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- L'uomo dei cerchi azzurri (2002)
- By Fred Vargas
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Finished on Jul 19, 2008




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- Io sono il tenebroso (1725)
- By Fred Vargas
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Finished on Jul 10, 2008




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DA PORTARE IN VACANZA -
"Clément era nel panico. Adesso sì che avrebbe avuto bisogno di essere intelligente! E invece era un imbecille, da più di vent'anni glielo ripetevano tutti: Clément, sei un imbecille, su, fai uno sforzo."
Se state preparando un elenco di titoli da mettere in valigia per le vacanze estive non d ... (continue)
- — Jul 20, 2008 | Add your feedback
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- Chi è morto alzi la mano (2280)
- By Fred Vargas
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Finished on Jun 24, 2008




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COINVOLGENTE -
"È un faggio, signora."
"Ne è sicuro? Mi scusi, ma è piuttosto importante.
Il ragazzo tornò a studiare l'albero. Con i suoi occhi cupi, ma non ancora spenti.
"Non c'è dubbio, signora."
"La ringrazio davvero. Lei è molto gentile."
Gli sorrise e si allontanò. Il ragazzo se ne ... (continue) - — Jun 25, 2008 | Add your feedback
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- Firmino (4963)
- Avventure di un parassita metropolitano
- By Sam Savage
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Finished on Jun 21, 2008




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FIRMINO. AVVENTURE DI UN PARASSITO METROPOLITANO -
Firmino è un topo, tredicesimo di tredici fratelli, nati negli anni Sessanta in una tana di fortuna ricavata dalla mamma Flo ("una pantegana alcolizzata") nello scantinato di una libreria a Boston. Non c'è nulla da mangiare in questo rifugio, se non i tanti, tantissimi libri polverosi raccolti sugli ... (continue)
- — Jun 21, 2008 | Add your feedback
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L'uomo dei cerchi azzurri
E' il primo libro di Fred Vargas dove compaiono il commissario Jean-Baptiste Adamsberg e il suo vice Danglard che dovranno risolvere un caso davvero complicato.
Ad attirare la loro attenzione è una serie di ritrovamenti che inizialmente sembrano banali: un estroso quanto misterioso girovago not ... (continue)
E' il primo libro di Fred Vargas dove compaiono il commissario Jean-Baptiste Adamsberg e il suo vice Danglard che dovranno risolvere un caso davvero complicato.
Ad attirare la loro attenzione è una serie di ritrovamenti che inizialmente sembrano banali: un estroso quanto misterioso girovago notturno traccia cerchi azzurri col gesso sui marciapiedi contornando qualche rifiuto di vario genere (dalla cacca di cane al tappo di bottiglia) come ad evidenziare qualcosa, mettedola al centro di una sorta di bersaglio e accompagnandola con una frase, sempre la stessa: "Victor, malasorte, il domani è alle porte".
Sembra nulla, ma Adamsberg, uomo dotato di grandissimo intuito, comprende al volo che il disegnatore di questi cerchi azzurri non è un innocuo buontempone con tempo da perdere, ma un crudele assassino potenziale.
Sembra impossibile coglierlo sul fatto malgrado gli appostamenti e l'unica possibilità è attendere che la vicenda degeneri sino all'omicidio, quando al centro di quei cerchi compare un cadavere, come aveva previsto Jean-Baptiste Adamsberg.
Le prime pagine
Mathilde tirò fuori l'agenda e scrisse: «II tizio seduto alla mia sinistra mi prende per i fondelli».
Bevve un sorso di birra e lanciò un'altra occhiata al vicino, un tizio immenso che da dieci minuti tamburellava con le dita sul tavolo.
Aggiunse sull'agenda: «Si è seduto troppo vicino, come se ci conoscessimo, invece io non l'ho mai visto. Sono sicura che non l'ho mai visto. Non c'è molto altro da dire su questo tizio che porta un paio di occhiali neri. Sono seduta all'aperto al Café Saint-Jacques e ho ordinato una birra alla spina. La bevo. Mi concentro sulla birra. Non trovo niente di meglio da fare».
Il vicino di Mathilde continuava a tamburellare sul tavolo.
- C'è qualcosa che non va? - domandò lei. Mathilde aveva la voce bassa e molto roca. L'uomo reputò che fosse una donna, e che fumasse tantissimo.
- Niente. Perché? - domandò l'uomo.
- Credo che mi dia sui nervi vederla giocherellare con il tavolo. Oggi tutto mi irrita.
Mathilde finì la sua birra. Era scipita, tipico di una domenica. Mathilde aveva l'impressione di soffrire più degli altri del comunissimo male da lei chiamato il male del settimo giorno.
- Ha più o meno cinquant'anni, presumo? - domandò l'uomo senza scostarsi da lei.
- Possibile, - disse Mathilde.
Fu contrariata. Che gliene importava, a quello ? Si accorse in quell'istante che il filo d'acqua della fontana di fronte, deviato dal vento, bagnava il braccio di un angelo scolpito più in basso, e questi erano forse attimi di eternità. In fondo, quel tizio le stava guastando l'unico attimo di eternità del suo settimo giorno.
E poi di solito le davano dieci anni di meno. Glielo disse.
- E allora ? - fece l'uomo. - Io non sono in grado di valutare come gli altri. Ma immagino che sia piuttosto bella, o sbaglio ?
- C'è qualcosa che non va nel mio viso? Non mi pare molto convinto, - disse Mathilde.
- Ma no, - disse l'uomo, - immagino che sia piuttosto bella, ma non potrei giurarci.
- Faccia un po' come le pare, - disse Mathilde. - Comunque lei è bello, e se può esserle utile potrei anche giurarlo. In verità, è sempre utile. Ma adesso la saluto. In fondo oggi sono troppo nervosa per aver voglia di parlare con gente come lei.
- Neanche io sono rilassato. Stavo per andare a vedere un appartamento da affittare ed è già preso. E lei?
- Mi sono lasciata scappare una persona a cui tenevo.
- Un'amica?
- No, una donna che seguivo nel metrò. Avevo preso un sacco di appunti e di colpo l'ho persa. Veda un po' lei!
- No. Io non vedo niente.
- E perché non ci prova.
- Ovvio che non ci provo.
- Davvero pesante, lei, come uomo.
- Si, sono pesante. E in più sono cieco.
- Oh Dio santo, - disse Mathilde. - Mi dispiace.
L'uomo si voltò verso di lei con un sorriso cattivo.
- Perché le dispiace? - disse. - In fondo non è mica colpa sua.
Mathilde pensò che era meglio se la smetteva di parlare. Ma sapeva anche che non ci sarebbe riuscita.
- E di chi è colpa? - domandò.
Il cieco bello, come Mathilde l'aveva già battezzato nella sua testa, si sistemò di tre quarti di spalle.
- Di una leonessa che stavo sezionando per capire il sistema di locomozione dei felini. Ma chissenefrega del sistema di locomozione dei felini! Certe volte mi dicevo che meraviglia, e altre volte pensavo, ma porca miseria i leoni camminano, indietreggiano, saltano, cos'altro c'è da sapere ? Un giorno ho dato un colpo di bisturi sbagliato...
- E le è sfuggito di mano.
- Esatto. Come fa a saperlo?
- So di uno, quello che ha costruito il colonnato del Louvre, che è stato ucciso cosi, da un cammello infetto posato su un tavolo. Ma era tanto tempo fa ed era un cammello. Sono due cose ben diverse.
- Ma i germi sono sempre germi. Mi sono finiti negli occhi. Sono stato spedito nel buio. Fine, non potevo più vedere. Merda.
- Era una stronza di leonessa. Ho conosciuto un animale cosi. Quanto tempo fa?
- Undici anni fa. Capace che adesso se la ride, la leonessa. Vabbè, adesso anch'io ogni tanto rido. Ma sul momento no. Un mese dopo sono tornato al laboratorio e ho distrutto tutto, ho sparso germi ovunque, volevo che finissero negli occhi di tutti e ho mandato in malora l'intero lavoro dell'equipe sulla locomozione dei felini. Ovviamente non ne ho tratto alcuna soddisfazione. Sono rimasto deluso.
© 2007, Giulio Einaudi editore
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