事物的核心

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Publisher: 臉譜文化事業股份有限公司

4.2
(320)

Language: 繁體中文 | Number of Pages: 410 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , Italian , Spanish , French

Isbn-10: 9574698475 | Isbn-13: 9789574698479 | Publish date:  | Edition 1

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 5

    La legge interiore

    E' un po' che giro intorno a Graham Greene, scrittore cattolico, di cui ho letto Fine di una storia, Il potere e la gloria e poi questo Il nocciolo della questione.

    Che ci fa uno scrittore cattolico n ...continue

    E' un po' che giro intorno a Graham Greene, scrittore cattolico, di cui ho letto Fine di una storia, Il potere e la gloria e poi questo Il nocciolo della questione.

    Che ci fa uno scrittore cattolico negli scaffali di un lettore non cattolico? La risposta è semplice: se lo scrittore è bravo: incuriosisce, fa riflettere, costringe a ripensare alle proprie convinzioni.

    Il nocciolo della questione è un romanzo cupo, angosciante, introspettivo, senza ironia. Ma anche sincero, lucido, chirurgico, doloroso.

    La trama è ben poca cosa. Potremmo dire che c'è un triangolo amoroso, ma questo potrebbe far pensare a ben altre cose, che qui non ci sono. Non c'è morbosità, non c'è sessualità, non c'è ardore. C'è solo molta solitudine.

    Il protagonista è un poliziotto, un uomo giusto, tormentato, che si interroga e si giudica in continuazione. Un cattolico, che però interpreta la figura di Dio in un modo diverso, un uomo che si chiede la ragione per cui valga davvero la pena di vivere. Un peccatore, anche, come inevitabilmente lo siamo tutti.

    Un peccatore che vive tragicamente questo dissidio tra moralità e azioni. Una persona di buona volontà ha dentro di sé un dio che guida, che fa fare le cose seguendo delle regole di moralità, che guarda costantemente, che costringe a pensare a ciò che si fa e che giudica. Soprattutto un dio da cui non ci si può nascondere.
    Questo dio siamo noi, che siamo i più spietati giudici di noi stessi.

    "Sapeva per propria esperienza come la passione morisse e l'amore se n'andasse, ma la pietà rimaneva sempre. Nulla mai diminuiva la pietà: la condizione umana la alimentava di continuo. C'era solo una persona al mondo per cui egli non poteva aver pietà: se stesso."

    Ma non tutti sentono veramente la presenza di questo dio. Alcuni seguono semplicemente dogmi, sembrano magari osservanti le regole, ma dentro di sé si lasciano andare a pensieri tutt'altro che lodevoli. In altre parole, le persone migliori non necessariamente sono quelle che appaiono tali; o, detto in altro modo, non è il rispetto dei dogmi che ci rende migliori, quanto il cuore pulito con cui facciamo le cose.

    Ma se il nostro giudice siamo noi stessi, con che diritto possiamo permetterci di giudicare gli altri?

    Il nocciolo della questione per Greene è che viviamo inseguendo delle emozioni, che ci portano a fare azioni che devono poi essere giudicate dal nostro dio interiore. Non possiamo evitare di peccare. Non possiamo evitare di seguire le nostre emozioni. Non possiamo evitare di guardarci dentro, ma nel contempo dobbiamo evitare di giudicare gli altri, perché non sappiamo le intenzioni che hanno guidato le azioni altrui.

    "La disperazione è il prezzo che si paga per essersi proposti una meta che non si può umanamente raggiungere. È il peccato irremissibile; ma è un peccato che il corrotto e il malvagio non perpetra mai. Costui spera sempre, non raggiunge mai il gelo della consapevolezza di essere totalmente fallito. Solo l'uomo di buona volontà si porta sempre in cuore questa capacità di dannazione."

    Bravissimo Greene; mi ha fatto pensare molto, moltissimo e porto a casa tanto da questa lettura. Cinque stelle luminosissime, piene di angoscia ma anche di speranza.

    said on 

  • 3

    "Verso la fine c'è il principio"

    Siamo in Sierra Leone mentre in Europa si sta combattendo la seconda guerra mondiale, l’atmosfera è opprimente: pioggia che picchia sui tetti in lamiera degli alloggi infestati da topi e scarafaggi, a ...continue

    Siamo in Sierra Leone mentre in Europa si sta combattendo la seconda guerra mondiale, l’atmosfera è opprimente: pioggia che picchia sui tetti in lamiera degli alloggi infestati da topi e scarafaggi, avvoltoi che si appollaiano su quei tetti, sinistri presaghi di morte. Una lucertola apre le sue fauci da coccodrillo in miniatura e stacca l’ala di una falena. L’oppressione è anche psicologica, si assiste allo sgretolamento dei saldi principi del Maggiore Scobie, poliziotto coloniale in attesa di una promozione che arriverà troppo tardi. Graham Greene ebbe un’effettiva esperienza nella colonia britannica dell’Africa occidentale, il clima dovette avere un impatto notevole su essa. E’ riuscito a farlo emergere dalle pagine, ha fatto del tempo atmosferico uno dei personaggi più influenti del romanzo.

    Un conto è essere un europeo che lavora nella colonia, un altro essere un indigeno oppure un siriano come Yusef che della colonia ha fatto la sua base operativa. Il rapporto fra Scobie e Yusef diventerà sempre più ambiguo: il primo è mal fidato e rappresenta la legge, il secondo è sfacciato, prevaricatore, arrivista ed è fuori dalla legge. L’uno si servirà dell’altro, Scobie cercherà di celarsi questa scomoda verità e Yusef gliela mostrerà scegliendo ogni volta un’angolazione diversa a seconda dei sentimenti che gli conviene sollecitare, al fine di raggiungere i suoi loschi scopi. Il romanzo è anche una storia d’amore con quattro affluenti ed è per amore che Scobie contravviene ai propri principi. Il romanzo è soprattutto il rapporto del protagonista con la fede, dei dubbi che accompagneranno le sue scelte facendo scaturire un senso di colpa insopportabile. Più della storia in sé, sono alcune prese di coscienza che fanno alzare gli occhi dal libro subito dopo aver sottolineato
    Ma pare che, alla fin fine, non ci debba mai esser risparmiato niente. Per essere veramente umano, tu devi bere il tuo calice fino in fondo. Se una volta sei fortunato, o un'altra volta codardo, il calice ti vien presentato una terza.

    La vita ripeteva sempre il medesimo modello; c'era sempre presto o tardi una cattiva notizia da dare, e delle bugie da dire per consolare della cattiva notizia, e dei gin rosa da consumare per tener lontani i pensieri tristi.

    Il conflitto interiore di Scobie fra i suoi principi e il suo modo d’agire verrà finalmente a galla e lo farà sulla superficie del liquore
    Voi siete un giusto." "Non lo sono mai stato, Yusef. non mi conoscevo: ecco tutto. C'è un proverbio, sapete, che dice: "Verso la fine c'è il principio". Quando nacqui, già sedevo con voi a bere whisky, sapendo..."

    E’ un romanzo tutt'altro che banale, che l’aspetto religioso diventi predominante ne penalizza un po’ il finale, ma assurge allo scopo di connotarlo con decisione.

    said on 

  • 4

    "La Chiesa conosce tutte le regole. Ma non sa ciò che avviene in un solo cuore umano"

    Cosa guida l'agire di un uomo?

    - Emozioni
    - Interessi
    - Conformismo
    - Regole
    - ...

    Ma quanto la leva che muove l'uomo si compone di misericordia? Una parola talmente desueta da esserci divenuta quasi ...continue

    Cosa guida l'agire di un uomo?

    - Emozioni
    - Interessi
    - Conformismo
    - Regole
    - ...

    Ma quanto la leva che muove l'uomo si compone di misericordia? Una parola talmente desueta da esserci divenuta quasi estranea.

    Misericordia chi era costei? " Nobile sentimento di compassione attiva verso l'infelicità altrui, di solito promosso da una virtuosa inclinazione alla pietà o al perdono: avere m. di un povero infelice. Dio perdona tante cose, per un'opera di misericordia! (Manzoni)".

    Scobie, il protagonista di questa storia, è un uomo che è mosso sostanzialmente da questo sentimento dal nome antico e così poco agito da parere quasi deprecato.

    "L'amore è soltanto il desiderio di capire; e adesso, a causa di quel costante fallimento, anche il desiderio di capire moriva; e l'amore pure, forse; o, ecco, si mutava in quel penoso attaccamento, in quella lealtà, in quella pietà..."

    E oltre questo sentire, è caricato da un altro gravoso sentimento, la responsabilità nei confronti di chi ama. Nessuno delle persone che ama deve soffrire a causa sua. Scobie si pone continuamente in discussione. Ogni mossa che compie viene sottoposta al vaglio della sua coscienza. Coscienza che risulta essere un giudice assai poco misericordioso.

    "È, così almeno si dice, il peccato irremissibile; ma è un peccato che il corrotto e il malvagio non perpetra mai. Costui spera sempre, non raggiunge mai il gelo della consapevolezza di essere totalmente fallito. Solo l'uomo di buona volontà si porta sempre in cuore questa capacità di dannazione "

    Se l'azione compiuta va contro le proprie regole personali ma è agita con cuore puro ed intenti onorevoli, l'uomo che la compie deve essere condannato/giudicato? E da chi nel caso: da altro uomo o dal suo Dio (se crede)? L'uomo di 'buona volontà' può avere un giudice più severo di sé stesso?

    E chi è più puro? Chi rispetta formalmente tutte le regole senza provare la benché minima emozione, completamente privo di pietà o 'desiderio di capire' alcuno o chi compie azioni non proprio correttissime per cercare di preservare chi ama?

    Ed arriviamo subito al nocciolo della questione che è ben espresso dal pensiero di in epigrafe:

    "Il peccatore è al cuore stesso della cristianità ... nessuno è così competente come il peccatore in materia di Cristianità. Nessuno, se non il santo". Come dire che (santi esclusi) solamente bevendo il proprio calice fino in fondo, si riesce a essere veramente umani.

    Un romanzo opprimente, ossessivo, angosciante, cupo e tormentato al pari del suo protagonista. Il rapporto di Scobie con Dio o con la propria coscienza non lascia spazio ad alibi o a giustificazioni. E questo essere così severi con sé stessi, è proprio tipico del puro di cuore, dell'uomo di buona volontà.

    Mi vien da dire che i gesti che ciascuno di noi compie andrebbero forse accompagnati da un foglietto di intenti. E dovrebbe essere proibito per legge l'esprimere giudizio sull'altrui agire.

    Se la pietà e l'amore costituiscono il motore che muove l'uomo, non credo possa esistere un Dio che non assolva questo uomo dai suoi peccati.

    "Può sembrare una cosa strana da dirsi, per un uomo che era nel torto come lo era lui, ma io credo, per quanto lo conoscevo, che egli amasse veramente Dio"

    said on 

  • 5

    E nella confusione di quella notte dimenticò per un momento quello che l’esperienza gli aveva insegnato: che nessun essere umano può veramente comprendere un altro essere umano, che nessuno può provve ...continue

    E nella confusione di quella notte dimenticò per un momento quello che l’esperienza gli aveva insegnato: che nessun essere umano può veramente comprendere un altro essere umano, che nessuno può provvedere alla felicità d’un altro

    Pare sia il capolavoro di Graham Greene, anche se a mio parere di tutta la sua produzione è un titolo meno noto di altri, in inglese recita The heart of the matter, e lì esattamente mi ha portato: nel cuore della questione.
    Sì, credo che sarà IL romanzo del 2016, del mio 2016, sicuramente quello che più ha sfiorato le corde della mia anima.
    Fatico a trovare le parole per spiegare il perché del mio ardore e credo pure che per cogliere questo romanzo nella sua verticale e abissale profondità, ci voglia un percorso di vita in qualche modo tangente alla storia che Greene racconta.
    Un nocciolo della questione ineffabile, che non si fa banalmente né dire, né commentare perché le cose belle o quelle smisuratamente grevi e difficili si dicono con travaglio, perché dicendole le si trasfigura, le si sporca con l’inadeguatezza di parole che altro non sono che i simulacri troppo larghi o troppo stretti della vita stessa.

    Poiché Annobi non rende giustizia a Greene e non riporta uno straccio di sinossi nella scheda libro, di seguito propongo, ad uso e consumo del viandante lettore che leggerà, un minimo elenco, in ordine sparso e non prioritario, dei temi del libro a fornire una sia pur vaga indicazione di cosa Il nocciolo della questione è:
    Ambiente coloniale
    Rapporto con il Divino
    Triangolo amoroso
    Natura inospitale
    Bene fatto di nascosto e ad insaputa del beneficato
    Corruzione
    Integrità morale
    Senso di responsabilità
    Sacrificio
    Scelte estreme
    Etc etc etc etc

    said on 

  • 5

    Mi ha trasmesso una tale tristezza che per poco non l'ho abbandonato ai primi capitoli. Poi la scrittura mi ha preso. Non c'è una parola fuori posto, non una sillaba di troppo.

    said on 

  • 4

    VERSO LA FINE C’È IL PRINCIPIO

    Ogni tanto bisogna sgranchirsi, fare due passi, un po’ di moto e respirare una boccata d’aria fresca…
    Ogni tanto bisogna leggere Graham Greene.
    O, come nel mio caso, rileggere, visto che Greene l’ho s ...continue

    Ogni tanto bisogna sgranchirsi, fare due passi, un po’ di moto e respirare una boccata d’aria fresca…
    Ogni tanto bisogna leggere Graham Greene.
    O, come nel mio caso, rileggere, visto che Greene l’ho sempre frequentato molto.

    Nel secolo di Joyce, un grande narratore che mette sempre al centro dei suoi romanzi una storia da raccontare, impannucciata nel genere giallo, thriller, suspense, spy-story, a me fa gola. [Come mi fa gola Joyce, nessun giudizio di merito]

    Anche Greene, e il narratore nei romanzi di Greene, non giudica, mai, e scende sempre all’altezza dei suoi personaggi.
    In questo brano narratore e protagonista arrivano a confondersi: Che stoltezza aspettarsi la felicità in un mondo così pieno di miserie! Aveva ridotto al minimo i suoi bisogni, nascosto le fotografie nei cassetti, cercato di cancellare i morti dalla memoria…. ma rimangono pur sempre gli occhi per vedere, le orecchie per udire. Che mi si mostri un uomo felice, e io vi mostrerò il suo egoismo, o la sua cattiveria, o perlomeno la sua ignoranza assoluta.

    Se uno sapesse le cose fino in fondo, dovrebbe sentir pietà anche per le stelle? Se uno raggiungesse quello che chiamano il nocciolo della questione.
    “The Heart of the Matter”, il nocciolo della questione è da molti considerato il miglior romanzo di Greene: sembra contendersi la palma con “Il potere e la gloria”. Personalmente però, credo che la darei a “I commedianti”.

    E, nonostante il fastidio che sempre mi generano le questioni di fede religiosa, specie se cattolica - perché il pensiero corre subito al vaticano, e a quel referendum per rispedirlo ad Avignone che non si è mai fatto - nonostante questo, amo i romanzi di Greene, li godo proprio – anche questo che fa parte del ciclo cattolico, e di cattolicesimo è intriso come quei cuori grondanti sangue in certe statue del cristo.

    Ed è intriso di senso di colpa fino alla costa e alla cucitura, perché le cose che fanno davvero male sono quelle che è così terribilmente facile superare, perché gli esseri umani sono condannati alle conseguenze.

    È ambientato in un posto che Greene non mette voglia di visitare, pur trasmettendone il fascino sia esotico che ferale: Perché mai amo tanto questo posto? È forse perché qui la natura umana non ha ancora avuto tempo di mascherarsi? Qui nessuno avrebbe mai potuto parlare di un paradiso in terra: il cielo rimaneva rigidamente al proprio posto al di là della morte, e al di qua prosperavano le ingiustizie, le crudeltà, le grettezze che altrove la gente riusciva abilmente a mascherare. Qui si potevano amare le creature umane quasi come le ama Dio stesso, conoscendo il peggio di loro.

    In un clima che limita gesti e parole, Dio può aspettare perché come si può amare Dio a spese di una delle sue creature?

    In mezzo a uomini e donne qualsiasi nel modo più assoluto, riuscire a mostrare Scobie come eroe, pur nella sua ordinarietà e banalità, richiede un’arte che Greene possiede pienamente. Non è forse un eroe chi sa comprendere e perdonare gli altri ma non se stesso? Chi non si reputa più importante della sofferenza inflitta alle persone che ha intorno?
    Il suicidio di Scobie, protagonista che all’inizio vediamo attraverso gli occhi di un altro personaggio, Wilson, come si farebbe in un film (e quanta frequentazione cinematografica dell’opera di Greene!), è gesto catartico e insieme atto di generosità, di giustizia, di amore (compassione) verso l’umanità.

    Eppure, Greene sembra incurante del plot: in fondo si capisce dal principio chi è Wilson, il mistero sembra avere le gambe corte come le bugie [che invece le hanno lunghissime]. È Scobie che riempie la scena, che ci interessa seguire, di cui vogliamo sapere: Scobie ancora un novizio nel mondo dell’inganno, un uomo buono onesto integro nella sua ordinarietà.
    Circondato da figure che sono veri personaggi e che Greene descrive con tocchi concisi ed esperti aggiungendo elementi alla trama, arricchendo lo scenario: serve davvero poco a Greene per calarci dentro, to put us in the picture.
    E condurci in una costante caduta: dallo stato di grazia, caduta nell’amore, caduta nella disperazione, caduta in una terra di menzogne dalla quale non c’è ritorno.
    Nonostante ciò, Scobie conserva tutta la sua umanità, e brilla in una luce che dura nel tempo.

    Ma pare che, alla fin fine, non ci debba mai essere risparmiato niente. Per essere veramente umano, tu devi bere il tuo calice fino in fondo. Se una volta sei fortunato, o un’altra volta codardo, il calice ti viene presentato una terza.

    Non gli era mai venuto in mente che la sua vita avesse una vera importanza. Non beveva, non fornicava, non mentiva, ma non aveva mai reputato virtù l’assenza di questi peccati dalla sua vita.

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  • 4

    This book is great from the core and up. The structure is marvellous, the writing is, stylistically, by a master, and I didn't want to miss a paragraph. It's a horrid tale of rôles, love, hierarchies ...continue

    This book is great from the core and up. The structure is marvellous, the writing is, stylistically, by a master, and I didn't want to miss a paragraph. It's a horrid tale of rôles, love, hierarchies (including God), friendship and treachery. I loved it.

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  • 5

    如果作家用400頁來談一件事,我們怎麼能用短短幾句話來說明他在寫什麼。

    總之《事物的核心》真是好看啊。
    雖然我讀到三百多頁都還是不太懂”事物的核心”是什麼?

    是虔誠教徒因外遇擔心背叛上帝,會下地獄的苦?
    也或者是關於一個人以為自己只求孤獨,但其實不是的過程。

    我想,總之可以說是一個love story吧。
    對妻子情婦的愛,
    對僕人阿里與甚至歹徒尤塞夫的愛,
    對上帝的愛。

    然後400頁要說明:
    真愛 ...continue

    如果作家用400頁來談一件事,我們怎麼能用短短幾句話來說明他在寫什麼。

    總之《事物的核心》真是好看啊。
    雖然我讀到三百多頁都還是不太懂”事物的核心”是什麼?

    是虔誠教徒因外遇擔心背叛上帝,會下地獄的苦?
    也或者是關於一個人以為自己只求孤獨,但其實不是的過程。

    我想,總之可以說是一個love story吧。
    對妻子情婦的愛,
    對僕人阿里與甚至歹徒尤塞夫的愛,
    對上帝的愛。

    然後400頁要說明:
    真愛,永恆的愛是讓人痛苦的(?)

    P.S.
    因為抵擋暑熱與噪音,讀到最後幾篇的時候,恰好一直用耳機在大聲聽巴哈。
    據說他的音樂是歌頌上帝,充滿了對上帝的愛。

    對這個無神無鬼論者,甚者,敗德者如我。我很想知道虔誠教徒,尤其是從小成長環境就是的那種,讀這本書的體悟。
    在這個離婚稀鬆平常,通姦不是少數的時代,讀這本書的體悟。

    雖然也許葛林要談的,我還沒參透。

    said on 

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