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All books
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- Il sole dei morenti (2486)
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By Jean-Claude Izzo -
Finished on Feb 11, 2012 




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- Pessime scuse per un massacro (261)
- Un romanzo de "Les italiens"
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By Enrico Pandiani -
Finished on Feb 13, 2012 




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- A un giovane italiano (47)
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By Carlo Azeglio Ciampi -
Finished on Feb 11, 2012 




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- Corte d'Assise (476)
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By Georges Simenon -
Finished on Feb 5, 2012 




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- The Digital Origins of Dictatorship and Democracy (4)
- Information Technology and Political Islam
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By Philip N. Howard -
Finished on Jan 5, 2012 




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- Democrazia e segreto (14)
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By Norberto Bobbio -
Finished on Jan 5, 2012 




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Bobbio ai tempi di WikiLeaks -
Einaudi ha riunito in un volume agile, sotto la cura dello studioso Mario Revelli, alcuni articoli di Norberto Bobbio dedicati allo “stato invisibile”, ai segreti della politica e al rapporto tra democrazia e trasparenza. Il titolo è Democrazia e segreto. Molti degli argomenti presentano elementi in ... (
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Feb 6, 2012 |
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- Ebreo (15)
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By D. O. Dodd -
Finished on Feb 4, 2012 




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Romanzo delle identità -
Di Ebreo, un thriller molto crudo – e davvero per stomaci forti – di un autore (o autrice…) canadese che utilizza da anni il nome di fantasia D. O. Dodd e che è stato pubblicato in questi giorni dalla milanese Leone Editore, mi hanno incuriosito, al termine della lettura, diversi aspetti.
Il primo ... (
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Feb 6, 2012 |
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- Da dove viene il vento (155)
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By Mariolina Venezia -
Finished on Jan 8, 2012 




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La passione civile (e amorosa) e il dramma dei clandestini nel nuovo romanzo di Mariolina Venezia -
Mariolina Venezia è scrittrice molto apprezzata anche dagli appassionati del genere legal grazie al successo di “Come piante tra i sassi”, il romanzo del 2009 che ha come protagonista il giovane sostituto procuratore Imma Tataranni di Matera, coinvolta in casi di omicidio, abusi edilizi e rifiuti to ... (
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Feb 6, 2012 |
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- L'assassino (691)
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By Georges Simenon -
Finished on Jan 9, 2012 




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Il delitto perfetto e le sue conseguenze -
Premetto, per correttezza nei confronti del lettore, che sono un po’ di parte nel recensire “L’assassino” di Georges Simenon, opera giovanile pubblicata nei mesi scorsi da Adelphi.
Sono un po’ di parte perché già in altre sedi l’ho definita come quella che è stata la mia migliore lettura di genere n ... (continue ) -
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Feb 6, 2012 |
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- L'affaire Dreyfus (41)
- La verità in cammino
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By Émile Zola -
Finished on Jan 11, 2012 




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L’errore giudiziario, Zola e l’affaire Dreyfus -
La Giuntina, casa editrice fiorentina specializzata in cultura ebraica, ha pubblicato qualche mese fa un volume, “L’affaire Dreyfus – La verità in cammino”, che riporta scritti di Émile Zola riferiti al cosiddetto “affare Dreyfus”, un caso che ebbe come protagonista un ufficiale ebreo che, nel 1894, ... (
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Feb 6, 2012 |
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- Per legge superiore (270)
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By Giorgio Fontana -
Finished on Jan 6, 2012 




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Un magistrato a Milano e l'incubo dell'errore giudiziario -
Nel 2011 Sellerio ha pubblicato, con la solita raffinata cura editoriale, un interessantissimo romanzo legal di Giorgio Fontana dal titolo (molto giuridico) “Per legge superiore”.
Il protagonista è Roberto Doni, un sostituto procuratore milanese di circa sessant’anni che vive con estrema tranquilli ... (continue ) -
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Feb 6, 2012 |
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- Ragionevole dubbio (26)
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By Elena Molinari Snel -
Finished on Jan 6, 2012 




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Un'italiana in una giuria USA per un processo di omicidio -
Elena Molinari Snel è una giornalista di origine italiana (che ha ottenuto, anche, la cittadinanza statunitense) che è stata convocata tre anni fa per rivestire il ruolo di Presidente di Giuria in un delicato processo nella Contea di Essex. Ha allora pensato bene, con uno stile molto vivace e da ver ... (
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Feb 6, 2012 |
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- L'uomo di paglia (731)
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By Michael Connelly -
Finished on Jan 6, 2012 




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Gli studi legali verso il cloud e “L’uomo di Paglia” di Connelly: rischi (e terrore) -
L’ultimo thriller di uno dei più grandi e apprezzati scrittori al mondo, Michael Connelly, è stato pubblicato nel 2011 da Piemme con il titolo “L’uomo di Paglia” (il traduttore ha scelto di allontanarsi un po’ dal senso del titolo originale, “Scarecrow”, “Spaventapasseri”) e gioca, ancora una volta, ... (
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Feb 6, 2012 |
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- Giustizia (566)
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By Friedrich Dürrenmatt -
Finished on Jan 5, 2012 




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Un Dürrenmatt contorto ma sempre affascinante -
L’editore Adelphi ha dato alle stampe, negli ultimi mesi del 2011, un volume di Friedrich Dürrenmatt molto particolare. “Giustizia”, infatti, è un romanzo poliziesco (con però, al centro, la figura di un avvocato) che è stato pubblicato, per la prima volta, nel 1985. L’Autore lo aveva cominciato nel ... (
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Feb 6, 2012 |
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- Giudici (892)
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By Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo -
Finished on Jan 6, 2012 




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Il giudice nelle pagine di un dream-team -
Nel 2011 Einaudi, all’interno della nota collana “Stile Libero”, ha proposto un libro, dal titolo “Giudici”, che ha attirato l’attenzione non solo degli addetti ai lavori ma anche del lettore non solitamente attento al genere legal o ai romanzi a sfondo giuridico. Il motivo è semplice: i tre autori ... (
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Feb 6, 2012 |
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The Digital Origins of Dictatorship and Democracy
Un recentissimo libro di un professore dell’Università di Washington a Seattle, Philip N. Howard, pubblicato nella collana di studi oxfordiani dedicati alle Digital Policies e significativamente intitolato The digital origins of dictatorship and democracy affronta, in maniera completa, il tanto diba ... (continue)
Un recentissimo libro di un professore dell’Università di Washington a Seattle, Philip N. Howard, pubblicato nella collana di studi oxfordiani dedicati alle Digital Policies e significativamente intitolato The digital origins of dictatorship and democracy affronta, in maniera completa, il tanto dibattuto tema del rapporto tra nuove tecnologie, regimi dittatoriali e “evoluzione” della democrazia in numerosi Stati. Il sottotitolo, altrettanto importante, precisa che lo studio dedica volutamente un’attenzione quasi esclusiva al quadro politico nei Paesi islamici. L’approccio è essenzialmente ricognitivo: prende le mosse da una mole enorme di dati che vengono presentati in appendice del libro con grafici e tabelle (ne costituiscono quasi il 50%!) e che servono da base solida per alcune osservazioni (e ragionamenti) che mi sono sembrati interessanti.
Il primo dubbio che l’autore si pone, osservando ciò che è avvenuto (o sta avvenendo) in molti Stati del mondo, è se le tecnologie dell’informazione siano in grado di dar vita a una infrastruttura tecnica talmente robusta da permettere ad attivisti, giornalisti indipendenti o dell’opposizione e a gruppi sociali di portare a veri e propri cambi di regime (o di politica) o se, al contrario, pur evidenziata l’indubbia importanza di tali tecnologie, siano ben altri gli elementi che contribuiscono a causare cambiamenti radicali ed epocali.
Ora, io sono convinto che sia sempre molto difficile “pesare” con precisione il ruolo che hanno le tecnologie in occasione di sommosse sociali, anche se l’autore, in questo caso, cerca di porre alla base delle sue considerazioni dati, numeri e tabelle basati su diversissimi tipi di media: ragiona sul numero di SMS scambiati in occasione delle proteste, sull’aumento o la diminuzione del traffico su Twitter (quell’umore degli utenti misurato con i grafici dei tweet circolati che è oggi tanto di moda e che sta interessando anche il mondo della finanza) in occasioni speciali, ad esempio prima di un Internet shut-down o nel caso di una reazione che l’autore definisce “vecchio stile” del regime (espulsione di corrispondenti stranieri, sequestro di quotidiani o arresto degli oppositori).
Una prima nota, a mio avviso corretta, dell’autore riguarda l’indubbia estrema difficoltà attuale di smantellare una rete informatica che, in molti Paesi, si è in un certo senso evoluta e consolidata. Mentre può essere facile, in un momento di crisi politica, impedire la diffusione delle notizie su carta stampata o “spegnere” il sistema di comunicazione tradizionale (ad esempio: televisioni e radio), sta diventando sempre più difficile per i governi bloccare completamente (e per lungo tempo) il traffico circolante in Internet e smantellare una infrastruttura che sta diventando sempre più indipendente e con “vita propria” (grazie anche a telefonini e strumenti “personali” degli attivisti).
La base di analisi di questo studio è, si diceva, tra le più ampie mai analizzate: ben 75 Stati che vantano una presenza di comunità musulmane significativa, tra cui 48 Paesi dove i musulmani sono la maggioranza (dove almeno il 50% della popolazione è musulmana) e i rimanenti 27 Paesi dove la presenza musulmana è minoritaria (ma conta, almeno, il dieci per cento della popolazione).
Individuato ogni singolo Stato come “oggetto di studio”, l’autore affronta numerosi aspetti: le rivolte, i progetti di e-government e la diffusione della tecnologia (per l’autore è importante comprendere quali di questi Stati siano realmente “online” e che capacità abbia la loro infrastruttura dell’informazione), lo stato dei giornalisti e del citizen journalism, della stampa e delle opposizioni, l’uso di strumenti mobili e del social network, la proprietà dei grandi mezzi di comunicazione, la presenza di “partiti online” (interessante notare, dice lo studioso, se si è in presenza di un’eguale possibilità di accesso alle infrastrutture da parte di tutti partiti). Tutto ciò, insomma, che può condizionare il “livello” democratico di un determinato Stato.
Con riferimento ai partiti online in questi Paesi, Howard nota due fattori: i) se, nel passato, i grandi partiti avevano il monopolio e addirittura, in alcuni casi, “incorporavano” e assorbivano i grandi mezzi di comunicazione, ora per loro è molto più difficile farlo con i media digitali, e ii) nonostante il credo comune, in molti casi i piccoli partiti e i gruppi più radicali di opposizione non sempre riescono a sfruttare al meglio Internet ma a farlo al meglio sono, spesso, quelli stessi grandi partiti che hanno investito negli ultimi anni anche in tecnologia.
Personalmente, la parte che più mi ha interessato è quella finale, dedicata alla censura e al possibile uso delle tecnologie anche per “plasmare” il pensiero e le menti (l’autore dice: “per gestire l’identità collettiva”). Le tecniche per la censura tecnologica sono note, e nota è anche la pericolosità delle stesse. Tali interventi non si limitano alla censura di notizie e al controllo della e-mail: consistono, anche, nella creazione di un vero e proprio sistema modulare di censura tecnologica.
In conclusione, l’approccio dell’autore è moderato e, mi sia consentito, quasi sempre positivo: sostiene, infatti, che, negli Stati che ha analizzato, sembri innegabile che le nuove tecnologie possano portare, e abbiano portato, maggiore “spirito democratico”. Forse un piccolo difetto è che viene trascurato il dark side delle tecnologie in regimi dittatoriali, ossia Howard non si sofferma troppo sugli aspetti negativi delle tecnologie in alcuni Paesi dove si registra, ad esempio, anche un aumentato potere di sorveglianza in capo allo Stato, di controllo dei mezzi di comunicazione, di individuazione e tracciamento di dissidenti o potenziali oppositori al regime.