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Cover of Harry Potter and the Deathly Hallows
  • 5 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Voto 10.
    Sarà pure un'esagerazione, ma chi se ne frega.

    Il libro nella sua totalità è bello, bellissimo.
    JK ha aggiunto un sacco di cose nuove, ma è riuscita a destreggiarsi sia fra esse che fra i vecchi misteri che ancora non aveva svelato.
    Bhè, a mio personalissimo avviso si è ... (continue)

    Voto 10.
    Sarà pure un'esagerazione, ma chi se ne frega.

    Il libro nella sua totalità è bello, bellissimo.
    JK ha aggiunto un sacco di cose nuove, ma è riuscita a destreggiarsi sia fra esse che fra i vecchi misteri che ancora non aveva svelato.
    Bhè, a mio personalissimo avviso si è destreggiata bene. C'è qualche capitolo che annoia, qualcuno che magari è fermo, ma in ogni capitolo c'è qualcosa per cui andare avanti.
    Ma ci sono parti, spezzoni, capitoli in cui Jo supera se stessa.
    Harry a Godric's Hollow. Che pianti. Immaginare Harry vedere le tombe dei genitori. E le frasi dedicate ad Harry? Mi sono sciolta, a quel punto. In più, non contenta, JK ci aggiunge anche il ricordo completo della notte in cui James e Lily vennero uccisi. ;_;

    La battaglia finale. Mi aspettavo una scena alla 'fine del mondo', dove Harry tirava fuori tutti gli incantesimi imparati, dove ancora una volta le bacchette di uno e dell'altro avrebbero rivelato chissà quale altro segreto... mi immaginavo qualcosa che non era quello ho letto.
    Jo, per la 46346547314654ma volta in questo libro, ha superato se stessa.
    Il mago al momento più potente esistente e un ragazzetto di 17 anni che gli è sfuggito ben due volte. Si fronteggiano e 'sparano' un solo incantesimo ciascuno. Per Voldemrot è l'Avada Kedavra. Per Harry l'altrettanto classico e banale Expelliarmus.
    Ta-dà! Trionfo del bene.
    Ebbene, c'è molto dietro a tanto poco.
    Ho amato questo unico, breve ed intenso duello, come JK ha saputo -al meglio- rendere al lettore la differenza fra questi due. Da una parte abbiamo il grande, diabolico ed ignorante Voldemort. Voldemort che ha scelto di credere di essere invincibile, e che crede solo in ciò che appoggia questa sua convinzione. E dall'altra abbiamo Harry, Harry e la sete di verità, Harry e il suo 'I won't blast people out of my way just because they're there, that's Voldemort's job.'. Lui non avrebbe mai potuto usare l'Avada Kedavra perchè non crede in essa. Dumbledore gli ha detto che non può uccidere Voldemort con l'odio, e usare l'Avada Kedavra significa esattamente ciò: odio. Ed è per questo che Harry viene riconosciuto da Stan quando gli lancia addosso l'Expelliarmus. Ed è ancora per questo che Harry non se n'è mai veramente pentito. E' lui, è cio che è.

    E ciò che accade nella foresta... omg. Non solo Harry, ma anche Voldemort viene colpito dalla maledizione, ed entrambi si ritrovano a King's Corss, in questa specie di limbo. Ma Harry è l'unico che riesce ad alzarsi, a camminare, a parlare. Quel bambino che Harry non osa avvicinare, ma che comunque vorrebbe aiutare, è ciò che rimane dell'anima di Voldemort dopo la distruzione della parte della sua anima che risiedeva in Harry, e dopo la distruzione di quasi tutti gli Horcruxes. In quel luogo, in quel limbo, è Voldemort che ha bisogno d'aiuto. Perchè fra lui ed Harry Potter, è proprio Tom Riddle il più povero.
    Mentre Harry non è mai stato più grande. Addirittura Dumbledore appare radioso, non mai stato più contento, più felice. Saluta Harry in modo caloroso ('Harry. You wonderful bou. You brave, brave man.'). E non è più lui a spiegare cosa sia successo. E' Harry stesso che sa la risposta. Ed è quidni in questo 'limbo', in questo luogo dove la morte e la vita si annullano, è qui che termina il rapporto tra l'eroe e il suo mentore. Perchè ormai l'eroe è cresciuto, non ha più bisogno di una guida. Le risposte le ha già.

    E Harry è l'eroe per eccellenza, il classico 'senza macchia'. E' incredibile come, dopo più di un anno in cui la Rowling ci ha lasciato credere che Harry sarebbe diventato in ogni caso o vittima o assassino, non si sia mai macchiato di omicidio.
    Forse è banale, trito e ritrito, un pò ipocrita.
    Ma Harry potter è ormai sopra a tutto questo.

    Ho amato questo libro soprattutto per il suo punto forte: la caratterizzazione dei personaggi.
    Ci vengono presentati vecchi personaggi in nuove vesti, ma senza che vengano stravolti, continuando così ad essere coerenti a sè stessi.
    E poi c'è l'anti "mitificazione". Dumbledore ci viene alla fine presentato per quello che è: un uomo, prima che un mago. Fino al quinto libro ci viene presentato come l'unico mago di cui Voldemrot abbia mai avuto veramente timore, il Dumbledore che non sbaglia mai un colpo, l'uomo giusto, quello a cui rivolgersi quando hai un problema. Nel sesto ha fatto vacillare questa convinzione, lasciandoci nel dubbio. E nel settimo l'ha trasformato. L'ha reso più umano, più comprensibile ai nostri occhi. Dumbledore è un uomo che, per arrivare dov'era lui, ha fatto molti sbagli, ed ha imparato da essi. Eppure anche verso la fine ha commesso un errore. Ma neanche Harry lo biasima. Perchè quello che ha fatto per rimediare va ben al di là di ciò in cui ha sbagliato.

    Poi c'è il personaggio di Harry. Colui che nel capitolo 35 supera di gran lunga il suo mentore, il mago più potente, Dumbledore. Ora è Harry chi Voldemort veramente teme. E' Harry il 'master of death', l'unico che abbia veramente compreso il complesso dilemma della morte, e colui che veramente è pronto ad accettarla, in tutte le sue sfaccettature. Nemmeno Albus vi riuscì.
    Eppure, nonostante verso il finale Harry sia l'eroe che libera il mondo magico e supera la morte, non smette di essere quel ragazzino a volte egocentrico che è sempre stato. JK ha creato un eroe umano, vicino a noi tutti.

    -----

    Capitolo 35.

    Di questo capitolo non so seriamente che pensare.

    Bello. Bellissimo. Tutto il lungo discorso tra Harry e Dumbledore, e questo nuovo rapporto che s'instaura tra i due...
    Harry che scopre un nuovo Albus, e Dumbledore che comprende che Harry è più grande di lui.
    Sotto il punto di vista umano è sublime.
    Albus è a tutti gli effeti un uomo.
    Jo ci ha abituati per ben sei libri a quest'uomo apparentemente invincibile, sicuro di sè, spesso ridanciano, scherzoso, l'unico mago che Voldemort abbia mai veramente temuto, forse il mago più potente vissuto. Poi l'appparente caduta del sesto libro. Il grande Albus Dumbledore che dimostra di essersi sbagliato e viene ucciso da quello che credeva il suo più fedele "amico".
    Ma in questo settimo libro cambia tutto. Addirittura, Harry per 300 e passa pagine ha dubbi su di lui, è addirittura un poco rancoroso quando capisce che Dumbledore non ha avuto completa fiducia in lui.
    E poi viene raccontata la sua infanzia, a renderlo più umano.
    Ma questo capitolo è tutto. E' tutto ciò che Albus Dumbledore è stato veramente. Un mago buono, leale, potente, ma anche pieno di difetti. Ha fatto molti sbagli nella sua vita. Ed è per questo che prima di tutto Albus Dumbledore è un uomo.
    E queste sue debolezze sono ciò per cui veramente lo amo. E' stato grande, una grande persona e un grande mago, nonostante le debolezze che ha avuto. E io lo ammiro per questo, soprattutto perchè ha ammesso i suoi sbagli, i suoi errori.

    Harry.
    Harry in questo capitolo sembra davvero l'Eletto. Prima era solo un nomignolo, un nome affibbiato da una scrittrice al suo personaggio. Qui diventa qualcosa di più.
    Dumbledore ammette i suoi errori, ammette di aver tremendamente sottovalutato Harry, e ne è felice. Perchè Harry si è dimostrato al di sopra di ogni aspettativa possibile.
    Può davvero un ragazzino simile aver avuto tanto coraggio, tanta intelligenza, e al contempo tanta paura in questo percorso fatto in tutto il libro? E può, nonostante le sue debolezze, essere arrivato sino a quel punto, dimostrandosi il più grande di tutti?
    Ebbene, Harry è la risposta.

    Seriamente, ho amato questo capitolo.
    L'unica nota stonata è che la presenza di Dumbledore, sebbene abbastanza necessaria, la trovo un pò forzata.
    E poi c'è Snape. Su di lui si sono già scritti molti papiri, ma non credo che ancora sia stato detto abbastanza, su questo splendido personaggio.
    Piton è assolutamente il punto forte di questo libro. Il mio personaggio preferito.
    E' un nuovo Piton, ma al contempo è sempre lui, il cinico stronzo bastardo.
    E' un Piton buono che non rinnega ciò che è veramente, difetti compresi.
    Ho amato il capitolo dedicato ai suoi ricordi, ho pianto come una bambina dall'inizio alla fine. Anzi, ho iniziato a piangere nel momento in cui ho capito che sarebbe davvero morto. Ed è morto. Così, ucciso da Nagini, mentre Harry lo guardava. Il piccolo Potter lo guardava e non sapeva. Non sapeva la verità e pensava di veder morire il suo nemico numero 2 (a me è dispiaciuta moltissimo l'assoluta mancanza di un dialogo fra i due).
    E Snape... che gli dice 'Look... at... me' :cry: lui, che vuole vedere ancora e un'ultima volta gli occhi di Lily attraverso quelli di Harry...
    E i suoi ricordi... Jo non ha trasformato questo personaggio nell'eroe completamente buono che si è sacrificato per il greater good, ma gli ha solo aggiunto quella parte di anima che Harry non era mai riuscito a vedere. Lo ha reso completo ai nostri occhi. E lo ha reso speciale, unico. Il regalo più bello che JK potesse farci è stato proprio quel dannato capitolo numero 33.

    E poi, che rimane da dire? Ho amato questo libro perchè, come i precedenti, it's not just some books about a wizard.

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    Posted on Nov 16, 2007 | Add your feedback

Cover of The Time Traveler's Wife
  • 1 person find this helpful

    I can't stop thinking about this book and the upcoming movie ;_;
    I absolutely loved it (I couldn't put it down!), I savoured every page. It could so easily have been made unbelievable and false, but Audrey made it so believable. I loved it for so many different reasons, the idea, the way its wr ... (continue)

    I can't stop thinking about this book and the upcoming movie ;_;
    I absolutely loved it (I couldn't put it down!), I savoured every page. It could so easily have been made unbelievable and false, but Audrey made it so believable. I loved it for so many different reasons, the idea, the way its written... so beautifully. I cried my way through the last quarter of the book.
    I found the plot details fascinating. I kept looking for inconsistencies but if there were any there, I never found them. The characters were vividly drawn.
    I thought Niffenegger did a wonderful job in keeping everything straight, and her perception of time travel was believable and somewhat horrifying. The idea of being able to go backwards and forwards in time is intriguing and somewhat seductive to me, but I wouldn't like the lack of control, or the nudity! xD
    And I can't wait to see the movie! I really appreciate both Eric and Rachel, and I think they would be perfect for their characters. Especially Rachel. I love her smile, and I think her face suits perfectly to Clare ♥

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    Posted on Sep 2, 2008 | Add your feedback

Cover of Lover Unbound
  • 1 person find this helpful

    "Man, he did not want to think of how many females he was going to have to be with. He just couldn't go there. If he did, he was going to-
    Vishous stopped in the middle of the tunnel.
    Opened his mouth.
    And screamed until his voice gave out."

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    Vishous mi ha ... (continue)

    "Man, he did not want to think of how many females he was going to have to be with. He just couldn't go there. If he did, he was going to-
    Vishous stopped in the middle of the tunnel.
    Opened his mouth.
    And screamed until his voice gave out."

    -- --

    Vishous mi ha ammaliata e stregata sin dalle primissime pagine.
    Mi sono commossa a qualcosa come pagina 39, e da lì non credo di essere riuscita a smettere.
    E' un personaggio fantastico, che si contende il primo posto direttamente con Zsadist.
    Un uomo che ha conosciuto la violenza nella sua più infima natura dalle stesse mani del padre. La mente perversa della figura paterna ha fatto di lui un reietto nell’approccio emotivo e sessuale verso le altre persone. Che si sappia, in 300 anno solo Butch è riuscito ad avvicinarsi a Vishous tanto da essere definito il suo miglior amico. Pensando che ha vissuto anni come membro della Black Dagger Brotherhood, questo dovrebbe dare da pensare. Bisessuale ed amante del sesso violento, V non ha mai permesso a sé stesso come alle sue (o ai suoi) partner sessuali alcun legame emotivo, troppo terrorizzato da ciò che potrebbe scaturire da sé stesso per riuscire a convincere sé stesso di non costituire un pericolo per gli altri. V è un recluso per puro spirito altruistico, anche se magari non se ne rende conto. Ma quando finalmente incontra Jane e la riconosce come sua shellan è disposto a lasciarsi dietro il passato per poter vivere insieme a lei il proprio futuro.
    Il libro, nonostante le premesse non fossero delle migliori, lo ritengo già come il secondo più appassionante della saga. Nonostante sia vero che la Ward probabilmente mette troppa carne al fuoco, il risultato non è un'accozzaglia di eventi, ma un percorso emotivo che vede protagonisti i Brothers che ancora non ci sono stati presentati ufficialmente con una storia tutta loro. E sebbene di loro ci sia ancora molto da dire (basti vedere l'inizio del libro di Phury, che fornisce elementi sinora celati all'occhio del lettore), il quadro generale è comunque una sorpresa piacevole, ed un modo per amare di più personaggi che si svelano ai nostri occhi, nelle loro debolezze, nelle mancanze e nei loro riguardi verso le persone a cui tengono.
    Vishous, che può dirsi il vero protagonista di questo libro, fornisce finalmente di sé il quadro completo. Veniamo così a conoscenza di un'anima che reagisce come può alle proprie ferite e a quei ricordi che mai verranno o potranno essere cancellati. Vishous è ciò che è, e nemmeno Jane chiederà lui di cambiare. Ed è forse questo che amo di più di questa coppia. Sono due esseri forse agli antipodi, ma molto più simili di quanto si possa immaginare. Si completano a vicenda, in un grido d'aiuto muto che solo loro potranno ascoltare, aiutandosi a vicenda.
    Ed intanto, parallelamente, cresce il rapporto tra John e Zsadist, l’allievo ed il maestro. Due anime incredibilmente vicine, che hanno sofferto lo stesso male e che dalle paure ad esso legate devono imparare a liberarsi. Zsadist in buona parte c’è riuscito, ed in questo libro risulta toccante il compito che si è preso di insegnare a John a fare lo stesso. Sono due personaggi estremamente vivi, reali, non esuli da pensieri egoistici che hanno il solo ed unico effetto di commuovere il lettore per come suonano veri.
    Infine, questo libro è, per il personaggio di Phury, il perfetto trampolino di lancio per il libro seguente, a lui dedicato. Ed il fatto che non si sia innamorato follemente della sua futura shellan a prima vista non può che giovare al contesto globale.

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    Posted on May 6, 2009 | Add your feedback

Cover of Lover Revealed
  • 1 person find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    - Why did it have to be you? - Butch yelled into the fray. - I fucking like you. Why did it have to be you? -
    […]
    - It should have been me. She should have used me… -

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    In questo quarto libro ritroviamo Butch O’Neal, l’umano che avevamo già conosciuto in Dar ... (continue)

    - Why did it have to be you? - Butch yelled into the fray. - I fucking like you. Why did it have to be you? -
    […]
    - It should have been me. She should have used me… -

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    In questo quarto libro ritroviamo Butch O’Neal, l’umano che avevamo già conosciuto in Dark Lover. Nel primo romanzo ci viene già regalata un ampia visione di questo personaggio, della sua infatuazione per Beth, del suo animo trafitto da cicatrici mai dimenticate. E conosciamo anche Marissa, la timida vampira condannata dalla glymera per non essere riuscita a diventare la shellan di Wrath, il Re Cieco.
    Dopo altri due libri, durante i quali l’autrice ci abitua alla presenza dell’umano e al suo rapporto con V, ed in cui purtroppo l’attenzione per questa coppia scema fino a livelli quasi nulli, eccoli finalmente protagonisti di una fra le storia migliori dell’intera Confraternita.
    Butch viene rapito dai lessers, torturato dall’Omega e lasciato libero - sanguinante e ad un passo dalla morte - nel bel mezzo del nulla. Viene trovato da Vishous e salvato dalla Scribe Virgin, ma ciò che resta dell’uomo è qualcosa di oscuro e temibile, qualcosa che fa immensamente paura sia a V che a Butch stesso. Ed è con la coscienza di quel qualcosa sconosciuto e temibile che Butch tenta di allontanarsi ancora di più dall’amore della sua vita, Marissa, quando lei viene chiamata da V a far compagnia al poliziotto in ospedale. Sembra il preludio di nuove incomprensioni e di una spaccatura fra i due profonda e definitiva. Invece è l’inizio di una relazione che li metterà a nudo, in ogni loro difetto e debolezza, e li renderà più forti grazie a quel legame indissolubile che si instaura tra loro pagina dopo pagina. E che li cambierà per sempre.
    Butch è l’umano che, per amore di Marissa, così diversa da lui, vorrebbe prima fuggire per tenerla al sicuro da ciò che lo rode, e poi cambiare. Per lei. È l’essere umano disposto a rinunciare al suo più grande desiderio, per lei. Disposto a farsi prosciugare del proprio sangue da lei, purché lei non si nutra del sangue di un altro.
    E Marissa è la creatura, il vampiro che è vissuta per 300 anni rimanendo vergine (e non solo in senso carnale). Sottomessa ad un fratello che le vuole bene, ma che segue troppo alla lettera le troppo rigide regole della glymera per capire cosa sia meglio per la sorella. Ignorata dal suo primo amore, il guerriero Wrath, ed in seguito da ogni uomo che sia venuto in contatto con lei, si sente inferiore a tutti.
    Lui sembra troppo altruistico per essere vero, lei può sembrare troppo innaturale ed ispirare o pietà o semplice nervoso, ma in realtà la Ward ha disegnato altri due personaggi capaci di far breccia nel lettore, che già entro le prime 50 pagine non riesce a staccare gli occhi da loro, dal libro intero. La loro è una storia complessa, che deve andare oltre le immani diversità dei due protagonisti. Li porta a compiere un percorso che li cambia profondamente, sia fisicamente che mentalmente e psicologicamente. Soprattutto Marissa, che nella sua affascinante grazia trova quella sicurezza in sé stessa che le era indispensabile per imparare a vivere e camminare sulle proprie gambe. Lei, nonostante sia classificabile come un personaggio banale e un poco retorico, mi ha affascinata moltissimo.
    Se c’è qualcosa che del libro non mi è piaciuta, è l’intera storia riguardante il guerriero predestinato. Sinceramente, dopo Frodo, Harry e altri banali eroi tutti con una missione da compiere perché predestinati, mi son rotta non poco le balle. E che ora ci si sia messo anche Butch non è che mi stia tanto bene.
    Ma vabhè. Presumo che ognuno abbia i suoi difetti, no?

    Un altro protagonista è Vishous. In questo romanzo (che, come ormai accade spesso, traccia un inizio di trama del prossimo libro) la Ward ci apre la strada verso la sua anima, iniziando a mostrarcelo in tutta la sua oscura gloria.
    E se all’inizio di questo percorso il personaggio di V può sembrare simile a quello introverso e pieno di odio verso sé stesso di Zsadist, ci si rende ben presto conto che invece è ben diverso, mantenendo comunque un’apparente ed estremamente triste similitudine. Si capisce ben presto che il suo personaggio ha sofferto. Solo per questo un uomo può chiudersi in sé stesso come lui, mantenendo comunque il contatto con l’esterno, con le persone che lo circondano. E sebbene Vishous metta comunque un po’ di paura, non si può che volergli bene. Perché è un’anima estremamente generosa ed altruista (basti vedere come tratta Marissa, nonostante – o grazie proprio a questo - il ben profondo affetto che lo lega indissolubilmente a Butch). Non esita un solo istante nell’agire per il bene dell’amico, mandando a gambe all’aria la propria stessa felicità.

    Piccola citazione merita anche il piccolo ruolo di Zsadist in questo libro. Non mi stanco mai di lui.
    E vederlo sempre appresso a John, prendendosi cura di lui come può, come sa fare, è qualcosa di estremamente dolce. E so di essere banale, quando parlo di Z, ma semplicemente perché le parole non bastano a descriverne il personaggio.

    Sarà probabilmente perché mi aspettavo proprio poco dall’unico umano della Black Dagger Brotherhood (anche perché, con un libro come Lover Awakened, non credevo che J.R. Ward riuscisse a non far rimpiangere la storia di Zsadist e la sua costante presenza nel romanzo), ma questo libro mi ha ammaliata ed incantata dall’inizio alla fine.
    Alla già magnifica storia di Butch e Marissa, che emerge dalle pagine come un’onda dirompente da cui nessuno può scampare, si aggiunge la presentazione più completa di un personaggio come quello di Vishous (di cui non vedo l’ora di leggere Lover Unbound), ed una visione più ampia di altri personaggi altrettanto affascinanti (e sto ovviamente parlando di Rehvenge. Insomma, la Ward non fallisce neanche con questo quarto libro.

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    Posted on Apr 25, 2009 | Add your feedback

Cover of Lover Awakened
  • 5 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    "His mouth went lax at his reflection. With a shaky hand he reached out to the eyes in the old-fashioned leaded glass. His irises were no longer black. They were yellow. Just like his twin's.
    -Phury?- he said softly. -Phury... what's happened to me?-
    As the male came up behind him, th ... (continue)

    "His mouth went lax at his reflection. With a shaky hand he reached out to the eyes in the old-fashioned leaded glass. His irises were no longer black. They were yellow. Just like his twin's.
    -Phury?- he said softly. -Phury... what's happened to me?-
    As the male came up behind him, the brother's face appeared right beside Z's. And then Wrath's dark reflection showed up in the mirror, all long hair and sunglasses. The Rhage's star-fallen beauty. And Vishous's Sox cap. And Thorment's brush cut. And Butch's busted nose.
    One by one they reached out and touched him, their big hands landing gently on his shoulders.
    -Welcome back, my brother,- Phury whispered.
    Zsadist stared at the males who were behind him. And had the oddest thought that if he were to let himself go limp and fall backward... they would catch him.
    "

    -- --

    Il libro dedicato a Zsadist è il più crudele, il più umano e il più sentito dei tre che sinora ho letto.
    L'intera trilogia è un crescendo di emozioni e di storie di vita. Si parte da Wrath, the Blind King, e dalla sua adorata shellan Beth. Il guerriero con un lutto che gli impedisce di amare sé stesso abbastanza per poter guidare il proprio popolo. Si passa poi a Rhage, il guerriero che può contare sul proprio aspetto fisico, ma che non può intrecciare legami d’affetto, oltre a quelli che già ha con i propri fratelli di confraternita, per via della sua maledizione.
    E in un crescendo di commozione e di sentimento si arriva finalmente al più tormentato dei fratelli. A quello senz’anima. A quello che più, fra tutti, incute terrore. Anche nei suoi stessi fratelli.
    Zsadist, il guerriero senz’anima, ma con la voce di un angelo.
    Z ha un passato, alle spalle, che lo ha segnato nel profondo, come nessuno osa neanche immaginare. E’ irrimediabilmente marchiato da tutto ciò che è orrore e terrore, nella carne e nell’anima.
    Non c’è speranza per lui. E’ questo che sembrano comunicargli i suoi fratelli ogni volta che, tramite piccoli gesti, palesano la propria diffidenza nei suoi confronti. Lo rispettano, ma loro stessi lo temono. Hanno paura di ciò che quest’essere porta ancora nel cuore, dopo tanti anni passati a meditare su pensieri cupi come la vendetta. E Zsadist li comprende, accetta la loro diffidenza, perché sa di non meritarsi altro. È un’anima desolata ed oscura che ha passato la maggior parte della sua vita a subire, e non si aspetta altro dagli anni che ancora devono venire, dal suo futuro. Una ferita profonda e perennemente sanguinante gli si è aperta nell’animo, più profonda ed oscura di quelle che gli deturpano il viso, e nessuno riesce a credere che quella ferita riuscirà mai a cicatrizzare.
    Eppure l’incontro con Bella nel secondo libro fa scattare qualcosa. Qualcosa di indefinito, d’impreciso, eppure è in quel momento che inizia la risalita. Lunga, penosa, irta di ostacoli, ma eccola lì, davanti a lui. La possibilità di provare ad andare avanti, una volta per tutte, e tentare di lasciarsi alle spalle con rassegnazione un passato di abusi e desolazione. È una strada lunga e tortuosa, eppure c’è. E Zsadist, inconsciamente, la prende, coglie l’occasione, e tenta di cambiare. Per lei.
    Bella intravede in lui ciò che non tutti sono riusciti a vedere: una scintilla di speranza morente, ma che ancora brilla in quegli occhi di ossidiana, in quelle zanne sempre pronte a colpire, in quella sua diffidenza, nella sue lealtà ai fratelli, alla Confraternita, al suo Re.
    Il rapporto fra Z e Bella è qualcosa di meraviglioso ed estremamente dolce. Questi due esseri umani, adulti, che s’incontrano. Ognuno le proprie esperienze. Bella è una ragazza dell’alta società, cresciuta nella bambagia, nell’amore e nelle rigidi regole che la famiglia e il suo rango le impongono. Non sa bene cosa ci sia là fuori, ma è determinata, e a volte tanto basta.
    Di Z abbiamo già detto tutto.
    Entrambi hanno, davanti a sé, esperienze che per loro saranno nuove, ognuno in un aspetto diverso della vita. Ed è attraverso quest’incontro che queste due anime si trovano, si approcciano, e si ritrovano a combaciare perfettamente.
    Il rapimento di Bella che avviene fra il secondo ed il terzo libro la avvicina a lui. In quella cupa occasione in cui conosce il terrore cieco e l’abbandono l’autrice l’avvicina con astuzia all’anima di Z, a farle comprendere ciò che lui possa aver provato, cosa può portarsi appresso, quale possa essere il peso che porta costantemente sulle spalle.

    In questo libro ogni personaggio affronta un percorso. Partendo dal piccolo John, che timido ed impacciato com’è acquisisce pian piano coscienza di sé e delle proprie possibilità, passando da Bella stessa (il rapimento di cui ho accennato qualche riga prima è forse il passo principale), fino ad arrivare al protagonista, Z. in LA lo vediamo cambiare radicalmente, passo dopo passo, da parte sua quasi inconsciamente. Dall’uomo schivo che era si apre alla gioia, alla vita. La scena finale tra lui e Bella è una fra le scene più commovente dei primi tre libri interi. Quello che troviamo nel finale è uno Zsadist che ha ritrovato l’anima persa tanti anni prima.

    Ma chi ha catturato quasi a forza la mia attenzione per buona parte del libro è Phury, ed il suo complesso ed incredibile rapporto con il fratello, la sua unica famiglia di sangue.
    Phury si è sempre auto inflitto punizioni per espiare il senso di colpa che prova nei confronti del gemello, e di ciò che gli è capitato. E se nei precedenti libri il suo percorso emotivo andava passo passo con quello del fratello, vediamo che da metà del terzo libro il suo personaggio subisce una brusca frenata. Addirittura, lo vediamo degenerare. È un’anima che non ha che l’altruistico ed unico scopo di vivere all’ombra del fratello, di esserne la guida, di aiutarlo. Quello stesso fratello che ha seguito con amore ed affetto che non hanno confini. Quando finalmente Z inizia a tagliare quel cordone ombelicale che li legava indissolubilmente Phury inizia a perdere la sua bussola, il suo punto di riferimento. E quello che inizia è un percorso inverso rispetto a quello intrapreso da tutti gli altri brothers (Thor si può dire sia un caso particolare, a parte), che va contro quella che è la stessa natura del suo essere. Ed è, la sua, una discesa verso la più cupa, disillusa e crudele realtà che abbia mai vissuto. Un percorso che nasce anni addietro, ma che in questo libro trova una valvola di sfogo ancor più distruttiva. E alla fine del libro siamo sicuri che questo percorso celebrativo di tutto ciò che è maledetto è solo l’inizio. L’anima di Phury si sta perdendo, e non sono neanche sicura che qualcuno se ne sia già accorto.

    Ultimo brother che nomino (ma non certo per ordine d'importanza) è Thor, perchè, in questo libro, una seppur minima menzione la merita. Lui e la sua tragedia.
    Quest'uomo m'ha spezzato il cuore. La scena in cui comprende che la sua Wellsie, la sua shellan non esiste più è lancinante, una fitta al cuore. Quel suo abbraccio con John (di cui lo stesso ragazzo rimane sorpreso), quel momento si silenzio prima della tempesta, o quel father gridato da John stesso, muto ed inascoltato... sono la cosa più umana, più vera, più atroce ed intensa che abbia letto in questa saga. Spezza veramente il cuore.

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    Posted on Apr 10, 2009 | Add your feedback

Cover of Lover Eternal
  • 2 people find this helpful

    "Quiet.
    Everything was so quiet. Quiet in the house. Quiet out of doors.
    He had a stupid impulse to wake her up and reposition her just so he could feel her ease against him once more.
    Instead, he focused on her breathing, matching the draw and push of his own lungs to hers.
    S ... (continue)

    "Quiet.
    Everything was so quiet. Quiet in the house. Quiet out of doors.
    He had a stupid impulse to wake her up and reposition her just so he could feel her ease against him once more.
    Instead, he focused on her breathing, matching the draw and push of his own lungs to hers.
    So... peaceful.
    And quiet.
    "

    -- --

    Questa volta è il turno di Rhage.
    Bello come un dio (se possibile, anche di più) e con la battuta sempre pronta, ha un soprannome che parla per lui: Hollywood.
    Eppure i personaggi della Ward non sono mai così semplici, così facili.
    Rhage infatti è affetto da una maledizione ritortogli contro dalla Scribe Virgin: ogni volta che s'incazza si trasforma in un drago, e allora si salvi chiunque si trovi nelle vicinanze. In quelle condizioni, quando esce la bestia, Rhage non è più in grado di distinguere gli amici dai nemici, e si limita a fare a pezzi nel più brutale dei modi chiunque gli capiti a tiro.
    Quando poi ritorna in forma umana gli ci vogliono un paio di giorni per tornare nel pieno delle forze. E' in uno di questi periodi di convalescenza che incontra Mary. Una donna che forse alcune definirebbero scialba, affetta da una malattia incurabile, che non ha famiglia nè fede.
    Rhage quando la incontra non riesce a vederla bene, ma rimane incantato dalla sua voce, e da lì si intestardisce a rivederla.

    Quando i Brotherhood si innamorano sembrano farlo in modo fulmineo ed irrimediabile. Era accaduto con Wrath, e così accade anche a Rhage. Ed è un rapporto dolce (a discapito di quelli esclusivamente carnali avuti precedentemente da Rhage stesso), che cura le ferite di entrambi, quelle dell'animo. Così Rhage, donnaiolo a forza, finalmente trova la donna della sua vita, e lotta come un dannato per far convivere la propria anima con la bestia, suo terrore assoluto.
    Le ultime pagine mi hanno fatta morire un paio di volte.
    Ci si affeziona a Rhage, come si riesce a non farlo? Un uomo come lui che soffre senza darlo a vedere, lasciando di facciata quel suo lato sempre allegro, sempre spiritoso. E poi la trasformazione a cui i suoi fratelli assistono, tutto per merito di Mary.
    Mary. Lei invece non è classificabile. La classica Maria Teresa, ma con un istinto da guerriero. L'ho trovata poco credibile, male amalgamati i due aspetti del suo carattere.
    E il finale l'ho trovato un pò affrettato.
    Però anche questo si legge molto volentieri.

    Una nota decisamente positiva è il fatto che già in questo libro venga introdotta la storia di Zsadist e Bella. Quest'uomo dal passato coronato di orrori inenarrabili, con il volto sfregiato e la voce di un angelo, con l'assoluto terrore di venire sfiorato dal tocco di chicchessia, che finalmente incontra una donna che riesce a far breccia in quello scudo che si è creato attorno. Chi leggerà per la prima volta il libro successivo, Lover Awakened, almeno non dovrà aspettare di entrare nel vivo della storia, perchè la vera storia di Zsadist inizia in contemporanea alla storia di Rhage.

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    Posted on Apr 7, 2009 | Add your feedback

Cover of Dark Lover
  • Il libro che avrei voluto leggere quando comprai Twilight

    "But then, in a high, keening call, one voice broke out, lifting above the others, shooting higher and higher. The sound of the tenor was so clear, so pure, it brought shivers to the skin, a yearning warmth to the chest. The sweet notes blew the ceiling off with their glory, turning the chamber i ... (continue)

    "But then, in a high, keening call, one voice broke out, lifting above the others, shooting higher and higher. The sound of the tenor was so clear, so pure, it brought shivers to the skin, a yearning warmth to the chest. The sweet notes blew the ceiling off with their glory, turning the chamber into a cathedral, the brothers into a tabernacle.
    Bringing the very heavens close enough to touch.
    It was Zsadist.
    His eyes closed, his head back, his mouth wide open, he sang.
    The scarred one, the soulless one, had the voice of an angel.
    "

    -- --

    Trama. The Black Dagger Brotherhood è una "fratellanza", un gruppo di vampiri uniti da qualcosa di più forte del legame di sangue. Essi si sono imposti a protezione degli esseri umani dai lessers, esseri umani privati dell'anima, e dall'essere a cui fanno capo, l'Omega.
    Ogni libro è dedicato alla vicenda personale di uno di questi fratelli. In DL è il turno di Wrath, vampiro di nobili origini a cui spetta il trono, ma che lui vede come una maledizione a seguito dei sensi di colpa nati e radicati in lui dalla morte dei genitori. Ma quando incontra Beth, mezza umana e mezza vampira, impara a conoscere una parte di sé che credeva inesistente.

    Commento. Mi dicono che questo non è certo il libro migliore della saga, eppure come apri-pista direi che fa gli onori di casa come meglio non ci si potrebbe aspettare.
    In questo libro c'è tutto. Personaggi dannati (e non sto certo pensando a Wrath) che fanno il proprio ingresso in punta di piedi, ma che quando compaiono si fanno sentire in modo considerevole.
    Il carattere di ognuno dei fratelli è ben delineato, anche se è ben chiaro che non è tutto qui, che nei prossimi libri ci aspetta molto di più, qualcosa di meglio.
    Eppure già Wrath è un personaggio che entra facilmente in testa, per abbandonare i pensieri non molto facilmente.
    E se davvero glia ltri fratelli sono ben più interessanti, non vedo l'ora di fiondarmi sui prossimi libri.

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    Posted on Apr 7, 2009 | Add your feedback

Cover of A Lick of Frost
  • *** This comment contains spoilers! ***

    Meredith Gentry si fa più dark, in quello che posso definire il libro più bello della serie.
    Messi da parte i capitoli lascivi ed inutilmente prolissi sugli innumerevoli rapporti sessuali della principessa, in questo sesto libro finalmente vediamo crescere i rapporti umani.
    La lentezza di ... (continue)

    Meredith Gentry si fa più dark, in quello che posso definire il libro più bello della serie.
    Messi da parte i capitoli lascivi ed inutilmente prolissi sugli innumerevoli rapporti sessuali della principessa, in questo sesto libro finalmente vediamo crescere i rapporti umani.
    La lentezza di narrazione della Hamilton è sempre quella (150 pagine solo per cambiare stanza!), ma era da diversi libri che non riusciva a ricreare quella tensione che per un libro del genere (e per il lettore che se lo sorbisce) è semplice vita.
    Merry fa i conti con i propri sentimenti e con i doveri di erede al trono (tutti alquanto spiacevoli). Se fino a metà libro la trama è interessante ma ugualmente banale a tutti gli altri che l'hanno preceduta, nella seconda parte (finalmente!) si ha un pò d'azione e un pò di sentimenti (che sembravano quasi dimenticati, e solo per far spazio ad amanti lagnosi, o così pieni d'orgoglio da diventare strafottenti).

    Ecco, l'unica cosa che non m'è piaciuta è quella dei sei padri.
    Che cosa banale ed idiota per mettere tutti d'accordo =_=

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    Posted on Mar 27, 2009 | Add your feedback

Cover of Mistral's Kiss
  • 1 person find this helpful

    Purtroppo il mio inglese è un attimino più misero di quel che pensassi.
    Ho perso alcune parti leggendo il libro precedente, e ne sto perdendo altre in quest'altro. Gli avvenimenti principali li comprendo, ma ad un certo punto (a metà libro) mi ritrovo i nostri eroi (dopo la solita e regolare s ... (continue)

    Purtroppo il mio inglese è un attimino più misero di quel che pensassi.
    Ho perso alcune parti leggendo il libro precedente, e ne sto perdendo altre in quest'altro. Gli avvenimenti principali li comprendo, ma ad un certo punto (a metà libro) mi ritrovo i nostri eroi (dopo la solita e regolare scopata) in mezzo ad una foresta e non ho la più pallida idea di come e perchè ci siano arrivati.

    Comunque, quisquilie a parte, Merry si legge sempre facilmente e (personalmente) anche volentieri (basta ricordarsi di tralasciare il fatto che scopino tutti come ricci).

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    Posted on Mar 13, 2009 | Add your feedback

Cover of A Stroke of Midnight
Cover of The Summer Garden
Cover of Eclipse
  • 8 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Di questo libro non so davvero che pensare.
    Bella per l'intero libro è estremamente ipocrita, incoerente e falsa. Per due libri e mezzo grida amore eterno ad Edward ed è disposta a venir trasformata in vampiro per potergli stare accanto come lei desidera. Poi arriva Jacob che, presuntuoso, cont ... (continue)

    Di questo libro non so davvero che pensare.
    Bella per l'intero libro è estremamente ipocrita, incoerente e falsa. Per due libri e mezzo grida amore eterno ad Edward ed è disposta a venir trasformata in vampiro per potergli stare accanto come lei desidera. Poi arriva Jacob che, presuntuoso, continua a dichiarare sicuro di sè che Bella in realtà ama lui e non il 'succhiasangue', e lei ci casca pure. Apparte che un ragazzo così io l'avrei riempito di ceffoni, ma il bello è che dopo un paio di volte che Jacob Black le ripete 'sta solfa, lei inizia a piangere disperata perchè sa di non poter lasciare Edward (ma perchè, poi?) e che quindi dovrà dire addio a Jacob. Il momento clou arriva quando Jacob bacia Bella per la seconda volta (tra l'altro, costringendola pure a supplicarlo. Quant'è manipolabile Bella), lei inizia a rispondere al bacio e lascia la sua fantasia a briglia sciolta: arriva a ddirittura a immaginare la bella famigliola composta da lei e Jacob felici e contenti, con tanto di pargoletti al seguito. Non contenta, e da brava samaritana, confessa pure a Jake di volere quella vita. Eppure, non si capisce bene perchè, torna da Edward sempre più convinta di non pterlo lasciare, chissà per quale motivo e per quale misteriosa forza superiore.
    Jake è oscenamente presuntuoso, arrogante ed arrivista nella sua certezza che Bella in realtà ami lui e non Edward (che poi Bella lo appoggi in questa convinzione, è un altro discorso). L'ultimo capitolo a lui dedicato è completamente inutile. Non so quale fosse l'intento della Meyer mentre lo scriveva, ma se era incentrato a suscitare la pena del lettore direi che ha fallito miseramente. E se non per formare un banale e classico (quanto noioso) triangolo amoroso, il suo intero personaggio è completamente inutile, buttato al vento.

    Per quanto riguarda Edward, il suo personaggio diventa più nauseante man mano che la trama va avanti. E, diciamolo, decisamente surreale, anche per essere un vampiro.
    Innanzitutto si perde un pò, nella trama, la differenza tra lui e Bella e il sacrificio che compiva Ed nel primo libro ogni volta che le stava accanto. Anche se questo punto è abbastanza comprensiile e sorvolabile. Ciò che è poco credibile è Edward stesso. E' troppo gentile, troppo paziente, troppo comprensivo, troppo, troppo, troppo. Persino per un libro del genere un personaggio simile, portato tanto all'esasperazione, è una nota stonata, nell'insieme. Nel finale, con Bella e i suoi dubbi esistenziali, sembra quasi essere un controno. Appoggia tanto Bella da lasciarla in pace, limitandosi a consolarla e a farsi venire fuorvianti ed inutili sensi di colpa. Insomma, non è lo stesso Edward di cui mi sono innamorata nel primo libro... e qui non si può nemmeno parlare di crescita spirituale e simili. Parte del suo fascino è andato perduto, e non oso pensare a cosa capiterà nel quarto libro.

    Apparte questi tre (ormai quasi insulsi, per lo meno due) personaggi, il libro in sè è godibile. Il finale di New Moon presagiva per Eclipse una specie di storpiatura di Romeo e Giulietta, ma per fortuna il epricolo viene scampato (grazie ad Edward). Ed è stato bello vedere due acerrimi nemici (anche se uno dei due era Jacob) imparare a convivere e combattere fianco a fianco per un bene comune. Anche se magari detto così suona un pò sdolcinato, moralista e banale.
    Insomma, sarebbe stato decisamente un libro migliore se ci fosse stata, da parte dell'autrice, una maggiore attenzione nella caratterizzazione dei personaggi.

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    Posted on Oct 21, 2007 | Add your feedback

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