Η φάρμα των ζώων

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Εκδοτικός Οίκος: Γράμματα

4.3
(24333)

Language: Ελληνικά | Number of Pages: 173 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , English , Chi simplified , Spanish , Portuguese , French , German , Dutch , Italian , Korean , Finnish , Catalan , Swedish , Polish , Slovenian , Hungarian , Russian , Japanese , Croatian , Galego , Czech , Turkish

Isbn-10: 9603293032 | Isbn-13: 9789603293033 | Publish date: 

Translator: Κατερίνα Χριστοδούλου

Also available as: Paperback

Category: Fiction & Literature , Political , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 5

    Un libro che, insieme a 1984, tutti dovrebbero leggere per meglio comprendere il sistema politico mondiale e tutto quello che ti ripropinano in televisione nei vari telegiornali, talk show e "speciali ...συνέχεια

    Un libro che, insieme a 1984, tutti dovrebbero leggere per meglio comprendere il sistema politico mondiale e tutto quello che ti ripropinano in televisione nei vari telegiornali, talk show e "speciali" .........
    Consiglio vivamente a chiunque di leggerlo.

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  • 4

    Maiali!

    Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri...
    Penso che la regola finale dell'Animalismo sia sufficiente per riassumere questo libro

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  • 5

    Una storia semplice e ancora valida, adatta ai bambini fino a 99 anni, nella quale, nonostante la perfetta immedesimazione dei personaggi con persone e idee politiche vicine e osteggiate da Orwell, pr ...συνέχεια

    Una storia semplice e ancora valida, adatta ai bambini fino a 99 anni, nella quale, nonostante la perfetta immedesimazione dei personaggi con persone e idee politiche vicine e osteggiate da Orwell, proprio attraverso la medesima caratterizzazione, è oggi ancora possibile, a distanza di anni dalla pubblicazione, riproporre questo testo in chiave splendidamente educativa, per imparare dal passato, per servirsi meglio del futuro.

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  • 5

    Reading Challenge 2016, rilettura di un classico letto alle superiori

    La fattoria degli animali è un romanzo satirico del 1945, scritto da George Orwell. In italiano è stato pubblicato per la prima volta nel 1947.
    Stupendo, profondo, illuminante, nei must del genere dis ...συνέχεια

    La fattoria degli animali è un romanzo satirico del 1945, scritto da George Orwell. In italiano è stato pubblicato per la prima volta nel 1947.
    Stupendo, profondo, illuminante, nei must del genere distopico. Il romanzo per me può essere riassunto in questo passo che vi riporto:

    «Compagni, avete già saputo dello strano sogno che ho fatto ieri notte. Del sogno, però, vi parlerò dopo. Prima ho altro da dirvi. Non penso che rimarrò tra voi per molti mesi ancora, compagni, quindi, prima di morire, sento che è mio dovere trasmettervi quel tanto di saggezza che ho acquisito. Io ho vissuto a lungo; nella solitudine della stalla ho avuto molto tempo per riflettere, e credo di poter dire che la mia conoscenza della natura delle cose di questo mondo non è inferiore a quella di nessun altro animale vivente. E’ di questo che desidero parlarvi.
    Ora, compagni, com’è fatta questa nostra vita? Ammettiamolo: è infelice, gravosa, e breve. Nasciamo; ci danno un bel po’ di cibo che ci consente di restare vivi; chi tra noi è in grado di lavorare viene costretto a farlo finché possiede ancora un briciolo di energia, e poi, nel preciso istante in cui la nostra utilità viene meno, ci macellano in maniera orrenda e crudele. Una volta compiuto il primo anno di vita, nessun animale d’Inghilterra conosce il significato delle parole felicità e riposo. Nessun animale d’Inghilterra è libero. La vita degli animali è sofferenza e schiavitù: ecco la nuda verità.
    Ma ciò fa semplicemente parte dell’ordine naturale delle cose? E’ forse dovuto al fatto che la nostra terra è povera da non poter garantire una vita decorosa a chi l’abita? No, compagni, mille volte no! Il suolo dell’Inghilterra è fertile, il clima è buono ed è in grado di fornire cibo sufficiente a un numero di animali di gran lunga superiore a quello attuale. La nostra fattoria potrebbe da sola dar sostentamento a una dozzina di cavalli, venti mucche, centinaia di pecore, e farli vivere tutti in condizioni di agiatezza e dignità superiori a ogni nostra fantasia. Per quale motivo continuiamo dunque a vivere in tanta miseria? Perché il frutto del nostro lavoro ci viene quasi interamente sottratto dagli esseri umani. Questa, compagni, è la causa di tutti i nostri problemi. Si può riassumerla in una parola: l’Uomo. L’Uomo è l’unico vero nemico che abbiamo. Eliminiamolo dalla scena, e la causa prima della fame e del superlavoro sarà abolita per sempre.
    L’Uomo è l’unica creatura che consumi senza produrre. Non dà latte, non depone uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non corre abbastanza veloce da catturare un coniglio. Però è padrone di tutti gli animali. Lì fa lavorare e in cambio concede loro il minimo necessario alla sussistenza, tenendo il resto per sé. Il nostro lavoro dissoda la terra, il nostro escremento la fertilizza, tuttavia non c’è fra noi chi possegga altro che la nuda pelle. Voi mucche, che vedo qui davanti a me, quante migliaia di litri di latte avete prodotto quest’anno? E che ne è stato di quel latte che avrebbe dovuto svezzare vigorosi vitelli? Ogni singola goccia è stata trangugiata dai nostri nemici. E voi, galline, quante uova avete deposto quest’anno? E quante di quelle uova sono state covate fino a far crescere dei pulcini? Tutte le altre sono finite al mercato perché Jones e i suoi uomini potessero trarne guadagno. E vengo a te, Trifoglio: dove sono quei quattro puledrini che hai messo al mondo e che sarebbero stati il sostegno e la gioia della tua vecchiaia? Tutti venduti all’età di un anno…non li vedrai mai più. E’ cos’hai avuto in cambio dei tuoi quattro parti e di tutto il lavoro nei campi, se non delle magre razioni di cibo e un posto nella stalla?
    E non ci permettono neppure di giungere al termine naturale di una vita già tanto infelice […]»

    Non gli manca niente a questo libro, c’è tutto. Orwell ha pensato ad ogni minimo dettaglio, ad ogni nome, ad ogni carica, ad ogni spigolosa evoluzione della storia. La rivincita del sottomesso contro il padrone.
    Dovrebbero leggerlo tutti, insieme a 1984, che ad oggi, è uno – e forse – il mio libro preferito.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Ho odiato questo libro, ma in senso positivo.

    Ho odiato questo libro, ma in senso positivo.
    Il mio odio è stato prodotto della grande frustrazione che mi hanno creato le situazioni e i personaggi, in quanto io, come lettore, capivo che la questio ...συνέχεια

    Ho odiato questo libro, ma in senso positivo.
    Il mio odio è stato prodotto della grande frustrazione che mi hanno creato le situazioni e i personaggi, in quanto io, come lettore, capivo che la questione che vedeva i maiali al comando stava degenerando e stava portando al peggio, ma i personaggi purtroppo no. E io non potevo farci niente; questo, a parer mio, è il punto forte del libro.
    La scrittura è piuttosto semplice e poco impegnativa, anche i messaggi che ci sono dietro vengono a galla senza bisogno di fare analisi dettagliate di ogni parola. L'ho amato così tanto che ho superato il mio "tabù dei libri scolastici", in quanto solitamente non amo i libri che mi vengono imposti dalla scuola, eppure questo è stato un'eccezione alla regola.
    Lo consiglio vivamente, sia ai bambini sia agli adulti.

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  • 3

    Libro a tratti divertente, a tratti (giustamente) inquietante, ma devo confessare che l'allegoria politica sotto forma di fiaba non mi ha preso molto. Molto interessante la postfazione d'autore sulla ...συνέχεια

    Libro a tratti divertente, a tratti (giustamente) inquietante, ma devo confessare che l'allegoria politica sotto forma di fiaba non mi ha preso molto. Molto interessante la postfazione d'autore sulla genesi ideologica dell'opera.

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  • 5

    Breve, semplice e perfetto

    Scritto tre anni prima rispetto a 1984, tratta gli stessi temi ma sicuramente in maniera più elementare. Osserviamo la fattoria degli animali e ci chiediamo come possano essere così cechi di fronte al ...συνέχεια

    Scritto tre anni prima rispetto a 1984, tratta gli stessi temi ma sicuramente in maniera più elementare. Osserviamo la fattoria degli animali e ci chiediamo come possano essere così cechi di fronte alla realtà senza renderci conto che Orwell sta raccontando di noi.
    Semplice da leggere, molto breve, meriterebbe di essere letto una volta nella vita per imparare a non credere a tutto ciò che ci viene detto ma avere un pensiero proprio.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Una favola spettacolare, scritta in modo genuino e che porta alla luce molte problematiche tipiche di quell'epoca ma che sono purtroppo ancora attuali.
    I principali attori della storia sono i maiali, ...συνέχεια

    Una favola spettacolare, scritta in modo genuino e che porta alla luce molte problematiche tipiche di quell'epoca ma che sono purtroppo ancora attuali.
    I principali attori della storia sono i maiali, gli animali più intelligenti della Fattoria Padronale e indiscussi leader politici della fauna circostante. Essi iniziano a operare una Rivoluzione con l'obbiettivo di cambiare l'ordine sociale delle cose, capeggiati da un tecnico e attento Palla di Neve e un egocentrico e carismatico Napoleon, due giovani verri. Cominciano con riunirsi di nascosto e indottrinare le masse, scrivendo delle leggi sulle tavole del recinto a cui tutti gli animali, nei principi sacri dell'Animalismo, debbono attenersi e riescono dopo molto tempo a scacciare il fattore Jones e a inaugurare La Fattoria degli Animali.
    Purtroppo però il sogno finisce in fretta: con in mano tanto potere i maiali cominciano a corrompersi e a schiavizzare gli altri animali in nome di un benessere e di ideali che non esistono più. A poco a poco cominciano a cambiare le regole della fattoria: laddove era scritto "gli animali non dormono sui letti" si trova "gli animali non dormono su letti con lenzuola" e i sottoposti continuano a lavorare pur nel dubbio, convinti di essere in errore. In seguito infuria la battaglia tra Palla di Neve e Napoleon per il dominio della fattoria e con la vittoria di quest'ultimo le cose peggioreranno, fino a quando, gli occhi di Berta non riusciranno più a notare differenze tra i maiali e gli uomini, non solo perché entrambi si reggono su due zampe, ma anche perché questi ne avranno assunto tutti i vizi.

    Una favola che ha molto da insegnare soprattutto ai più giovani, che si regge sul gioco del paradosso inserendo più riferimenti al comunismo, come lo zoccolo e il corno su bandiera verde prateria (la falce e il martello su bandiera rossa), il leaderismo, il linguaggio da "camerata" usato dagli animali che riprende anche l'altro lavoro importante di Orwell, 1984.
    Ma esso non è solo un attacco ai valori traditi del comunismo ma anche e purtroppo all'atteggiamento sempre meno liberista di molti democratici.
    Ho avuto quasi da subito questa sensazione, come se Orwell non stesse narrando di un'ipotetica potenza mondiale ormai defunta ma del mio stato, della mia nazione: l'indottrinamento, i privilegi, la povertà, il malessere taciuto e il consenso silenzioso sono tutte piaghe tristemente italiane.

    Lo stesso Orwell mi ha in seguito chiarito il punto scrivendo nella sua Prefazione destinata ai lettori:
    «L'uomo della strada [...] dice ancora vagamente "suppongo che ognuno abbia diritto alla propria opinione". È proprio chi dovrebbe garantire la libertà, cioè l'intelligenza letteraria e scientifica, che sta iniziando a disprezzarla sia in teoria che in pratica.
    Uno dei fenomeni particolari del nostro tempo è il tradimento dei liberali. Molto prima della familiare asserzione marxista che la "libertà borghese" è un'illusione viene ora la tendenza largamente diffusa ad asserire che l'unica cosa da fare è la difesa della democrazia dai sistemi totalitari. Se si ama la democrazia [...] si devono combattere i suoi nemici con non importa quali mezzi. E quali sono i suoi nemici? Risulta sempre che non sono soltanto quelli che attaccano apertamente e consapevolmente, ma coloro che obbiettivamente la mettono in pericolo con la diffusione di "dottrine sbagliate". In altre parole, difendere la democrazia porta come conseguenza di distruggere ogni autonomia di pensiero
    ».

    Tutto ciò mi fa riflettere e non poco su cosa sia più importante: una democrazia che non appartiene realmente al demos o la libertà di espressione di ogni individuo.

    Da che mondo e mondo i potenti hanno sempre ridotto la capacità di riflessione delle persone con uno status sociale più basso al fine di favorire l'ignoranza tra di loro, in questo modo possono inserire leggi e inculcare pensieri che vanno a braccetto con le loro personali motivazioni o con le segrete ragion di stato; c'è da dire che questo è un comportamento abbastanza meschino ma che sottolinea un pensiero di non poca importanza: i potenti hanno paura della massa perché se questa arriva a pensare il loro male allora essi non hanno scampo. Ricordo di aver letto in un altro romanzo, una biografia su Cleopatra, che le capitava di tremare quando la popolazione si ribellava a causa delle tasse troppo alte.
    Il potere del popolo è immenso, per questo viene ridotto, così i potenti non sono costretti a comportarsi nel migliore dei modi (non a caso, in paesi più civili se qualche ministro finisce in uno scandalo è costretto a dimettersi).ca virtù, il pensiero dell'individuo comune, il suo voto e le sue aspirazioni per il futuro, significa fare della democrazia una bandiera priva di significato e tendere a un'oligarchia mascherata per bene comune. Tutto ciò non va solo contro i principi di democrazia ma anche contro la libertà di ogni individuo che dovrebbe opporsi nei modi e con le parole a posto di comportarsi come Berta e gli altri e lasciare a chi si ritiene più intelligente di loro il diritto di legiferare a piacimento.

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    5

    Decisamente illuminante!

    "Dodici voci urlavano rabbiose, ed erano tutte uguali. Non c'era più alcun dubbio su ciò che era successo alla faccia dei maiali. Dall'esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e d ...συνέχεια

    "Dodici voci urlavano rabbiose, ed erano tutte uguali. Non c'era più alcun dubbio su ciò che era successo alla faccia dei maiali. Dall'esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e dall'uomo al maiale, e ancora dal maiale all'uomo: ma era già impossibile distinguere l'uno dall'altro."

    «Compagni, già sapete dello strano sogno che ho fatto la notte scorsa, ma di ciò parlerò più tardi. Ho avuto una vita lunga, ho avuto molto tempo per pensare mentre me ne stavo solo, sdraiato nel mio stallo, e credo di poter dire d'aver compreso, meglio di ogni animale vivente, la natura della vita su questa terra. Di ciò desidero parlarvi
    «Ora, compagni, di qual natura è la nostra vita? Guardiamola: la nostra vita è misera, faticosa e breve. Si nasce e ci vien dato quel cibo appena sufficiente per tenerci in piedi, e quelli di noi che ne sono capaci sono forzati a lavorare fino all'estremo delle loro forze; e, nello stesso istante in cui ciò che si può trarre da noi ha un termine, siamo scannati con orrenda crudeltà. Non vi è animale in Inghilterra che, dopo il primo anno di vita, sappia che cosa siano la felicità e il riposo. Non vi è animale in Inghilterra che sia libero. La vita di un animale è miseria e schiavitù: questa è la cruda verità.
    «Fa forse ciò parte dell'ordine della natura? Forse questa nostra terra è tanto povera da non poter dare una vita passabile a chi l'abita? No, compagni, mille volte no! Il suolo dell'Inghilterra è fertile, il suo clima è buono, e può dar cibo in abbondanza a un numero d'animali enormemente superiore a quello che ora l'abita. Solo questa nostra fattoria potrebbe sostentare una dozzina di cavalli, venti mucche, centinaia di pecore, e a tutti potrebbe assicurare un agio e una dignità di vita che vanno oltre ogni immaginazione. é allora dobbiamo continuare in questa misera condizione? é quasi tutto il prodotto del nostro lavoro ci viene rubato dall'uomo. Questa, compagni, è la risposta a tutti i nostri problemi. Essa si assomma in una sola parola: uomo. L'uomo è il solo, vero nemico che abbiamo. Si tolga l'uomo dalla scena e sarà tolta per sempre la causa della fame e della fatica.
    «L'uomo è la sola creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il signore di tutti gli animali. Li fa lavorare e in cambio dà ad essi quel minimo che impedisca loro di morir di fame e tiene il resto per é. Il nostro lavoro coltiva la terra, i nostri escrementi la rendono fertile, eppure non uno di noi possiede più che la sua nuda pelle. Voi, mucche che vedo davanti a me, quante migliaia di galloni di latte avete dato durante lo scorso anno? E che ne è stato di quel latte che avrebbe dovuto nutrire vigorosi vitelli? Ogni sua goccia è andata giù per la gola del nostro nemico. E voi, galline, quante uova avete deposto in un anno e quante di queste uova si sono dischiuse al pulcino? Le restanti si sono tutte mutate in danaro per Jones e i suoi uomini. E tu, Berta, dove sono i quattro puledri che hai portato in grembo e che avrebbero dovuto essere il sostegno e il conforto della tua vecchiaia? Ognuno di essi fu venduto al compiere di un anno e tu non li rivedrai mai più. In cambio dei tuoi quattro parti e di tutto il lavoro dei campi, che cosa hai avuto se non una scarsa razione e una stalla? «E neppure avviene che la misera vita che conduciamo abbia il suo corso naturale Non mi lamento per me, é io sono tra i fortunati. Ho dodici anni e ho avuto più di quattrocento figli. Questa è la naturale vita di un maiale. Ma nessun animale sfugge infine al coltello crudele. Voi, giovani lattonzoli che mi sedete dinanzi, voi tutti entro un anno griderete per il fuggir della vita. A questo orrore ciascuno di noi deve giungere: mucche, porci, galline, pecore; tutti. Persino i cavalli e i cani non hanno miglior destino. Tu, Boxer, il giorno stesso in cui i tuoi possenti muscoli avranno perduto la loro forza, sarai venduto da Jones all'uomo che ti taglierà la gola e farà bollire la tua carne per darla in pasto ai cani da caccia. Quanto ai cani, allorché diventano vecchi e senza denti, Jones lega loro una pietra al collo e li annega nel più vicino stagno.
    «Dunque, compagni, non è chiaro come il cristallo che tutti i mali della nostra vita nascono dalla tirannia dell'uomo? Eliminiamo l'uomo e il prodotto del nostro lavoro sarà nostro. Prima di sera potremmo divenire ricchi e liberi. Che fare dunque? Lavorare notte e giorno, corpo e anima per la distruzione della razza umana! Questo è il mio messaggio a voi, compagni: Rivoluzione! Non posso dire quando questa Rivoluzione verrà: potrebbe essere fra una settimana o fra cent'anni; ma so, con la stessa certezza con cui vedo questa paglia sotto i miei piedi, che presto o tardi giustizia sarà fatta. Compagni, in questo evento fissate il vostro sguardo per quel resto di vita che vi rimane. E soprattutto tramandate questo mio messaggio a quelli che verranno dopo di voi, in modo che le future generazioni proseguano la lotta fino alla vittoria.
    «E ricordate, compagni, che la vostra risoluzione mai deve vacillare. Nessun argomento vi faccia deviare. Non date ascolto quando vi si dice che l'uomo e gli animali hanno un comune interesse, che la prosperità dell'uno è la prosperità degli altri. E' tutta menzogna. L'uomo non serve gli interessi di nessuna creatura all'infuori dei suoi. E fra noi animali ci sia perfetta unità di vedute, solidarietà perfetta in questa lotta. Tutti gli uomini sono nemici. Tutti gli animali sono compagni.» Avvenne qui un tremendo scompiglio.
    Mentre il Vecchio Maggiore stava parlando, quattro grossi topi erano usciti dal loro buco e, appoggiati ai quarti posteriori, si erano messi ad ascoltare.
    I cani li avevano subito notati, e solo con un rapido ritorno alle loro tane i topi ebbero salva la vita. Il Vecchio Maggiore alzò la zampa per imporre il silenzio.
    «Compagni» disse «ecco un punto che deve essere chiarito. Le creature selvatiche come i topi e i conigli sono nostri amici o nostri nemici? Mettiamo la questione ai voti. Propongo all'assemblea il seguente quesito: i topi sono compagni?» La votazione fu rapida e con stragrande maggioranza si stabilì che i topi erano compagni. Vi furono solo quattro dissenzienti: i tre cani e il gatto, il quale, come si scoprì poi, aveva però votato per ambo le parti. Il Vecchio Maggiore proseguì:
    «Poco mi rimane ancora da dire. Solo ripeto di ricordar sempre il vostro dovere di inimicizia verso l'uomo e tutte le sue arti. Tutto ciò che cammina su due gambe è nemico. Tutto ciò che cammina su quattro gambe o ha ali è amico. E ricordate pure che nel combattere l'uomo non dobbiamo venirgli ad assomigliare. Anche quando l'avrete distrutto, non adottate i suoi vizi. Nessun animale vada mai a vivere in una casa, o dorma in un letto, o vesta panni, o beva alcolici, o fumi tabacco, o maneggi danaro, o faccia commercio. Tutte le abitudini dell'uomo sono malvagie. E, soprattutto, nessun animale divenga tiranno ai suoi simili. Deboli o forti, intelligenti o sciocchi, siamo tutti fratelli. Mai un animale uccida un altro animale. Tutti gli animali sono uguali. «E ora, compagni, vi dirò del mio sogno dell'altra notte. Non vi posso descrivere quel sogno. Era il sogno della Terra come sarà quando l'uomo sarà scomparso. Ma mi ha rammemorato di una cosa che da lungo tempo avevo dimenticato. Molti anni fa, quando non ero che un lattonzolo, mia madre e altre scrofe usavano cantare una vecchia canzone di cui esse non conoscevano che l'aria e le prime tre parole. Conoscevo quell'aria fin dall'infanzia, ma da molto tempo mi era uscita di mente. L'altra notte, però, essa mi ritornò in sogno. E ciò che più conta, anche le parole della canzone mi ritornarono, parole, sono sicuro, che erano cantate dagli animali di molto, molto tempo fa e di cui da generazioni si era perduta la memoria. Vi canterò ora questa canzone, compagni. Sono vecchio e la mia voce è rauca, ma quando vi avrò insegnato l'aria la potrete cantare meglio da voi. E' intitolata Animali d'Inghilterra.»
    Il Vecchio Maggiore si rischiarò la gola e cominciò a cantare, e cantò abbastanza bene, e l'aria era eccitante, qualcosa fra Clementine e La Cucaracha. Le parole dicevano:

    Animali d'Inghilterra,
    d'ogni clima e d'ogni terra,
    ascoltate il lieto coro:
    tornerà l'età dell'oro!

    Tosto o tardi tornerà:
    l'uom tiranno a terra andrà;
    per le bestie sol cortese
    sarà l'alma terra inglese.

    Non più anelli alle narici,
    non più gioghi alle cervici,
    e per sempre in perdizione
    andran frusta, morso e sprone.

    Sarem ricchi, sazi appieno:
    orzo, grano, avena, fieno,
    barbabietole e foraggio
    saran sol nostro retaggio.

    Più splendenti i campi e i clivi,
    e più puri i fonti e i rivi
    e più dolce l'aer sarà
    Quando avrem la libertà.

    Per quel dì noi lotteremo,
    per quel dì lieti morremo,
    vacche, paperi, galline,
    mille bestie, un solo fine.

    Animali d'Inghilterra,
    d'ogni clima e d'ogni terra,
    ascoltate il lieto coro:
    tornerà l'età dell'oro!

    - La Fattoria degli Animali, G. Orwell (1945) -

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