54

By

Publisher: Arrow

4.1
(3284)

Language: English | Number of Pages: 560 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian

Isbn-10: 0099472333 | Isbn-13: 9780099472339 | Publish date: 

Also available as: Hardcover

Category: Fiction & Literature , History , Political

Do you like 54 ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
From the authors of the bizarre and extraordinary Q comes this equally bizarre and powerful thriller about the Cold War.The year is 1954. The world is divided into East and West. In Naples, Lucky Luciano is busy fixing horse-races and overseeing the creation of the global heroin trade. In Hollywood, members of Her Majesty’s Secret Service have a bizarre and dangerous mission for Cary Grant. And in Bologna, a lovelorn young barman is about to embark on a painful odyssey in search of his missing father. Bringing all of these strands and more together is a missing television set, a McGuffin Electric, an appliance with a very special secret. At once a political thriller and a touching romance, 54 features appearances by Alfred Hitchcock, Marshal Tito and the Emperor of Indochina. Wu Ming — the collective formerly known as Luther Blissett — have produced another tour-de-force which paints a dazzling picture of a past age while slyly commenting on our own.
Sorting by
  • 5

    Libro assolutamente da rileggere. Una concatenazione perfetta, agganci improvvisi e fatti in modo impeccabile; lasciando perdere la vagonata di nozioni con cui si viene a contatto. L’incontro finale i ...continue

    Libro assolutamente da rileggere. Una concatenazione perfetta, agganci improvvisi e fatti in modo impeccabile; lasciando perdere la vagonata di nozioni con cui si viene a contatto. L’incontro finale in Messico tra i Capponi e l’”Avvocato” mi ha fatto piangere. Come un cerchio che si chiude o meglio, un filo sottile che tutto congiunge e ancora non ha trovato il suo capo.  Sempre più soddisfatta di questi autori

    said on 

  • 4

    Per questo voluminoso romanzo uscito nel 2002, il collettivo Wu Ming riprende la struttura di storia a intarsio popolata di numerosissimi personaggi che già caratterizza l’esordio ‘Q’ firmato Luther B ...continue

    Per questo voluminoso romanzo uscito nel 2002, il collettivo Wu Ming riprende la struttura di storia a intarsio popolata di numerosissimi personaggi che già caratterizza l’esordio ‘Q’ firmato Luther Blissett, ma al posto di un cupo intreccio di tradimenti sullo sfondo della Controriforma presenta la combinazione di tre narrazioni di genere che danno al tutto un carattere nettamente più ‘pop’. Visto il risalto sin dalla copertina, va prima di tutto citata la commedia brillante con un tocco di ‘Intrigo internazionale’ che vede protagonista Cary Grant nel ruolo di se stesso nonchè la partecipazione straordinaria del maresciallo Tito; segue il noir che unisce storia (Lucky Luciano) e finzione con più di una strizzata d’occhio a Ellroy anche attraverso la violenza esplicita di alcuni passi (stavo per scrivere ‘sequenze’ e non a sproposito, si veda l’episodio di Sospel); infine, a legare il tutto, il romanzo di formazione che segue l’evoluzione del giovane (Robes)Pierre da re delle balere bolognesi a uomo che osa rischiare in proprio per liberarsi da un’esistenza che non vuole accettare. In mezzo, nel breve volgere dell’anno di cui al titolo, ci sono pure i moti di Trieste, il contrabbando tra il nord e il sud della penisola, la contrapposizione tra partito (comunista) e militanti, un amore rubato, una dramma familiare segnato da un profondo cinismo, degli efficientissimi piccioni viaggiatori e pure un televisore in qualche modo senziente che tutto riassume e tutto riflette. Il risultato è un libro che alterna in scioltezza i vari registri - tra il comico (basti pensare al ‘sostituto’ di Grant), il grottesco come nella caricaturale figura di Salvatore Pagano detto Kociss, capace di prendere Hitchcock per Churchill, e il tragico già a partire dalla vita randagia del padre di Pierre – dando compattezza al susseguirsi delle pagine malgrado la frammentazione delle vicende. L’altra faccia della medaglia è una certa mancanza di profondità specie nel disegno di alcuni personaggi che restano sospesi tra il semplice abbozzo e lo stereotipo, ma se di una narrazione di genere si tratta questa è una delle regole del gioco: accettandole, ci si diverte parecchio scorrendo queste quasi settecento pagine e, seppur alcuni passaggi non risultino riusciti, il semplice fatto che un simile tomo scorra con leggerezza è testimonianza di come il giochino funzioni fino alla fine o quasi, visto che proprio gli ultimi capitoli risultano tra i meno convincenti per colpa di coincidenze che si moltiplicano sino a giungere a una sorta di happy ending un po’ forzato. Una menzione a parte merita la ricostruzione dell’Italia del secondo dopoguerra, fotografata in un momento di trasformazione verso la società dei decenni a venire (non sembra casuale l’insistenza sul caso Montesi, il primo scandalo ‘mediatico’ dell’età repubblicana): pare quasi di entrare nella Bologna di allora – riassunta negli avventori del bar Aurora – riscoprendo un mondo e un modo di vivere che ormai è stato completamente dimenticato, si tratti della filuzzi o delle passioni di uomini con il mito della ‘Resistenza tradita’, ma più banalmente interessati alla Sisal o all’acquisto del televisore per guardare i mondiali di calcio. Così, l’unico aspetto che dà davvero fastidio è il vezzo di utilizzare i titoli originali per i film citati nel corso della narrazione persino quando a parlare sono degli italiani: al netto del fatto che non tutti sono obbligati a conoscerli, la stonatura che ne scaturisce è evidente.

    said on 

  • 4

    Un anno di storia "minore" descritto in maniera innovativa e accattivante attraverso un universo di fatti e personaggi reali e immaginari.Probabilmente perché scritto a più mani, è un insieme incredib ...continue

    Un anno di storia "minore" descritto in maniera innovativa e accattivante attraverso un universo di fatti e personaggi reali e immaginari.Probabilmente perché scritto a più mani, è un insieme incredibile di aggettivi. Colto in maniera sottile, irriverente e intenso,amaro ed esilarante. E soprattutto, di grande umanità.

    said on 

  • 0

    devo ammettere che non mi ha preso subito. ma ho dato fiducia alle pagine per poi scoprire che tutto prendeva, mano a mano, la sua forma perfetta. prova superata.

    said on 

  • 4

    Lontano dal bove ( nieter carne und nieter pesce)

    Mesto e inebetito, gemebondo dopo l'ennesima sbornia di notizie provenienti dal nostro mondo fluorescente e striscestellato, mi chiedevo cosa avrei mai potuto leggere di cosi tanto distraente per allo ...continue

    Mesto e inebetito, gemebondo dopo l'ennesima sbornia di notizie provenienti dal nostro mondo fluorescente e striscestellato, mi chiedevo cosa avrei mai potuto leggere di cosi tanto distraente per allontanare un po' il mio nostalgico e ricorrente desiderio di tornare laggiù, e abbandonare questa *culla sospesa tra un'eternità e l'altra*.

    Ho provato a farlo con un libro che racconta la storia di un orfano che è stato adottato e un giorno ha scoperto l'identità della sua madre biologica (cit) e scava che ti scava nel suo passato gli viene il sospetto che il padre biologico (cit) sia stato il celebre e inquietante e mai catturato Zodiac Killer.
    Il Killer dello Zodiaco era, come suggerisce il suo nome, un killer seriale che uccideva coppie appartate nei boschi ma anche tassisti e persone a casaccio nel nord della California il cui culmine delle sue gesta coincise con la stagione dell'amore, nata proprio li', nella Baia di San Francisco sul finire degli anni sessanta.
    Lo stesso periodo in cui anche Charles Manson e la sua Family compirono quel massacro uccidendo tra gli altri la bella e giovane e incinta attrice di 8 mesi e mezzo Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, regista un tantino sopravvalutato.
    Pare proprio che la stagione dell'Amore nata in opposizione da reflusso alla guerra del Vietnam ,dalla controcultura osannata il cui sfogo visibile alle masse avveniva durante i mega-concerti da cui nacquero tra gli altri, I Jefferson Airplane, Jimi Hendrix e Janis Joplin, abbia prodotto un contraccolpo di violenza cieca, di esaltazione mistica, di arte applicata al contrario, per cui la California oltre a Brautigan, a Kerouac e ai Beach Boys ebbe pure un signor Serial Killer e un celebre pluriomicidio ideato da un aspirante rock star, mediocre ma assai carismatico.
    Lo Zodiac Killer è divenuto celebre perché dopo i suoi delitti sfidava la polizia inviando lettere cifrate e alcune di esse non sono ancora state decriptate. Poi questo orfano è però riuscuto a risolverne una, trovandovi nascosto il nome e cognome completo del suo padre biologico (a dir la verità fu più facile per lui poiché sapeva cosa cercare).
    In definitiva un libro assurdo, noioso nei lunghi brani stucchevoli in cui l'orfano parla della sua mamma adottiva e di quella biologica, del padre (presunto) serial killer e sepolto in messico senza lapide ma che però sente di amare lo stesso, e di certe tesi un filuccio forzate per tentare a tutti i costi di dimostrare al mondo intero che suo padre non era uno sfigato qualsiasi, ma Zodiac Killer.
    Così ho lasciato perdere e ho provato a leggere un saggio sul Male, nientemeno, che ho abbandonato subito e mi sono ritrovato a leggere un Wu Ming d'annata: 54.
    Cos'è 54? E' un anno. Il 1954.
    Di cosa parla? di alcuni fatti storici noti e poco noti avvenuti nel 1954, tra cui, i disordini di Trieste, all'epoca Territorio libero nè italiana nè jugoslava e militarizzata dagli inglesi e dagli americani.
    Di Cary Grant che quell'anno non interpretò misteriosamente alcun film e venne ingaggiato dai servizi segreti per andare in Jugoslavia a incontrare Tito, perché americani e paesi vincitori della seconda guerra mondiale volevano che la Jugoslavia, comunista ma non filo-sovietica si avvicinasse all'Europa libera e democratica.
    Parla anche del mafioso Lucky Luciano, nel suo esilio in Italia, liberato dagli americani perché pare abbia aiutato durante lo Sbarco in Sicilia fornendo contatti al governo statunitense. Parla degli avventori di un bar bolognese, alle prese con discorsi sulla politica e sul delitto di Wilma Montesi, avvenuto a Roma durante quell'inverno, oltre che di balli e di corna.
    E tra i personggi c'è anche un televisore, che forse simboleggia l'informazione, trasformatasi da bocca in bocca a tubo catodico in bocca, (anche se il televisore pare alla deriva e magari i Wu Ming volevano suggerire altro).
    Ah, parla anche un po'del cazzo di Rasputin. (Non sono volgare io, parla proprio del "cazzo di Rasputin")
    Un romanzo storico molto scorrevole, accurato per quanto possa esserlo un qualsiasi scritto storico e ironico e sopra le righe ma senza esagerazione, come mi era capitato invece di leggere nei precedenti romanzi del gruppo Wu Ming.
    Non ho nient'altro da aggiungere. Ho allungato il brodo finché era possibile farlo senza annoriare.
    Sto seriamente conducendo una lotta estrema contro la noia.

    said on 

  • 2

    Un grande "fumettone" e come tale esaspera alcuni incontri casuali ma, soprattutto, le contrapposizioni alto (gerarchia dei partiti) contro il basso (militanti, reduci e disillusi). Ecco, io non ci cr ...continue

    Un grande "fumettone" e come tale esaspera alcuni incontri casuali ma, soprattutto, le contrapposizioni alto (gerarchia dei partiti) contro il basso (militanti, reduci e disillusi). Ecco, io non ci credo.

    said on 

  • 0

    Mah.

    Dopo la delusione di "Q", ero partito abbastanza prevenuto nella lettura di "54", sebbene consigliato da una persona fidata. E' un percorso accidentato, difficile da seguire che richiederebbe una lett ...continue

    Dopo la delusione di "Q", ero partito abbastanza prevenuto nella lettura di "54", sebbene consigliato da una persona fidata. E' un percorso accidentato, difficile da seguire che richiederebbe una lettura continua, senza interruzioni, che già il libro di sue ne contiene parecchie.
    Alla fine opto per la sufficienza, troppo spezzata la narrazione per consentire una lettura fluida della storia e dei personaggi.

    said on 

  • 3

    1954

    Venivo da un romanzo scritto in modo eccelso, sperimentale ma con una trama evanescente e sono incappato in questo, che ha una trama arzigogolata e uno stile scarno. Ho faticato ad adeguarmi, la prima ...continue

    Venivo da un romanzo scritto in modo eccelso, sperimentale ma con una trama evanescente e sono incappato in questo, che ha una trama arzigogolata e uno stile scarno. Ho faticato ad adeguarmi, la prima metà l’ho letta con nostalgia pensando a quant'era bello il precedente, ma “54” nel finale si è riscattato e mi ha quasi convito, riuscendo a chiudere con un certo pathos le tante storie e i tanti personaggi seminati qua e là tra le pagine, pescati con disomogeneità in tutto il globo terracqueo. E’ un romanzo costruito, frutto di un’attenta documentazione, basata su un immaginario retrò e su personaggi iconici, zeppo di dialoghi e dallo stampo fumettistico. I personaggi sono molti, forse troppi, e i secondari spesso sono stereotipati e qualche pagina in meno, a mio parere, non avrebbe guastato. Non è dal punto di vista letterario un capolavoro, ma non vuole esserlo, è un romanzo gradevole e come tale ha una sua ragion d’essere.

    said on 

  • 3

    gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani ( p.3 )
    se proprio se devi ciapar lignade, mi voio anche darghene! ( p.19 )
    la mano che usi di meno sembra appartenere a un altro. ...continue

    gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani ( p.3 )
    se proprio se devi ciapar lignade, mi voio anche darghene! ( p.19 )
    la mano che usi di meno sembra appartenere a un altro. il cervello non sa dirigerla ( p.26 )
    occhi di giovani già traditi dal proprio avvenire ma pronti a reagire con un'alzata di spalle e un chissenefotte ( p.59 )
    abbracci appassionati interrotti dal ritorno della realtà ( p.136 )
    l'americano è una lingua buona for business, per gli affari, e per ordinare una birra. nient'altro ( p.153 )
    non si può sempre stare a guardare ( p.164 )
    spezzò il silenzio che li aveva avvolti dopo aver fatto l'amore. nessuno dei due aveva parlato per diversi minuti. erano rimasti lì, a leggersi i pensieri, senza bisogno di dir niente ( p.184 )
    le tende, pesanti, potevano riscaldare gli uomini, invece di prendere polvere alla finestra ( p.204 )
    se l'ideale era la dinamite, il senso pratico era la miccia ( p.204 )
    si sentiva vivo, per la prima volta fuori dalla vita che gli avevano consegnato ( p.225 )
    ma non era stata capace di dargli una ragione vera per restare ( p.225 )
    si respirava la possibilità di qualunque avvenimento ( p.265 )
    lo specchio è una macchina infernale, perché separa l'individuo dalla comunità, stimolandone il narcisismo piccolo borghese ( p.303 )
    meglio non dover niente a nessuno ( p.307 )
    se esiste, il popolo ne ha diritto ( p.307 )
    niente ha senso, tranne il fatto che sono qui e mi sento bene ( p.310 )
    ma proprio questo è peggio, no? piccoli piaceri invece di grandi sogni ( p.313 )
    come vincere al lotto e perdere la ricevuta ( p.322 )
    le sconfitte sono come un peso che ti porti dentro e ti trascina giù ( p.325 )
    non c'era più nessuna aura mitica ad avvolgerlo. era soltanto un uomo. ed era suo padre ( p.327 )
    ma che ho fatto io che gli faccio schifo alla fortuna, che ho fatto? ( p.361 )
    avrebbe sofferto come un cane, dopo. avrebbe battuto la testa contro il muro. ma non ora, non lì ( p.405 )
    la libertà di stampa è una bella cosa, ma sarebbe meglio ca non ci fosse ( p.445 )
    al mondo ci sono due cose che non hanno soluzione: la morte e la figa ( p.486 )
    per vivere bisogna sporcarsi le mani ( p.486 )
    nell'epoca della motorizzazione, sedersi davanti a un mobile è da pazzi ( p.534 )
    la sua vita era diventata piatta. nessuna grande gioia, nessun grande dolore, nessuna grande rabbia ( p.595 )

    said on 

  • 4

    MacGuffin (a volte McGuffin) è un termine coniato dal celebre regista Alfred Hitchcock. Con questo vocabolo si identifica il mezzo attraverso il quale si fornisce dinamicità a una trama.

    Il televiso ...continue

    MacGuffin (a volte McGuffin) è un termine coniato dal celebre regista Alfred Hitchcock. Con questo vocabolo si identifica il mezzo attraverso il quale si fornisce dinamicità a una trama.

    Il televisore marca McGuffin è il “motore virtuale e pretestuoso” del libro, un espediente formidabile utilizzato dai Wu Ming per tenere insieme una folla personaggi, reali e immaginari, tra cui emergono l’attore Cary Grant , il boss Lucky Luciano e l’imperatore vietnamita Bao Dai, Salvatore Pagano detto Kociss detto Totore ‘a Maronna detto Capemmerda, Steve Cemento Zollo, Vittorio e Nicola e Robespierre Capponi.
    (naturalmente anche Hitchcock è nel romanzo, e il debito non è taciuto)

    I luoghi di convergenza delle loro vite sono Trieste, Napoli, Bologna, la Yugoslavia , la Francia, l’America e l’Unione Sovietica; ed è quasi incredibile come, in una scacchiera così composita, il susseguirsi di storie intrigate e intriganti riesca a non sbrecciare, sboccare, incrinarsi, a non cadere nel fosso della inverosimiglianza.

    Il tempo della storia è soprattutto il 1954, da cui il titolo.
    [ma qualsiasi tempo e luogo, dalla Germania del 1500 all’America del 1700 hanno la stessa carica dirompente, sotto lo sguardo partigiano dei Wu Ming.
    Mi chiedo che cosa potrebbero diventare il 1938 e la scomparsa di Majorana nelle loro mani]

    54 non è solo un romanzo storico che rivela un periodo attraverso avventure rocambolesche: mille altri spunti di riflessione (come in tutti i loro romanzi) emergono.
    Dal peso che avrà non tanto il televisore quanto la televisione, dal valore umano e collettivo della Resistenza, da quanto cazz sono fetenti e maligne le piovre della criminalità e del “potere”, a quanto sopra le nostre teste e le nostre vite ci siano fili e catene che limitano la possibilità di scegliere veramente, a quanto sia immarcescibile il bisogno- sempre e ovunque – di una vita migliore. (e ancora e ancora)

    Un ulteriore valore aggiunto è il linguaggio, pittato sui personaggi. Anche in questo i Wu Ming sono Maestri di ricerca (e di sperimentazione, ricordo ancora il “gergo” dei Moloch in Manituana).
    Kociss. Salvatore parla e pensa in napoletano. Non tanto per le singole parole, quanto per il costrutto.
    Ecco, dovete sapere che, insomma, certi amici e altri amici ancora, voi lo sapete come sono gli amici, pazzéano, insomma mi chiamano cosí, per il fatto che loro dicono che quando faccio discussione con qualche malamente che non sa campare, cosa che non succede quasi mai, sia chiaro, ecco insomma, quella rara volta che succede e che poi chi sei tu, chi sono io, poi escono fuori le mamme dalle bocche e chi si è visto si è visto, voi mi capite, ecco insomma loro dicono che io li colpisco con la testa, ma sarà stato una volta, due al massimo, lo sapete gli amici come sono, e loro dicono che li addormento, e cosí mi hanno dato quel nome là. Ma non era importante questo, scusate, perché prima di tutto vi devo dire che con questo santanna di guaio di televisore io proprio non c'entro.

    Un altro romanzo appassionante e iperstimolante, un altro mattone che pongo sul mio personale altarino dedicato ai Wu Ming.

    L’unica puntina di disappunto, ma non è colpa del collettivo, piuttosto di una realtà che ad ingoiarla fa effetto palla di pelo, è per la diversità di immagine che si percepisce tra Napoli e Bologna.
    Certo, in entrambi i luoghi (e nelle anime che li abitano) c’è posto per la grettezza e la stronzaggine e l’abuso, però vuoi mettere il senso della collettività che si respira al bar Aurora e lo spirito dell’inculamento altrui per esclusivo vantaggio personale che emana dall’ippodromo di Agnano?
    Ma c’amma fa.
    Anche questo non è inverosimile.

    said on 

Sorting by