolato fra operette di self-help e manuali su come fottere il prossimo, si può trovare uno smilzo paperback, cento pagine o poco più. In copertina, su uno sfondo di asfalto e grattacieli, appare un tizio in giacca e cravatta. Tiene all'orecchio un telefonino. Ha tratti orientali: occhio a mandorla, zigomo sporgente. Sorride. Sorride perché è un "vincente". E', come si diceva non troppo tempo fa, un "rampante". E' un guerriero del nuovo capitalismo globale. La copertina è quella di The Art of War, un'edizione britannica, Hodder/Mobius, Londra, 2006, £ 5.99. Tu, lettore, puoi essere questo guerriero, dice la copertina. Puoi essere come i cinesi e il loro PIL a due cifre. Le risposte alle tue domande sono in questo trattato del 490 a.C. Acquistalo e farai sfracelli. [Il testo prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap1_IXa… ]
L'uomo è alto e magro, sugli ottanta ben portati, schiena per nulla curvata dal tempo. Ha addosso una giacca grigia, da vecchia merceria di paese, ed entra nell'aula di tribunale veloce ma non spavaldo, come chi vuole tener breve un momento di disagio. Passa davanti al pubblico, molte persone le con
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L'uomo è alto e magro, sugli ottanta ben portati, schiena per nulla curvata dal tempo. Ha addosso una giacca grigia, da vecchia merceria di paese, ed entra nell'aula di tribunale veloce ma non spavaldo, come chi vuole tener breve un momento di disagio. Passa davanti al pubblico, molte persone le conosce, saluta con gesto lieve e sbrigativo, il cenno tradisce imbarazzo. Il giudice e il PM lo salutano e chiamano per cognome, l'uomo siede con movenza rigida sulla seggiola dei testimoni d'accusa. Gli portano il testo del giuramento, ma non lo legge di persona: il PM pronuncia una frase, lui la ripete e così via, formula dopo formula. La regia è discreta, non calca la mano sul motivo di tale procedura, lo suggerisce appena. Nel frattempo, un montaggio ellittico propone lampi incongrui, micro-sequenze, manciate di fotogrammi: seduto sulla stessa seggiola, vestito allo stesso modo, l'uomo piange, si dispera, si china in avanti con le mani sul volto. Qualcuno lo abbraccia e conforta, una mano gli asciuga gli occhi con un fazzoletto. Lo spettatore comprende: questo è l'imminente, quel che è dietro l'angolo. E' questione di pochi minuti. Il giuramento finisce, il teste inizia a deporre. Lo ascoltiamo e sappiamo già che i ricordi, i racconti, le immagini lo piegheranno e ogni frase, ogni impaccio, ogni timidezza ci avvicina a quel momento. Quando lo raggiungeremo, avremo gli occhi umidi. Quando, terminato il calvario, l'uomo chiederà scusa al giudice per la "brutta figura", avremo il cuore a brandelli. Questa figura retorica si chiama "prolessi", e raramente l'ho vista usata con tale efficacia. Non si tratta di fredda manipolazione di stilemi, né di virtuosismo da cinefilo: il fine è l'empatia, la partecipazione al dolore e al riscatto di un'intera comunità. [La recensione prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap19_VI… ]
Persino Giovanna Marini, che certo di "canzoni di protesta" se ne intende, confessa di non ascoltare mai le parole: "E' una cosa che mi accade sempre: le parole non le sento, dopo molto incomincio a ripensarle, e solo in quell'istante escono dalla loro dimensione sonora per acquisire finalmente un s
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Persino Giovanna Marini, che certo di "canzoni di protesta" se ne intende, confessa di non ascoltare mai le parole: "E' una cosa che mi accade sempre: le parole non le sento, dopo molto incomincio a ripensarle, e solo in quell'istante escono dalla loro dimensione sonora per acquisire finalmente un significato preciso e non esclusivamente fonetico." Le migliori canzoni di protesta in ambito "rock" e "pop" (nelle accezioni più vaste possibili, campi semantici che nessuno è mai riuscito a delimitare) rimangono politiche anche prescindendo dal testo. Noi italiani lo capiamo benissimo coi testi in inglese: di solito, nemmeno chi capisce e parla quella lingua ex-germanica ascolta subito il testo. Arrivano prima l'armonia, la melodia, la timbrica, l'atmosfera del pezzo, la grana della voce, l'attitudine di chi suona, canta, si presenta sul palco o sullo schermo. Il testo è puro suono, di primo acchito: fa parte di un fumigante calderone da sabba. E questo capita anche coi testi in italiano. Non sapremmo spiegare come, ma spesso capiamo che un pezzo è "di protesta" ben prima di ascoltarne e capirne le parole. E' una questione del mezzo che è già il messaggio, e del contesto che è il vero testo. [La recensione continua qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2006/05/001769.h… ]
Emilio Sarzi Amadè. Personaggio da riscoprire. Partigiano. Poliglotta e poligrafo. Inviato de "L'Unità" in Estremo Oriente negli anni della guerra in Vietnam e della "Rivoluzione Culturale" cinese. Inviato in Israele e Medio Oriente nel periodo di Sabra e Chatila. Autore e traduttore di numerosi lib
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Emilio Sarzi Amadè. Personaggio da riscoprire. Partigiano. Poliglotta e poligrafo. Inviato de "L'Unità" in Estremo Oriente negli anni della guerra in Vietnam e della "Rivoluzione Culturale" cinese. Inviato in Israele e Medio Oriente nel periodo di Sabra e Chatila. Autore e traduttore di numerosi libri su Cina, Vietnam e Corea. Curatore dell'edizione italiana degli scritti militari del generale Vo Nguyen Giap. Recentemente, Sarzi Amadè è stato tirato in ballo in una polemica innescata da alcuni intellettuali di destra - in particolare da Renzo Foa (uno dei tanti ex-comunisti indaffaratissimi a farsi perdonare il proprio passato)... [Il testo prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/antif… ]
In questo dramma di Peter Weiss, solo pochi squarci di luce calda e violenta, sottili come lamine, penetrano il buio per mettere in crisi - anche solo per un secondo - la burocrazia cieca divenuta sistema di annientamento. Sono i pochi momenti di resistenza, una resistenza tanto più fiera quanto è d
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In questo dramma di Peter Weiss, solo pochi squarci di luce calda e violenta, sottili come lamine, penetrano il buio per mettere in crisi - anche solo per un secondo - la burocrazia cieca divenuta sistema di annientamento. Sono i pochi momenti di resistenza, una resistenza tanto più fiera quanto è disperata: "Non mi ficcherete lì dentro prima di aver rotto ogni osso del mio corpo; finché in me ci sarà un refolo di vita, sarete costretti a tenermi fermo; farò il massimo di casino che queste povere membra possono ancora concedermi, fino all'ultimo spasmo." Crediamo sia questa una delle lezioni da trarre: se ti verranno a prendere dovrai resistere, dimenarti, tirare calci, mordere la mano che vuole imbavagliarti. Anche quando ti metteranno in fila per la fucilazione, fino all'ultimo dovrai cercare con la coda dell'occhio una via di fuga, qualunque via di fuga. Addirittura, se ti faranno l'iniezione letale, dovrai far forza sulle braccia e cercare di rialzarti: "Ci vorrà molto più di questo". [Il testo prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/antif… ]
L'arte della guerra
Il Bingfa di Sunzi (Sun Tzu) è uno dei libri più citati, osannati, consigliati, tirati in ballo e platealmente fraintesi degli ultimi decenni. Suo malgrado, è divenuto un livre de chevet per squali, aspiranti squali e fighetti che si atteggiano a squali, lettura obbligatoria nei corsi ... (continue)
Il Bingfa di Sunzi (Sun Tzu) è uno dei libri più citati, osannati, consigliati, tirati in ballo e platealmente fraintesi degli ultimi decenni. Suo malgrado, è divenuto un livre de chevet per squali, aspiranti squali e fighetti che si atteggiano a squali, lettura obbligatoria nei corsi di management nonché di marketing, di branding e tutti gli altri -ing dell'odierno aziendalismo e turbo-capitalismo.
[A dire il vero, il "turbo" oggi arranca e tossisce: questo è "recesso-capitalismo", e se continua così tra un po' andremo di nuovo a pedali.]
Nelle librerie degli aeroporti internazionali, insogliolato fra operette di self-help e manuali su come fottere il prossimo, si può trovare uno smilzo paperback, cento pagine o poco più. In copertina, su uno sfondo di asfalto e grattacieli, appare un tizio in giacca e cravatta. Tiene all'orecchio un telefonino. Ha tratti orientali: occhio a mandorla, zigomo sporgente. Sorride. Sorride perché è un "vincente". E', come si diceva non troppo tempo fa, un "rampante". E' un guerriero del nuovo capitalismo globale.
La copertina è quella di The Art of War, un'edizione britannica, Hodder/Mobius, Londra, 2006, £ 5.99.
Tu, lettore, puoi essere questo guerriero, dice la copertina. Puoi essere come i cinesi e il loro PIL a due cifre. Le risposte alle tue domande sono in questo trattato del 490 a.C. Acquistalo e farai sfracelli.
[Il testo prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap1_IXa… ]
Lo stato di eccezione
L'uomo è alto e magro, sugli ottanta ben portati, schiena per nulla curvata dal tempo. Ha addosso una giacca grigia, da vecchia merceria di paese, ed entra nell'aula di tribunale veloce ma non spavaldo, come chi vuole tener breve un momento di disagio. Passa davanti al pubblico, molte persone le con ... (continue)
L'uomo è alto e magro, sugli ottanta ben portati, schiena per nulla curvata dal tempo. Ha addosso una giacca grigia, da vecchia merceria di paese, ed entra nell'aula di tribunale veloce ma non spavaldo, come chi vuole tener breve un momento di disagio. Passa davanti al pubblico, molte persone le conosce, saluta con gesto lieve e sbrigativo, il cenno tradisce imbarazzo. Il giudice e il PM lo salutano e chiamano per cognome, l'uomo siede con movenza rigida sulla seggiola dei testimoni d'accusa. Gli portano il testo del giuramento, ma non lo legge di persona: il PM pronuncia una frase, lui la ripete e così via, formula dopo formula. La regia è discreta, non calca la mano sul motivo di tale procedura, lo suggerisce appena. Nel frattempo, un montaggio ellittico propone lampi incongrui, micro-sequenze, manciate di fotogrammi: seduto sulla stessa seggiola, vestito allo stesso modo, l'uomo piange, si dispera, si china in avanti con le mani sul volto. Qualcuno lo abbraccia e conforta, una mano gli asciuga gli occhi con un fazzoletto. Lo spettatore comprende: questo è l'imminente, quel che è dietro l'angolo. E' questione di pochi minuti. Il giuramento finisce, il teste inizia a deporre. Lo ascoltiamo e sappiamo già che i ricordi, i racconti, le immagini lo piegheranno e ogni frase, ogni impaccio, ogni timidezza ci avvicina a quel momento. Quando lo raggiungeremo, avremo gli occhi umidi. Quando, terminato il calvario, l'uomo chiederà scusa al giudice per la "brutta figura", avremo il cuore a brandelli. Questa figura retorica si chiama "prolessi", e raramente l'ho vista usata con tale efficacia. Non si tratta di fredda manipolazione di stilemi, né di virtuosismo da cinefilo: il fine è l'empatia, la partecipazione al dolore e al riscatto di un'intera comunità.
[La recensione prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap19_VI… ]
Oggi ho salvato il mondo
Persino Giovanna Marini, che certo di "canzoni di protesta" se ne intende, confessa di non ascoltare mai le parole: "E' una cosa che mi accade sempre: le parole non le sento, dopo molto incomincio a ripensarle, e solo in quell'istante escono dalla loro dimensione sonora per acquisire finalmente un s ... (continue)
Persino Giovanna Marini, che certo di "canzoni di protesta" se ne intende, confessa di non ascoltare mai le parole: "E' una cosa che mi accade sempre: le parole non le sento, dopo molto incomincio a ripensarle, e solo in quell'istante escono dalla loro dimensione sonora per acquisire finalmente un significato preciso e non esclusivamente fonetico."
Le migliori canzoni di protesta in ambito "rock" e "pop" (nelle accezioni più vaste possibili, campi semantici che nessuno è mai riuscito a delimitare) rimangono politiche anche prescindendo dal testo. Noi italiani lo capiamo benissimo coi testi in inglese: di solito, nemmeno chi capisce e parla quella lingua ex-germanica ascolta subito il testo. Arrivano prima l'armonia, la melodia, la timbrica, l'atmosfera del pezzo, la grana della voce, l'attitudine di chi suona, canta, si presenta sul palco o sullo schermo. Il testo è puro suono, di primo acchito: fa parte di un fumigante calderone da sabba. E questo capita anche coi testi in italiano. Non sapremmo spiegare come, ma spesso capiamo che un pezzo è "di protesta" ben prima di ascoltarne e capirne le parole. E' una questione del mezzo che è già il messaggio, e del contesto che è il vero testo.
[La recensione continua qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2006/05/001769.h… ]
Polenta e sassi
Emilio Sarzi Amadè. Personaggio da riscoprire. Partigiano. Poliglotta e poligrafo. Inviato de "L'Unità" in Estremo Oriente negli anni della guerra in Vietnam e della "Rivoluzione Culturale" cinese. Inviato in Israele e Medio Oriente nel periodo di Sabra e Chatila. Autore e traduttore di numerosi lib ... (continue)
Emilio Sarzi Amadè. Personaggio da riscoprire. Partigiano. Poliglotta e poligrafo. Inviato de "L'Unità" in Estremo Oriente negli anni della guerra in Vietnam e della "Rivoluzione Culturale" cinese. Inviato in Israele e Medio Oriente nel periodo di Sabra e Chatila. Autore e traduttore di numerosi libri su Cina, Vietnam e Corea. Curatore dell'edizione italiana degli scritti militari del generale Vo Nguyen Giap.
Recentemente, Sarzi Amadè è stato tirato in ballo in una polemica innescata da alcuni intellettuali di destra - in particolare da Renzo Foa (uno dei tanti ex-comunisti indaffaratissimi a farsi perdonare il proprio passato)...
[Il testo prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/antif… ]
L'istruttoria
In questo dramma di Peter Weiss, solo pochi squarci di luce calda e violenta, sottili come lamine, penetrano il buio per mettere in crisi - anche solo per un secondo - la burocrazia cieca divenuta sistema di annientamento.continue)
Sono i pochi momenti di resistenza, una resistenza tanto più fiera quanto è d ... (
In questo dramma di Peter Weiss, solo pochi squarci di luce calda e violenta, sottili come lamine, penetrano il buio per mettere in crisi - anche solo per un secondo - la burocrazia cieca divenuta sistema di annientamento.
Sono i pochi momenti di resistenza, una resistenza tanto più fiera quanto è disperata: "Non mi ficcherete lì dentro prima di aver rotto ogni osso del mio corpo; finché in me ci sarà un refolo di vita, sarete costretti a tenermi fermo; farò il massimo di casino che queste povere membra possono ancora concedermi, fino all'ultimo spasmo."
Crediamo sia questa una delle lezioni da trarre: se ti verranno a prendere dovrai resistere, dimenarti, tirare calci, mordere la mano che vuole imbavagliarti. Anche quando ti metteranno in fila per la fucilazione, fino all'ultimo dovrai cercare con la coda dell'occhio una via di fuga, qualunque via di fuga. Addirittura, se ti faranno l'iniezione letale, dovrai far forza sulle braccia e cercare di rialzarti: "Ci vorrà molto più di questo".
[Il testo prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/antif… ]