地下室手記

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Publisher: 桂冠

4.2
(5527)

Language: 繁體中文 | Number of Pages: 182 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , Spanish , Russian , Catalan

Isbn-10: 9575516141 | Isbn-13: 9789575516147 | Publish date: 

Also available as: Others , Mass Market Paperback , Hardcover

Category: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
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  • 5

    Per questo libro posso spendere davvero poche parole. Qualunque pensiero si possa tradurre in frasi, riportate nero su bianco, risulterebbe una triste semplificazione, una magra descrizione dell’opera ...continue

    Per questo libro posso spendere davvero poche parole. Qualunque pensiero si possa tradurre in frasi, riportate nero su bianco, risulterebbe una triste semplificazione, una magra descrizione dell’opera, uno sterile accenno a qualcosa di molto più grande. Poiché non mi sento abbastanza autorevole per tentarne la critica, né sufficientemente sensibile per riportare le emozioni che mi ha suscitato questa lettura, senza che queste sbiadiscano al solo contatto con la tastiera del mio computer, intendo riportare un paio di passaggi che mi hanno maggiormente colpito per la loro forza espressiva e per la loro capacità di tirar fuori qualcosa che mi appartiene visceralmente . “L’uomo si vendica perché trova in ciò una giustizia. Dunque ha trovato la causa primaria, la ragione, cioè: la giustizia. Così si tranquillizza totalmente e di conseguenza applica la sua vendetta con tranquillità e con successo, essendo convinto di fare una cosa onesta e giusta. Ma io non vedo alcuna giustizia, non trovo proprio nessuna virtù, e dunque se mi vendico lo faccio solo per cattiveria.” Chi mai non ha pensato questo? E forse i più arguti l’avranno anche saputo spiegare senza l’aiuto di Dostoevskij. Ma egli poi aggiunge il tema nodale del suo pensiero tormentato “In me la cattiveria, sempre a causa di quelle maledette leggi di natura, subisce una scomposizione chimica. Guardi e l’oggetto in questione si volatizza, le ragioni svaporano, il colpevole non si trova, l’offesa non è più un’offesa ma diventa «fatum», qualcosa come il mal di denti di cui nessuno ha la colpa e allora non ti resta che una soluzione, sempre la stessa: battere più forte contro il muro.”. Questo pensiero, senza speranza (intesa come la intenderebbe Camus), conduce dritti a un vicolo cieco, al punto che l’autore stesso, con un’autoironia drammatica, crudele, spietata e lucida, conclude “Già, signori, l’unica ragione per cui io mi considero un uomo intelligente, forse, è che in tutta la mia vita non ho mai potuto intraprendere né concludere niente.” E chi non si è trovato dinanzi tale labirinto? Ovviamente è una provocazione: non c’è nulla di intelligente in questo paradosso, ma solo una fragilità “umana, troppo umana”. Questo sentimento di impotenza ci conduce a una vita di dolore e incattivisce l’Uomo già esasperato. Questa intelligenza mediocre, che non riesce a oltrepassare i propri limiti, è la condanna dell’uomo moderno. Una pena da scontare attraverso la propria consapevolezza (definita nel testo “malattia”). Non c’è soluzione se non attraverso l’amore “l’individuo ama tenere conto solo del proprio dolore, le gioie non le considera. Se le considerasse come dovrebbe, si accorgerebbe che ci sono molte vie di salvezza” (e qui il riferimento alla salvezza cristiana è palese, come in Delitto e Castigo). Un uomo non può vivere oppresso da questo sentimento: sarebbe come vivere recluso in una bara, in un sottosuolo.

    said on 

  • 3

    Eccellente analisi della condizione umana. Un po' pesantino, ma ho apprezzato i contenuti e i pensieri specialmente nella prima parte, la seconda parte è un po' troppo contorta e noiosa.

    said on 

  • 5

    Memorie del sottosuolo è suddiviso in due parti.
    Fatico ad esprimere su quale delle due preferisca.
    La prima parte è più noiosa ma molto potente, in grado di scombussolare il lettore.
    La seconda parte ...continue

    Memorie del sottosuolo è suddiviso in due parti.
    Fatico ad esprimere su quale delle due preferisca.
    La prima parte è più noiosa ma molto potente, in grado di scombussolare il lettore.
    La seconda parte è più divertente ma perde parte della sua carica "distruttiva".

    Lo scrittore analizza intimamente l'interiorità del suo protagonista.
    Per riuscirci al meglio scrive in prima persona e leggiamo così ad una serie di ragionamenti, di incoerenze, di malignità, di onestà con se stessi, di falsificazioni per auto proteggersi e molto altro ancora di una caratura letteraria forse insuperabile.

    Voto: 9/10

    said on 

  • 3

    null

    Quando lessi il primo libro di Dostoevskij ammirai la sua capacità di tradurre in parole i complessi flussi della mente umana. Cosa che penso anche dopo aver letto questo libro. Un viaggio alla scope ...continue

    Quando lessi il primo libro di Dostoevskij ammirai la sua capacità di tradurre in parole i complessi flussi della mente umana. Cosa che penso anche dopo aver letto questo libro. Un viaggio alla scoperta dell'immerso, del non detto, dell'eterna lotta tra essere e apparire.

    said on 

  • 0

    di quando in un racconto trovi fin troppa realtà...

    non c'è nulla di più vero della finzione dicevano.... bello ma difficile, leggere nero su bianco qualcosa con cui sei stata in contatto per troppo tempo e che era sbagliato non rallegra ma aiuta a cap ...continue

    non c'è nulla di più vero della finzione dicevano.... bello ma difficile, leggere nero su bianco qualcosa con cui sei stata in contatto per troppo tempo e che era sbagliato non rallegra ma aiuta a capire e chiarirsi le idee... era in casa da una vita ma è capitato in mano ora, parlandone di sfuggita con un amico, lo apri e bam! è tutto li

    said on 

  • 2

    Elucubrazioni di una mente complicata. Contorsioni lontane dal tempo e sopratutto lontane da me... Scrittura magistrale ma un monologo che non mi ha appassionato nei contenuti.

    said on 

  • 5

    Memorie, ricordi di un'anima inquieta. Infelice, frustrata, confusa. Sembra lo sfogo di un quarant'enne. Come non capirlo.
    Un Dostoevskij del tutto sconosciuto mi si è palesato davanti. Il romanzo è ...continue

    Memorie, ricordi di un'anima inquieta. Infelice, frustrata, confusa. Sembra lo sfogo di un quarant'enne. Come non capirlo.
    Un Dostoevskij del tutto sconosciuto mi si è palesato davanti. Il romanzo è scritto in prima persona e almeno per una buona metà non ha trama. Un rigurgito di idee apparentemente sconnesse che trasmettono un vero senso di malessere. Lui, (chi?), non è stupido come tutti gli altri. E' un essere mentalmente superiore, cosa che lo rende consapevole della piccolezza della condizione umana. E allora forse è meglio non sapere. Perché se uno sa, compie le azioni peggiori. Io mi distinguo da voi, dunque mi autoflagello. La notte mi concedo le peggiori perversioni e il giorno vi sopporto in ufficio.
    Non so, le continue contraddizioni a cui mi ha sottoposto mi hanno quasi fatto abbandonare la lettura. Ma poi, parlando con un amico l'ho citato. Ho citato Dostoevskij sostenendo che anche se la ragione ci imporrebbe di compiere ogni azione a nostro vantaggio, spesso è proprio lo svantaggio, l'agire per capriccio, a farci sentire vivi. Poter sbagliare, non seguire la strada più logica, prestabilita... la deviazione, questa sì che ci rende unici.
    Quindi ho ripreso in mano il libro, che fortunatamente mi ha regalato una piccola storia. Quella di un ragazzo di venticinque anni che per capriccio si impone di uscire con dei vecchi amici, gente che non ha mai sopportato e dai quali è sempre stato ignorato. Ci esce forse per riscattarsi, per dimostrare loro la sua superiorità mentale e invece viene umiliato. Spende i pochi soldi di cui dispone per sentire tutto il peso - dal quale a tratti pare trarre piacere - del suo fallimento. Poi si ritrova con una prostituta che cerca di redimere col sapiente uso delle parole. E questa pare abboccare. Crede alle sue parole, ma quando si presenta da lui, viene insultata e umiliata. Per poi sparire nel nulla.
    Davvero questo sembra un romanzo senza capo né coda, ma uno sfogo di Dostoevskij quarantenne non si discute. Quindi non vi dirò se mi è piaciuto o meno.

    said on 

  • 4

    "Sono un uomo malato... Sono un uomo cattivo."

    Così si presenta il protagonista di questo ennesimo, magistrale, scritto del mio carissimo Dostoevskij. E non tradisce le premesse, quest'uomo, non mente affatto.
    "Memorie del sottosuolo" è antesignan ...continue

    Così si presenta il protagonista di questo ennesimo, magistrale, scritto del mio carissimo Dostoevskij. E non tradisce le premesse, quest'uomo, non mente affatto.
    "Memorie del sottosuolo" è antesignano di capolavori quali " Delitto e castigo" e " I fratelli Karamazov" e questo suo essere "precursore" è facilmente rintracciabile e visibile nel nostro protagonista, antieroe per eccelleza.
    Innanzitutto, il nostro riassume in sè tutta una serie di caratteristiche negative, tremende, si auto-accusa di empietà psicologiche inarrivabili, si autodefinisce un topo, un insetto, fa di se stesso il termine di paragone per una fauna (immonda) che, guarda caso, comprende tutti quegli esseri che abitano il sottosuolo.
    E in questo sottosuolo il protagonista ( e quindi Dostoevskij ) ci guida per tutta la durata della narrazione, quasi trascinandoci per un braccio e costringendoci a sprofondare assieme a lui nelle tenebre: non usciremo mai " a riveder le stelle", insomma.
    Ma che cos'è "il sottosuolo"? Sicuramente è un luogo che, mentre procediamo con la lettura, ognuno di noi si accorgerà di possedere nella parte più intima di sè. Parlarne e definirlo è complicato poichè è quella parte che ognuno di noi tende a nascondere...è l'Oscurità, la cattiveria che il genere umano si porta dietro come una tara, è il lamento, è pusillanimità, è quella voglia di veder soffrire gli altri quando a noi le cose non vanno bene.
    Ecco. Il sottosuolo è tutto questo ed è anche di più: un luogo intimo che terrorizza, che fagocita gli affetti, le amicizie e la possibilità di amare davvero.
    Il libro si divide in due parti: “Il sottosuolo” e “a proposito della neve bagnata”. La prima è una lucida analisi del personaggio e di questo sottosuolo, uno svisceramento totale della psicologia e della natura umana che mostra una modernità sconvolgente poichè precursore di molte opere novecentesche ( La coscienza di Zeno, Ulisse, Il fu Mattia Pascal, ecc), scritto nel solito stile eccelso che caratterizza l'autore. La seconda parte è quella che ho preferito, è la "messa in pratica" di tutto ciò che racconta la prima parte.
    Mi stupisco sempre di come Dostoevskij riesca, anche in pochissime pagine, a dimostrare una lucidità incredibile e a trattare in maniera chiara e completa anche gli argomenti più complessi nonchè a rendere vivi, con pochi tratti, personaggi complicati e ricchi di sfaccettature.
    Lo consiglio a chi ama la letteratura russa, a chi vuole cominciare a leggere Dostoevskij e a chi già lo ama perchè non ne rimarrà affatto deluso
    Emoticon smile

    P.s. Ogni nuova lettura è una conferma
    Emoticon heart
    Dosto ti adoro! XD

    said on 

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