11/22/63

A Novel

By

Publisher: Scribner

4.3
(4087)

Language: English | Number of Pages: 864 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Chi simplified , Italian , Dutch , Polish , German , Spanish , Turkish , Greek , French , Portuguese , Czech , Chi traditional

Isbn-10: 1451627300 | Isbn-13: 9781451627305 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Hardcover , Audio CD , Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Book Description

ON NOVEMBER 22, 1963, THREE SHOTS RANG OUT IN DALLAS, PRESIDENT KENNEDY DIED, AND THE WORLD CHANGED. WHAT IF YOU COULD CHANGE IT BACK?

In this brilliantly conceived tour de force, Stephen King—who has absorbed the social, political, and popular culture of his generation more imaginatively and thoroughly than any other writer—takes readers on an incredible journey into the past and the possibility of altering it.

It begins with Jake Epping, a thirty-five-year-old English teacher in Lisbon Falls, Maine, who makes extra money teaching GED classes. He asks his students to write about an event that changed their lives, and one essay blows him away—a gruesome, harrowing story about the night more than fifty years ago when Harry Dunning’s father came home and killed his mother, his sister, and his brother with a sledgehammer. Reading the essay is a watershed moment for Jake, his life—like Harry’s, like America’s in 1963—turning on a dime. Not much later his friend Al, who owns the local diner, divulges a secret: his storeroom is a portal to the past, a particular day in 1958. And Al enlists Jake to take over the mission that has become his obsession—to prevent the Kennedy assassination.

So begins Jake’s new life as George Amberson, in a different world of Ike and JFK and Elvis, of big American cars and sock hops and cigarette smoke everywhere. From the dank little city of Derry, Maine (where there’s Dunning business to conduct), to the warmhearted small town of Jodie, Texas, where Jake falls dangerously in love, every turn is leading eventually, of course, to a troubled loner named Lee Harvey Oswald and to Dallas, where the past becomes heart-stoppingly suspenseful, and where history might not be history anymore. Time-travel has never been so believable. Or so terrifying.

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  • 4

    Non è un capolavoro però...

    Però si legge bene, dannatamente bene. Non è il solito King a mio parere ma non reputo ciò un difetto, anzi, fa bene cambiare stile ogni tanto. La trama è avvincente e i colpi di scena ci sono e sono ...continue

    Però si legge bene, dannatamente bene. Non è il solito King a mio parere ma non reputo ciò un difetto, anzi, fa bene cambiare stile ogni tanto. La trama è avvincente e i colpi di scena ci sono e sono ben riusciti. Avrei eleminato qualche parte, un centinaio di pagine in tutto che poco aggiungono alla storia ma alla fine dei conti sono abbastanza soddisfatto. Me lo sarei goduto di più se non avessi visto la serie di J.J. Abrams ma lo consiglio anche a quelli che come me sapevano già dove si andava a parare: la FOX è stata brava ma la prosa di King è tutta un'altra cosa. Chi invece è totalmente all'oscuro deve assolutamente leggerlo, non se ne pentirà!

    said on 

  • 0

    null

    in molti non apprezzano le ultime opere di S.King, io ivece spesso e volentieri le trovo affascianti. Dopo in "It" che mi ha deluso, ho avuto il piacere di imbattermi nel viaggio temporale di Jake! Ho ...continue

    in molti non apprezzano le ultime opere di S.King, io ivece spesso e volentieri le trovo affascianti. Dopo in "It" che mi ha deluso, ho avuto il piacere di imbattermi nel viaggio temporale di Jake! Ho un debole per i romanzi ambientati in epoche diverse e ho apprezzato l'acciratezza dei dettagli, aprendo il libro mi sembrava di respirare e vivere i colori di quel periodo...desiderando quasi di avere la "tana del coniglio" per farci una capatina. L'atmosfera è meravigliosa, i rimandi ad altri romanzi mi fanno sempre venire i brividi perché è come se King avesse costruito un mondo parallelo! L' inizio è rapido e ci porta immediatamente al centro dell'azione, per poi rallentare circa a metà libro con un centinaio di pagine a mio avviso di troppo, ma riprende velocemente e il finale è tutto ciò che non ti aspetteresti.

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  • 3

    Non dire gatto

    Povero King. Sono lontani i tempi gloriosi della Torre Nera o di IT.
    Pieno di topos kinghiani -primi fra tutti i mariti pazzi e violenti, il Bene, il Male, gli uomini che voltano bandiera che finiscon ...continue

    Povero King. Sono lontani i tempi gloriosi della Torre Nera o di IT.
    Pieno di topos kinghiani -primi fra tutti i mariti pazzi e violenti, il Bene, il Male, gli uomini che voltano bandiera che finiscono per fare il Male, la strada dell'inferno lastricata delle migliori intenzioni, e altro ancora-, ma mancante di un elemento portante: una prosa degna di essere definita tale.
    Una prima persona piatta e poco coinvolgente ci permette di affacciarci in un passato non troppo remoto dove è possibile modificare uno degli omicidi più incisivi della storia. E tuttavia, qualcosa manca. Quel quid che ho tanto amato, ma che sembra essersi volatilizzato. Forse dovrei metterci una pietra sopra, al buon Stephen: anche lui c'ha da campa'. E questo significa anche scrivere romanzi bruttarelli, o meglio, frettolosi.

    said on 

  • 4

    Tornare a leggere Stephen King è come tornare a casa dopo un lungo viaggio: riconosci gli odori, sai dove sono le cose, comprendi il lessico di famiglia e tutto ti è noto, anche se l'assenza è stata m ...continue

    Tornare a leggere Stephen King è come tornare a casa dopo un lungo viaggio: riconosci gli odori, sai dove sono le cose, comprendi il lessico di famiglia e tutto ti è noto, anche se l'assenza è stata molto lunga; e sebbene all'inizio farai fatica ad ambientarti, ben presto sarà come se non te ne fossi mai andato.
    Mi è successo esattamente così: disorientata all'inizio (dove sono? ma chi è George, che vuole Al, che c'entra Harry, non sarà mica un salto nel tempo il nocciolo della questione?), ben presto ho cominciato a respirare l'aria del Maine e quando sono entrata a Derry, ho capito dov'ero. E allora ho cominciato a rilassarmi.
    Non mi va di raccontare niente, tanto ci sono milioni di recensioni, riassunti, arrangiamenti televisivi che possono restituire la trama molto meglio di come farei io, ma mi preme dire che Stephen King è davvero un gran narratore, se è riuscito ad affrontare uno dei capitoli più bui della storia americana -l'attentato a Kennedy- con leggerezza, passione, umorismo, parsimonia e saggezza, trasformando una scottante vicenda di cronaca politica addirittura in un (magnifico) romanzo storico di fantascienza (no, non c'è contraddizione, giuro).
    Un maestro nel dipingere i personaggi negativi, King non si risparmia nel ritrarre a tinte forti alcuni mostri che vedremmo volentieri tra le fiamme dell'inferno: Frank Dunning, Johnny Clayton, Lee Oswald, maschi repressi, sessisti e pericolosi a piede libero: ne ritrae espressioni, ghigni, rughe e pettinature e anche la forza violenta dei pugni, dei sentimenti e degli sguardi; ma costoro non sono gli unici, dato che di cattivi e di cattivissimi nel romanzo ce ne sono a mazzi. E a proposito di cattivi, cattive sono anche le città: Derry, prima di tutto, la città di "It", la città marcia, diabolica, infestata di malvagità e di morte; ma anche Dallas: Jake-George lo percepisce, noi lo sappiamo, perché a Dallas ogni cosa manda il cattivo odore della morte: le case, le strade, gli edifici, la gente e il filo che la unisce Derry si vede come un sentiero rosso nel buio, perché è ovunque nella narrazione, come una ragnatela, e tra la narrazione e noi. Ovunque, tranne che a Jodie, la città buona, perché i buoni ci sono comunque e a dispetto dei cattivi, anzi spesso vincono e si riconosco l'un l'altro. Infatti l'incontro del protagonista con Bev e Richie (i bambini buoni e sfigati di "It") a Derry è quasi commovente, per non parlare della bella storia d'amore tra George e Sadie (un nome beatlesiano che ben s'addice ai tempi: un omaggio ai fab4?) o della solida amicizia tra il nostro e Mimi e Deke
    Insomma i buoni vincono, ma anche no. Un po' come nella vita: uno s'affanna tanto, ma poi il Caso o la Natura o Dio o il Passato (come in questo caso), mandano all'aria tutte le nostre buone intenzioni.
    Ora, se mi è piaciuto tanto, perché non ho dato 5 stelle? Perché non ho più il fisico per quasi 800 pagine e forse qualche passaggio, qua e là, lo avrei volentieri tagliato.

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  • 3

    Manca Michael J. Fox! Cioè: “Niente va come deve andare ma tu lascialo andare lo stesso, perché a farlo ritornare si rischia sia peggio dell’andata.”

    Con “22/11/'63” sono a quota 23 romanzi di Stephen King. Altri due li ho letti sotto lo pseudonimo “Richard Bachman.”, Va aggiunto un libro della serie Torre Nera, abbandonata lì, quattro raccolte di ...continue

    Con “22/11/'63” sono a quota 23 romanzi di Stephen King. Altri due li ho letti sotto lo pseudonimo “Richard Bachman.”, Va aggiunto un libro della serie Torre Nera, abbandonata lì, quattro raccolte di racconti (i racconti contenuti in “Cuori in Atlantide” sono i miei preferiti), il saggio autobiografico: “On Writing”. Una enormità. Ho letto altrettanti titoli se non dippiù soltanto di Aldo Busi.

    Di King puoi dire le cose peggiori e le cose migliori e avere ragione in tutti e due i casi, ma per me una sola è quella che conta: a Stephen King piace raccontare, piace scrivere, e io a uno scrittore che vuole scrivere finché morte non lo separi, senza mai tediare con la storiella “Mbah, quasi quasi ora smetto di scrivere, perché tanto: cosa cambia se scrivo o se no?”, non posso che voler indiscriminatamente bene, anche se ha scritto l’unico romanzo che sia riuscito a terrorizzarmi quand’ero ragazzino: “Shining”. Tra tutti gli scrittori che ho amato e abbandonato c’è Dostoevskij, letto a undici o dodici anni, e c’è Stephen King. Per quanto li abbia amati, per dire, oggi non leggo più i libri di Salgari, e nonostante “Gli indifferenti” sia stato un dei romanzi più anti-formativi e fondamentali per me, non conservo nessuna curiosità verso le opere di Moravia. Di Dostoevskij però non saprei fare senza, per quanto sia cambiato, si sia trasformato, il mio rapporto con le sue opere. Di Stephen King invece posso fare senza ma non voglio, e ogni tanto chiedo a un amico se ha comprato un suo ultimo titolo, se me lo presta, e lo leggo, e un po’ sbuffo, gli dico “Non sei mai uguale-uguale, ma non sei mai nemmeno chissà quanto diverso, ho come l’impressione di leggere ogni volta lo stesso romanzo”, però alle volte la caratteristica di un grande scrittore è proprio questa: scrivere continuamente lo stesso romanzo in tutte le sue variazioni e sfumature possibili. In ogni caso, se Bob Dylan s’è meritato un Nobel pur non avendo mai scritto un romanzo, Stephen King di Nobel anche solo alla carriera ne meriterebbe una decina.

    Ah, il romanzo in oggetto: un uomo viaggia indietro nel tempo per tentare di sventare l’omicidio di J. F. Kennedy, proprio come dice la quarta di copertina, con un po’ di episodi inframmezzati perché dal ’58 al ’63 si deve pur far qualcosa, ma il sunto è questo, e tanto, tanto, tanto colore locale, dalle pubblicità sugli autobus alle canzoni nei jukebox ai riferimenti al razzismo che fa dei Fifty un orrore a prova di malinconia; e con un pizzico di teoria delle stringhe rimaneggiato per l’occasione che provoca catastrofi spazio-temporali, ça va sans dire.

    “E perché no? Se nel 1958 parli di attacchi terroristici, la gente immagina adolescenti che ribaltano le mucche.”

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  • 5

    La mia non è una vera è propria recensione. Ho amato tantissimo questo libro, vorrei leggerne uno che come questo ti cattura e ti porta in un altro mondo. Quindi chiedo agli amanti di questo libro di ...continue

    La mia non è una vera è propria recensione. Ho amato tantissimo questo libro, vorrei leggerne uno che come questo ti cattura e ti porta in un altro mondo. Quindi chiedo agli amanti di questo libro di commentare questo post, consigliandomi qualche libro forte e intenso come 22.11.63. Grazie mille

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Per tutto il libro ti chiedi come riuscirà a chiuderlo. E' la cosa più intrigante di un romanzo che per il resto è carino ma niente di più (troppe storie che si intrecciano: buona l'idea, c'era bisogn ...continue

    Per tutto il libro ti chiedi come riuscirà a chiuderlo. E' la cosa più intrigante di un romanzo che per il resto è carino ma niente di più (troppe storie che si intrecciano: buona l'idea, c'era bisogno di tutte queste sottotrame? Comincio a pensare che abbia ragione mia mamma: c'è qualcuno che scrive con lui, ognuno ha il suo pezzo e ad un certo punto mettono tutto insieme).
    E alla fine la mette in caciara: lancia un fumogeno e bam, il libro è finito.
    Un finale diverso, un po' più denso, forse avrebbe fatto meritare al libro una stellina in più.
    Onore al merito le autocitazioni sparse nel libro: solo pochi se le possono permettere.

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