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All books
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- 1984 (30896)
- By George Orwell
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Reading since Jan 29, 2012
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- Mattatoio n. 5 (7352)
- o La crociata dei bambini
- By Kurt Vonnegut
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Finished on Jan 27, 2012





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- The Great Gatsby (2642)
- By Francis Scott Fitzgerald
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Finished on Jan 12, 2012





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Una storia “scintillante”! -
Stati Uniti, 1922. Nick, originario del Mid West, decide di spostarsi sulla East Coast: lavora come agente per la compravendita di titoli azionari a New York e prende casa a West Egg, Long Island. Il suo nuovo vicino deve essere un personaggio noto ed eccentrico viste le sontuose e affollate feste c ... (continue)
- — Jan 14, 2012 | Add your feedback
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- Arancia meccanica (4711)
- By Anthony Burgess
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Finished on Dec 24, 2011





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Meglio una pace (coatta) oggi, o il libero arbitrio domani? -
«[...]. Nessuna domanda?
– La scelta, – tuonò una ciangotta profonda. Locchiai che apparteneva al salmiere della prigione. – In realtà lui non ha scelta, vero? Era il proprio interesse, la paura del dolore fisico che lo hanno spinto a quel grottesco gesto di autoavvilimento. La sua insincerità era a ... (continue) - — Dec 30, 2011 | Add your feedback
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- La fattoria degli animali (24755)
- By George Orwell
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Finished on Dec 3, 2011





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Meccanica dittatoriale -
Ambite a diventare leader assoluti? Tutto quello che vi serve sapere per raggiungere il vostro obiettivo è scritto in questo piccolo libro (e nella Storia).
Articolato in dieci brevi capitoli e sotto forma di apologo, questo racconto ripercorre le tappe della rivoluzione bolscevica e del conseguente ... (continue) - — Dec 7, 2011 | Add your feedback
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- La famiglia Winshaw (7981)
- By Jonathan Coe
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Finished on Nov 26, 2011





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Un'appassionata ma banale denuncia -
I ricchi rampolli di una antica e numerosa famiglia inglese si sono insinuati nei principali gangli della vita del paese: il parlamento, le banche, l'industria alimentare, il commercio delle armi, la televisione e i giornali. Grazie ad una condotta senza scrupoli, ciascuno di loro marcia indisturbat ... (continue)
- — Nov 28, 2011 | Add your feedback
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- Rulli di tamburo per Rancas (806)
- By Manuel Scorza
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Finished on Oct 21, 2011





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L'insostenibile leggerezza di una denuncia -
Invalicabili montagne, dense brume, clima ostile. Nel sottosuolo il minerale; sopra, nel distretto di Cerro de Pasco, la gioviale comunità di Rancas: l'Abigeo, che conosceva il futuro; il Ladro di Cavalli, che a «sette anni chiacchierava coi puledrini: a otto, nessun animale gli resisteva» (pag. 64) ... (continue)
- — Oct 27, 2011 | Add your feedback
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- Di cosa parliamo quando parliamo d'amore (2288)
- By Raymond Carver
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Finished on Oct 5, 2011





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Di cosa parliamo quando parliamo d'amore
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Icasticità minimale -
Storie brevi, minime. Uomini e donne colti in piccoli, quasi infinitesimi, frammenti della loro vita. Momenti intimi, per lo più di vita familiare, che, mancando di conclusione certa, rimangono appesi nel vuoto («Ci stringemmo la mano. Quella fu l'ultima volta che lo vidi. Mentre andavo a Chicago, m ... (continue)
- — Oct 7, 2011 | 2 feedbacks
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- Piero della Francesca (234)
- I Classici dell'Arte, 11
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Finished on Aug 21, 2011





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L'umano può trasmutare in divino -
Figure stilizzate, corpi duri e appena accennati, volti idealizzati ed ultraterreni, ambienti astratti e campiture dorate; questi sono gli stilemi del gotico medievale a cui Piero si oppone insieme ai 'pittori della luce' (Domenico Veneziano, Beato Angelico) di cui fu discepolo. Imbevendosi di neopl ... (continue)
- — Sep 12, 2011 | Add your feedback
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- Piero della Francesca (69)
- By Mario Bussagli
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Finished on Aug 17, 2011





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Piero della Francesca: trattatista ed intellettuale -
Piero della Francesca non fu solamente un eccellente pittore, ma anche un fine matematico e trattatista. Il primo trattato da lui composto fu il «Trattato d'abaco di cui purtroppo non si conoscono data di composizione e committente. [...] Diviso in “ragioni”, ossia in capitoli, il trattato no ... (continue)
- — Sep 12, 2011 | Add your feedback
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- Lotto (128)
- I Classici dell'Arte, 35
- By AA.VV.
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Finished on Apr 24, 2011





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Un inquieto pellegrino -
Un dato costante della biografia di Lorenzo Lotto sono i continui, e a tratti frenetici, spostamenti tra Venezia, Treviso, Bergamo, Roma e altri centri minori. La critica non è in grado di motivare documentariamente ciascuno di questi movimenti, tuttavia essi sono indice di un carattere fortemente i ... (continue)
- — Sep 16, 2011 | Add your feedback
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- Lotto - I simboli (30)
- By Mauro Zanchi
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Finished on Apr 10, 2011





Finished (re-read) on Sep 14, 2011




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Un uomo medioevale catapultato nel Rinascimento -
«I tratti distintivi della sua originale ricerca formale e concettuale vertono sostanzialmente su cinque percorsi, che permeano l'un l'altro e che sono: apertura alla quarta dimensione, soprattutto nel coro della basilica di Bergamo, per innescare un processo di coazione tra opera e fruitore, entro ... (continue)
- — Sep 15, 2011 | Add your feedback
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- Piero della Francesca o dell'arte non eloquente (24)
- By Bernard Berenson
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Finished on Apr 9, 2011





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Piero della Francesca o dell'arte non eloquente




L'ineloquenza del classico -
«Piero della Francesca sembra sia stato contrario alla manifestazione del sentimento, e disposto a tutto pur di evitarla. Esitava perfino a riprodurre la naturale reazione che si determina in un oggetto inanimato quando è investito da una forza, ad esempio il rimbalzo di un ceppo colpito da un'accet ... (continue)
- — Sep 12, 2011 | Add your feedback
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- L'informatica invisibile. Come gli algoritmi regolano la nostra vita... e tutto il resto (4)
- By G. Ausiello
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Finished on Sep 25, 2011





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L'informatica invisibile. Come gli algoritmi regolano la nostra vita... e tutto il resto
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Per una nuova consapevolezza tecnologica -
Telefoni cellulari, navigatori satellitari, bancomat, fotocamere digitali, computer portatili, internet ed altro ancora; sono innumerevoli gli strumenti tecnologici che l'uomo d'inizio XXI secolo quotidianamente utilizza e le cui funzionalità sono rese possibili solo grazie alle scienze informatiche ... (continue)
- — Sep 22, 2011 | Add your feedback
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- Piero della Francesca (5)
- Opera completa
- By Eugenio Battisti, Marisa Dalai Emiliani
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Finished on Sep 10, 2011





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Piero della Francesca e il primato dell'arte di provincia -
Piero della Francesca è stato un uomo doppiamente misterioso, non perché lo siano le sue opere («Una volta presa consuetudine con esse, cioè assunta per quanto è possibile una forma mentis quattrocentesca, si scopre come in realtà esse siano straordinariamente trasparenti, senza sottintesi, n ... (continue)
- — Sep 11, 2011 | Add your feedback
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Mattatoio n. 5
Kurt Vonnegut ha combattuto la Seconda guerra mondiale in Europa: fatto prigioniero e tradotto dai tedeschi a Dresda, è sopravvissuto ad uno dei più violenti bombardamenti americani in terra tedesca. A guerra finita tenta di narrare quegli eventi, ma non è facile: come poter spiegare l'insensatezza ... (continue)
Kurt Vonnegut ha combattuto la Seconda guerra mondiale in Europa: fatto prigioniero e tradotto dai tedeschi a Dresda, è sopravvissuto ad uno dei più violenti bombardamenti americani in terra tedesca. A guerra finita tenta di narrare quegli eventi, ma non è facile: come poter spiegare l'insensatezza della guerra senza scadere in un mucchio di banalità, o peggio ancora nel falso eroismo a stelle e strisce? Con trasparenza (e leggerezza) Vonnegut non ci nasconde questa sua difficoltà (note pag. 12, 13, 14, 22); l'imbarazzo e, allo stesso tempo, il peso dei ricordi personali sono tali che gli è impossibile raccontarli in prima persona: la fantasia dell'autore inventa quindi l'aiuto cappellano Billy Pilgrim e su di lui riversa il fardello della sua memoria.
Ma un “alter ego” non basta, la mente si rifiuta di ricostruire cronache fedeli e dettagliate di quegli avvenimenti, è necessario un distacco ulteriore. Le disavventure del povero Billy sui campi di battaglia, prima, e di prigionia, poi, sono riorganizzate per mezzo di una “falsa” finzione; Billy soffre di un disturbo: viaggia nel tempo (o nei sogni e nei ricordi?); non solo, Billy è stato rapito dagli alieni e da questi tradotto sul pianeta Tralfamadore. Il confronto con gli abitanti di quel pianeta è illuminante:
«"Dove sono?" disse Billy Pilgrim.
"Prigioniero di un blocco d'ambra, signor Pilgrim. Siamo dove dobbiamo essere in questo momento, a cinquecento milioni di chilometri dalla Terra, e procediamo verso una distorsione temporale che ci permetterà di arrivare a Tralfamadore in poche ore anziché qualche secolo."
"Come... Come ho fatto ad arrivare qui?"
"Ci vorrebbe un altro terrestre per spiegarglielo. I terrestri sono bravissimi a spiegare le cose, a dire perché questo fatto è strutturato in questo modo, o come si possono provocare o evitare altri eventi. Io sono un tralfamadoriano, e vedo tutto il tempo come lei potrebbe vedere un tratto delle Montagne Rocciose. Tutto il tempo è tutto il tempo. Non cambia. Non si presta ad avvertimenti o spiegazioni. È, e basta. Lo prenda momento per momento, e vedrà che siamo tutti, come ho detto prima, insetti nell'ambra."
"Lei mi ha l'aria di non credere nel libero arbitrio" disse Billy Pilgrim.
"Se non avessi passato tanto tempo a studiare i terrestri," disse il tralfamadoriano, "non avrei la più pallida idea di cosa intendete per 'libero arbitrio'. Ho visitato trentun pianeti abitati dell'universo e studiato i rapporti su altri cento. Solo sulla Terra si parla di libero arbitrio."» (pag. 85).
La destrutturazione della dimensione temporale, secondo la visione tralfamadoriana della vita (per cui non c'è un passato, un presente ed un futuro), pone inevitabilmente anche altri problemi. Innanzi tutto l'assenza di un “perché” dell'esistere e il conseguente nonsenso del concetto di identità («"Benvenuto a bordo, signor Pilgrim" disse l'altoparlante. "Domande?"
Billy passò la lingua sulle labbra, rifletté un momento e infine chiese: "Perché proprio io?".
"Questa è una tipica domanda da terrestre, signor Pilgrim. Perché proprio lei? Perché proprio noi, allora? Perché qualsiasi cosa? Perché questo momento semplicemente è. Ha mai visto degli insetti sepolti nell'ambra?"
"Sì." Effettivamente, Billy in ufficio aveva un fermacarte formato da un blocco di ambra levigata con tre coccinelle incastonate.
"Be', eccoci qua, signor Pilgrim, incastonati nell'ambra di questo momento. Non c'è nessun perché."» pag. 77).
Sotto questa nuova luce, la vita di Billy (così come quella di ogni uomo) non è altro che una successione di momenti, non ordinati secondo un prima e un dopo, ma “strutturati” in un certo modo. Questi a loro volta sono immutabili ed eterni, l'individuo non ha alcun potere su di essi, non può cambiarli né tanto meno evitarli. L'unica cosa che può fare e “riorganizzarli” («"C'è una cosa che i terrestri potrebbero imparare a fare, se davvero si sforzassero: ignorare i brutti momenti e concentrarsi su quelli buoni." "Uhm" disse Billy Pilgrim.», pag. 112).
E la guerra? In tutto questo, che senso ha la guerra? Anche la guerra e le sue violenze non sono altro che frammenti di vita non correlati tra loro, orribili ai nostri occhi, ma insensati proprio come tutti gli altri momenti. Ed in questo risiede la veemente accusa dell'autore contro di essa: una insensatezza “incastonata” nella più generale insensatezza della vita, e che, il più delle volte, si rivela essere una “crociata di bambini” («"Sa," disse [il colonnello], "noi, qui, la guerra abbiamo dovuto immaginarcela, e ci siamo immaginati che a farla fossero degli anziani come noi. Avevamo dimenticato che a fare la guerra sono i ragazzini. Quando ho visto quelle facce appena rasate, è stato uno choc. 'Dio mio, Dio mio,' mi sono detto, 'questa è la Crociata dei Bambini'."» pag. 102, vedi anche nota pag. 22).
La rilevanza delle problematiche affrontate è tale da determinare anche la struttura del testo: una ingarbugliata matassa di continui riferimenti a ciò che è già avvenuto, ma anche a ciò che avverrà («Edgard Derby, il professore di liceo che alla fine sarebbe stato fucilato, [...].» pag. 128; «Questo volontario era Edgard Derby, il professore di liceo che sarebbe stato fucilato a Dresda.» pag. 96); una fitta trama di immagini ricorrenti che attraversano orizzontalmente la successione, temporalmente spastica, dei momenti della vita di Billy («I tralfamadoriani possono guardare i diversi momenti proprio come noi guardiamo un tratto delle Montagne Rocciose.» pag. 33; «“Io sono un tralfamadoriano, e vedo tutto il tempo come lei potrebbe vedere un tratto delle Montagne Rocciose.”» pag. 85; «L'orologio aveva il quadrante fosforescente.» pag. 88; «[...] col viso che pareva un quadrante fosforescente.» pag. 89; «Da qualche parte il grosso cane abbaiò di nuovo. Per effetto della paura, degli echi e dei silenzi invernali, il suono che mandò sembrava quello di un grosso gong di bronzo.» pag. 52; «Da qualche parte un cane abbaiò. Per effetto della paura, degli echi e dei silenzi invernali, la voce di quel cane sembrava quella di un grosso gong di bronzo.» pag.82; «I suoi piedi nudi erano blu e avorio.» pag. 34; «Billy Pilgrim scese piano con i suoi piedi blu e avorio.» pag. 74; «Qualcuno gli aveva sfilato gli stivali. I suoi piedi erano blu e avorio.» pag. 138; «Mi portavo dietro una bottiglia di whisky irlandese come una campanella per annunciare il pranzo.» pag. 20; «Andò nel soggiorno, dondolando la bottiglia come una campanella per il pranzo, e accese la televisione.» pag. 74; «Mi sbronzo, e mando via mia moglie col mio alito che sa di iprite e di rose.» pag. 14; «Ma poi i corpi cominciarono a corrompersi e a liquefarsi, e c'era un odore di iprite e di rose.» pag. 195). L'intero racconto non è altro che un accostamento (quasi una sovrapposizione) di scene e di fatti senza una relazione di causa ed effetto, ma accomunati da elementi visivi ricorrenti che rendono il senso di un tempo eternamente immobile, eliminando alla radice qualsiasi traccia di divenire. Lo stravolgimento di un naturale parallelo fluire tra narrazione e progressione temporale dei fatti è tale che già a pagina 29 Vonnegut scrive:
«Ora ho finito il mio libro sulla guerra. Il prossimo che scriverò sarà divertente.
Questo è un disastro, e non poteva essere altrimenti, poiché è stato scritto da un pilastro di sale. Comincia così:
Ascoltate:
Billy Pilgrim ha viaggiato nel tempo.
E finisce così:
Puu-tii-uiit?»
Il romanzo nel suo complesso risulta divertente, vario e costellato di riflessioni sulla guerra, la violenza, il senso della vita, ecc. Un pessimistico senso di impotenza e di predestinazione permea tutto il racconto; fortuna che anche laddove sembra trionfare la facile scorciatoia della tralfamadoriana rimozione della memoria («"C'è una cosa che i terrestri potrebbero imparare a fare, se davvero si sforzassero: ignorare i brutti momenti e concentrarsi su quelli buoni." "Uhm" disse Billy Pilgrim.», pag. 112), lo scettico, laconico e umanissimo «Uhm» di Billy apre uno spiraglio al dubbio e alla speranza.
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