一百年的孤寂

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Publisher: 遠景

4.4
(24876)

Language: 繁體中文 | Number of Pages: 381 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi simplified , Spanish , Portuguese , French , German , Italian , Japanese , Dutch , Swedish , Catalan , Latvian , Polish , Turkish , Greek , Croatian , Hungarian , Norwegian , Finnish , Danish , Czech , Romanian

Isbn-10: 9573901048 | Isbn-13: 9789573901044 | Publish date: 

Translator: 宋碧雲

Also available as: Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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    Questo libro mi ha totalmente spiazzata, non sono in grado di dare un giudizio "in stelle" così a caldo. È stata una lettura difficile che, purtroppo per mancanza di tempo, si è protratta anche troppo ...continue

    Questo libro mi ha totalmente spiazzata, non sono in grado di dare un giudizio "in stelle" così a caldo. È stata una lettura difficile che, purtroppo per mancanza di tempo, si è protratta anche troppo a lungo. È un capolavoro? Indubbiamente, ma è un capolavoro che non basta leggere una sola volta. Mi sono già ripromessa di rileggerlo più volte per riuscire a comprenderlo al meglio ed elaborare la miriade di informazioni, nomi ed eventi presenti.

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  • 2

    E' un libro non da leggere nei ritagli di tempo perchè impegnativo e richiede concentrazione forse per questo non sono riuscito ad apprezzarlo. Troppi personaggi con nomi simili se non quasi uguali fi ...continue

    E' un libro non da leggere nei ritagli di tempo perchè impegnativo e richiede concentrazione forse per questo non sono riuscito ad apprezzarlo. Troppi personaggi con nomi simili se non quasi uguali finiscono per confondere se non si è ben concentrati. Alcune parti le ho trovate interessanti e lette con piacere ma sono arrivato davvero con fatica alla fine del libro, magari in futuro farò un altro tentativo quando avrò maggior tempo da dedicargli.

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  • 5

    Scoprendo la Colombia...

    Ho voluto rileggere questo capolavoro (che non sono mai riuscito a finire) nel mio recente viaggio in Colombia. E' stata una riscoperta sorprendente. L'ho centellinato fino all'ultima pagina, riuscend ...continue

    Ho voluto rileggere questo capolavoro (che non sono mai riuscito a finire) nel mio recente viaggio in Colombia. E' stata una riscoperta sorprendente. L'ho centellinato fino all'ultima pagina, riuscendo finalmente a scoprirne tutti i rimandi alla realtà e alla storia della Colombia. Tutti gli smisurati racconti che vi si intrecciano, apparentemente fiabeschi e surreali, hanno forti rimandi con la storia della patria di Marquez, dalla guerra civile che ha imperato per più di mezzo secolo alla tragica "invasione" delle industrie bananiere (la Ciquita ha dovuto versare una pesante multa dopo che si è scoperto che sosteneva economicamente i paramilitari di destra macellai assassini). Insomma, ora ho finalmente capito il significato della definizione "realismo magico".

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  • 5

    Uno dei miei preferiti. Assolutamente unico, poliedrico e assoluto. L'avrò letto 10 volte, ad ogni lettura mi è parso di non averlo mai aperto. L'ultima volta mi sono perso nel cercar di cogliere le m ...continue

    Uno dei miei preferiti. Assolutamente unico, poliedrico e assoluto. L'avrò letto 10 volte, ad ogni lettura mi è parso di non averlo mai aperto. L'ultima volta mi sono perso nel cercar di cogliere le mille allegorie che contiene. Ironicissimo, alle volte amaro, non lascia mai che ci si scordi di quant'è bella la vita.

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  • 1

    Un libro inutile, come inutile risulta la vita della famiglia Buendia e dell'orripilante paesotto di macondo. Una sequenza interminabile di parole dirette a sorprendere, estraniare, fantasticare un le ...continue

    Un libro inutile, come inutile risulta la vita della famiglia Buendia e dell'orripilante paesotto di macondo. Una sequenza interminabile di parole dirette a sorprendere, estraniare, fantasticare un lettore semprè più distratto e lontano da una realtà che non esiste e non è mai esistita. Probabilmente il peggior libro che io abbia mai letto, non credo che gli offrirò una seconda chance. Mediocre.

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  • 5

    Il libro della meraviglia

    IL mio libro. Letto infinite volte, con un piacere e una meraviglia sempre ripetuti. Ragazzina (forse primi anni delle medie), a letto con la febbre, il mio fratello maggiore (non gli ho mai detto qua ...continue

    IL mio libro. Letto infinite volte, con un piacere e una meraviglia sempre ripetuti. Ragazzina (forse primi anni delle medie), a letto con la febbre, il mio fratello maggiore (non gli ho mai detto quanto gli devo, e non solo per questo), entrò nella mia stanza e mi chiese: "Cosa leggi?" "Il solito libro Harmony (li trovavo in giro per casa, e da buona tossica ogni dose andava bene). Ma sono così prevedibili...". "Aspetta, ti do io qualcosa di bello da leggere". E mi mise tra le mani un tesoro.
    Ricordo il senso di meraviglia e la commozione, mentre cercavo di districarmi in un guazzabuglio di nomi impossibili e tutti uguali. La scoperta di un mondo fino ad allora ignorato...Un momento di crescita, un salto quantico nella consapevolezza del mondo e della storia. E della bellezza che, con un po' di fortuna, avrei potuto trovare tra le pagine dei libri.

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  • 5

    Un libro bellissimo e complicato, forse il mio libro preferito. Non posso dimenticare l'incipit sul colonello Aureliano Buendia che va verso il plotone di esecuzione perchè, prima di prendere seriamen ...continue

    Un libro bellissimo e complicato, forse il mio libro preferito. Non posso dimenticare l'incipit sul colonello Aureliano Buendia che va verso il plotone di esecuzione perchè, prima di prendere seriamente a leggerlo, ho iniziato ed abbandonato questo romanzo molte volte. Quando però, nel corso di una vacanza in Sardegna di alcuni anni fa (2014) ho deciso di andare più avanti delle prime 30 pagine, non mi sono pentita: questo romanzo corale è una saga familiare stupenda, indimenticabile, indescrivibile.
    Marquez si diverte a creare personaggi con nomi simili in modo che, nel marasma di figuranti, si crei ancora più confusione. A parte questo, un vero e proprio libro da Nobel.
    Acquistato anche nella versione in inglese presso la City Light Bookstore in Columpus Av., San Francisco.

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  • 4

    Particolare

    Questo libro è un viaggio sulle montagne russe: alti e bassi, momenti nei quali non si riesce a smettere di leggere e altri dove salteresti a piè pari alcune pagine. Forse il bello del romanzo sta in ...continue

    Questo libro è un viaggio sulle montagne russe: alti e bassi, momenti nei quali non si riesce a smettere di leggere e altri dove salteresti a piè pari alcune pagine. Forse il bello del romanzo sta in questo, nella sua connotazione che, pur attingendo a mani basse dalla fantasia, mantiene intatta l'infinita varietà dei casini della vita umana. Un capolavoro, ma a modo suo. Consiglio a tutti perlomeno di iniziarlo a leggere.

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  • 5

    Se, costretto con le spalle al muro, dovessi per forza scegliere il miglior romanzo di sempre, alla fine, pur consapevole dell’enorme mole di titoli altrettanto degni di essere citati, indicherei prop ...continue

    Se, costretto con le spalle al muro, dovessi per forza scegliere il miglior romanzo di sempre, alla fine, pur consapevole dell’enorme mole di titoli altrettanto degni di essere citati, indicherei proprio Cent’anni di solitudine, capolavoro fra i capolavori prodotti da uno degli scrittori più importanti del Novecento come il (meritato) Nobel colombiano Gabriel García Márquez. Ho l’impressione che Cent’anni, libro splendido ed “enorme” non solo per ponderosità del tomo in sé ma anche per ampiezza dei temi trattati, stia alla letteratura contemporanea come i grandi poemi omerici stanno a quella classica, che siamo insomma nel campo dei libri che non sono solo “bestseller di successo” o “casi editoriali”, ma che segnano un’epoca e la cultura di un tempo. D’altra parte García Márquez, al di là di qualche perdonabile caduta senile, non si discute, e qua, anno 1967, è al massimo splendore, alle prese con un romanzo che suggella l’intera sua produzione letteraria fino ad allora (gli scritti precedenti possono essere in gran parte considerati come non indegni preamboli del capolavoro): in un’epoca che, come ciclicamente accade, teorizzava la fine del romanzo, o almeno del romanzo come forma del racconto e della rappresentazione, García Márquez, oltretutto da un’America Latina ancora periferia dell’impero della produzione letteraria, tira fuori dal cilindro un romanzo dall’impatto biblico, un trascinante uragano di storie, un testo pieno fino all’orlo di vicende ed episodi, di aneddoti e racconti.
    La “resurrezione” del romanzo non è solo frutto della straordinaria fantasia di García Márquez, della sua creatività che affonda le radici nell’eccezionale tradizione popolare colombiana popolata di spiriti e magie: c’è anche la fenomenale macchina narrativa che sostiene il romanzo, lo stile ipnotizzante con cui le vicende vengono raccontate, uno dei migliori usi dei dialoghi – misurati e sempre significativi, spesso icastica chiusura degli episodi – mai proposti nella storia della letteratura. Quando uno scrittore sa scrivere così, ogni romanzo che crea è bello. Come detto, però, Cent’anni di solitudine non è solo forma, è anche molta molta sostanza: è un racconto di racconti, un romanzo-mosaico di storie che scorrono una dopo l’altra, esaurendosi e rigenerandosi di volta in volta; è la saga familiare della dinastia Buendía ambientata nell’ormai leggendaria Macondo, un paese simbolo (o un paese sintesi, come suggerisce Cesare Segre) della Colombia, dove mito e storia si fondono, e tutto è pervaso di metafisico e sovrannaturale, ma di un metafisico sovrannaturale raccontato come se fosse normalissimo, a creare un affascinante effetto di straniamento che, nella sua “ordinarietà della straordinarietà”, è stato non a torto definito dai critici come “realismo magico”.
    Si tratta insomma di un affresco dell’America Latina sospeso tra mito e leggenda, una storia più vera del vero perché non racconta vicende storiche (quelle non sono assenti, ma sono per lo più trasfigurate dal filtro narrativo) ma il modo con cui il popolo le ha vissute: ci sono forti tinte autobiografiche nel racconto, specialmente nella parte finale, ma anche tratti assolutamente generali, un’indagine sull’umanità, una riflessione sul tempo che, “senza terminare di terminarsi mai”, finisce e ricomincia, si annoda e si lega, in una linea del tempo che, lungi dall’essere lineare, ricorda semmai una ruota. E, dulcis in fundo, si tratta anche di uno strepitoso omaggio alla letteratura. L’importanza della memoria, sin dal memorabile incipit (uno dei più begli incipit di sempre), è uno dei concetti più importanti del romanzo. E la letteratura è da parte sua il mezzo più nobile e alto per veicolare la memoria tramandandola, rendendone in questo modo eterni i contenuti. Cent’anni è allora anche un’opera metaletteraria sulla letteratura che racconta e rappresenta se stessa, la propria nascita e la propria fine, il proprio essere non un riflesso della realtà ma essa stessa realtà, o comunque un piano della realtà. Il finale del romanzo – a proposito, anche l’excipit è uno dei migliori di sempre – si situa proprio alla fine del lavoro di stesura del romanzo stesso, quando lo scrittore getta la penna, il lettore chiude il libro, e il meraviglioso mondo di carta rappresentato al suo interno cessa fatalmente di esistere. Ma allora è stato tutto inutile? No, perché da questa irrimediabile fine sopravvive ciò che ne resta impresso nella memoria, scopo ultimo e sigillo dell’intero lavoro letterario. Così come resta impresso nella memoria questo indiscutibile capolavoro.

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  • 3

    Stile vago, quasi gotico. Dettagli infantili, orribili o surreali. Trama lenta e noiosa. Finale ad effetto ben architettato. “Fare per disfare” ricorrente, ricorda la tela di Penelope.

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