1914

Di

Editore: Sellerio (Alle 8 della sera ; 1)

4.0
(90)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 165 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838920494 | Isbn-13: 9788838920493 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Postfazione: Sergio Valzania

Genere: Storia , Politica , Da consultazione

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Descrizione del libro
«Nel 1914 l’Europa era sull’orlo del socialismo, ma anche della guerra; in pochi giorni, in poche ore precipitò nel baratro». Da questa osservazione di Fernard Braudel, coniugata con l’altra notazione critica della prima guerra mondiale come avvio della guerra civile europea in cui si consumò il «secolo breve», muove il racconto del fatidico 1914. L’anno della guerra è rappresentato come la conclusione della corsa a rotta di collo tra guerra e rivoluzione.
1914 è il primo di una serie di volumi nati dalla collaborazione con Radio Rai. Sono le conversazioni, meglio: le conferenze, che ogni sera alle 8, su Radio2, si ascoltano dalla viva voce di uno studioso che racconta un personaggio o un evento capitale della storia.
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  • 4

    Un saggio Natale - 25 dic 15

    Avevo comperato questo libretto proprio verso la fine dello scorso anno in quanto avevo intenzione, prima o poi, di leggere qualcosa intorno alla guerra ormai centenaria. Cosa che, non avendo fatto in ...continua

    Avevo comperato questo libretto proprio verso la fine dello scorso anno in quanto avevo intenzione, prima o poi, di leggere qualcosa intorno alla guerra ormai centenaria. Cosa che, non avendo fatto in occasione dell’inizio delle ostilità, ho comunque concluso nel centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. Non so inoltre se questo sia il libro “giusto”, ma mi ha divertito, anche qui virgolettando. Anche perché non essendo io storico, e non essendolo neanche Canfora (è professore di Filologia Greca e Latina all’Università di Bari) mi sembrava un buon approccio all’anno mirabile. Data anche la ben nota vena di polemista dello stesso Canfora. Ed essendo un libro agile e polemico, probabilmente non tutte le affermazioni fatte sono, sempre, da prendere per buone al 100%. Ma tant’è, ce ne sono molte, anche foriere di discussioni, che me lo hanno reso un libro estremamente godibile. Intanto, per quella domanda iniziale, che riprende quanto avevo accennato in una trama su di un libro di genere del tutto diverso (un romanzo di Fabio Genovesi), dove ci si interroga da dove iniziare per raccontare qualcosa. Ed in entrambi la risposta è ben difficile, forse l’unica quella presa dagli Annales di Tito Livio, che bisognerebbe sempre cominciare dall’inizio del mondo. Che tutti gli avvenimenti si concatenano, creando cause ed accidenti. Ma non avendo tanto spazio, restringiamo, noi e Canfora, ad un più ristretto arco temporale. Che magari affonda nel tempo e nei modi verso gli ultimi trenta anni del XIX secolo, ma che non risale su (o giù) verso il Medioevo ed oltre. Canfora, quindi, per descrivere e parlare del 1914, parla di come inizia quella che chiamiamo Prima Guerra Mondiale, e che, dai manuali di storia e dalla storia tramandata, restringiamo nell’arco temporale “Guerra 14-18”. Tuttavia, mettendoci ora con occhio più lontano, da un punto di vista di cause ed effetti, è probabile che tra qualche secolo la guerra stessa venga dilatata, sicuramente per gli effetti post 1918, ma anche per qualche prolegomeno ante 1914. Sicuramente concordo con l’autore sul fatto che le guerre siano espressione di un più vasto moto, spesso uno sfogo anche per economie in crisi. Ed è per questo che lo scacchiere che si agita nella metà degli anni ’10 è ben complicato. Da un lato c’è la cosiddetta Triplice Alleanza, tra Germania, Austria ed Italia, con l’Italia un po’ coccio tra elefanti, che cerca un suo spazio sia interno (verso le terre considerate italiane di Trento e di Trieste), sia esterno (che da poco si è affacciata sullo scacchiere internazionale, ove tutte le potenze hanno già le loro pedine intorno al mondo, occupando zone strategicamente piene di risorse). E sempre l’Italia è dentro la Triplice pe fare in modo di potersi annettere le risorse libiche. Dall’altra parte ci sono intese bilaterali di mutuo soccorso tra Francia e Russia e tra Francia e Inghilterra. In mezzo c’è l’imminente possibile crollo dell’antico impero Ottomano, che sta implodendo su se stesso, perdendo pezzi, e rendendo golosi i suoi vicini di questi pezzi. In primo luogo la Russia, che cerca in tutti i modi uno sbocco agile verso il Mediterraneo. E subito dopo, tutte le etnie slave che si affacciano sull’Adriatico. Che sono sempre in lotta tra loro. E che hanno appena finito di guerreggiare, ridisegnando un po’ di quelle terre, con i Serbi che si allargano, i Bosniaci che sbuffano, i rumeni ed i bulgari che vanno su e giù nelle alterne fortune. Si arriva così, e ben lo descrive Canfora, al giugno del 1914, con l’attentato che costa la vita al principe ereditario d’Austria, commesso a Sarajevo (in Bosnia) da Gavilo Princip (un serbo, forse solo autore materiale, ma con dietro, chissà?). Qui s’innescano tante vicende sicuramente creanti concause di deflagrazione. L’Austria fa un ultimatum alla Serbia, ma non aspetta la risposta, praticamente innestando contestualmente le procedure di battaglia. La Germania, leggendo la risposta serba all’ultimatum sembra propendere per una soluzione “transazionale” dei conflitti, ma da un lato è travolta dall’impeto austriaco, dall’altro ipotizza uno scenario (colpire la Francia in poco tempo lasciando l’Inghilterra neutrale) che fa gola ai militari teutonici. Peccato che per fare ciò debbano invadere il neutrale Belgio (ma lo fanno con gioia, visto che i poveri fiamminghi si potevano permettere un Congo coloniale precluso ai tedeschi). Peccato inoltre che il Belgio resista a lungo, vanificando lo sforzo inziale, e consentendo agli Inglesi una riflessione che li porterà alla guerra a fianco della Francia, così come con i Francesi si schiera da subito sull’altro fronte la Russia zarista. Ci sarebbe molto altro da dire su tutte le spigolature che tira fuori l’autore. Io rimango solo su di un ultimo (o penultimo) punto. L’atteggiamento dei partiti socialisti in questo fatidico 1914. Era un momento di grande fermento sociale in tutta l’Europa, ed i socialisti stavano avendo sempre maggior peso parlamentare e sociale. Di fronte alle istanze di guerra, ben differenti si rivelano i comportamenti. I tedeschi si schierano per, i francesi cercano una mediazione. Fino all’assassinio del loro leader Jean Jaurés, che li porta alla difesa della patria. Gli italiani per lungo tempo riescono a far prevalere l’astensionismo, guidati dal capopopolo Benito Mussolini. Anche perché il governo Giolitti cerca di capire chi gli può dare maggiori concessioni a fine guerra. Mussolini, e bisognerebbe leggere l’ottimo studio di De Felice per capirne di più, si muta in guerrafondaio, e trascina popolo e governo a quel fatidico 24 maggio. Solo i russi sembrano aver capito meglio le possibili dinamiche, si tirano fuori, per poi lavorare nelle retrovie e preparare la rivoluzione del febbraio ’17. Ma qui scivoliamo in altre discussioni ed altre analisi, che non so fare qui (e non faccio). Ritorno solo allo scritto, ben congeniato, intelligente, con tanti spunti che qualche storico più informato (e capace) saprà meglio di me riprendere. Io mi accontento di aver letto un libro che smuove i pochi neuroni rimasti. E non è poco. L’ultima notazione, come dicevo prima, riguarda il film che Canfora cita e che anche io ritengo uno dei più belli su questa guerra: “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick.
    “È noto che quando in un paese ci sono tensioni sociali, problemi irrisolti, scatenare una guerra è una magnifica trovata per convogliare le tensioni altrove, fuori dal proprio paese, dando un obbiettivo esterno, magari sbagliato e fittizio.” (54)

    ha scritto il 

  • 5

    À bas la guerre, vive la guerre

    Rintracciare le cause e le dinamiche che portarono alla Prima guerra mondiale è un'impresa niente affatto semplice. Per comodità (o sciatteria) viene insegnato che la scintilla fu l'attentato di Saraj ...continua

    Rintracciare le cause e le dinamiche che portarono alla Prima guerra mondiale è un'impresa niente affatto semplice. Per comodità (o sciatteria) viene insegnato che la scintilla fu l'attentato di Sarajevo nel quale venne colpito l'arciduca Francesco Ferdinando; Canfora si chiede - azione così poco di moda oggi - se davvero sia storicamente accettabile affermare che le nazioni, con impressionante effetto domino, azionarono le proprie macchine belliche per un attentato - per quanto esecrabile, colpendo oltretutto l'erede al trono austro-ungarico. La domanda è ovviamente retorica, però si continua a insegnare questa favola semplicistica, che risolve mille sfaccettature in una comoda quanto fittizia sintesi. Canfora dal canto suo padroneggia a meraviglia l'argomento, esponendo le trame fitte e attorcigliate di un'Europa senza più bussola, con due imperi al tramonto (tre se consideriamo anche la Russia zarista) e sballottata da potenti sentimenti imperialisti; tutte le grandi nazioni protagoniste ricevono la dovuta attenzione, attraverso lucide ricostruzioni delle rispettive politiche interne, dei trattati d'intesa e quant'altro. Ma se tutto si risolvesse in un preciso e attento gioco di rievocazione storica e analisi storiografica, non avrebbe molto senso leggere testi del genere; invece gli eventi antecedenti il 1914 hanno, per noi cittadini del mondo a un secolo di distanza, un sapore spaventosamente attuale. Infatti questo prezioso saggio è più utile come lente per il nostro travagliato presente, dimostrazione che l'umanità agisce secondo la logica pavloviana degli stimoli e dei riflessi condizionati, bypassando l'uso della memoria storica.
    Consiglio la lettura di Canfora proprio come arma di difesa personale in questo periglióso momento storico, contro la malia di facili ideologie e rinnovate xenofobie di massa, come stimolo a non farci persuadere da coloro che vorrebbero risolvere un problema scegliendo la strada apparentemente più semplice: raramente ha dato frutti in passato e il nostro presente non farà eccezione.

    ha scritto il 

  • 4

    Prendi un filologo classico e un umanista a tutto tondo: Luciano Canfora. Mettilo davanti a un microfono radiofonico "alle 8 della sera". Chiedigli di spiegare in parole semplici alcuni episodi chiave ...continua

    Prendi un filologo classico e un umanista a tutto tondo: Luciano Canfora. Mettilo davanti a un microfono radiofonico "alle 8 della sera". Chiedigli di spiegare in parole semplici alcuni episodi chiave della storia contemporanea. La trascrizione di quel risultato è un libriccino come questo, di 166 pagine, nel quale l'autore sceglie alcuni temi dell'inizio della Prima guerra mondiale e getta un po' di luce su episodi famosi per aver ricevuto un'interpretazione da parte del grande pubblico non in linea con quella che i documenti storici suggeriscono. Nel caso in ispecie, molti manuali da liceo continuano ad associare l'attentato mortale di Sarajevo al principe Francesco Ferdinando d'Asburgo Este, erede del trono d' Austria, quale causa dello scoppio della Grande Guerra. Canfora spiega in poche e semplici parole perché quell'episodio, per quanto importante, fu soltanto la scusa ufficiale che gli austriaci adoperarono per poter bombardare Belgrado, e come da lì si successero una serie di conseguenze a catena in gran parte dettate dalla stipulazione di trattati di alleanza che ebbero un po' la funzione delle pareti elastiche dei vecchi flipper al momento in cui sono sfiorate dalla pallina di ferro: la fanno rimbalzare con forza verso posizioni nuove e cariche di ulteriori conseguenze.

    E' un testo breve e succinto, che non pretende di spiegare o approfondire un argomento complesso quale l'inizio della Prima guerra mondiale, ma appunto solo di tratteggiare una pista orientativa per capire uno degli anni più delicati del Novecento. Scritto con grande maestria.

    ha scritto il 

  • 4

    Il 1° novembre 1999 andò in onda, su Radio Rai2, la prima puntata di “Alle otto della sera”. Ogni sera, alle 20, era possibile ascoltare personaggi di grande levatura parlare di storia antica o contem ...continua

    Il 1° novembre 1999 andò in onda, su Radio Rai2, la prima puntata di “Alle otto della sera”. Ogni sera, alle 20, era possibile ascoltare personaggi di grande levatura parlare di storia antica o contemporanea, arte, letteratura, cinema, scienza e altri temi appassionanti.
    Luciano Canfora fu uno dei grandi ospiti. Ogni sera, dal lunedì al venerdì, per 20 sere, con un linguaggio semplice e discorsivo raccontò uno dei più tremendi avvenimenti storici, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
    Le puntate (queste come quelle degli altri protagonisti) vennero raccolte in una collana della casa editrice Sellerio, che prende il nome dall’omonima trasmissione.
    Il libro scorre veloce. Varie le citazioni di importanti autori letterari che nei loro romanzi descrissero il clima che si respirava in quel periodo. E dalle citazioni, dalle riflessioni, dal confronto con la storia antica, procede fino a porre un interrogativo. L’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, fu il motivo o il pretesto per dare inizio alla catastrofe?
    Canfora analizza e spiega perché quell’attentato fu soltanto la scusa per iniziare il conflitto. E racconta come quei “quarant’anni di pace” precedenti al conflitto furono in realtà costellati da una lunga serie di incidenti e dissapori. Ci riporta così al 1870, alla tensione franco-tedesca, all’incidente del Daily Telegraph, alla crisi di Agadir e a tutti quei focolai tenuti a bada per anni da un’intensa attività diplomatica.
    Riprendendo l’osservazione dello storico francese Fernand Braudel: «Nel 1914 l’Europa era sull’orlo del socialismo, ma anche della guerra; in pochi giorni, in poche ore precipitò nel baratro», Canfora sottolinea un fatto: nel 1912 in Germania il risultato delle elezioni politiche generali il partito socialista tedesco ottenne 4milioni di voti , in parlamento si passò da 43 a 110 deputati. Il figlio dell’imperatore di Germania, suggerì al padre l’idea di mettere in atto un colpo di stato.
    Quando s’arriva a un bivio, si può scegliere quale direzione prendere. Il socialismo poteva essere un’alternativa al baratro. Non fu così.

    Qui, il link per ascoltare, dalla viva voce di Luciano Canfora, le puntate trasformate poi in un libro che merita un posto di rilievo nella biblioteca personale.
    http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/1914/

    ha scritto il 

  • 4

    1914, l’anno cruciale raccontato da Canfora

    In periodo di rievocazioni legate al centenario dello scoppio della prima guerra mondiale è fiorita una produzione letteraria sul tema che comprende centinaia di titoli tra i quali è difficile orienta ...continua

    In periodo di rievocazioni legate al centenario dello scoppio della prima guerra mondiale è fiorita una produzione letteraria sul tema che comprende centinaia di titoli tra i quali è difficile orientarsi per qualità e provenienza degli studi ma anche per complessità dei testi proposti. Tra i volumi più agili e adatti anche ad un pubblico generalista è apparso 1914 di Luciano Canfora per Sellerio Editore. Riscrittura di una trasmissione radiofonica andata in onda su Radio 2 Rai, Alle Otto della Sera, il testo mantiene il ritmo della piacevole trasmissione telefonica pur nel rigore e nell’accuratezza del lavoro di uno storico come Canfora. Ci si trova quindi ad indagare gli avvenimenti che portarono al primo conflitto mondiale da molti punti di vista come quello delle cancellerie o quello, ben indagato, del movimento socialista. Lenin, Mussolini, il Kaiser sono tra i protagonisti di questo libro, disegnati e appassionati come personaggi di romanzo ma nel rispetto delle fonti e delle interpretazioni che non sono mai taciute e anzi, al lettore viene presentato, in modo chiaro il dibattito (corposo e complesso) tra le varie storiografie che si sono cimentate sullo scoppio del conflitto. Dunque un libro che ci parla di ieri e stimola la voglia di approfondire, di trovare altri testi e ci mette in guarda sulla verità storica e sulla propaganda e sulla confusione che spesso, anche inconsapevolmente, si genera tra queste. Apparso su CulturaCommestibile.com del 17 luglio 2014

    ha scritto il 

  • 3

    libro indubbiamente interessante e ben scritto, ma ...
    se fai una "operazione editoriale"(anche in senso buono) come scrivere un libricino così sintetico su un argomento da "instant book" (il centenar ...continua

    libro indubbiamente interessante e ben scritto, ma ...
    se fai una "operazione editoriale"(anche in senso buono) come scrivere un libricino così sintetico su un argomento da "instant book" (il centenario ecc.) allora devi scegliere: o ti concentri su un solo aspetto, oppure fai una gran sintesi.
    In questo libro invece Canfora va per titoli e non rinunica a farci capire che ne saprebbe dire molto di più se l'editore non gli avesse imposto di non superare le 100 pagine.
    Non funziona un granché bene.

    ha scritto il 

  • 0

    C'è un personaggio di Celati, Baratto, che smette di
    parlare

    mi pare un'opzione drastica
    Vorrei fare un disegno, su questa cosa

    Ah, nella finzione di Celati, Baratto è un
    professore ...continua

    C'è un personaggio di Celati, Baratto, che smette di
    parlare

    mi pare un'opzione drastica
    Vorrei fare un disegno, su questa cosa

    Ah, nella finzione di Celati, Baratto è un
    professore

    ha scritto il