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5 people find this helpful
*** This comment contains spoilers! ***
Voto 10.
Sarà pure un'esagerazione, ma chi se ne frega.
Il libro nella sua totalità è bello, bellissimo.
JK ha aggiunto un sacco di cose nuove, ma è riuscita a destreggiarsi sia fra esse che fra i vecchi misteri che ancora non aveva svelato.
Bhè, a mio personalissimo avviso si è ... (continue)
Voto 10.
Sarà pure un'esagerazione, ma chi se ne frega.
Il libro nella sua totalità è bello, bellissimo.
JK ha aggiunto un sacco di cose nuove, ma è riuscita a destreggiarsi sia fra esse che fra i vecchi misteri che ancora non aveva svelato.
Bhè, a mio personalissimo avviso si è destreggiata bene. C'è qualche capitolo che annoia, qualcuno che magari è fermo, ma in ogni capitolo c'è qualcosa per cui andare avanti.
Ma ci sono parti, spezzoni, capitoli in cui Jo supera se stessa.
Harry a Godric's Hollow. Che pianti. Immaginare Harry vedere le tombe dei genitori. E le frasi dedicate ad Harry? Mi sono sciolta, a quel punto. In più, non contenta, JK ci aggiunge anche il ricordo completo della notte in cui James e Lily vennero uccisi. ;_;
La battaglia finale. Mi aspettavo una scena alla 'fine del mondo', dove Harry tirava fuori tutti gli incantesimi imparati, dove ancora una volta le bacchette di uno e dell'altro avrebbero rivelato chissà quale altro segreto... mi immaginavo qualcosa che non era quello ho letto.
Jo, per la 46346547314654ma volta in questo libro, ha superato se stessa.
Il mago al momento più potente esistente e un ragazzetto di 17 anni che gli è sfuggito ben due volte. Si fronteggiano e 'sparano' un solo incantesimo ciascuno. Per Voldemrot è l'Avada Kedavra. Per Harry l'altrettanto classico e banale Expelliarmus.
Ta-dà! Trionfo del bene.
Ebbene, c'è molto dietro a tanto poco.
Ho amato questo unico, breve ed intenso duello, come JK ha saputo -al meglio- rendere al lettore la differenza fra questi due. Da una parte abbiamo il grande, diabolico ed ignorante Voldemort. Voldemort che ha scelto di credere di essere invincibile, e che crede solo in ciò che appoggia questa sua convinzione. E dall'altra abbiamo Harry, Harry e la sete di verità, Harry e il suo 'I won't blast people out of my way just because they're there, that's Voldemort's job.'. Lui non avrebbe mai potuto usare l'Avada Kedavra perchè non crede in essa. Dumbledore gli ha detto che non può uccidere Voldemort con l'odio, e usare l'Avada Kedavra significa esattamente ciò: odio. Ed è per questo che Harry viene riconosciuto da Stan quando gli lancia addosso l'Expelliarmus. Ed è ancora per questo che Harry non se n'è mai veramente pentito. E' lui, è cio che è.
E ciò che accade nella foresta... omg. Non solo Harry, ma anche Voldemort viene colpito dalla maledizione, ed entrambi si ritrovano a King's Corss, in questa specie di limbo. Ma Harry è l'unico che riesce ad alzarsi, a camminare, a parlare. Quel bambino che Harry non osa avvicinare, ma che comunque vorrebbe aiutare, è ciò che rimane dell'anima di Voldemort dopo la distruzione della parte della sua anima che risiedeva in Harry, e dopo la distruzione di quasi tutti gli Horcruxes. In quel luogo, in quel limbo, è Voldemort che ha bisogno d'aiuto. Perchè fra lui ed Harry Potter, è proprio Tom Riddle il più povero.
Mentre Harry non è mai stato più grande. Addirittura Dumbledore appare radioso, non mai stato più contento, più felice. Saluta Harry in modo caloroso ('Harry. You wonderful bou. You brave, brave man.'). E non è più lui a spiegare cosa sia successo. E' Harry stesso che sa la risposta. Ed è quidni in questo 'limbo', in questo luogo dove la morte e la vita si annullano, è qui che termina il rapporto tra l'eroe e il suo mentore. Perchè ormai l'eroe è cresciuto, non ha più bisogno di una guida. Le risposte le ha già.
E Harry è l'eroe per eccellenza, il classico 'senza macchia'. E' incredibile come, dopo più di un anno in cui la Rowling ci ha lasciato credere che Harry sarebbe diventato in ogni caso o vittima o assassino, non si sia mai macchiato di omicidio.
Forse è banale, trito e ritrito, un pò ipocrita.
Ma Harry potter è ormai sopra a tutto questo.
Ho amato questo libro soprattutto per il suo punto forte: la caratterizzazione dei personaggi.
Ci vengono presentati vecchi personaggi in nuove vesti, ma senza che vengano stravolti, continuando così ad essere coerenti a sè stessi.
E poi c'è l'anti "mitificazione". Dumbledore ci viene alla fine presentato per quello che è: un uomo, prima che un mago. Fino al quinto libro ci viene presentato come l'unico mago di cui Voldemrot abbia mai avuto veramente timore, il Dumbledore che non sbaglia mai un colpo, l'uomo giusto, quello a cui rivolgersi quando hai un problema. Nel sesto ha fatto vacillare questa convinzione, lasciandoci nel dubbio. E nel settimo l'ha trasformato. L'ha reso più umano, più comprensibile ai nostri occhi. Dumbledore è un uomo che, per arrivare dov'era lui, ha fatto molti sbagli, ed ha imparato da essi. Eppure anche verso la fine ha commesso un errore. Ma neanche Harry lo biasima. Perchè quello che ha fatto per rimediare va ben al di là di ciò in cui ha sbagliato.
Poi c'è il personaggio di Harry. Colui che nel capitolo 35 supera di gran lunga il suo mentore, il mago più potente, Dumbledore. Ora è Harry chi Voldemort veramente teme. E' Harry il 'master of death', l'unico che abbia veramente compreso il complesso dilemma della morte, e colui che veramente è pronto ad accettarla, in tutte le sue sfaccettature. Nemmeno Albus vi riuscì.
Eppure, nonostante verso il finale Harry sia l'eroe che libera il mondo magico e supera la morte, non smette di essere quel ragazzino a volte egocentrico che è sempre stato. JK ha creato un eroe umano, vicino a noi tutti.
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Capitolo 35.
Di questo capitolo non so seriamente che pensare.
Bello. Bellissimo. Tutto il lungo discorso tra Harry e Dumbledore, e questo nuovo rapporto che s'instaura tra i due...
Harry che scopre un nuovo Albus, e Dumbledore che comprende che Harry è più grande di lui.
Sotto il punto di vista umano è sublime.
Albus è a tutti gli effeti un uomo.
Jo ci ha abituati per ben sei libri a quest'uomo apparentemente invincibile, sicuro di sè, spesso ridanciano, scherzoso, l'unico mago che Voldemort abbia mai veramente temuto, forse il mago più potente vissuto. Poi l'appparente caduta del sesto libro. Il grande Albus Dumbledore che dimostra di essersi sbagliato e viene ucciso da quello che credeva il suo più fedele "amico".
Ma in questo settimo libro cambia tutto. Addirittura, Harry per 300 e passa pagine ha dubbi su di lui, è addirittura un poco rancoroso quando capisce che Dumbledore non ha avuto completa fiducia in lui.
E poi viene raccontata la sua infanzia, a renderlo più umano.
Ma questo capitolo è tutto. E' tutto ciò che Albus Dumbledore è stato veramente. Un mago buono, leale, potente, ma anche pieno di difetti. Ha fatto molti sbagli nella sua vita. Ed è per questo che prima di tutto Albus Dumbledore è un uomo.
E queste sue debolezze sono ciò per cui veramente lo amo. E' stato grande, una grande persona e un grande mago, nonostante le debolezze che ha avuto. E io lo ammiro per questo, soprattutto perchè ha ammesso i suoi sbagli, i suoi errori.
Harry.
Harry in questo capitolo sembra davvero l'Eletto. Prima era solo un nomignolo, un nome affibbiato da una scrittrice al suo personaggio. Qui diventa qualcosa di più.
Dumbledore ammette i suoi errori, ammette di aver tremendamente sottovalutato Harry, e ne è felice. Perchè Harry si è dimostrato al di sopra di ogni aspettativa possibile.
Può davvero un ragazzino simile aver avuto tanto coraggio, tanta intelligenza, e al contempo tanta paura in questo percorso fatto in tutto il libro? E può, nonostante le sue debolezze, essere arrivato sino a quel punto, dimostrandosi il più grande di tutti?
Ebbene, Harry è la risposta.
Seriamente, ho amato questo capitolo.
L'unica nota stonata è che la presenza di Dumbledore, sebbene abbastanza necessaria, la trovo un pò forzata.
E poi c'è Snape. Su di lui si sono già scritti molti papiri, ma non credo che ancora sia stato detto abbastanza, su questo splendido personaggio.
Piton è assolutamente il punto forte di questo libro. Il mio personaggio preferito.
E' un nuovo Piton, ma al contempo è sempre lui, il cinico stronzo bastardo.
E' un Piton buono che non rinnega ciò che è veramente, difetti compresi.
Ho amato il capitolo dedicato ai suoi ricordi, ho pianto come una bambina dall'inizio alla fine. Anzi, ho iniziato a piangere nel momento in cui ho capito che sarebbe davvero morto. Ed è morto. Così, ucciso da Nagini, mentre Harry lo guardava. Il piccolo Potter lo guardava e non sapeva. Non sapeva la verità e pensava di veder morire il suo nemico numero 2 (a me è dispiaciuta moltissimo l'assoluta mancanza di un dialogo fra i due).
E Snape... che gli dice 'Look... at... me' :cry: lui, che vuole vedere ancora e un'ultima volta gli occhi di Lily attraverso quelli di Harry...
E i suoi ricordi... Jo non ha trasformato questo personaggio nell'eroe completamente buono che si è sacrificato per il greater good, ma gli ha solo aggiunto quella parte di anima che Harry non era mai riuscito a vedere. Lo ha reso completo ai nostri occhi. E lo ha reso speciale, unico. Il regalo più bello che JK potesse farci è stato proprio quel dannato capitolo numero 33.
E poi, che rimane da dire? Ho amato questo libro perchè, come i precedenti, it's not just some books about a wizard.
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