審判

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Publisher: 商周出版

4.2
(7865)

Language: 繁體中文 | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Portuguese , English , German , Chi simplified , French , Czech , Spanish , Swedish , Dutch , Polish , Greek , Catalan , Romanian

Isbn-10: 9861247831 | Isbn-13: 9789861247830 | Publish date: 

Also available as: Others , Hardcover

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Book Description
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    The similarity between Angelo Branduardi and Steven Pinker must not be underestimated: either you have an interest in linguistics or you are a coiffeur. Personally, the former has been one of my fathe ...continue

    The similarity between Angelo Branduardi and Steven Pinker must not be underestimated: either you have an interest in linguistics or you are a coiffeur. Personally, the former has been one of my fathers, while the latter bought me a ticket for Japan. I must say I share no hair-style with them, but je parle un peu francais.

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  • 5

    Meglio non svegliarsi

    I sogni più angoscianti sono quelli in cui vorremmo raggiungere uno scopo qualsiasi: per esempio raggiungere un luogo, imparare una poesia, comporre un numero di telefono, incontrare un nostro amico e ...continue

    I sogni più angoscianti sono quelli in cui vorremmo raggiungere uno scopo qualsiasi: per esempio raggiungere un luogo, imparare una poesia, comporre un numero di telefono, incontrare un nostro amico e, per quanti sforzi facciamo, veniamo continuamente sviati da ostacoli piccoli e grandi, e non riusciamo, non c'è la facciamo mai. Ecco questo romanzo è raccontato così. È un "incubo riuscito", ma riusciremo mai a svegliarci?

    Le chiavi di lettura possono essere molteplici, e lo sono state, da quella politica a quella esistenziale, nessuna potrà mai esaurire un testo così complesso e denso di simboli, segni, metafore. Ognuno scelga il suo parziale punto di vista. In questo momento della mia vita ho preferito la chiave metafisica. Per esempio, dal capitolo Il duomo: "Non sono d'accordo con questa opinione" disse K. scuotendo la testa, "perché se la si condivide, si deve prendere per vero tutto ciò che dice il custode. Ma che questo non sia possibile tu stesso lo hai sostenuto esaurientemente." "No" disse il pastore " non si deve prendere tutto per vero, lo si deve ritenere solo necessario." " Opinione triste," disse K. "La menzogna elevata a regola universale".
    Lo scopo è la ricerca della verità, che forse non esiste, forse esiste solo la necessità. Meglio non svegliarsi

    said on 

  • 0

    Incompleto.

    Il Processo doveva essere un racconto e non un romanzo, proprio come La Metamorfosi. Il libro può essere semplicemente riedito senza due o tre capitoli senza che cambi nulla se non lo stato d'animo an ...continue

    Il Processo doveva essere un racconto e non un romanzo, proprio come La Metamorfosi. Il libro può essere semplicemente riedito senza due o tre capitoli senza che cambi nulla se non lo stato d'animo annoiato del lettore. Lentissimo, inusuale, soporifero: Kafka ha scritto cose migliori.

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  • 4

    Di Kafka finora avevo letto solo La metamorfosi e questo Il processo mi ha sorpreso per le sue situazioni cosidette "kafkiane". Kafka ci coinvolge nel processo del malcapitato K., dove tutto succede e ...continue

    Di Kafka finora avevo letto solo La metamorfosi e questo Il processo mi ha sorpreso per le sue situazioni cosidette "kafkiane". Kafka ci coinvolge nel processo del malcapitato K., dove tutto succede e non succede. Tutto è immobile e quindi imprevedibile. Peccato sia incompiuto, forse persino lo stesso Kafka si è perso per i corridoi delle cancellerie del tribunale...

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    It's quite bizarre that for such an incomplete work, it's acclaimed (at least) as one of the best novels in the 20th century ?! In this translation/edition, after the last chapter of the novel, "THE ...continue

    It's quite bizarre that for such an incomplete work, it's acclaimed (at least) as one of the best novels in the 20th century ?! In this translation/edition, after the last chapter of the novel, "THE END", there is an additional section called "FRAGMENTS" which contains 6 pieces of short stories that the editors weren't sure where to put them in the main novel. The most naked incompleteness is at the end of the 4th fragment ("STRUGGLE WITH THE VICE PRESIDENT") which ends as "got off the desk and sat" --- without even a full stop / period ! Because of the incompleteness, the progress of the story seems jumpy and at the end, suddenly two guys came to take K. to die. I guess that's what a meaningless life is like.

    The circumstances are weird as the protagonist, Josef K., needed to defind himself against an unknown charge. He was "arrested" and yet he could apparently walk around freely. On one hand, K. felt so powerless in trying to fight the court; on the other hand, K. somehow could wander almost freely in various court rooms and offices and deal with those apparently "low" officials of the court system. It's like in a totalitarian state that there are no real system and rules that you may follow to fight for your rights. But somehow, Josef K. still kept fighting in his own way, without relying on his lawyer and those who claimed to be able to help him. Even facing a great chance of failure and death, he perhaps tried to follow his own path in his life and use his own methodology to tackle his problems and live his life, rather than relying on any secret and unknown forces or promises.

    The processes seem a little comedic, bizarre and ridiculous. I constantly wonder what the author was thinking when he wrote all these. It doesn't have the whimsical and magical mood in many of the novels of Haruki Murakami, which I prefer. In some sense, this author was more in the developing ages of existentialism and absurdism. Murakami has got almost a century more in time and probably also in knowledge and development. And Murakami's novels are felt like more artistic and skillfully crafted because after all, they're completed novels :-)

    The translator mentioned the inconsistency of the meeting time at the cathedral on p.xxi (lines 5-6) of "TRANSLATOR'S PREFACE". Though I forgot about this while reading, I have actually noticed it myself that on p.203 (2nd line from the bottom), the meeting time was supposed to be "around ten"; nevertheless, on p.206 (lines 9-10), it said "K. had arrived punctually; it was striking eleven just as he entered". A noticeable discrepancy of 1 hour :-)

    p.4 (last 2 lines): "furniture coverlets china and photographs" should probably have a couple commas in between ?!

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  • 5

    Nei meandri bui del labirinto kafkiano

    'Il processo', incompiuto, è una surreale "storia satura d'infelicità e di poesia" (per citare la Nota del traduttore di Primo Levi). La lettura che ne dà lo stesso Levi, tra l'altro, pervade il letto ...continue

    'Il processo', incompiuto, è una surreale "storia satura d'infelicità e di poesia" (per citare la Nota del traduttore di Primo Levi). La lettura che ne dà lo stesso Levi, tra l'altro, pervade il lettore di inquietanti suggestioni per le consonanze biografiche dello scrittore italiano e il destino degli ebrei 15-20 anni dopo la prima pubblicazione di questo libro: "Dunque è così, è questo il destino umano, si può essere perseguiti e puniti per una colpa non commessa, ignota, che 'il tribunale' non ci rivelerà mai; 'e tuttavia, di questa colpa si può portar vergogna, fino alla morte' [virgolette mie] e forse anche oltre" (ibidem).

    Perché "il mondo stravolto, dove tutte le attese logiche vanno deluse" è una declinazione possibile del nostro mondo; Joseph K. vaga "per meandri bui, per vie tortuose che non conducono mai dove ti aspetteresti", ma d'altra parte è la vita stessa - come un libro oscuro e pieno di trappole - che trova la sua migliore metafora, il simbolo definitivo, nel labirinto; un labirinto che peraltro è rappresentato magistralmente dall'Orson Welles della riduzione filmica del capolavoro dello scrittore praghese, che vanta un cast ricco quant'altri mai di grandi nomi: A. Perkins (K.), lo stesso Welles (l'avvocato Huld), R. Schneider (Leni), J. Moreau (la signorina Burstner) e E. Martinelli (la moglie dell'usciere del tribunale).

    Kafka si compiace, è ovvio, nell'ammantare ogni situazione di un velo onirico, che dal comico va verso l'incubo passando per il grottesco. Lo dimostrano i ridicoli mostri quotidiani che infestano i corridoi per cui si perde il protagonista; lo dimostra la coercizione che puntualmente lo stanca e lo porta all'esasperazione; lo dimostrano i lunghi, logorroici discorsi incongrui che gli confondono le idee anziché chiarirgliele; lo dimostra l'oscuro squallore degli scenari che fanno da sfondo al suo peregrinare; lo dimostra la visione globale che ne esce fuori della donna, sempre vista dal punto di vista di un maschio infoiato nel colmo di un sogno pieno di turbamenti, erotici e non.

    Ma le donne svolgono un ruolo interessante, simbolico. Sono lascive, sembrano concedersi e lo stanno quasi per fare del tutto, salvo frustrare il sognatore negandosi sul più bello. Come ancora brillantemente fatto notare, o meglio lasciato più o meno volutamente intuire, da P. Levi, il comportamento contraddittorio del protagonista nei confronti di Leni, quella che sembra potersi dare a lui con più facilità, ha una notevole affinità con la trama generale del libro: "Teme di essere punito e ad un tempo lo desidera".

    A questo aggiungerei che il comportamento ambivalente di K. verso le donne è il comportamento di chi giustamente nutre sospetti per chiunque, visto che ogni personaggio che compare nella storia sembra uno dei tanti attori del claustrofobico complotto burocratico-giuridico ordito contro K. Tutti, persino le importune bambine dell'episodio del pittore, fanno paradossalmente parte del Tribunale, le cui segreterie sono sparse assurdamente un po' ovunque, anche nel solaio di altri palazzi.

    Tutto è Legge, quindi tutto è disperazione, qui, in questo sconfortante mondo parallelo in cui nessun'interpretazione può essere l'interpretazione definitiva: la stessa conclusione cui, in fin dei conti, giunge K. al termine della conversazione con il sacerdote a proposito della storia dell'uomo di campagna e del guardiano, peraltro già raccontino a parte e primo germe, si può credere, del romanzo. "Quella storia semplice era diventata informe", pensa K. dopo tutto quel moltiplicarsi di interpretazioni contorte e deliranti.

    In realtà, spesso è bello lasciare (andare) i sogni così, da soli, senza darne troppe letture, ma limitandosi solo a subirne il fascino oscuro dato dall'inquietudine e dalla continua interrogazione che ingiungono a chi sogna, o a chi legge (che poi, in casi come questi, è meravigliosamente la stessa cosa). Almeno finché non ci si risveglia, ritrovandosi cambiati, in quanto arricchiti di una nuova visione, di una nuova prospettiva sulla realtà e, in ultima analisi, di un maggior livello di coscienza.

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  • 5

    Un libro bellissimo, surreale, inquietante, profondo e tanto altro ancora. Splendide la storia del sacerdote e la chiusa del romanzo.

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  • 5

    "Qualcuno doveva aver calunniato Joseph K."...

    Con lo stile semplice che gli è proprio, quasi con noncuranza, come se narrasse una piccola disavventura capitata ad un uomo qualunque in un giorno qualunque, Franz Kafka racconta l'incubo, l'angoscia ...continue

    Con lo stile semplice che gli è proprio, quasi con noncuranza, come se narrasse una piccola disavventura capitata ad un uomo qualunque in un giorno qualunque, Franz Kafka racconta l'incubo, l'angoscia, i passi insidiosi e inesorabili di qualcosa che si impadronisce della vita di un promettente impiegato di banca. Quello che all'inizio sembra essere solo uno scherzo di cattivo gusto, col passare del tempo si rivela un peso opprimente da cui è difficile liberarsi e che suscita vergogna. E' un dito puntato contro, un'accusa non meglio specificata contro la quale Joseph K., il protagonista, deve difendersi. Il tribunale che tratta la sua causa - lo stesso imputato non osa dirlo ad alta voce - si trova in un solaio, a cui si accede attraverso un labirinto di corridoi dall'aria irrespirabile. Nessuna certezza su ciò che è giusto o sbagliato fare, nessun appiglio che dia garanzie di affidabilità. Così, pur professandosi innocente, K. appare sempre più rassegnato al destino che giudici sconosciuti hanno deciso per lui. Nel libro c'è l'assurdo tipicamente kafkiano, che a volte fa persino sorridere, ci sono personaggi (fino a che punto coinvolti non è dato sapere) che se ne escono a sorpresa con frasi inquietanti, lasciando intravedere una verità che aleggia fin dalle prime pagine: la condanna, se non è già scritta, è quasi certa. Il finale è agghiacciante, un autentico pezzo di bravura. Qualcuno ha visto in quest'opera una premonizione della Shoah (lo scrittore boemo apparteneva ad una minoranza ebraica di lingua tedesca), ma è solo una delle chiavi di lettura di un romanzo che mette implacabilmente in luce le paure più profonde dell'essere umano.

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