Ritengo che bastino le parole semplici sia nelle piccole che nelle grandi cose. La profondità di un pensiero è rivelata da chi ascolta, così come per formulare un pensiero ascoltiamo più o meno profondamente noi stessi. Nella semplicità ogni pensiero è agevole ed ognuno, in base alle proprie capacit
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Ritengo che bastino le parole semplici sia nelle piccole che nelle grandi cose. La profondità di un pensiero è rivelata da chi ascolta, così come per formulare un pensiero ascoltiamo più o meno profondamente noi stessi. Nella semplicità ogni pensiero è agevole ed ognuno, in base alle proprie capacità di ascolto, sarà libero di sostenere la verità che è capace di sostenere. Tuttavia nel tempo nasce il desiderio di avere un confronto alla pari, una comprensione quasi totale. Capita quindi di girare per le strade ed incontrare qualche vagabondo che espone un semplice cartello:
" Tra vivere e scegliere di vivere: la differenza é abissale. "
Letto il messaggio che il vagabondo ci offre, siamo liberi di decidere; siamo liberi di gettare o meno una monetina nell' abisso.
E' un libro meraviglioso. E' il libro di un paese delle meraviglie.
All' eremo di Ryokan conducono due ponti percorribili in entrambi i versi: il primo parte dal centro dell' Europa ed attraversa tutta la Russia, il secondo conduce direttamente al centro della cultura Cinese.
E' un libro meraviglioso. E' il libro di un paese delle meraviglie.
All' eremo di Ryokan conducono due ponti percorribili in entrambi i versi: il primo parte dal centro dell' Europa ed attraversa tutta la Russia, il secondo conduce direttamente al centro della cultura Cinese.
Ryokan(1758-1831) era un monaco buddista della setta Soto Zen. Queste sue poesie spaziano tra moltissimi temi: il linguaggio, la natura, la famiglia, l' amicizia, la poesia, la vita, l' impermanenza, ed infine gli uccelli. Cercherò di trasmettervi l' essenza, senza dilungarmi nell' analisi di ogni singolo punto.
Gli scritti di Ryokan ci mostrano gli insegnamenti fondamentali dello Zen: meditazione, libertà interiore e compassione. Di queste tre aspetti, i primi due si basano sulla meditazione e la disciplina; il terzo aspetto, la compassione, è forse quello più difficile da gestire. La compassione non possiamo imporla ed imporcela, nasce naturalmente nel contatto con la realtà e forse la sua forma espressiva non si basa sulle parole, ma su un religioso silenzio.
Trovo ironico che Ryokan sia riuscito ad impartire il più grande insegnamento Europeo: l' ironia, quella famosa ironia Socratica. Per questo vorrei trascrivere queste sue poesie. Quando una sera un ladro gli rubò la coperta che era tutto quello che aveva, Ryokan scrisse:
La Bella Luna lasciata dal ladro alla finestra.
In un altro componimento scrive:
E' facile dire con una parola di avere la diarrea; ma il dolore è insopportabile.
Questa poesia è straordinaria. Insegna molto, molto più di quello che sembra.
Le mie parole non sono sufficienti a trasmettere la totale comprensione di un pensiero così affascinante come quello buddista. Ma per tutti coloro che si sentono spinti in questa direzione, non sono capace di dare consigli ma di fornire una sola precauzione. E' vero che non è questione di forza ma di grazia, è vero che non è questione di ira ma di pace, è vero che non si tratta di conoscere l' avversario ma se stessi, ma la precauzione è non dimentare mai le leggi della fisica. Mi spiego meglio. Ryokan visse tra il settecento e l' ottocento, periodo storico in cui in Europa si diffondeva il pensiero filosofico di Cartesio e avanzavano le scoperte di Newton. Cartesio nel suo "Discorso sul Metodo" insegnò il dubbio, "Sul sistema del mondo" Newton espone la legge di gravitazione universale che agisce in ogni luogo e per ogni corpo. Secondo questa legge la forza di gravità è direttamente proporzionala alla massa dei corpi ed inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Ironicamente questa forza vale anche per spiegare alcuni nostri rapporti sociali ed affettivi. Il Giappone si aprì alla nostra cultura perchè interessato alla nostra scienza; perchè vide nel pensiero europeo qualcosa di interessante e noi affascinati da quella terra ricambiammo quell' interesse.
Ora chiediamoci perchè nei film orientali i monaci volano? Chiedimoci perchè i monaci orientali siano tra i pochi a scrivere poesi sugli uccelli? Non può essere forse che il loro sistema di pensiero li portasse a credere fermamente di poter volare? I Giapponesi si sono inchinati alla nostra cultura; io mi inchino dinanzi alla loro cultura. Tutto è nel rispetto e nella cultura. Il rispetto è un inchino, il rispetto è una forza di gravità.
p.s. Forse potevo esprimermi con parole migliori. Dedico questa recensione a tutte le persone che scrivono su Anobii con la forza della loro passione; mi sentivo in debito.
Mi sono chiesto cosa siano esattamente le "immagini di cristallo"? Come posso guardando qualcosa riconoscere in ciò che guardo un' immagine di cristallo? La risposta non è univoca, e per intendere cosa esattamente Kawabata intendesse e perchè Einaudi abbia pubblicato questa raccolta di racconti sott
... (continue)
Mi sono chiesto cosa siano esattamente le "immagini di cristallo"? Come posso guardando qualcosa riconoscere in ciò che guardo un' immagine di cristallo? La risposta non è univoca, e per intendere cosa esattamente Kawabata intendesse e perchè Einaudi abbia pubblicato questa raccolta di racconti sotto questo nome, è stato necessario leggere altri scritti di Kawabata.
Un immagine di cristallo è un riflesso. Riflesso su qualcosa. Siamo così abiuati a vedere le cose che ci circodano nella loro opacità che spesso dimentichiamo quanto il mondo possa essere lucido. Riflessi su finestre, su vetri, su ceramiche, su superfici metalliche, su ogni genere di superficie lucida. Basta sintonizzare l' occhio sui riflessi per iniziare a vedere lo spazio in modo diverso; per avere dello spazio profondità e prospettive differenti. Queste prospettive io le chiamo "verità". La realtà è unica. La scena è la stessa. Eppure da questa unica realtà scaturiscono riflessi diversi: "verità" diverse. Ognuno può avere la sua verità sebbene la realtà sia unica. Da questo assunto nascono una serie di correlazioni, che espongo in breve. La verità è strettamente legata alla menzogna, alla fiducia, alla credenza. La realtà è una verità dimostrata.
Da queste poche considerazioni intravedo un modo di intendere il romanzo, di interpretare uno scrittore e volendo anche un modo di vivere. Spesso si cade nell' errore di cercare la verità a tutti i costi perdendo di vista la realtà, e la classica espressione "fattene una ragione" è possibile rivederla come "trova e racconta la tua verità". La verità ha forse qualcosa di sentimentale, quel sentimento che la realtà non da l' impressione di fornirci. A volte noto come sia facile per uno scrittore scrivere di una verità in modo onesto ed essere contemporaneamente disonesto nei confronti della realtà. Mi chiedo quando il reale ed il vero si sovrappongono sino a coincidere? Nemmeno l' arte della fotografia riesce ad eliminare questa ambiguità di fondo. La risposta che trovo al momento è che sia possibile una sintesi esclusivamente nel "contatto fisico", nella vita reale, quando il sentimento della verità e la realtà fluiscono insieme in modo istantaneo. Dove manca il contatto non esiste una vera e propria realtà, ma una verità a cui credere o meno, condivisa o meno.
Quando ascoltiamo o leggiamo qualcosa, in qualsiasi forma si presenti, prestiamo orecchio ad una verità e con la nostra vita, fatta di tempo reale, di esperienze reali, di dati sensibili, prestiamo a quella verità una base solidissima di realtà. Se la nostra vita e la verità si sovrappongono ci sentiamo toccati, e quindi si realizza quel contatto di cui prima parlavo. Da questa ultima conclusione rimane ancora un certo sapore di "artificio", che a volte può essere ridottismo e molto sofisticato.
E' strano dirlo,ma da certi artifici e dalle "verità" possiamo solo essere toccati, ma in realtà non stiamo toccando con mano. Solo le persone che, allungando la mano o tendendo il dito, ti toccano possono afferrare e percepire ciò che contieni. Forse questo è un limite del romanzo, della scrittura e della parola in generale.
Può sembrare contraddittorio,(per me non lo è affatto), ma la realtà è priva di ogni verità, la realtà è senza "riflessi": bisogna saper guardare anche solo la realtà.
Tutti abbimo l' istinto eroico. A volte ci prende quella voglia di far del bene, di aiutare chi abbiamo vicino. Ma un supereroe è diverso. La prima cosa che un supereroe deve fare è scegliersi una città. Capite una città. Ritrovare in questo volume, esattamente nella prima pagina di questo volume, u
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Tutti abbimo l' istinto eroico. A volte ci prende quella voglia di far del bene, di aiutare chi abbiamo vicino. Ma un supereroe è diverso. La prima cosa che un supereroe deve fare è scegliersi una città. Capite una città. Ritrovare in questo volume, esattamente nella prima pagina di questo volume, un immagine di Bruce Wayne con le parole : "Io credo in Gotham City." è qualcosa che colpisce nel profondo che va a segno. Non è Batman a credere in Gotham City, ma è il semplice uomo Bruce a credere nella sua città. Ripeto: questa cosa va a segno, colpisce in pieno. Batman, è sempre Batman. E' il supereroe che ho scelto. Gordon, Due Facce, Joker, Catwoman. E' una realtà che cammina parallelamente alla nostra. Scegliete bene i vosti supereroi.
Luna Park è un fumetto. E' la storia di Alik, un russo che reduce da un' assurda guerra in Cecenia emigra in America. Alik dice che sia per lavoro, ma forse è per cambiare, per dimenticare. Noi non sappiamo cosa Alik veramente cerchi, perchè nemmeno lui ne è consapevole. Forse i suoi sogni parlano
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Luna Park è un fumetto. E' la storia di Alik, un russo che reduce da un' assurda guerra in Cecenia emigra in America. Alik dice che sia per lavoro, ma forse è per cambiare, per dimenticare. Noi non sappiamo cosa Alik veramente cerchi, perchè nemmeno lui ne è consapevole. Forse i suoi sogni parlano per lui. A noi non resta altro che interpretare quello che lui trova in America; altro che sogni.
Alik finisce per lavorare in un Luna Park di Coney Island. Si occupa di divertimenti. Intediamoci divertimenti da grandi, gli stessi grandi che comprano zucchero filato e gelati ai bambini. Alik si muove tra case stregate, ruote panoramiche, montagne russe, ma in questo luogo trova anche una giostra speciale: una giostra fatta di passioni che durano millenni, vecchie come l' uomo. La giostra ha un cavallo di bronzo che ricorda un vecchio poema di Puskin "Il cavaliere di Bronzo." Lui è russo e ricorda Puskin. Noi Italiani non possiamo fare a meno di pensare a Fellini.
Perchè Alik ricorda proprio il cavaliere di Bronzo? Il cavaliere di Bronzo è un poema diviso in tre parti. "Nella prima parte viene presentato Eugenio, un uomo discendente da una casata una volta in auge e adesso decaduta, senza nessun genio particolare e con una vita mediocre, lamentoso nei confronti del proprio destino, attaccato alla vita solo in prospettiva della sua speranza, il suo "sogno", una ragazza, Paraša, e la sua vedova madre. È il cosiddetto piccolo uomo, senza ambizioni se non quelle di avere una stabile vita. Per tutta la notte la Neva, il fiume di Pietroburgo, lotta con le forze esterne del mare, che però alla fine ha ragione delle sue difese e invade la città, che resta in balia della distruzione per una notte intera. Una volta terminata la furia della tempesta, la città torna alla normalità, con il freddo popolo indifferente agli accadimenti e pronto a portare avanti la quotidianità senza troppi patemi.
Eugenio però, resosi conto di aver perso ciò che era la sua speranza, ovvero Parascia, morta durante l’alluvione, perde la ragione e si avvia ormai straniero per le strade della città. Vive così per un periodo vagando senza meta, fino a quando non si trova sotto la statua di Pietro, esattamente nel luogo dove aveva preso scampo durante la tempesta. La mente sembra schiarirgli e sfoga col suo pugno chiuso la rabbia contro l’immobile e forte imperatore, fondatore della città e responsabile di questa sua apertura sul mare e, quindi, della conseguente devastazione dell’inondazione. La statua prende allora vita e insegue per la città Eugenio che, in preda al terrore, cerca disperatamente la salvezza. Non la troverà e, senza che venga specificato come, viene trovato morto forse vicino ai resti di quel sogno infranto che aveva dato un senso alla sua vita." (Wikipedia)
Le cose per Alik stanno così. Questa è la giostra della sua vita, delle vita passate, di quelle future, anzi di tutte le sue vite possibili. Alik finisce per rivive i versi di Puskin:
"Il povero pazzo [Eugenio] girò intorno al piedistallo dell'idolo e rivolse i selvaggi sguardi al volto del sovrano di mezzo mondo "Bene, o costruttore miracoloso! - sussurrò, tremando per l'odio - ti farò vedere io!...". E tutto a un tratto cominciò a correre a rompicollo. Gli era sembrato come se il viso dello zar minaccioso, accesosi istantaneamente d'ira, si fosse rigirato lentamente...E corre per la piazza vuota e ode dietro di sé, come fosse il rombo di un tuono, rintronare sullo scosso selciato un pesante galoppo. E illuminato dalla pallida luna vede il Cavaliere di bronzo che con la mano levata in alto sul cavallo galoppante lo segue fragorosamente alle calcagna. Per tutta la notte il povero demente, ovunque rivolgesse i passi, sempre sentiva dietro di lui galoppare il Cavaliere di bronzo col suo pesante calpestio."
Ma Alik voleva solo questi versi:
"Voglio una casa semplice e modesta, per me e Parasa, via dalla tempesta.."
Le lacrime di Nietzsche
Ritengo che bastino le parole semplici sia nelle piccole che nelle grandi cose.continue)
La profondità di un pensiero è rivelata da chi ascolta, così come per formulare un pensiero ascoltiamo più o meno profondamente noi stessi.
Nella semplicità ogni pensiero è agevole ed ognuno, in base alle proprie capacit ... (
Ritengo che bastino le parole semplici sia nelle piccole che nelle grandi cose.
La profondità di un pensiero è rivelata da chi ascolta, così come per formulare un pensiero ascoltiamo più o meno profondamente noi stessi.
Nella semplicità ogni pensiero è agevole ed ognuno, in base alle proprie capacità di ascolto, sarà libero di sostenere la verità che è capace di sostenere.
Tuttavia nel tempo nasce il desiderio di avere un confronto alla pari, una comprensione quasi totale. Capita quindi di girare per le strade ed incontrare qualche vagabondo che espone un semplice cartello:
" Tra vivere
e
scegliere di vivere:
la differenza
é
abissale. "
Letto il messaggio che il vagabondo ci offre, siamo liberi di decidere; siamo liberi di gettare o meno una monetina nell' abisso.
Poesie di Ryōkan
E' un libro meraviglioso. E' il libro di un paese delle meraviglie.
All' eremo di Ryokan conducono due ponti percorribili in entrambi i versi: il primo parte dal centro dell' Europa ed attraversa tutta la Russia, il secondo conduce direttamente al centro della cultura Cinese.
Ryokan(1758-1831) era ... (continue)
E' un libro meraviglioso. E' il libro di un paese delle meraviglie.
All' eremo di Ryokan conducono due ponti percorribili in entrambi i versi: il primo parte dal centro dell' Europa ed attraversa tutta la Russia, il secondo conduce direttamente al centro della cultura Cinese.
Ryokan(1758-1831) era un monaco buddista della setta Soto Zen. Queste sue poesie spaziano tra moltissimi temi: il linguaggio, la natura, la famiglia, l' amicizia, la poesia, la vita, l' impermanenza, ed infine gli uccelli.
Cercherò di trasmettervi l' essenza, senza dilungarmi nell' analisi di ogni singolo punto.
Gli scritti di Ryokan ci mostrano gli insegnamenti fondamentali dello Zen: meditazione, libertà interiore e compassione.
Di queste tre aspetti, i primi due si basano sulla meditazione e la disciplina; il terzo aspetto, la compassione, è forse quello più difficile da gestire. La compassione non possiamo imporla ed imporcela, nasce naturalmente nel contatto con la realtà e forse la sua forma espressiva non si basa sulle parole, ma su un religioso silenzio.
Trovo ironico che Ryokan sia riuscito ad impartire il più grande insegnamento Europeo: l' ironia, quella famosa ironia Socratica.
Per questo vorrei trascrivere queste sue poesie.
Quando una sera un ladro gli rubò la coperta che era tutto quello che aveva, Ryokan scrisse:
La Bella Luna
lasciata dal ladro
alla finestra.
In un altro componimento scrive:
E' facile dire
con una parola
di avere la diarrea;
ma il dolore
è insopportabile.
Questa poesia è straordinaria. Insegna molto, molto più di quello che sembra.
Le mie parole non sono sufficienti a trasmettere la totale comprensione di un pensiero così affascinante come quello buddista. Ma per tutti coloro che si sentono spinti in questa direzione, non sono capace di dare consigli ma di fornire una sola precauzione.
E' vero che non è questione di forza ma di grazia, è vero che non è questione di ira ma di pace, è vero che non si tratta di conoscere l' avversario ma se stessi, ma la precauzione è non dimentare mai le leggi della fisica.
Mi spiego meglio. Ryokan visse tra il settecento e l' ottocento, periodo storico in cui in Europa si diffondeva il pensiero filosofico di Cartesio e avanzavano le scoperte di Newton.
Cartesio nel suo "Discorso sul Metodo" insegnò il dubbio, "Sul sistema del mondo" Newton espone la legge di gravitazione universale che agisce in ogni luogo e per ogni corpo.
Secondo questa legge la forza di gravità è direttamente proporzionala alla massa dei corpi ed inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Ironicamente questa forza vale anche per spiegare alcuni nostri rapporti sociali ed affettivi.
Il Giappone si aprì alla nostra cultura perchè interessato alla nostra scienza; perchè vide nel pensiero europeo qualcosa di interessante e noi affascinati da quella terra ricambiammo quell' interesse.
Ora chiediamoci perchè nei film orientali i monaci volano? Chiedimoci perchè i monaci orientali siano tra i pochi a scrivere poesi sugli uccelli? Non può essere forse che il loro sistema di pensiero li portasse a credere fermamente di poter volare?
I Giapponesi si sono inchinati alla nostra cultura; io mi inchino dinanzi alla loro cultura. Tutto è nel rispetto e nella cultura. Il rispetto è un inchino, il rispetto è una forza di gravità.
p.s. Forse potevo esprimermi con parole migliori. Dedico questa recensione a tutte le persone che scrivono su Anobii con la forza della loro passione; mi sentivo in debito.
Immagini di cristallo
Mi sono chiesto cosa siano esattamente le "immagini di cristallo"? Come posso guardando qualcosa riconoscere in ciò che guardo un' immagine di cristallo?continue)
La risposta non è univoca, e per intendere cosa esattamente Kawabata intendesse e perchè Einaudi abbia pubblicato questa raccolta di racconti sott ... (
Mi sono chiesto cosa siano esattamente le "immagini di cristallo"? Come posso guardando qualcosa riconoscere in ciò che guardo un' immagine di cristallo?
La risposta non è univoca, e per intendere cosa esattamente Kawabata intendesse e perchè Einaudi abbia pubblicato questa raccolta di racconti sotto questo nome, è stato necessario leggere altri scritti di Kawabata.
Un immagine di cristallo è un riflesso. Riflesso su qualcosa. Siamo così abiuati a vedere le cose che ci circodano nella loro opacità che spesso dimentichiamo quanto il mondo possa essere lucido. Riflessi su finestre, su vetri, su ceramiche, su superfici metalliche, su ogni genere di superficie lucida.
Basta sintonizzare l' occhio sui riflessi per iniziare a vedere lo spazio in modo diverso; per avere dello spazio profondità e prospettive differenti.
Queste prospettive io le chiamo "verità". La realtà è unica. La scena è la stessa. Eppure da questa unica realtà scaturiscono riflessi diversi: "verità" diverse.
Ognuno può avere la sua verità sebbene la realtà sia unica. Da questo assunto nascono una serie di correlazioni, che espongo in breve. La verità è strettamente legata alla menzogna, alla fiducia, alla credenza. La realtà è una verità dimostrata.
Da queste poche considerazioni intravedo un modo di intendere il romanzo, di interpretare uno scrittore e volendo anche un modo di vivere. Spesso si cade nell' errore di cercare la verità a tutti i costi perdendo di vista la realtà, e la classica espressione "fattene una ragione" è possibile rivederla come "trova e racconta la tua verità". La verità ha forse qualcosa di sentimentale, quel sentimento che la realtà non da l' impressione di fornirci.
A volte noto come sia facile per uno scrittore scrivere di una verità in modo onesto ed essere contemporaneamente disonesto nei confronti della realtà.
Mi chiedo quando il reale ed il vero si sovrappongono sino a coincidere? Nemmeno l' arte della fotografia riesce ad eliminare questa ambiguità di fondo.
La risposta che trovo al momento è che sia possibile una sintesi esclusivamente nel "contatto fisico", nella vita reale, quando il sentimento della verità e la realtà fluiscono insieme in modo istantaneo. Dove manca il contatto non esiste una vera e propria realtà, ma una verità a cui credere o meno, condivisa o meno.
Quando ascoltiamo o leggiamo qualcosa, in qualsiasi forma si presenti, prestiamo orecchio ad una verità e con la nostra vita, fatta di tempo reale, di esperienze reali, di dati sensibili, prestiamo a quella verità una base solidissima di realtà. Se la nostra vita e la verità si sovrappongono ci sentiamo toccati, e quindi si realizza quel contatto di cui prima parlavo.
Da questa ultima conclusione rimane ancora un certo sapore di "artificio", che a volte può essere ridottismo e molto sofisticato.
E' strano dirlo,ma da certi artifici e dalle "verità" possiamo solo essere toccati, ma in realtà non stiamo toccando con mano.
Solo le persone che, allungando la mano o tendendo il dito, ti toccano possono afferrare e percepire ciò che contieni.
Forse questo è un limite del romanzo, della scrittura e della parola in generale.
Può sembrare contraddittorio,(per me non lo è affatto), ma la realtà è priva di ogni verità, la realtà è senza "riflessi": bisogna saper guardare anche solo la realtà.
Batman: il lungo Halloween
Tutti abbimo l' istinto eroico. A volte ci prende quella voglia di far del bene, di aiutare chi abbiamo vicino. Ma un supereroe è diverso.continue)
La prima cosa che un supereroe deve fare è scegliersi una città. Capite una città.
Ritrovare in questo volume, esattamente nella prima pagina di questo volume, u ... (
Tutti abbimo l' istinto eroico. A volte ci prende quella voglia di far del bene, di aiutare chi abbiamo vicino. Ma un supereroe è diverso.
La prima cosa che un supereroe deve fare è scegliersi una città. Capite una città.
Ritrovare in questo volume, esattamente nella prima pagina di questo volume, un immagine di Bruce Wayne con le parole : "Io credo in Gotham City." è qualcosa che colpisce nel profondo che va a segno.
Non è Batman a credere in Gotham City, ma è il semplice uomo Bruce a credere nella sua città.
Ripeto: questa cosa va a segno, colpisce in pieno.
Batman, è sempre Batman. E' il supereroe che ho scelto. Gordon, Due Facce, Joker, Catwoman. E' una realtà che cammina parallelamente alla nostra.
Scegliete bene i vosti supereroi.
Luna Park
Luna Park è un fumetto. E' la storia di Alik, un russo che reduce da un' assurda guerra in Cecenia emigra in America.continue)
Alik dice che sia per lavoro, ma forse è per cambiare, per dimenticare. Noi non sappiamo cosa Alik veramente cerchi, perchè nemmeno lui ne è consapevole. Forse i suoi sogni parlano ... (
Luna Park è un fumetto. E' la storia di Alik, un russo che reduce da un' assurda guerra in Cecenia emigra in America.
Alik dice che sia per lavoro, ma forse è per cambiare, per dimenticare. Noi non sappiamo cosa Alik veramente cerchi, perchè nemmeno lui ne è consapevole. Forse i suoi sogni parlano per lui. A noi non resta altro che interpretare quello che lui trova in America; altro che sogni.
Alik finisce per lavorare in un Luna Park di Coney Island. Si occupa di divertimenti. Intediamoci divertimenti da grandi, gli stessi grandi che comprano zucchero filato e gelati ai bambini. Alik si muove tra case stregate, ruote panoramiche, montagne russe, ma in questo luogo trova anche una giostra speciale: una giostra fatta di passioni che durano millenni, vecchie come l' uomo. La giostra ha un cavallo di bronzo che ricorda un vecchio poema di Puskin "Il cavaliere di Bronzo."
Lui è russo e ricorda Puskin. Noi Italiani non possiamo fare a meno di pensare a Fellini.
Perchè Alik ricorda proprio il cavaliere di Bronzo? Il cavaliere di Bronzo è un poema diviso in tre parti.
"Nella prima parte viene presentato Eugenio, un uomo discendente da una casata una volta in auge e adesso decaduta, senza nessun genio particolare e con una vita mediocre, lamentoso nei confronti del proprio destino, attaccato alla vita solo in prospettiva della sua speranza, il suo "sogno", una ragazza, Paraša, e la sua vedova madre. È il cosiddetto piccolo uomo, senza ambizioni se non quelle di avere una stabile vita. Per tutta la notte la Neva, il fiume di Pietroburgo, lotta con le forze esterne del mare, che però alla fine ha ragione delle sue difese e invade la città, che resta in balia della distruzione per una notte intera. Una volta terminata la furia della tempesta, la città torna alla normalità, con il freddo popolo indifferente agli accadimenti e pronto a portare avanti la quotidianità senza troppi patemi.
Eugenio però, resosi conto di aver perso ciò che era la sua speranza, ovvero Parascia, morta durante l’alluvione, perde la ragione e si avvia ormai straniero per le strade della città. Vive così per un periodo vagando senza meta, fino a quando non si trova sotto la statua di Pietro, esattamente nel luogo dove aveva preso scampo durante la tempesta. La mente sembra schiarirgli e sfoga col suo pugno chiuso la rabbia contro l’immobile e forte imperatore, fondatore della città e responsabile di questa sua apertura sul mare e, quindi, della conseguente devastazione dell’inondazione. La statua prende allora vita e insegue per la città Eugenio che, in preda al terrore, cerca disperatamente la salvezza. Non la troverà e, senza che venga specificato come, viene trovato morto forse vicino ai resti di quel sogno infranto che aveva dato un senso alla sua vita." (Wikipedia)
Le cose per Alik stanno così. Questa è la giostra della sua vita, delle vita passate, di quelle future, anzi di tutte le sue vite possibili.
Alik finisce per rivive i versi di Puskin:
"Il povero pazzo [Eugenio] girò intorno al piedistallo dell'idolo e rivolse i selvaggi sguardi al volto del sovrano di mezzo mondo
"Bene, o costruttore miracoloso! - sussurrò, tremando per l'odio - ti farò vedere io!...".
E tutto a un tratto cominciò a correre a rompicollo.
Gli era sembrato come se il viso dello zar minaccioso, accesosi istantaneamente d'ira, si fosse rigirato lentamente...E corre per la piazza vuota e ode dietro di sé, come fosse il rombo di un tuono, rintronare sullo scosso selciato un pesante galoppo.
E illuminato dalla pallida luna vede il Cavaliere di bronzo che con la mano levata in alto sul cavallo galoppante lo segue fragorosamente alle calcagna.
Per tutta la notte il povero demente, ovunque rivolgesse i passi, sempre sentiva dietro di lui galoppare il Cavaliere di bronzo col suo pesante calpestio."
Ma Alik voleva solo questi versi:
"Voglio una casa semplice e modesta, per me e Parasa, via dalla tempesta.."