11/22/63

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Publisher: Hodder & Stoughton

4.3
(4093)

Language: English | Number of Pages: 928 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Chi simplified , Italian , Dutch , Polish , German , Spanish , Turkish , Greek , French , Portuguese , Czech , Chi traditional

Isbn-10: 144472729X | Isbn-13: 9781444727296 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Audio CD , Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
WHAT IF you could go back in time and change the course of history? WHAT IF the watershed moment you could change was the JFK assassination? 11/22/63, the date that Kennedy was shot - unless...

King takes his protagonist Jake Epping, a high school English teacher from Lisbon Falls, Maine, 2011, on a fascinating journey back to 1958 - from a world of mobile phones and iPods to a new world of Elvis and JFK, of Plymouth Fury cars and Lindy Hopping, of a troubled loner named Lee Harvey Oswald and a beautiful high school librarian named Sadie Dunhill, who becomes the love of Jake's life - a life that transgresses all the normal rules of time.

With extraordinary imaginative power, King weaves the social, political and popular culture of his baby-boom American generation into a devastating exercise in escalating suspense.
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  • 0

    Aspettatevi solo King

    King dice che spesso uno scrittore scrive di un tizio che fuma il sigaro solo per scrivere di un tizio che fuma un sigaro, e niente altro. Fondamentalmente è quello che fa, e forse a farlo, i numeri l ...continue

    King dice che spesso uno scrittore scrive di un tizio che fuma il sigaro solo per scrivere di un tizio che fuma un sigaro, e niente altro. Fondamentalmente è quello che fa, e forse a farlo, i numeri lo gridano, é il migliore tutti: non aspettatevi schieramenti politici, attacchi, allegorie, metafore metafisiche, congetture e quant’altro, come anche in quest’opera, vista la tematica trattata, era facile caderci, ma non per lui. Credo che tutti almeno una volta nella vita, abbiano fantasticato sulla possibilità di poter tornare indietro nel tempo e modificare degli avvenimenti significativi della nostra esistenza. Poter prendere delle decisioni con il senno di poi e riscrivere il destino in modo a noi più congeniale. King ragiona in grande e ci sono degli avvenimenti, come in questo caso l'assassinio di Kennedy, che hanno influito nella vita e nella morte di milioni di persone; egli immagina come potrebbe essere il presente se si potesse tornare indietro modificando, ad esempio, quell'avvenimento. Però, quando si conosce il passato, non si può mai essere certi del futuro che riserva, e se le famose ciambelle usciranno con il buco. Ecco, questa è la minestrina di King, niente di visionario, niente di eclatante, niente di illuminante, magari un po' diluita, come solo lui sa allungarla senza farla sembrare annacquata, condirla con equilibrio, finché non si prosciuga il piatto, ghermendoci con la sua empatica capacità favellante. King non è Gordon Ramsey, King è la nonna con il celeberrimo minestrone di ferragosto, magari non resta impressa a fuoco nella memoria, ma ci infonde sensazioni di placida lietezza.

    said on 

  • 4

    Non è un capolavoro però...

    Però si legge bene, dannatamente bene. Non è il solito King a mio parere ma non reputo ciò un difetto, anzi, fa bene cambiare stile ogni tanto. La trama è avvincente e i colpi di scena ci sono e sono ...continue

    Però si legge bene, dannatamente bene. Non è il solito King a mio parere ma non reputo ciò un difetto, anzi, fa bene cambiare stile ogni tanto. La trama è avvincente e i colpi di scena ci sono e sono ben riusciti. Avrei eleminato qualche parte, un centinaio di pagine in tutto che poco aggiungono alla storia ma alla fine dei conti sono abbastanza soddisfatto. Me lo sarei goduto di più se non avessi visto la serie di J.J. Abrams ma lo consiglio anche a quelli che come me sapevano già dove si andava a parare: la FOX è stata brava ma la prosa di King è tutta un'altra cosa. Chi invece è totalmente all'oscuro deve assolutamente leggerlo, non se ne pentirà!

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  • 5

    Quando è possibile viaggiare nel tempo grazie a un libro

    In molti non apprezzano le ultime opere di S.King, io invece spesso e volentieri le trovo affascinanti. Dopo in "It" che mi ha deluso, ho avuto il piacere di imbattermi nel viaggio temporale di Jake! ...continue

    In molti non apprezzano le ultime opere di S.King, io invece spesso e volentieri le trovo affascinanti. Dopo in "It" che mi ha deluso, ho avuto il piacere di imbattermi nel viaggio temporale di Jake! Ho un debole per i romanzi ambientati in epoche diverse e ho apprezzato l'accuratezza dei dettagli, aprendo il libro mi sembrava di respirare e vivere i colori di quel periodo...desiderando quasi di avere la "tana del coniglio" per farci una capatina. L'atmosfera è meravigliosa, i rimandi ad altri romanzi mi fanno sempre venire i brividi perché è come se King avesse costruito un mondo parallelo! L' inizio è rapido e ci porta immediatamente al centro dell'azione, per poi rallentare circa a metà libro con un centinaio di pagine a mio avviso di troppo, ma riprende velocemente e il finale è tutto ciò che non ti aspetteresti.

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  • 3

    Non dire gatto

    Povero King. Sono lontani i tempi gloriosi della Torre Nera o di IT.
    Pieno di topos kinghiani -primi fra tutti i mariti pazzi e violenti, il Bene, il Male, gli uomini che voltano bandiera che finiscon ...continue

    Povero King. Sono lontani i tempi gloriosi della Torre Nera o di IT.
    Pieno di topos kinghiani -primi fra tutti i mariti pazzi e violenti, il Bene, il Male, gli uomini che voltano bandiera che finiscono per fare il Male, la strada dell'inferno lastricata delle migliori intenzioni, e altro ancora-, ma mancante di un elemento portante: una prosa degna di essere definita tale.
    Una prima persona piatta e poco coinvolgente ci permette di affacciarci in un passato non troppo remoto dove è possibile modificare uno degli omicidi più incisivi della storia. E tuttavia, qualcosa manca. Quel quid che ho tanto amato, ma che sembra essersi volatilizzato. Forse dovrei metterci una pietra sopra, al buon Stephen: anche lui c'ha da campa'. E questo significa anche scrivere romanzi bruttarelli, o meglio, frettolosi.

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  • 4

    Tornare a leggere Stephen King è come tornare a casa dopo un lungo viaggio: riconosci gli odori, sai dove sono le cose, comprendi il lessico di famiglia e tutto ti è noto, anche se l'assenza è stata m ...continue

    Tornare a leggere Stephen King è come tornare a casa dopo un lungo viaggio: riconosci gli odori, sai dove sono le cose, comprendi il lessico di famiglia e tutto ti è noto, anche se l'assenza è stata molto lunga; e sebbene all'inizio farai fatica ad ambientarti, ben presto sarà come se non te ne fossi mai andato.
    Mi è successo esattamente così: disorientata all'inizio (dove sono? ma chi è George, che vuole Al, che c'entra Harry, non sarà mica un salto nel tempo il nocciolo della questione?), ben presto ho cominciato a respirare l'aria del Maine e quando sono entrata a Derry, ho capito dov'ero. E allora ho cominciato a rilassarmi.
    Non mi va di raccontare niente, tanto ci sono milioni di recensioni, riassunti, arrangiamenti televisivi che possono restituire la trama molto meglio di come farei io, ma mi preme dire che Stephen King è davvero un gran narratore, se è riuscito ad affrontare uno dei capitoli più bui della storia americana -l'attentato a Kennedy- con leggerezza, passione, umorismo, parsimonia e saggezza, trasformando una scottante vicenda di cronaca politica addirittura in un (magnifico) romanzo storico di fantascienza (no, non c'è contraddizione, giuro).
    Un maestro nel dipingere i personaggi negativi, King non si risparmia nel ritrarre a tinte forti alcuni mostri che vedremmo volentieri tra le fiamme dell'inferno: Frank Dunning, Johnny Clayton, Lee Oswald, maschi repressi, sessisti e pericolosi a piede libero: ne ritrae espressioni, ghigni, rughe e pettinature e anche la forza violenta dei pugni, dei sentimenti e degli sguardi; ma costoro non sono gli unici, dato che di cattivi e di cattivissimi nel romanzo ce ne sono a mazzi. E a proposito di cattivi, cattive sono anche le città: Derry, prima di tutto, la città di "It", la città marcia, diabolica, infestata di malvagità e di morte; ma anche Dallas: Jake-George lo percepisce, noi lo sappiamo, perché a Dallas ogni cosa manda il cattivo odore della morte: le case, le strade, gli edifici, la gente e il filo che la unisce Derry si vede come un sentiero rosso nel buio, perché è ovunque nella narrazione, come una ragnatela, e tra la narrazione e noi. Ovunque, tranne che a Jodie, la città buona, perché i buoni ci sono comunque e a dispetto dei cattivi, anzi spesso vincono e si riconosco l'un l'altro. Infatti l'incontro del protagonista con Bev e Richie (i bambini buoni e sfigati di "It") a Derry è quasi commovente, per non parlare della bella storia d'amore tra George e Sadie (un nome beatlesiano che ben s'addice ai tempi: un omaggio ai fab4?) o della solida amicizia tra il nostro e Mimi e Deke
    Insomma i buoni vincono, ma anche no. Un po' come nella vita: uno s'affanna tanto, ma poi il Caso o la Natura o Dio o il Passato (come in questo caso), mandano all'aria tutte le nostre buone intenzioni.
    Ora, se mi è piaciuto tanto, perché non ho dato 5 stelle? Perché non ho più il fisico per quasi 800 pagine e forse qualche passaggio, qua e là, lo avrei volentieri tagliato.

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  • 3

    Manca Michael J. Fox! Cioè: “Niente va come deve andare ma tu lascialo andare lo stesso, perché a farlo ritornare si rischia sia peggio dell’andata.”

    Con “22/11/'63” sono a quota 23 romanzi di Stephen King. Altri due li ho letti sotto lo pseudonimo “Richard Bachman.”, Va aggiunto un libro della serie Torre Nera, abbandonata lì, quattro raccolte di ...continue

    Con “22/11/'63” sono a quota 23 romanzi di Stephen King. Altri due li ho letti sotto lo pseudonimo “Richard Bachman.”, Va aggiunto un libro della serie Torre Nera, abbandonata lì, quattro raccolte di racconti (i racconti contenuti in “Cuori in Atlantide” sono i miei preferiti), il saggio autobiografico: “On Writing”. Una enormità. Ho letto altrettanti titoli se non dippiù soltanto di Aldo Busi.

    Di King puoi dire le cose peggiori e le cose migliori e avere ragione in tutti e due i casi, ma per me una sola è quella che conta: a Stephen King piace raccontare, piace scrivere, e io a uno scrittore che vuole scrivere finché morte non lo separi, senza mai tediare con la storiella “Mbah, quasi quasi ora smetto di scrivere, perché tanto: cosa cambia se scrivo o se no?”, non posso che voler indiscriminatamente bene, anche se ha scritto l’unico romanzo che sia riuscito a terrorizzarmi quand’ero ragazzino: “Shining”. Tra tutti gli scrittori che ho amato e abbandonato c’è Dostoevskij, letto a undici o dodici anni, e c’è Stephen King. Per quanto li abbia amati, per dire, oggi non leggo più i libri di Salgari, e nonostante “Gli indifferenti” sia stato un dei romanzi più anti-formativi e fondamentali per me, non conservo nessuna curiosità verso le opere di Moravia. Di Dostoevskij però non saprei fare senza, per quanto sia cambiato, si sia trasformato, il mio rapporto con le sue opere. Di Stephen King invece posso fare senza ma non voglio, e ogni tanto chiedo a un amico se ha comprato un suo ultimo titolo, se me lo presta, e lo leggo, e un po’ sbuffo, gli dico “Non sei mai uguale-uguale, ma non sei mai nemmeno chissà quanto diverso, ho come l’impressione di leggere ogni volta lo stesso romanzo”, però alle volte la caratteristica di un grande scrittore è proprio questa: scrivere continuamente lo stesso romanzo in tutte le sue variazioni e sfumature possibili. In ogni caso, se Bob Dylan s’è meritato un Nobel pur non avendo mai scritto un romanzo, Stephen King di Nobel anche solo alla carriera ne meriterebbe una decina.

    Ah, il romanzo in oggetto: un uomo viaggia indietro nel tempo per tentare di sventare l’omicidio di J. F. Kennedy, proprio come dice la quarta di copertina, con un po’ di episodi inframmezzati perché dal ’58 al ’63 si deve pur far qualcosa, ma il sunto è questo, e tanto, tanto, tanto colore locale, dalle pubblicità sugli autobus alle canzoni nei jukebox ai riferimenti al razzismo che fa dei Fifty un orrore a prova di malinconia; e con un pizzico di teoria delle stringhe rimaneggiato per l’occasione che provoca catastrofi spazio-temporali, ça va sans dire.

    “E perché no? Se nel 1958 parli di attacchi terroristici, la gente immagina adolescenti che ribaltano le mucche.”

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  • 5

    La mia non è una vera è propria recensione. Ho amato tantissimo questo libro, vorrei leggerne uno che come questo ti cattura e ti porta in un altro mondo. Quindi chiedo agli amanti di questo libro di ...continue

    La mia non è una vera è propria recensione. Ho amato tantissimo questo libro, vorrei leggerne uno che come questo ti cattura e ti porta in un altro mondo. Quindi chiedo agli amanti di questo libro di commentare questo post, consigliandomi qualche libro forte e intenso come 22.11.63. Grazie mille

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Per tutto il libro ti chiedi come riuscirà a chiuderlo. E' la cosa più intrigante di un romanzo che per il resto è carino ma niente di più (troppe storie che si intrecciano: buona l'idea, c'era bisogn ...continue

    Per tutto il libro ti chiedi come riuscirà a chiuderlo. E' la cosa più intrigante di un romanzo che per il resto è carino ma niente di più (troppe storie che si intrecciano: buona l'idea, c'era bisogno di tutte queste sottotrame? Comincio a pensare che abbia ragione mia mamma: c'è qualcuno che scrive con lui, ognuno ha il suo pezzo e ad un certo punto mettono tutto insieme).
    E alla fine la mette in caciara: lancia un fumogeno e bam, il libro è finito.
    Un finale diverso, un po' più denso, forse avrebbe fatto meritare al libro una stellina in più.
    Onore al merito le autocitazioni sparse nel libro: solo pochi se le possono permettere.

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