2666

Publisher: Farrar, Straus & Giroux Inc

4.4
(850)

Language: English | Number of Pages: 898 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , Dutch , Italian , Portuguese , Swedish , German , Czech

Isbn-10: 0374100144 | Isbn-13: 9780374100148 | Publish date:  | Edition First Edition

Translator: Natasha Wimmer

Also available as: Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Book Description
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  • 3

    Un romanzo che ne contiene cinque, che rimandano l'uno all'altro, che forse l'autore intendeva pubblicare separatamente ma senza un'ordine di lettura... Mi pare un tentativo di creare un universo-mond ...continue

    Un romanzo che ne contiene cinque, che rimandano l'uno all'altro, che forse l'autore intendeva pubblicare separatamente ma senza un'ordine di lettura... Mi pare un tentativo di creare un universo-mondo, in qualche modo. Un romanzo sul romanzo, sul niente, o su tutto. Lettura impegnativa (sono quasi mille pagine), ma affascinante, a tratti coinvolgente, altre volte un po' noiosa. Vale la pena, comunque.

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  • 5

    Sono andata qualche mese fa a vedere lo spettacolo di introduzione allo spettacolo teatrale tratto da 2666.
    Bell'esperienza.
    Ci hanno fatto strappare una pagina dalla parte dei delitti per portarcela ...continue

    Sono andata qualche mese fa a vedere lo spettacolo di introduzione allo spettacolo teatrale tratto da 2666.
    Bell'esperienza.
    Ci hanno fatto strappare una pagina dalla parte dei delitti per portarcela a casa.
    Ci hanno fatto odorare delle strisce di odori.
    Ci hanno fatto scegliere che animale volevamo essere.
    C'era un ragazzo che aveva appena letto 2666, che non so quanti di noi presenti allo spettacolo avessimo letto 2666, io no di sicuro, ma questo ragazzo faceva tutto il tempo "sì sì" con la testa quando gli attori dicevano quanto fosse sconvolgentemente bello questo libro.
    Uno di quei "sì sì" un po' timidi e un po' saccenti di chi sa e sa di condividere la verità con quei pochi eletti che hanno affrontato e vinto quelle pagine. Vinto, poi. Sono loro che ti vincono.
    Sono entrata tra i quei pochi eletti.
    Sono pronta a fare "sì sì" con la testa.
    Capolavoro.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    2666 è uno di quei romanzi in cui il senso e la vera bellezza dell'opera si basano sulle digressioni,sulle finestre che si aprono all'improvviso,sull'accumulo spasmodico di materiale che rompe gli arg ...continue

    2666 è uno di quei romanzi in cui il senso e la vera bellezza dell'opera si basano sulle digressioni,sulle finestre che si aprono all'improvviso,sull'accumulo spasmodico di materiale che rompe gli argini come un fiume in piena.Proprio questa metafora è la più calzante per questa incredibile opera-mondo,questa collezione di storie e di vite che si intrecciano e insieme formano un immenso arazzo.Se in "Rayuela" di Cortazar il protagonista si prefiggeva di arrivare dalla periferia della sua esistenza verso il Centro,qui l'autore traccia un movimento inverso.Dal centro il romanzo esplode e si allarga a macchia d'olio,in periferia.E il centro a ben vedere,il vero anello di congiunzione di queste cinque incredibili storie,è la Scrittura.Critici letterari,giornalisti prestati allo sport e alla cronaca nera,medici legali che compilano migliaia di cartelle cliniche,vecchie veggenti con la passione per la poesia,romanzieri introvabili.2666 è il testamento di un rapporto di amore-odio verso la scrittura,dono e insieme maledizione per narrare questa "oasi d'orrore in un deserto di noia",per addentrasi nelle periferie geografiche,ma soprattutto esistenziali,in cui è ambientato il romanzo.Saranno così narrate le avventure di quattro critici,quattro figli dell'Europa a cui l'incontro con l'opera di un romanziere misterioso,grandioso quanto introvabile,cambierà la vita.E' la parte probabilmente più genuinamente divertente del romanzo,una sorta di maxi-racconto in cui il più classico dei triangoli amorosi diventa con un colpo di scena finale un quadrilatero.La lezione che fin da subito appare chiara però,è che la letteratura è una cosa terribilmente seria.L'ossessione per le opere del fantomatico Benno Von Arcimboldi è ciò su cui si letteralmente si gioca la vita e i rapporti reciproci fra i quattro.La lettura ha il potere di farli incontrare,di farli innamorare,di portare alla luce una volontà "fatta carne,ossa,muscoli".La ricerca di Arcimboldi,metafora della ricerca di se stessi e del quid che ha animato la loro esistenza,li porterà a Santa Teresa,città messicana direttamente uscita dall'Inferno dantesco,abisso di desolazione infinita e centro di tutto il romanzo.La frontiera tra Messico e Stati Uniti è la periferia per eccellenza,luogo in cui,come ci hanno insegnato Cormac McCarthy e Breaking Bad,crollano le nozioni di civiltà e in cui la natura umana può deflagrare e mostrare tutto lo spettro di colori possibili,anche i più tenebrosi.Sarà l'incontro con Santa Teresa,infatti,a portare alla luce le nevrosi di Amalfitano,il personaggio più strano del campionario umano descritto da Bolano.Un curioso antieroe,abbandonato da una moglie pazza che si imbarca in un pazzo viaggio anche questa volta per trovare un letterato,un altrettanto pazzo poeta,in una delle famose deviazioni di cui è piena l'opera.Straniero in una terra straniera,Amalfitano si ritrova in una città folle,dove il male è ancor più oscuro e temibile del solito perchè accettato come un dato di fatto,una sorta di cappa che avvolge la città e che porterà il professore universitario a rifugiarsi in una quieta e consolatoria follia,perso tra letture filosofiche e fanta-storiche dominate dalla stranezza,risultando forse il simbolo di una generazione di letterati sudamericani cui lo scotto con la realtà tremenda ha portato a chiudersi in innocue fantasticherie.Santa Teresa è anche meta finale di un altro indimenticabile personaggio,quello che mi è rimasto più nel cuore dopo questa lunga cavalcata,il giornalista di colore Oscar Fate,protagonista della terza sezione.Fate compie una sorta di pellegrinaggio da est a ovest,dalla Harlem dove ha lasciato una madre appena morta e una vita che pare all'insegna della noia fino a Santa Teresa.La barriera che divide Fate dai messicani,linguistica oltre che culturale ed esistenziale come in Amalfitano,è la chiave di volta della sue avventure in Messico.Incomincia a delinearsi con insistenza il tema centrale del romanzo,la catena infinita di omicidi di donne che avviene a Santa Teresa,che sarà raccontato con dovizia di particolari nella quarta parte.Non a caso Bolano cita David Lynch nel corso della narrazione.Come Jeffrey Beaumont in "Velluto Blu",Fate si immerge in questa realtà oscura che in fin dei conti non comprende e che non vuole farsi comprendersi,attraversa le porte di questo inferno e diviene testimone e verso la fine quasi detective atto a svelare il mistero che avvolge Santa Teresa.Ma la meschinità è un velo troppo profondo da squarciare,soprattutto se diventa una ragnatela che ti avvolge,un muro di gomma.Fate si scontra da un lato con l'ottusità del capo-redattore del suo giornale,rivista per i neri del ghetto e che tale deve restare perchè "non c'é nessun fratello del cazzo in questa storia" e dall'altro va a sbattere contro una realtà dove chi denuncia viene ucciso,dove il giornalismo è castrato e messo a tacere.Incontrerà Rosa,figlia di Amalfitano che vive quotidianamente il dramma della misoginia e del male di Santa Teresa ma sembra riuscire ad arginarlo,a lasciarlo fuori da sè e con lei fuggirà dopo aver superato una notte che sembra veramente uscita da un film del già citato Lynch.Fate,diversamente dai critici che persi nella loro ricerca di Arcimboldi sembrano aver solo sentito l'odore del vero morbo di Santa Teresa e a differenza di un Amalfitano che non ha retto al clima locale perdendosi nei sogni,ha captato il male e lo ha portato alla luce della coscienza,cercando di fare in modo che dall'indignazione scaturisse il racconto dei fatti.
    Si arriva dunque alla quarta parte,vero cuore del romanzo,dove prende forma l'incubo sfiorato solo indirettamente.Una lunghissima,interminabile,straziante catena di omicidi femminili che dal 93' insanguina Santa Teresa(Ciudad Juarez nella realtà).Una ricostruzione dei fatti fredda,quasi da processo giudiziario, di ogni singolo omicidio.Storie di donne che finiscono col confondersi,agnelli portati al macello in una terra senza diritti,dove ti sbattono fuori se fondi un sindacato,dove vige la legge della giungla e a fare da vittima sono dunque le più deboli.Schiave nel giro della prostituzione,manodopera a basso costo per le multinazionali e i cartelli della droga,è l'inferno della società che ha trasformato il profitto in idolo,una gigantesca discarica-cimitero dove la persona è ridotta a scarto.Di fronte a tale scempio ci sono pochi solitari che cercano di ribellarsi,ma sono inevitabilmente schiacciati da un sistema più grande di loro,alimentato dall'indifferenza.Quello che sembra dirci Bolano è che ad inquinare l'animo umano non è solo il male compiuto direttamente,l'incredibile macchina della corruzione e della morte che si cela dietro alla carneficina ma anche e soprattutto l'abitudine alla bruttura,la riduzione dei casi a mere faccende burocratiche,il fatto che l'anormale è diventato normale.Il romanzo chiude infine il cerchio con l'ultima fatica,in assoluto la più bella.Nella parte di Arcimboldi troviamo uno straordinario pezzo di bravura,un romanzo di formazione che chiude il cerchio perfettamente.Altro giro,altra periferia.Siamo nella Europa distrutta dalle due guerre mondiali e accompagniamo nei suoi viaggi questo strano "ragazzo-alga",con lui ci immergiamo negli abissi di una Prussia decadente,nelle steppe del fronte orientale,nella Germania sconfitta e in ricostruzione del dopo-guerra,nella Grecia dei miti,in una Venezia innevata e suggestiva.Troveremo strani personaggi,folli ragazze innamorate del primo sconosciuto,scrittori falliti con la loro visione della letteratura,generali e soldati semplici,nobili della dorata gioventù berlinese e oscuri abitanti di villaggi del Nord.Troveremo soprattutto un quaderno che contiene una storia,l'ennesima e bellissima storia di scrittori e potenti che vogliono ingabbiare la letteratura,perchè è di questo che parla in ultima analisi 2666.La capacità che solo la scrittura ha nel descrivere questo folle,crudele ma bellissimo mondo e le incredibili storie delle vite di chi lo anima.Nel portare alla luce i fatti,nell'andare contro il potere,contro le convenzioni di maniera,contro i deserti,reali e metaforici,che ogni giorno cercano di sopraffarci.

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  • 3

    Non so bene come giudicarlo. Sicuramente né una né cinque stelline.
    Se tornassi indietro, però, non credo rileggerei questo libro (forse un altro di Bolaño sì, ma questo no). Per cui stiamo bassi.

    P.S ...continue

    Non so bene come giudicarlo. Sicuramente né una né cinque stelline.
    Se tornassi indietro, però, non credo rileggerei questo libro (forse un altro di Bolaño sì, ma questo no). Per cui stiamo bassi.

    P.S. È il primo libro della Adelphi in cui ho trovato un certo numero di refusi...

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  • 2

    La scrittura, sì, è da capolavoro e alcuni brani sono notevoli, niente da ridire. Ma il libro nel complesso mi ha stremato piuttosto inutilmente. Con uno stile così potente si può scrivere di tutto, m ...continue

    La scrittura, sì, è da capolavoro e alcuni brani sono notevoli, niente da ridire. Ma il libro nel complesso mi ha stremato piuttosto inutilmente. Con uno stile così potente si può scrivere di tutto, ma qui c'è talmente di tutto che il tutto diventa niente. Secondo me, si è perso.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Libro immenso, circolare, cinque storie diverse eppure collegate, scrittura ondivaga ampie digressioni quasi sempre funzionali. Nonostante tutto non ci si perde e si rimane presi non tanto per sapere ...continue

    Libro immenso, circolare, cinque storie diverse eppure collegate, scrittura ondivaga ampie digressioni quasi sempre funzionali. Nonostante tutto non ci si perde e si rimane presi non tanto per sapere come va a finire (non va a finire) quanto per chiudere i paragrafi.

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  • 5

    Capolavoro.

    Straripante capolavoro. Come qualcuno ha scritto giustamente qui sotto: "enorme in tutti i sensi". Centinaia, migliaia di storie e personaggi tenuti insieme da un filo conduttore che si perde, si ritr ...continue

    Straripante capolavoro. Come qualcuno ha scritto giustamente qui sotto: "enorme in tutti i sensi". Centinaia, migliaia di storie e personaggi tenuti insieme da un filo conduttore che si perde, si ritrova, si frammenta, diventa infinito e alla fine, ma proprio alla fine, si ritrova nuovamente. Ogni piccola parte di cui è composto questo libro ti entra dentro per restarci. Inarrestabile e irrisolto, magnificamente irrisolto, superbamente irrisolto, giustamente irrisolto, come la vita stessa. "2666" dimostra che in mano a un grande scrittore tutto può diventare grande letteratura. Caldamente consigliato a chi ama i libri e a chi adora perdersi dentro ai libri.

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  • 5

    Torrenziale, infinito, bellissimo, fantastico, etc. etc. Ha un solo grande difetto, oltre alla mole, che non svelo per evitare spoiler. Leggetelo!!!!

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