54

Di

Editore: Einaudi

4.1
(3260)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 666 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806193198 | Isbn-13: 9788806193195 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Non è dopoguerra, è solo un'altra guerra. Il mondo è diviso in blocchi, in realtà ideologie e frontiere si stanno già sgretolando: merci e droga non conoscono confini. Dalla Dalrnazia a Mosca a 1 lollywood, da Napoli alla Francia, da Bologna a Trieste, tra balere, viaggi clandestini oltrefrontiera e incontri di pugilato, una folla di protagonisti, spinti da una corrente che li travolge e li supera, si muove verso uno sbocco ignoto. Nuovi eretici, ex partigiani, contrabbandieri, narcotrafficanti, agenti segreti, figli in cerca di un padre si muovono e si sfiorano, inconsapevoli pedine di un grande disegno. Tra loro c'è Cary Grant, l'attore che da due anni non gira un film, il grande di umili origini la cui eleganza diventa il metro di misura della dignità personale, sull'orlo di una grande onda che sta per travolgere tutto. Sui flutti, come la bara in Moby Dick, galleggia un misterioso televisore, simbolo di progresso tecnologico e di radioso avvenire, che unisce le scene più diverse al ritmo di una travolgente commedia degli equivoci.
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  • 2

    Un grande "fumettone" e come tale esaspera alcuni incontri casuali ma, soprattutto, le contrapposizioni alto (gerarchia dei partiti) contro il basso (militanti, reduci e disillusi). Ecco, io non ci cr ...continua

    Un grande "fumettone" e come tale esaspera alcuni incontri casuali ma, soprattutto, le contrapposizioni alto (gerarchia dei partiti) contro il basso (militanti, reduci e disillusi). Ecco, io non ci credo.

    ha scritto il 

  • 0

    Mah.

    Dopo la delusione di "Q", ero partito abbastanza prevenuto nella lettura di "54", sebbene consigliato da una persona fidata. E' un percorso accidentato, difficile da seguire che richiederebbe una lett ...continua

    Dopo la delusione di "Q", ero partito abbastanza prevenuto nella lettura di "54", sebbene consigliato da una persona fidata. E' un percorso accidentato, difficile da seguire che richiederebbe una lettura continua, senza interruzioni, che già il libro di sue ne contiene parecchie.
    Alla fine opto per la sufficienza, troppo spezzata la narrazione per consentire una lettura fluida della storia e dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 3

    1954

    Venivo da un romanzo scritto in modo eccelso, con uno stile sperimentale e una trama evanescente e sono incappato in questo, che è l’opposto, ed è basato su una trama arzigogolata e uno stile scarno. ...continua

    Venivo da un romanzo scritto in modo eccelso, con uno stile sperimentale e una trama evanescente e sono incappato in questo, che è l’opposto, ed è basato su una trama arzigogolata e uno stile scarno. Ho faticato ad adeguarmi, la prima metà l’ho letta con nostalgia pensando a quant'era bello il precedente, ma “54” sul finale si è riscattato e mi ha convito, riuscendo a chiudere con un certo pathos le tante storie e i tanti personaggi seminati qua e là, pescati tra l’intero globo terracqueo. E’ un romanzo costruito, frutto di un’attenta documentazione storica, che fa leva su un immaginario retrò e su dei personaggi iconici, pieno di dialoghi e dallo stampo quasi fumettistico. I personaggi in effetti sono molti, troppi, e quelli secondari sono un po' stereotipati e forse qualche pagina in meno, a mio parere, non avrebbe guastato. Non è dal punto di vista artistico un capolavoro e non vuole esserlo, ma è un romanzo gradevole e ben fatto e come tale ha una sua ragion d’essere.

    ha scritto il 

  • 3

    gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani ( p.3 )
    se proprio se devi ciapar lignade, mi voio anche darghene! ( p.19 )
    la mano che usi di meno sembra appartenere a un altro. ...continua

    gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani ( p.3 )
    se proprio se devi ciapar lignade, mi voio anche darghene! ( p.19 )
    la mano che usi di meno sembra appartenere a un altro. il cervello non sa dirigerla ( p.26 )
    occhi di giovani già traditi dal proprio avvenire ma pronti a reagire con un'alzata di spalle e un chissenefotte ( p.59 )
    abbracci appassionati interrotti dal ritorno della realtà ( p.136 )
    l'americano è una lingua buona for business, per gli affari, e per ordinare una birra. nient'altro ( p.153 )
    non si può sempre stare a guardare ( p.164 )
    spezzò il silenzio che li aveva avvolti dopo aver fatto l'amore. nessuno dei due aveva parlato per diversi minuti. erano rimasti lì, a leggersi i pensieri, senza bisogno di dir niente ( p.184 )
    le tende, pesanti, potevano riscaldare gli uomini, invece di prendere polvere alla finestra ( p.204 )
    se l'ideale era la dinamite, il senso pratico era la miccia ( p.204 )
    si sentiva vivo, per la prima volta fuori dalla vita che gli avevano consegnato ( p.225 )
    ma non era stata capace di dargli una ragione vera per restare ( p.225 )
    si respirava la possibilità di qualunque avvenimento ( p.265 )
    lo specchio è una macchina infernale, perché separa l'individuo dalla comunità, stimolandone il narcisismo piccolo borghese ( p.303 )
    meglio non dover niente a nessuno ( p.307 )
    se esiste, il popolo ne ha diritto ( p.307 )
    niente ha senso, tranne il fatto che sono qui e mi sento bene ( p.310 )
    ma proprio questo è peggio, no? piccoli piaceri invece di grandi sogni ( p.313 )
    come vincere al lotto e perdere la ricevuta ( p.322 )
    le sconfitte sono come un peso che ti porti dentro e ti trascina giù ( p.325 )
    non c'era più nessuna aura mitica ad avvolgerlo. era soltanto un uomo. ed era suo padre ( p.327 )
    ma che ho fatto io che gli faccio schifo alla fortuna, che ho fatto? ( p.361 )
    avrebbe sofferto come un cane, dopo. avrebbe battuto la testa contro il muro. ma non ora, non lì ( p.405 )
    la libertà di stampa è una bella cosa, ma sarebbe meglio ca non ci fosse ( p.445 )
    al mondo ci sono due cose che non hanno soluzione: la morte e la figa ( p.486 )
    per vivere bisogna sporcarsi le mani ( p.486 )
    nell'epoca della motorizzazione, sedersi davanti a un mobile è da pazzi ( p.534 )
    la sua vita era diventata piatta. nessuna grande gioia, nessun grande dolore, nessuna grande rabbia ( p.595 )

    ha scritto il 

  • 4

    MacGuffin (a volte McGuffin) è un termine coniato dal celebre regista Alfred Hitchcock. Con questo vocabolo si identifica il mezzo attraverso il quale si fornisce dinamicità a una trama.

    Il televiso ...continua

    MacGuffin (a volte McGuffin) è un termine coniato dal celebre regista Alfred Hitchcock. Con questo vocabolo si identifica il mezzo attraverso il quale si fornisce dinamicità a una trama.

    Il televisore marca McGuffin è il “motore virtuale e pretestuoso” del libro, un espediente formidabile utilizzato dai Wu Ming per tenere insieme una folla personaggi, reali e immaginari, tra cui emergono l’attore Cary Grant , il boss Lucky Luciano e l’imperatore vietnamita Bao Dai, Salvatore Pagano detto Kociss detto Totore ‘a Maronna detto Capemmerda, Steve Cemento Zollo, Vittorio e Nicola e Robespierre Capponi.
    (naturalmente anche Hitchcock è nel romanzo, e il debito non è taciuto)

    I luoghi di convergenza delle loro vite sono Trieste, Napoli, Bologna, la Yugoslavia , la Francia, l’America e l’Unione Sovietica; ed è quasi incredibile come, in una scacchiera così composita, il susseguirsi di storie intrigate e intriganti riesca a non sbrecciare, sboccare, incrinarsi, a non cadere nel fosso della inverosimiglianza.

    Il tempo della storia è soprattutto il 1954, da cui il titolo.
    [ma qualsiasi tempo e luogo, dalla Germania del 1500 all’America del 1700 hanno la stessa carica dirompente, sotto lo sguardo partigiano dei Wu Ming.
    Mi chiedo che cosa potrebbero diventare il 1938 e la scomparsa di Majorana nelle loro mani]

    54 non è solo un romanzo storico che rivela un periodo attraverso avventure rocambolesche: mille altri spunti di riflessione (come in tutti i loro romanzi) emergono.
    Dal peso che avrà non tanto il televisore quanto la televisione, dal valore umano e collettivo della Resistenza, da quanto cazz sono fetenti e maligne le piovre della criminalità e del “potere”, a quanto sopra le nostre teste e le nostre vite ci siano fili e catene che limitano la possibilità di scegliere veramente, a quanto sia immarcescibile il bisogno- sempre e ovunque – di una vita migliore. (e ancora e ancora)

    Un ulteriore valore aggiunto è il linguaggio, pittato sui personaggi. Anche in questo i Wu Ming sono Maestri di ricerca (e di sperimentazione, ricordo ancora il “gergo” dei Moloch in Manituana).
    Kociss. Salvatore parla e pensa in napoletano. Non tanto per le singole parole, quanto per il costrutto.
    Ecco, dovete sapere che, insomma, certi amici e altri amici ancora, voi lo sapete come sono gli amici, pazzéano, insomma mi chiamano cosí, per il fatto che loro dicono che quando faccio discussione con qualche malamente che non sa campare, cosa che non succede quasi mai, sia chiaro, ecco insomma, quella rara volta che succede e che poi chi sei tu, chi sono io, poi escono fuori le mamme dalle bocche e chi si è visto si è visto, voi mi capite, ecco insomma loro dicono che io li colpisco con la testa, ma sarà stato una volta, due al massimo, lo sapete gli amici come sono, e loro dicono che li addormento, e cosí mi hanno dato quel nome là. Ma non era importante questo, scusate, perché prima di tutto vi devo dire che con questo santanna di guaio di televisore io proprio non c'entro.

    Un altro romanzo appassionante e iperstimolante, un altro mattone che pongo sul mio personale altarino dedicato ai Wu Ming.

    L’unica puntina di disappunto, ma non è colpa del collettivo, piuttosto di una realtà che ad ingoiarla fa effetto palla di pelo, è per la diversità di immagine che si percepisce tra Napoli e Bologna.
    Certo, in entrambi i luoghi (e nelle anime che li abitano) c’è posto per la grettezza e la stronzaggine e l’abuso, però vuoi mettere il senso della collettività che si respira al bar Aurora e lo spirito dell’inculamento altrui per esclusivo vantaggio personale che emana dall’ippodromo di Agnano?
    Ma c’amma fa.
    Anche questo non è inverosimile.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso. Non posso dire altro. La storia in sè è carina, ci sono dei personaggi bellissimi e situazioni descritte egregiamente (come il momento al bar in cui si gioca la schedina tutti insieme: u ...continua

    Meraviglioso. Non posso dire altro. La storia in sè è carina, ci sono dei personaggi bellissimi e situazioni descritte egregiamente (come il momento al bar in cui si gioca la schedina tutti insieme: un momento banale, ma scritto così bene che pare una poesia). Lo stile è divertente, ironico, a volte sarcastico. Adoro il gruppo Wu Ming.

    ha scritto il 

  • 5

    Appassionante affresco di un anno poco noto ma storicamente emblematico. Nonostante la complessità dell'intreccio e l'accurata ricostruzione di eventi e atmosfere, è un romanzo agile, a tratti spassos ...continua

    Appassionante affresco di un anno poco noto ma storicamente emblematico. Nonostante la complessità dell'intreccio e l'accurata ricostruzione di eventi e atmosfere, è un romanzo agile, a tratti spassoso, sempre ben ritmato. Consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 4

    Cary Grant o 007?

    Non è Q (e forse neppure Altai) ma l'avventura tra Venezia e la Jugoslavia di Tito vissuta da Cary Grant cattura; è elegante come il suo protagonista e, come il suo protagonista, non si scompone, non ...continua

    Non è Q (e forse neppure Altai) ma l'avventura tra Venezia e la Jugoslavia di Tito vissuta da Cary Grant cattura; è elegante come il suo protagonista e, come il suo protagonista, non si scompone, non perde mai d ironia e distacco. Probabilmente, il limite della narrazione è proprio questo: il lettore è coinvolto, ma mai fino in fondo, il diaframma tra Cary e la realtà allontana un poco il libro anche dal suo lettore ma ciò non toglie si tratti di pagine che vale la pena leggere per lasciarsi trasportare nei famosi anni '50 percorsi da sottili inquietudini e sospetti dell'immediato dopoguerra ma pervasi dall'irripetibile entusiasmo della ricostruzione.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo da leggere, un romanzo che istruisce senza annoiare.
    Una bella lezione di storia moderna.
    Forse l'unica pecca è il finale che doveva essere più incisivo, ma che si prolunga troppo, annacqua ...continua

    Un romanzo da leggere, un romanzo che istruisce senza annoiare.
    Una bella lezione di storia moderna.
    Forse l'unica pecca è il finale che doveva essere più incisivo, ma che si prolunga troppo, annacquandosi.
    La mia recensione sul mio blog http://capitolonero.blogspot.it/2015/08/54-wu-ming.html

    ha scritto il 

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