A Scanner Darkly

By

Publisher: Gollancz

4.2
(1677)

Language: English | Number of Pages: 217 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , German , Italian , Portuguese , Slovenian

Isbn-10: 1857988477 | Isbn-13: 9781857988475 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Substance D -- otherwise known as Death -- is the most dangerous drug ever to find its way on to the black market. It destroys the links between the brain's two hemispheres, leading first to disorentation and then to complete and irreversible brain damage. Bob Arctor, undercover narcotics agent, is trying to find a lead to the source of supply, but to pass as an addict he must become a user, and soon, without knowing what is happening to him, he is as dependent as any of the addicts he is monitoring.
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    Immergersi nella lettura di un romanzo di Dick significa entrare in una dimensione claustrofobica in cui niente è ciò che sembra, e la cosa più angosciante è che questa dimensione somiglia molto al mo ...continue

    Immergersi nella lettura di un romanzo di Dick significa entrare in una dimensione claustrofobica in cui niente è ciò che sembra, e la cosa più angosciante è che questa dimensione somiglia molto al mondo in cui viviamo. In “Un oscuro scrutare” c’è assai poco di fantascientifico, giusto un paio di trovate, peraltro geniali, come la tuta disindividuante; è tutto molto simile alla California degli anni settanta, periodo in cui la sottocultura legata al consumo di droga aveva dismesso ogni utopistica velleità rivoluzionaria.
    Fred è un agente della narcotici che, nei panni di Bob Arctor, si è infiltrato fra i tossicodipendenti per far luce sul traffico della misteriosa sostanza M, un micidiale stupefacente di provenienza ignota che da rapidamente assuefazione e porta alla pazzia ed alla morte. M sta appunto per morte, mi ha fatto pensare alla canzone Heroin dei Velvet Underground, in cui Lou Reed cantava “grazie Dio di star bene come nella morte”.
    Ma qual è la vera identità dell’agente/tossicodipendente? Bob o Fred? E’ lui stesso a non saperlo più, la droga di cui ha fatto uso lo ha portato ad una dissociazione nell’attività dei due emilati del cervello, il romanzo lo accompagna in una straziante discesa nella follia. In questo modo lui crede di avere una percezione della Verità che è sottesa a quella rappresentazione fittizia che chiamiamo realtà, ma il prezzo che deve pagare è la dissoluzione della personalità. In qualche modo riuscirà comunque a scoprire la provenienza della sostanza M, in un finale quanto mai spiazzante.
    In una storia dal costrutto ambizioso, che prevede l’utilizzo di citazioni letterarie, scientifiche e teologiche ed inserti linguistici in tedesco, la prosa meccanica e farraginosa del geniale scrittore risulta a tratti di impedimento. A parte questo, l’oscura forza evocativa di queste pagine è quella del miglior Dick.
    Sebbene in una sua maldestra introduzione Harlan Ellison lo abbia presentato come un autore ispirato dall’uso di allucinogeni, mi risulta che Dick abbia provato l’LSD solo in una circostanza, quello che ne derivò fu un trip così spaventoso da costringerlo a desistere. Malgrado questo doveva aver frequentato gli ambienti legati a quella controcultura di cui era diventato un controverso guru, infatti i personaggi dei tossicodipendenti, così come i dialoghi e gli episodi, assurdi quasi fino al comico, in cui sono coinvolti, sono presi dalla realtà. A queste vittime è dedicato il romanzo.

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  • 5

    Da un altro punto di vista

    Gira una nuova droga in città. La sostanza M (M come morte) un acido dagli effetti devastanti, dilaga fra la popolazione. Bob Actor è un agente della narcotici che ha il compito, infiltrandosi in una ...continue

    Gira una nuova droga in città. La sostanza M (M come morte) un acido dagli effetti devastanti, dilaga fra la popolazione. Bob Actor è un agente della narcotici che ha il compito, infiltrandosi in una comitiva di tossici, di arrivare al pesce grosso, lo spacciatore in cima alla piramide. Per far questo deve nascondere la sua identità a tutti, compresi i suoi superiori, con i quali riferisce protetto dalla tuta disindividuante, un'apparecchiatura che proietta su se stessa i tratti somatici di mille identità diverse, garantendogli l'anonimato. Passa quindi le sue giornate in una comitiva di disperati e stralunati freaks : Jerry Fabin lo schizoide ossessionato dai pidocchi, John Luckyman, un paranoico che vede poliziotti ovunque, Barris, il suo conquilino, che è convinto di poter ricavare la cocaina da delle bambolette spray vendute nei supermarket ed infine Donna, la ragazza amata da Bob che ha deciso di preservare la sua integrità fisica per il trasporto della droga. Tutto procede secondo la prassi finché un giorno non gli viene dato l'ordine di concentrare le sue indagini su Bob Actor, ovvero su se stesso. Per non smascherarsi, deve quindi lasciare che gli mettano delle videocamere dentro casa e la sera, assunta la personalità di un inesistente Fred, rivede le proiezioni. Questo scrutare su se stesso lo renderà cosciente della sua condizione di drogato e altererà la sua psiche fino a fargli percepire una realtà diversa da quella che conosceva. Una realtà fatta di poliziotti drogati, di tossici che, attraverso la delazione, diventano poliziotti della sottile violenza della gente cosiddetta normale. In questo senso c'è un momento del racconto molto significativo : un giorno Bob e gli altri vengono attirati dalle urla di una vicina di casa spaventata da una cavalletta. I nostri dopo aver debellato l'insetto avvertono la spaventata signora che la sua paura era ingiustificata. Questi, sollevata, risponde : "Se avessi saputo che era innocuo l'avrei AMMAZZATO da sola". Questa frase diventerà il motto con cui Bob & soci tenderanno a ridicolizzare la coscienza della gente “straight". Scritto a più riprese lungo gli anni 70, ambientato in un futuribile 1994, "Un Oscuro Scrutare" è da molti considerato il testamento spirituale di Philip Dick, autore di culto della fantascienza moderna. Un ironico quanto feroce manifesto contro la cultura acida degli allucinogeni e, nello stesso tempo, contro la flaccida inutilità del proibizionismo.

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  • 2

    The book is wonderfully written, I love all the little episodes and accidents narrated in the nonncoherent scenes and dialogues, but if I had to be honest I could not tell characters apart and the onl ...continue

    The book is wonderfully written, I love all the little episodes and accidents narrated in the nonncoherent scenes and dialogues, but if I had to be honest I could not tell characters apart and the only recognizable one - the one with the bugs fixation - disappeared very soon and the rest all shared the same language and actions.the plot is quite simple but it took me a while to realize that that was all there was to it, at page 100 I was still wondering if the whole story was about the ramblings of people on drugs.After that the depiction of the spiraling down is quite wonderful, although triggered suddenly and a bit abruptly and I would have find it more natural if the brain splitting would have happened more gradually - because that's how I see a brain degenerating in my everyday life, and the symptoms did not quite tally.The ending was incredible and ironic.As for feeling for the characters.... errr.. none of that. I felt more like an external observer of an experiment on plants.

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  • 5

    Ennesimo capolavoro

    «Che cos’è l’identità? Dove finisce la commedia? Chi può saperlo»
    http://www.ilariapasqua.net/apps/blog/show/43546619-un-oscuro-scrutare-p-k-dick-1977-

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  • 4

    Per chi non se la sente di affrontare VALIS, questo bel romanzo di Dick contiene un condensato delle sue visioni mistiche, della sua personale esperienza con la droga e della fondamentale domanda "cos ...continue

    Per chi non se la sente di affrontare VALIS, questo bel romanzo di Dick contiene un condensato delle sue visioni mistiche, della sua personale esperienza con la droga e della fondamentale domanda "cos'è la realtà? Cosa è reale e cosa non lo è? Esiste una verità? Esiste ed è uguale per tutti?".

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  • 5

    Arctor è un agente infiltrato in un giro di tossicodipendenti ed, per mimetizzarsi perfettamente, è obbligato anch'esso a fare uso di droghe, in particolare di una sostanza detta Sostanza M.
    Un giorno ...continue

    Arctor è un agente infiltrato in un giro di tossicodipendenti ed, per mimetizzarsi perfettamente, è obbligato anch'esso a fare uso di droghe, in particolare di una sostanza detta Sostanza M.
    Un giorno ad Arctor viene dato un compito, il compito di spiare un tossico in particolare perché si pensa che abbia giri più grandi di quelli di un normale dipendente da droghe.
    Sarebbe un normale compito per un infiltrato, se non fosse che la persona che i suoi superiori gli hanno ordinato di controllare sia... se stesso.
    Nessuno sa, infatti, chi impersoni Arctor nel mondo della droga, eccetto Arctor stesso... o almeno all'inizio.
    Si, perché questa situazione confonderà il già provato cervello, a causa delle droghe, di Arctor, mandandolo in un progressivo vortice psicotico fino a non fargli più capire chi sia lui, ne le persone che lo circondano.
    E' questo l'oscuro scrutare di cui parla il titolo, quello che deve fare Arctor: scrutare la parte oscura di se stesso attraverso occhi comandati da un cervello annebbiato.

    Detta così sembrerebbe un thriller psicologico, come può questo romanzo essere considerato di fantascienza? Non lo si può, infatti, ma non lo si può neanche considerare thriller, noir o che altro.
    "Un oscuro scrutare" è un romanzo sulla tossicodipendenza che si muove in un universo fantascientifico.
    La recensione completa sul mio blog al link http://capitolonero.blogspot.it/2015/06/un-oscuro-scrutare-philip-k-dick.html

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  • 3

    一、不太容易啃的書,直到後半才慢慢進入主角世界。
    二、不完全認同作者想表達的概念:罪與懲罰是一種因果循環。

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  • 0

    La felicità, pensò, è sapere di avere qualche pasticca.
    Sembrerebbe il Trainspotting di Philip K. Dick, la storia di una “famiglia” di tossici, il cui unico motore delle vite è la droga. E lo si può p ...continue

    La felicità, pensò, è sapere di avere qualche pasticca.
    Sembrerebbe il Trainspotting di Philip K. Dick, la storia di una “famiglia” di tossici, il cui unico motore delle vite è la droga. E lo si può pensare ancora di più quando si legge
    Questo ricevere un casino di carica era, per lui, il sostituto di un rapporto sessuale con lei, e forse era addirittura meglio.

    È molto di più, in effetti. Sbalzati in una California dove comanda la droga, dove non c’è solo il gruppo di Fred/Bob, ma un’intera società governata da ogni tipo di droga, su cui domina la famigerata Sostanza M.
    Si sente che si tratta di uno degli ultimi romanzi di Dick: i capitoli sono più lunghi, ci sono meno dialoghi e più passaggi articolati, con gli inserti tratti da studi scientifici, dal Faust di Goethe, da San Paolo – grande riferimento dello scrittore.
    Soprattutto, non c’è la solita varietà di punti di vista. Il lettore segue la trama dal punto di vista di Fred/Bob, tanto da arrivare a immedesimarsi col personaggio più che in altri romanzi.
    Ma la storia di Fred/Bob è quella di uno sdoppiamento della personalità portato all’estremo, ed è in questo abisso che ci si ritrova leggendo, arrivando a considerare normali anche i passaggi più sconcertanti quando la separazione è ormai totale, e le telecamere arrivano a registrare e riprodurre le allucinazioni.

    Ed è terribilmente difficile capire dove si vada a parare. Non bisogna essere esperti per capire che la polizia costruisce strutture di contrasto alla droga tanto costose quanto inefficaci: non c’è una sola vittoria contro il narcotraffico in tutto lo svolgimento della storia.
    E in questa logica di doppi, in cui anche le forze presumibilmente “del bene” sono obbligate a occultarsi e riescono a ritrovare un’identità personale solo quando vivono il loro ruolo da infiltrati, chiunque può essere una minaccia, un traditore, ma anche un amico, un alleato.
    Strano come un delirio persecutorio riesca di tanto in tanto a incontrare, per quanto brevemente, la realtà.

    Come al solito non è una romanzo di fantascienza. A parte la tecnologia delle olocamere, non c’è nulla di ipertecnologico: macchine e biciclette sembrano più residuati degli anni sessanta.
    C’è piuttosto la solita visione dickiana di una società dove il male si è esplicitato ed è diventato regola di vita ma, soprattutto, l’idea dell’uomo, alla ricerca disperata di un senso, di un modo di far quadrare il bilancio della vita, di una definizione dell’esistenza. Anche – soprattutto forse – negli abissi di dolore che il romanzo, nelle figure dei drogati, racconta.
    È il cervello spappolato che guida un altro cervello spappolato. Dritto al disastro.
    Tutti questi tipi erano sistemati sullo stesso cartellone del gioco dell’oca, ognuno piazzato in diverse caselle a varie distanze dalla meta, che avrebbero raggiunto in tempi diversi. Niente avrebbe potuto arrestarli o invertire il percorso.

    Il Dick maturo sembra essersi adeguato anche alle novità in fatto di musica, per la prima volta trovo citati artisti rock, e c’è un passaggio davvero struggente evocato da una canzone di Janis Joplin.
    E allora nella testa sentì le note di una sua canzone, All Is Loneliness, tutto è solitudine, e cominciò a piangere. E guidò verso casa in quelle condizioni.

    Nel finale, gli echi del cristianesimo seppure confuso e doloroso di Dick ritornano. Dopo le speculazioni sulla metafora dello specchio di Paolo, è l’omaggio di Donna a chi compie il suo sacrificio in modo inconsapevole, a invocare una risposta che nella vita non si riesce a trovare.
    Anche se la conclusione sembra aprire uno spiraglio su ciò di cui i protagonisti del romanzo, e l’uomo in generale, hanno più bisogno: la verità.

    ‘Lo sai che cos’è che ci ha fatto diventare tutti così.’
    ‘Be’, lasciamo perdere, non parliamone.’

    La grande novità del libro è la nota finale dell’autore, che si esplicita alla fine della storia per scrivere la sua personale Spoon River di amici tossici, quelli che non ce l’hanno fatta, qualcuno morendo qualcuno danneggiando irreversibilmente il cervello.
    Dick scrive una sorta di bilancio degli anni sessanta e settanta, questo “periodo glorioso” della droga – in fondo la sua distopia si era già in qualche modo manifestata, basterebbe leggere le storie di alcuni musicisti o scrittori, sapendo che si portando attaccate migliaia di storie anonime.
    Dick è un sopravvissuto, un salvato tra altri che sono stati sommersi, e può venircelo a raccontare, scrivendo della fine di un’epoca e di una falsa utopia a cui troppi non sono sopravvissuti.
    E anche se non lo dice esplicitamente, è chiaro il suo invito a non fare come lui.
    In misere vite disgraziate come queste, qualcuno deve poter intervenire. O quanto meno annotare il loro triste venire e andare. Annotare e, se possibile, permanentemente registrare, affinché tutte queste vite possano essere ricordate. Per l’avvento di quei giorni migliori, quando, più in là, vi sarà chi sia in grado di capire.

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  • 5

    Emozionante e disperato capolavoro di P.K.Dick, un viaggio introspettivo nei sentieri più bui dell'esistenza di Dick, uno dei più influenti e originali romanzieri americani del secolo scorso. Un trip ...continue

    Emozionante e disperato capolavoro di P.K.Dick, un viaggio introspettivo nei sentieri più bui dell'esistenza di Dick, uno dei più influenti e originali romanzieri americani del secolo scorso. Un trip lisergico continuo infarcito di personalità multiple, intrighi, dubbi e menzogne, che si esauriscono in un finale di rara malvagità e lucidità.

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