­Tristano

Di

Editore: Einaudi

3.7
(179)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8806156128 | Isbn-13: 9788806156121 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Una nuova edizione del celebre racconto di Thomas Mann, dove per la primavolta il tema dell'artista votato all'arbitrio trasgressivo della fantasia ein inconciliabile dissidio con la morale protestante s'impadronìdell'universo narrativo del grande scrittore tedesco, che non loabbandonò più fino al "Doctor Faust", considerato il suo capolavoro.In edizione bilingue.
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    Ecco «La Quiete», il sanatorio.
    Vent’anni prima di Hans Castorp sulla Montagna incantata: il sanatorio. Luogo assoluto oppure non luogo, reclusione e riposo, vite che si incontrano nell’unico spazio d ...continua

    Ecco «La Quiete», il sanatorio.
    Vent’anni prima di Hans Castorp sulla Montagna incantata: il sanatorio. Luogo assoluto oppure non luogo, reclusione e riposo, vite che si incontrano nell’unico spazio dove promiscuità sociale culturale valoriale è ammessa. Thomas Mann ci trapianta personaggi à la Buddenbrook, Tonio Kröger / Aschenbach intossicati d’arte.

    Quanto alla moglie del signor Klöterjahn, era chiaro ed evidente che gli era profondamente affezionata. Ne seguiva sorridendo le parole e i movimenti, non con l’indulgenza superba che certi sofferenti hanno nei confronti dei sani, ma con l’amabile gioia e partecipazione dei malati di buon carattere per le espressioni ottimistiche nei confronti della vita provenienti da gente che si sente bene nella propria pelle.
    Equivoco da spazzare via pena l’inganno: il matrimonio è d’amore. Gabriele ama Anton e Anton ama Gabriele. E anche se Anton junior è altro dalla madre, biondo rotondo e vorace come il papà, la benedizione dei cibi buoni pesanti scelti dei Buddenbrook, Gabriele ama suo figlio come ama suo marito che ama lei. La tragedia nasce perché non c’è alcuna infelicità assegnata, nasce perché la felicità non garantisce la felicità.
    – Sì, lasciai tutto questo, poiché cos’ vuole proprio la natura.
    – E poi si trattava della mia felicità.
    – Certo. E venne, la felicità…

    – Ma come può essere che lei, che lo capisce così bene, non lo sappia anche suonare?
    – Raramente le due cose si trovano insieme. No, non so suonare.

    Come in un film una scena d’amore tra veli, sfumature, dissolvenze, allusioni, vedo non vedo, il Preludio di Tristano e Isotta, la profezia che si autoavvera di Spinell, la rivelazione che la felicità non rende felici, è messa in scena da Mann con una sapienza che rende ardua l’emulazione. Il lettore, lo spettatore se preferite, è là, solo si perde e non sa: si trova alla Quiete ad ascoltare una donna che suona e un adoratore che ascolta, oppure legge con Mann il libretto di Tristano e Isotta, oppure è dentro l’opera e gli pare di sentire tutto il muro del suono di Wagner dimenticando che c’è un solo pianoforte nella’aria. Potenza dell’amore, connubio e felicità nella morte, culto della notte e orrore del giorno ingannatore, musica, amore, notte, morte.

    Tutto il resto è solo una macchia di sangue sul fazzoletto.
    La calma regnava a «La Quiete».

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ma nel titolo manca Isotta (perché?)

    Una piccola Montagna Incantata. Un semplice colle, un sanatorio con la sua umanità malata, l’amore, la morte, la musica foriera di morte. Uno scrittore solitario; una giovane sposa devota e piena di f ...continua

    Una piccola Montagna Incantata. Un semplice colle, un sanatorio con la sua umanità malata, l’amore, la morte, la musica foriera di morte. Uno scrittore solitario; una giovane sposa devota e piena di fascino accompagnata dal marito-mercante; qualche utile comparsa. Mondi inconciliabili.
    La fine di lei è prefigurata sin dall’inizio da una “venina” azzurra sulla fronte, sorta di marchio premonitore.
    Ti aspetteresti di veder comparire, da un momento all’altro, Lodovico Settembrini, lo spirito positivo de La Montagna Incantata, ma questo è un racconto breve e siamo ben lontani dai ritmi lenti dell’ “altro” sanatorio. La conclusione è rapida e lapidaria, da pratica ormai evasa (non è così che va il mondo reale?).
    ....................
    “L’escursione in slitta, di cui tutti parlarono ancora per parecchio tempo, aveva avuto luogo il 26 febbraio. Il giorno 27, un giorno di disgelo, in cui tutto si faceva molle, e sgocciolava e sguazzava e si fondeva, la moglie del signor Klöterjahn stava benissimo. Il 28 sputò un po’ di sangue…”

    ha scritto il 

  • 5

    Come una rosa tra i tuberi

    Si tratta dell’eterno conflitto tra la praticità ruvida propria all’uomo borghese, raggelato e indurito dalla razionalità, dall’impegno costruttivo, dal pensiero scientifico, e il sublime, immaginoso ...continua

    Si tratta dell’eterno conflitto tra la praticità ruvida propria all’uomo borghese, raggelato e indurito dalla razionalità, dall’impegno costruttivo, dal pensiero scientifico, e il sublime, immaginoso spirito dell’uomo artista, in volo verso mete lontane, estranee ai consueti rumori della vita terrena.

    È il dramma dell’Arte che, posta barbaramente a confronto con la cruda operatività imprenditoriale, si trascina offesa e malata dietro la consapevolezza della sua apparente inutilità. Come un’esile, splendida rosa, che talvolta, dimentica della sua bellezza ispiratrice, si sente inadeguata e, nel suo tormento, cede a questo mondo dell’inganno e del distacco, perlopiù abitato da funzionali e grossolani tuberi, spesso riccamente vestiti. Ma lontana dal suo libero giardino inselvatichito, dalle sublimi vette della sua improduttività, gettata al servizio di un triviale quotidiano, circondata da creature dal normale funzionamento, ferocemente amusicali e spregiudicate e nerborute e sciocche, infine la rosa, stanca, lentamente stingerà, spegnendosi su questo freddo suolo affollato di ottusi.

    “Io La odio, odio Lei e suo figlio, allo stesso modo che odio la vita, la brutale, ridicola e pur trionfante vita ch’Ella impersona, eternamente contrapposta e mortalmente nemica del bello.”

    ha scritto il 

  • 5

    La sopravvivenza dell’artista

    Un racconto magnifico.
    L'incontro tra la penna di Thomas Mann e la misura del racconto dà vita a un testo elegante e ricco di immagini, capace di racchiudere in qualche decina di pagine la poetica e i ...continua

    Un racconto magnifico.
    L'incontro tra la penna di Thomas Mann e la misura del racconto dà vita a un testo elegante e ricco di immagini, capace di racchiudere in qualche decina di pagine la poetica e i temi centrali dell'autore di Lubecca: la malattia, la natura inadatta alla vita dell'esteta, la necessità di sublimare gli impulsi di morte nell'arte, il binomio amore e morte che trova espressione suprema nelle musiche di Wagner, la bellezza contaminatrice, l'insofferenza ma anche l'invidia per gli integri e i sani, la decadenza familiare di cui l'artista rappresenta lo stadio finale.
    Scritto dopo il successo del primo romanzo I Buddenbrook, il Tristano di Mann incanta il lettore con una potente sintesi di significati, fino alla loro sublimazione finale. La figura del bambino nella sua carrozzina rimanda l'immagine di un re in miniatura, re della vita che si fa beffe dell'artista, dalla cui splendente e selvaggia forza vitale egli è costretto a fuggire "con il passo sforzatamente esitante di un uomo che cerca di dissimulare una fuga interiore".

    ha scritto il 

  • 4

    Sarà perché Thomas Mann è uno dei miei autori preferiti ma trovo anche nei suoi romanzi brevi quella incisività, quella disanima delle antinomie di fondo che hanno animato anche i suoi romanzi maggio ...continua

    Sarà perché Thomas Mann è uno dei miei autori preferiti ma trovo anche nei suoi romanzi brevi quella incisività, quella disanima delle antinomie di fondo che hanno animato anche i suoi romanzi maggiori , il tutto racchiuso e concluso in poco spazio con una perfezione ammirevole. Il titolo di questo romanzo/ racconto è preso dall’opera di Wagner, Tristano e Isotta , perché al centro della narrazione c’è l’esecuzione pianistica di alcuni movimenti dell’opera con la ripresa quasi letterale di certi passi del libretto. L’azione si svolge in un sanatorio, preludio indubbio di quello più famoso della Montagna Incantata. Anche e soprattutto in quest’ultima opera verranno ripresi e ampiamente trattati quei temi principali che vengono qui prefigurati e cioè la contrapposizione tra la vita artistica, intesa come peccato, diversità e la vita borghese, sinonimo di salute e benessere . C’è poi la raffigurazione di quel particolare eroe decadente che , chiuso nella sua turris eburnea, è convinto di sapere e prevenire i giudizi delle persone intorno a lui. Dolce e sfortunata la protagonista femminile: Gabriella Klöterjahn.
    Devo aggiungere che l’editore ha avuto l’idea molto bella di aggiungere una parte dedicata all’influenza di Wagner nell’opera di Mann

    ha scritto il 

  • 3

    "Ci sento dentro qualcosa che riesco a capire solo in parte, un che d'indipendente, di libero, capace di mancar di rispetto persino alla realtà, per quanto sia la cosa più rispettabile del mondo, anzi la rispettabilità stessa..."

    Il mondo non è posto per gli artisti dai denti cariati e dai piedi grossi, né per le signore dalla pelle diafana, i polmoni deboli ed una venuzza azzurra che, come una cicatrice, attraversa la fronte, ...continua

    Il mondo non è posto per gli artisti dai denti cariati e dai piedi grossi, né per le signore dalla pelle diafana, i polmoni deboli ed una venuzza azzurra che, come una cicatrice, attraversa la fronte, la tempia, e si contorce in dolorosi spasmi.
    Il mondo non è posto per chi osa sostituire la realtà dei fatti e delle cose con quella, per lui, per lei altrettanto concreta, dell'immaginazione che consola, dell'arte che invade il corpo e la mente.
    Tuttalpiù essi possono accarezzare le proprie tare in giardini nascosti, arabescati d'ombra, o nelle stanze vuote, notturne, di qualche pensione. Le strade larghe, bianche, assolate, sono riservate ai biondi paffuti ed in salute che, con noncuranza ed un'incosciente violenza, sanno calpestare e cavalcare e mordere la vita.

    ha scritto il 

  • 2

    Sono perplessa

    non ho capito questo libro assai noioso... bellissima solo la parte in cui Spinell e la signora suonano insieme... Probabilmente avrei dovuto ascoltare il Tristano di Wagner per capire.

    ha scritto il 

  • 4

    Una novella fortemente simbolica che crea una contrapposizione fra l’intellettuale e l’uomo comune dal senso pratico. Un conflitto in cui l’autore non prende le parti dell’intellettuale, del quale anz ...continua

    Una novella fortemente simbolica che crea una contrapposizione fra l’intellettuale e l’uomo comune dal senso pratico. Un conflitto in cui l’autore non prende le parti dell’intellettuale, del quale anzi tratteggia un ritratto patetico. L’affarista dal senso pratico, spregevole ma a suo modo vivo e vitale, appare ugualmente di compassione.
    La prosa è molto ricercata come pure la scelta di ogni singola immagine e descrizione.

    ha scritto il 

  • 4

    Ironia a piene mani sul decadentismo, Wagner e in fondo anche sul romanticismo. Ma questa non sarebbe riuscita così bene se lo stesso autore non avesse "sperimentato" questi modi di sentire e in fondo ...continua

    Ironia a piene mani sul decadentismo, Wagner e in fondo anche sul romanticismo. Ma questa non sarebbe riuscita così bene se lo stesso autore non avesse "sperimentato" questi modi di sentire e in fondo mai completamente abbandonati. Ogni personalità complessa non aderisce mai interamente ad una visione del mondo e della vita (cosa che in dovrebbero fare tutti) ma in tempi diversi accentua o da maggior importanza a certe intuizioni piuttosto che ad altre.

    ha scritto il