A Disorder Peculiar to the Country

By

Publisher: Ecco Press

3.5
(66)

Language: English | Number of Pages: 237 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Italian

Isbn-10: 0060501405 | Isbn-13: 9780060501402 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description

In a rollicking black comedy about terrorism, war, and conjugal strife, the author whom Salon calls "a writer of chameleonic fluency" revisits some peculiar episodes in current American history.

Joyce and Marshall Harriman are struggling to divorce each other while sharing a cramped, hateful Brooklyn apartment with their two small children. One late-summer morning, Joyce departs for Newark Airport to catch a flight to San Francisco, and Marshall goes to his office in the World Trade Center. She misses her flight, and he's late for work, but on that grim day, in a devastated city, among millions seized by fear and grief, each thinks the other's dead and each is secretly, shamefully, gloriously happy.

Opening with a swift kick to our national piety, A Disorder Peculiar to the Country follows Joyce and Marshall as they swallow their mutual disappointment, their divorce conflict intensifies, and they suffer, in unexpectedly personal ways, the many strange ravages that beset America in the first years of the Bush administration. Joyce suspects Marshall has sent an anthrax-laced envelope to her office. Marshall taps her phone and studies plans for constructing a suicide bomb. The stock market crash and the war in Afghanistan, Abu Ghraib and the clash of civilizations: all become marital battlefields. Concluding with the liberation of Iraq, A Disorder Peculiar to the Country astonishingly lampoons how our nation's public calamities have encroached upon our most intimate private terrors. It firmly establishes Ken Kalfus as one of the most daring and inventive writers at work today.

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    Libro particolare, che finalmente fa capire in modo credibile, anzi, percepire, quasi tangibilmente, come gli americani hanno vissuto nel quotidiano l'11 settembre e tutto quello che è successo dopo. ...continue

    Libro particolare, che finalmente fa capire in modo credibile, anzi, percepire, quasi tangibilmente, come gli americani hanno vissuto nel quotidiano l'11 settembre e tutto quello che è successo dopo. Il tutto parlando di un inspiegabile e inspiegato divorzio di una coppia come tante. Scritto e strutturato benissimo.

    said on 

  • 4

    La storia di Joyce e Marshall rispetta le tappe canoniche del rapporto sentimentale come ce lo descrivono scrittori, poeti e sociologi : l’incontro, il matrimonio, le iniziali ristrettezze, le prime a ...continue

    La storia di Joyce e Marshall rispetta le tappe canoniche del rapporto sentimentale come ce lo descrivono scrittori, poeti e sociologi : l’incontro, il matrimonio, le iniziali ristrettezze, le prime affermazioni personali e professionali, la consacrazione dell'amore attraverso la nascita dei due figli. Poi, improvvisamente, qualcosa si guasta. Cade il prosciutto che foderava gli occhi e che simulava la favola dei perfetti innamorati, vengono alla luce le tensioni sopite, le liti interrotte, l’insoddisfazione profonda, la ghignante ipocrisia e le manipolazioni affettive. Lo stereotipo dell’american way of life, esportato con grande successo in tutto il mondo,si tinge di grottesco e si sgretola irrimediabilmente. Una " black domestic novel " di tutto rispetto. Un racconto iperbolico, nerissimo, crudele e farsesco dove l'intensità degli eventi politici s'intrufola malignamente nella sfera domestica ma non per paragonare le bassezze di un divorzio allo scontro di Civiltà bensì per mostrarci come ogni rapporto umano sia, in fondo, una cospirazione. Una prosa esatta, asciutta, singolare, straziante ma priva di irritante melodramma che si traduce in uno stile di economia descrittiva di estrema potenza.

    said on 

  • 4

    La crisi di una coppia newyorchese ai tempi dell'11 settembre. Kalfus riesce a fondere questo materiale incandescente grazie ad uno stile freddo ed asciutto, quasi da scienziato. Non ho capito il fina ...continue

    La crisi di una coppia newyorchese ai tempi dell'11 settembre. Kalfus riesce a fondere questo materiale incandescente grazie ad uno stile freddo ed asciutto, quasi da scienziato. Non ho capito il finale. E questo gli fa perdere la quinta stellina.

    said on 

  • 2

    Si legge bene. La prosa è schietta e tagliente. Ma scivola via, freddo e liscio come il ghiaccio. E non lascia nulla.
    Ben altro è il Kalfus di Centri commerciali invisibili, che spero di ritrovare in ...continue

    Si legge bene. La prosa è schietta e tagliente. Ma scivola via, freddo e liscio come il ghiaccio. E non lascia nulla.
    Ben altro è il Kalfus di Centri commerciali invisibili, che spero di ritrovare in Sete.
    Giudizio: 2,5.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    La guerra dei Roses sullo sfondo dell'11 settembre, che vuole dare a una storia banale un background toccante per darsi arie d'importanza. E fino a metà storia non dico che non ci riesca, anche se l'u ...continue

    La guerra dei Roses sullo sfondo dell'11 settembre, che vuole dare a una storia banale un background toccante per darsi arie d'importanza. E fino a metà storia non dico che non ci riesca, anche se l'uscita di Marshall da una delle Torri sembra un po' la scampagnata in montagna, come se dalle torri gemelle si entrasse e uscisse come niente. Idem per lei, Joyce, che in piena emergenza antrace nel suo ufficio riesce a convincere i poliziotti ad andare a prenderle la borsa, altrimenti non può entrare in casa.

    Poi si incomincia a precipitare: e la guerra sullo sfondo diventa uno snocciolamento di fatti, e l'unica connessione con la storia principale è che Joyce chiama l'ex marito Osama e si vede un paio di volte con un agente dell'FBI mezzo deficiente. E la storia principale comincia a non avere senso, con l'ex marito che un secondo prima le pasticcia nel conto in banca, quello dopo finisce a una festa con la maestra d'asilo dei suoi figli che masturba un nero; e un momento prima Marshall sembra il grande burattinaio che riesce quasi a far naufragare sul nascere il matrimonio della ex cognata e del futuro marito ebreo, e quello dopo diventa Cattivik e ruba una tenda ebraica al negozio dove era stato noleggiato FIRMANDO COL PROPRIO NOME.
    No, per dire.

    Fine sconclusionata con guerra e storia principale che non arrivano a una risoluzione che sia una che non sia quella del divorzio che lascia insoddisfatti entrambi, in cui si abbandona un cane (che però non viene abbandonato, ma se ne va spontaneamente con un branco di cani randagi nel parco a fare la bella vita della libertà) e questo se mi si consente mi fa incazzare non poco. Metterli sotto tutti con un camion.

    said on 

  • 2

    10 anni. 10 anni sono una vita, no? magari no, però in 10 anni succedono abbastanza cose da creare una prospettiva. forse.

    questo non è un libro sull'11 settembre. non parla delle dinamiche, ci gira intorno e cinicamente, spietatamente osserva, descrive, delinea. il panico di un popolo ferito. il panico di un popolo orgog ...continue

    questo non è un libro sull'11 settembre. non parla delle dinamiche, ci gira intorno e cinicamente, spietatamente osserva, descrive, delinea. il panico di un popolo ferito. il panico di un popolo orgoglioso e patriottico. che proprio per questo necessitava di una spinta ad andare avanti, a continuare a vedersi come il capostipite dell'umano sentire. un popolo che ha perso in un giorno solo il polso del suo futuro. fra parodia, racconto e "reality" drammatizzato e sconsolato, questo libro è sociologicamente istruttivo. ci butta nella new york di quei giorni, ci immerge nella desolante necessità di una posizione univoca, raggiunta (ahimè e sbagliando) facendo leva sulle necessità delle coscienze dei più. che chissà perchè "god bless america" in ogni caso...

    ora io quel giorno tornavo dall'università. ricordo che vidi le immagini con quel tipo di sgomento che si prova nei confronti di una sorta di tuo supereroe o baluardo che viene distrutto. quelle immagini, quel crollo, non aveva dentro di sé vite spezzate, migliaia di vite spezzate. era semplicemente "iconico" per me. ma non voglio spiegare il come l'ho pensata in quel momento, il come l'avrei pensata successivamente. non è questo il punto.
    il punto è che quando metti in discussione tutto, lo puoi fare solo avendo due o tre capisaldi, sennò è puro spaesamento. per alcuni, sono gli amici. per altri l'amore. per quell'america, per quei new yorkesi era quel tipo di skyline, era orientarsi partendo dalle torri. venendo a mancare quelle, veniva a mancare la motivazione per andare avanti.
    lo sfacelo come unica motivazione. pompieri che diventano eroi nazionali, icone di virtù, poster da appendere in camera, la valutazione dell'operaio medio che diventa sex symbol, sesso improvvisato nei bagni di un bar con un reduce di quel giorno, solo per rubargli dalla pelle la sensazione di essere "ancora vivo". probabilmente è il romanzo che più di tutti, fra quelli che ho letto, descrive la perdita di punti di riferimento. quell'andare a tentoni, quell'essere stanchi.

    e di pregi ne ha tanti: una scrittura schiacciante, lancinantemente precisa, schietta; di quelle che fai scorrere le frasi e non ne ricorderai mezza perchè nessuna di loro vuole essere memorabili ma puntano solo ad essere presenti, ad essere lì per intavolare una lunga ragnatela di conseguenze.

    e allora perchè boccio questo romanzo? perchè l'assenza di vita, mi uccide. quando la vita si trascina e pretende di vedersi allo specchio sotto forma di spasmi distratti, di attimi rubati, di bellezza non compresa, di infimo disagio, quando accade solo questo, l'effetto che mi rimane addosso è simile a un reportage giornalistico fatto con tutti i crismi ma senza alcun tipo di messaggio: una di quelle cose che lo leggi, sei contento di averlo letto, ma sai che il giorno dopo butterai il giornale e che di quell'articolo non avrai memorie né tantomeno ne parlerai.

    l'assenza di vita, il bisogno di reagire della stessa portata di quello che ha uno sbronzo che ha appena vomitato, e la ritrovata unione, lo scendere in piazza, l'omaggiare ground zero per la cattura di un terrorista a cui si è data ogni responsabilità per il crollo dell'invulnerabilità americana... bé, forse proprio perchè non sono americano, non lo so, a me queste cose non mi toccano.

    e il decoro di una coppia che divorzia e si annienta, quando sembra che tutto intorno parli di fine, è pure troppo da sopportare.

    ho conosciuto un altro kalfus e le note di wallace nella quarta di copertina, parlano di quel kalfus che ho conosciuto in "sete".
    di questo kalfus, posso solo dire che come antropologo sociale ha un futuro.
    e che l'italia non avrà mai (ahimè) una coscienza popolare.

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  • 4

    "In un solo lampo di luce, le parti separate del mondo erano state messe insieme e avevano trovato un significato. No, un significato non lo avevano trovato. Questo era un mondo di incurante materiali ...continue

    "In un solo lampo di luce, le parti separate del mondo erano state messe insieme e avevano trovato un significato. No, un significato non lo avevano trovato. Questo era un mondo di incurante materialismo, spietatezza, viltà e divorzio."
    E questo è il mondo che Kalfus descrive, seppur in maniera un po' altalenante e con un paio di accadimenti della trama abbastanza inutili.

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    A disorder peculiar to the country

    Il crollo.
    Il crollo trascina con sè le certezze, tira giù quel che c'era e confonde i progetti su ciò che sarà.
    Storia di due cellule di un organismo ben più complesso, un tempo fuse, che decidono di ...continue

    Il crollo.
    Il crollo trascina con sè le certezze, tira giù quel che c'era e confonde i progetti su ciò che sarà.
    Storia di due cellule di un organismo ben più complesso, un tempo fuse, che decidono di tornare a essere entità singole,indipendenti, nell'istante in cui - così vuole il caso - l'organismo stesso subisce uno scossone, e fatica a figurarsi la nuova forma da assumere.
    Le recriminazioni.
    L'amore è svanito; colpa di lui, pensa Joyce; speculare, il pensiero di Marshall.
    L'attacco al sistema economico è frutto della questione mediorientale irrisolta; l'acciaio si è fuso, le strutture collassate. Attorno alla tavola di quel ristorante italiano, nasi orgogliosamente semitici si storcono, chè le ragioni sono altrove.
    I colpi, dritti al cuore.
    La casa, un tempo, era una bolla - ci si sentiva protetti, lì dentro.Oggi è campo minato, trincea. Quelle torri, così alte, parte dell'orizzonte, del sogno; nella vita sali o scendi e, se sei bravo, se t'impegni, guarderai tutti dall'alto in basso.
    La guerra.
    Chissà cosa nasconde nella camera da letto, Marshall. E Joyce, cosa ci fa chiusa in bagno da più di un'ora?
    E Osama? E Saddam? Chissà dove sono le armi di distruzione di massa. Eppure, di sicuro, ne ha di nascoste!
    La guerra nell'appartamento si rispecchia in quella vomitata dallo schermo della tivvù.
    Gli amici dei tuoi nemici son tuoi nemici.
    Danni collaterali.
    Vic e Viola. E, perchè no, Muhammad, Hadiya...
    Il sesso del terrore.
    Attorno a quell'immenso cratere, i sopravvissuti, sconvolti, s'arrampicano alla vita, alla carne.
    Joyce e Marshall non fanno eccezione, ma il vuoto da scongiurare - per loro - è ben altro.
    La paranoia.
    La paranoia, dentro e fuori l'appartamento di Brooklyn Heights, regna sovrana, e modifica i confini, le dimensioni, le conseguenze di ogni singolo evento, ogni singolo gesto. Ne risente il sistema nervoso, ne risente il NYSE.
    E, come ogni guerra che si rispetti, c'è spazio per sciacalli d'ogni sorta: avvocati divorzisti, speculatori, imprenditori delle armi e forniture destinate alle truppe.

    Il panico attorno a quella cintura e l'ardente desiderio di ripetere fedelmente lo schema, ristabilire i contatti, l'urlo a squarciare la sala in cui un ragazzino, nudo, si ritrova con un sacco della spesa infilato sulla testa.
    Nassau County o Abu Ghraib?

    La scrittura di Kalfus riesce a far convivere maturità e sperimentazione. Ci vuol coraggio.

    "Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell'amore"

    http://www.youtube.com/watch?v=sn33fYFNek8&feature=related

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