楽園の泉

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発行元: 早川書房

3.9
(190)

Language: 日本語 | Number of Pages: 379 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , French , Spanish , Portuguese , Chi simplified , German , Dutch , Finnish , Czech , Turkish , Danish , Italian

Isbn-10: 4150107319 | Isbn-13: 9784150107314 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 4

    Il genio di Clarke (con alcuni dubbi)

    Se c'è un nome che ha sdoganato la letterartura di fantascienza anche presso i lettori che hanno sempre snobbato questo genere, oltre ad Asimov, c'è il genio di Clarke.
    E lo dimostra anche questo roma ...続く

    Se c'è un nome che ha sdoganato la letterartura di fantascienza anche presso i lettori che hanno sempre snobbato questo genere, oltre ad Asimov, c'è il genio di Clarke.
    E lo dimostra anche questo romanzo.
    L'ingegnere Morgan, reduce dal successo della costruzione del ponte sullo stretto di Gibilterra, non è ancora soddisfatto e punta coraggiosamente più in alto.
    Per la precisione punta a raggiungere a 36000 km di quota un satellite in orbita geostazionaria con un ascensore spaziale.
    Il progetto è reso possibile da un materiale costruttivo innovativo, una fibra di carbonio purissima 'coltivata' a gravità zero.
    Ma non mancano certo le difficoltà, tecniche, finanziarie e come dire 'culturali'.
    Certo perchè questo ascensore spaziale dovrebbe ancorarsi alla Terra sull'isola di Taprobane, uno Sri Lanka che Clarke piazza con una licenza geografica sull'equatore.
    E il punto di ancoraggio è occupato dalle rovine del palazzo reale di un antico sovrano locale, oltre che da un tempio buddista.
    Mettete a confronto gli interessi di un gruppo di monaci contro i vantaggi di un ascensore che permetterebbe di trasportare uomini e materiali nello spazio senza l'utilizzo dei razzi vettori e indovinate chi ci deve rimettere.
    E quì Clarke si prende altro che la licenza geografica sull'isola di Ceylon.
    Si inventa l'avverarsi di un'antica leggenda che convince i monaci ad andarsene e a levare le castagne dal fuoco all'intraprendente ingegnere.
    Al lettore esterrefatto non resta che sorvolare e proseguire la lettura.
    Gli spunti tematici e di riflessione sono davvero tanti e le poco più di 260 pagine sembrano aver costretto Clarke ad affrontarli troppo superficialmente.
    Ad un certo punto viene anche introdotto il viaggio di una sonda aliena attraverso il sistema solare che testimonia agli uomini l'esistenza di una civiltà extraterrestre, ma non si capisce cosa abbia a che fare con la vicenda dell'ingegnere Morgan.
    Credo che si tratti di un rimando alla saga di Rama che però non conosco ancora.
    Tra l'altro gli uomini del XXII secolo pur potendo chiedere lumi di qualsiasi argomento a questa sonda, non trovano di meglio che spedirgli il testo della 'Summa Theologiae' di Tommaso, un trattato di teologia del XIII secolo. Mah ?!?
    In ogni caso il finale al cardiopalma completa questo romanzo che, a parte qualche dubbio sopra descritto, ho divorato in pochi giorni.
    Tutto sommato: ben fatto Clarke!

    said on 

  • 4

    «Quasi tutte le simulazioni computerizzate di Storia Alternativa lasciano intendere che la battaglia di Tours (732 d.C.) sia stata uno dei disastri più cruciali per l’umanità. Se Carlo Martello fosse ...続く

    «Quasi tutte le simulazioni computerizzate di Storia Alternativa lasciano intendere che la battaglia di Tours (732 d.C.) sia stata uno dei disastri più cruciali per l’umanità. Se Carlo Martello fosse stato sconfitto, l’Islam poteva risolvere i conflitti interni che lo stavano divorando e proseguire la conquista dell’Europa. Così si sarebbero evitati secoli di barbarie cristiana, la rivoluzione industriale sarebbe iniziata almeno con mille anni d’anticipo, e oggi avremmo raggiunto le stelle più vicine, anziché i pianeti più vicini… …Ma il fato ha voluto altrimenti, e gli eserciti del Profeta sono tornati in Africa. L’Islam è sopravvissuto, come un affascinante fossile, quasi sino alla fine del ventesimo secolo. Poi, improvvisamente, si è dissolto nel petrolio…»

    http://www.ryo.it/2015/09/22/le-fontane-del-paradiso-arthur-c-clarke-citazioni/

    said on 

  • 4

    Romanzo vincitore dei premi Hugo e Nebula.

    Scritto alla fine degli anni '70 contiene concetti assolutamente avveniristici per l'epoca... nanotecnologie, ascensori orbitali e riesce anche a trattare di ...続く

    Romanzo vincitore dei premi Hugo e Nebula.

    Scritto alla fine degli anni '70 contiene concetti assolutamente avveniristici per l'epoca... nanotecnologie, ascensori orbitali e riesce anche a trattare di un credibile incontro ravvicinato.

    Lettura consigliata anche ai non appassionati del genere, Clarke è un maestro indiscusso della fantascienza.

    said on 

  • 3

    Clarke racconta con la sua solita competenza e accuratezza la storia della costruzione dell'ascensore spaziale, prendendosi qualche licenza geografica (di cui però si scusa fin dall'inizio) e mischian ...続く

    Clarke racconta con la sua solita competenza e accuratezza la storia della costruzione dell'ascensore spaziale, prendendosi qualche licenza geografica (di cui però si scusa fin dall'inizio) e mischiandola con la mitologia dello sri lanka a lui tanto caro.

    forse un po' forzata all'interno della storia il passaggio del satellite alieno con cui gli umani hanno un breve scambio di battute, circostanza da cui non deriva praticamente nulla.

    said on 

  • 3

    Molti spunti interessanti in questo romanzo, ma è come se fosse incompiuto. Alcuni temi come quello del contatto con intelligenze extraterrestri è affrontato in fretta, non compiuto e soprattutto avul ...続く

    Molti spunti interessanti in questo romanzo, ma è come se fosse incompiuto. Alcuni temi come quello del contatto con intelligenze extraterrestri è affrontato in fretta, non compiuto e soprattutto avulso dalla trama principale. Forse mi sono perso qualcosa io durante la lettura. Comunque la precisione tecnica unità alla visionarietà tipici dell'autore bastano per rimanere completamente soddisfatti dalla lettura.

    said on 

  • 5

    Personalmente adoro Clarke, quindi lo ammetto: il mio voto è di parte :) . Se pensate che un romanzo di fantascienza deve contenere azione, navi spaziali, viaggio nello spazio etc allora questo libro ...続く

    Personalmente adoro Clarke, quindi lo ammetto: il mio voto è di parte :) . Se pensate che un romanzo di fantascienza deve contenere azione, navi spaziali, viaggio nello spazio etc allora questo libro non fa per voi. Io personalmente condivido la visione di Clarke (tra l'altro riportata in questa edizione Urania) : "il fantasy è qualcosa che ci piacerebbe che accadesse ma che non può verificarsi nel mondo reale, mentre la fantascienza è qualcosa che ci piacerebbe che avvenisse e che probabilmente avverrà". Se leggete questo libro tenete a mente quanto appena detto. Non è un libro di avventur e l'azione è praticamente assente. Il protagonista è un ingegnere e solo questo dovrebbe far capire molte cose. Questo libro è una visione del futuro, è un trattato scientifico romanzato. E per questo è un capolavoro unico nel suo genere. Non è un libro per tutti, e non tutti riusciranno ad apprezzarne il contenuto ed il messaggio, ma resta un libro di Fantascienza vecchia scuola, e di conseguenza ogni lettore "serio" appassionato di fantascienza dovrebbe averlo nella propria libreria. Peccato sia praticamente introvabile (come del resto lo sono la maggiorparte delle sue opere). Se lo trovate non fatevelo scappare ;)

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  • 2

    Questo romanzo di Clarke ha vinto i premi Nebula (1979) e Hugo (1980) ma è decisamente sopravvalutato.
    Nella prima metà si sviluppano i temi più interessanti: il confronto/scontro tra tradizioni relig ...続く

    Questo romanzo di Clarke ha vinto i premi Nebula (1979) e Hugo (1980) ma è decisamente sopravvalutato.
    Nella prima metà si sviluppano i temi più interessanti: il confronto/scontro tra tradizioni religiose e progresso tecnologico. Questo avviene quando il protagonista, Vannevar Morgan, un ingegnere, decide di costruire un Elevatore Spaziale, una specie di ascensore che collegherebbe la terra ad un satellite geostazionario. Tra tutti i luoghi disponibili al mondo, l’unico veramente adatto per costruire si trova sull’isola di Taprobane (Ceylon) e precisamente sul monte centrale dell’isola sulla cui cima sorge un Tempio, luogo sacro per i buddisti da circa duemila anni.
    Inizialmente i capitoli si alternano tra la storia di Kalidasa, un antico re di Taprobane e gli eventi di Vannevar Morgan che si svolgono intorno al 2150. La descrizione della vita di Kalidasa, la sua infanzia, la rivalità con il fratello, e il suo sogno un po’ folle di costruire un gigantesco palazzo su un monte attorniato da giardini e fontane paradisiache sono, a mio parere, le parti più interessanti del romanzo. Definiscono un’ambientazione al confine tra leggenda, epica e magia che avrebbe potuto rappresentare la base per il seguito della storia.
    Il tema centrale in questa parte è lo scontro tra ‘forze inamovibili e forze irresistibili’, come dice Clarke. Vi è un paragone tra il sogno, per l’epoca folle, di re Kalidasa di raggiungere il cielo costruendo una fortezza su un monte e il progetto di Morgan di costruzione dell’elevatore spaziale. Queste rappresenterebbero le forze irresistibili. La forza inamovibile è invece il tempio, la religione, le tradizioni mistiche millenarie, i monaci che occupano il luogo sacro. Particolare interessante: il monte del palazzo-fortezza di Kalidasa e quello su cui sorge il tempio si trovano l’uno di fronte all’altro, come due metaforici poli opposti di poteri e di visioni del mondo. E guarda caso Morgan vuole costruire il suo ‘ascensore’ sul monte del tempio, non su quello della fortezza di Kalidasa.
    Però non può farlo perché ovviamente, e giustamente, si oppongono i monaci ed in primis Choam Goldberg, un brillante matematico, che si è convertito al buddismo ed ha assunto il titolo di Venerabile Parakama. Lo impedisce anche una sentenza di un Tribunale Mondiale che vieta di costruire su luoghi di culto di tale importanza. Fin qui tutto bene, anch’io parteggio per il Venerabile Parakama e voglio vedere come Clarke riuscirà a far costruire l’ascensore a Morgan.
    Ricorre ad un espediente che ha del grottesco ed è patentemente risibile: per ironia della sorte, un’esperimento meteorologico cui partecipa Goldberg (che è un esperto anche di questa materia) come un boomerang si rivolge contro gli abitanti del tempio, avverando un’antichissima leggenda che spinge i monaci ad abbandonare in tutta fretta il luogo sacro. Dopo aver creato dunque una narrazione complessa ed interessante nei suoi risvolti storici e culturali, Clarke risolve l’empasse di Morgan con uno artifizio banale. Dopo di che il resto del romanzo (da circa metà in poi) si sgonfia, perde di interesse essendo completamente orientato a descrivere le fasi di costruzione dell’ascensore, entrando molto nei particolari tecnici ed ingegneristici dei problemi di realizzazione. Le ultime 30-40 pagine poi sono noiosissime: si tratta della descrizione del soccorso ad un gruppo di persone bloccate in un punto dell’ascensorone. E tra tutti coloro che potrebbero portare a termine la spedizione di soccorso, anche in questo caso se ne occupa personalmente il buon Morgan, che a 65 anni suonati viene spedito a migliaia di chilometri d’altezza a fare l’eroe. Sembra la fase di ritorno di Apollo 13, ma senza la tensione e l’emozione di quel film.
    C’è da aggiungere anche l’arrivo, da metà libro in poi, di una sonda aliena che attraversa il sistema solare (ed è questo il vero seguito di Rama) che diffonde notizie che gli alieni hanno raccolto da decine di altri pianeti abitati da esseri senzienti: il messaggio è che in quasi nessuna di tali società, giunte ad un livello tecnologico simile a quello terrestre, è sopravvissuta o si è sviluppata una cultura religiosa. Un artifizio, questo di Clarke, che vuole dimostrare l’illogicità del pensiero religioso, ma che appare così banale e fuori luogo da far scadere ulteriormente il romanzo.
    Per quanto riguarda i personaggi, si nota una completa assenza di elementi femminili (a parte la giornalista Maxine, che però assomiglia più ad un uomo), un’insipienza e mancanza di spessore di tutti gli altri. Anche Morgan, il protagonista è piatto e privo di interesse. Clarke fornisce alcuni aspetti del passato di quest’uomo che però irritano più che arricchirlo (una delusione infantile per la perdita di un aquilone, la rinuncia ad un amore giovanile a favore dei suoi ponti e ascensori spaziali). Sembrerebbe più un soggetto isolato e chiuso in se stesso, vista la descrizione, eppure Clarke lo fa interagire con gente dei media, con un importantissimo finanziatore che lo sostiene e gli assicura una fiducia incrollabile, permettendogli la realizzazione dell’ascensore.
    Vi sono anche delle reminiscenze di Rama: la sonda aliena, detta Starglide, deriva proprio dal precedente romanzo di Clarke. Anche certe descrizioni di Taprobane ricordano Rama: sull’isola migliaia di fedeli salgono un’interminabile scalinata per raggiungere il tempio sacro, seguendo un antichissimo rituale religioso, proprio come in Rama alcuni esploratori spaziali scendevano un’interminabile scalinata per raggiungere le pianure del mondo artificiale alieno, seguendo un futuristico rituale tecnico-scientifico. La contrapposizione tra religione/tradizione/pensiero magico-irrazionale da un lato e progresso/tecnologia/pensiero logico e scientifico dall’altro, è il tema dominante di questo libro. Sviluppato però in modo mediocre e banale. In una citazione inventata di un dilemma Zen, appare l’intento ridicolizzante e denigratorio di Clarke verso il pensiero filosofico-religioso. L’idea di Clarke in questo romanzo è sostituire un tempio agli dei, con uno alla scienza, senza valutarne le implicazioni culturali e sociologiche, con una visione fin troppo ottimistica del progresso e della tecnologia a scapito della tradizione e del pensiero filosofico millenario.
    Tralascio di commentare poi l’assurdo capitolo finale che si svolge alcuni secoli dopo.
    Altra pecca di Clarke è l’incapacità di sviluppare delle analisi un po’ più ampie sullo sviluppo sociale futuro: mostra l’esistenza dei Remoti, soggetti con cui instaurare relazioni affettivo-sessuali non troppo impegnative, ma non prosegue nella descrizione. Sembrano idee gettate là, giusto per dare un po’ di sapore allo scenario, ma prive di sostanza. Un tentativo di accenno al fatto che nel futuro le relazioni saranno più libere anche per le donne (elemento emerso anche in Rama con l’accenno alla poligamia), ma che non essendo utilizzato poi nel romanzo, rimane un accenno inutile e irritante. Clarke non da’ la sensazione che questi argomenti siano alla sua portata.
    Quello che sorprende è come possa un libro di questo genere, scritto ben nel 1979, aver vinto non solo il Premio Nebula (1979), ma anche l’Hugo (1980). Fosse stato scritto negli anni ’50, o nei primi ’60 capirei. Ma nel ’79 Le Fontane del Paradiso (fontane che poi hanno una parte del tutto secondaria nel romanzo che avrebbe potuto intitolarsi l’Ascensore) dovevano competere con romanzi di ben superiore livello come ad esempio Jem di Pohl e con On wings of song di Disch, solo per citarne un paio.
    Clarke schiaccia anche l’occhiolino ai fan di Asimov quando nel romanzo riporta la seguente citazione: ‘That unshakeable stupidity against which, as Goethe lamented, the Gods themselves contend in vain…’ Un omaggio fin troppo scontato e sdolcinato, un inutile riferimento ad un altro romanzo altrettanto sopravvalutato, che vinse Nebula (1972) e Hugo (1973), superando immeritatamente romanzi di ben altra portata come Il Gregge alza la testa, Morire Dentro, e Vacanze nel Deserto.
    In sintesi un Clarke deludente che a mio parere ha vinto senza merito i più importanti premi della fantascienza di quell’anno. Voto: 2 stelle.

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  • 3

    Da un piccolo sperduto paese asiatico, un re usurpatore fa costruire una fortezza per raggiungere le fontane del paradiso. Nel XXIII secolo l'umanità ha creato uno stato globale ed è entrata in contat ...続く

    Da un piccolo sperduto paese asiatico, un re usurpatore fa costruire una fortezza per raggiungere le fontane del paradiso. Nel XXIII secolo l'umanità ha creato uno stato globale ed è entrata in contatto con una civiltà aliena. Tutto ciò è la premessa per le vicende di un ingegnere e della sua tenace volontà di raggiungere anche lui le stelle, come il re duemila anni prima, a partire da una montagna all'equatore: questa volta tramite un iperfilamento e un ascensore spaziale. Abbastanza deludente questo romanzo di AC Clarke, rispetto ad altri suoi lavori, dove è più visibile la sua vena ironica e creativa; qui è più lo scienziato a parlare, ma il risultato lascia un po' perplessi.

    said on 

  • 5

    Non aveva mai letto nulla di Clark finora (mea culpa) e sono davvero colpito dal modo in cui abbia orchestrato una storia basata su un'idea ingegneristica grandiosa ma plausibile, seguendola passo per ...続く

    Non aveva mai letto nulla di Clark finora (mea culpa) e sono davvero colpito dal modo in cui abbia orchestrato una storia basata su un'idea ingegneristica grandiosa ma plausibile, seguendola passo per passo dall'ideazione alla costruzione e, solo su questa base, sia riescito a tenere il lettore incollato al libro senza bisogno di stupirlo continuamente ma con una verosimiglianza incredibile. Tanto di cappello. E ora voglio leggere altri suoi romanzi

    said on