A un cerbiatto somiglia il mio amore

Di

Editore: Mondadori (Grandi Bestsellers)

4.1
(1769)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 781 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Greco , Francese

Isbn-10: 8804592745 | Isbn-13: 9788804592747 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandra Shomroni

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 5

    Come parlare della morte in guerra del proprio figlio, una guerra assurda, una morte assurda, senza scrivere qualcosa di insopportabile, di troppo tragico, di troppo personale, senza far chiudere il l ...continua

    Come parlare della morte in guerra del proprio figlio, una guerra assurda, una morte assurda, senza scrivere qualcosa di insopportabile, di troppo tragico, di troppo personale, senza far chiudere il libro al lettore o calarlo nella disperazione? Come scrivere qualcosa che non parli di morte ma in qualche modo renda vivo e presente quel figlio? David Grossman ci riesce a fare tutte queste cose, in un romanzo bellissimo, toccante, geniale, intenso. Un romanzo che non parla mai di morte, quasi mai, ma di ciò che c'è di più vivo nell'uomo: l'amore, l'amicizia, i sentimenti vissuti in modo assoluto, nella ricerca di limpidezza, di sacrificio per l'amico, nella generosità e nella preoccupazione per l'altro.
    Perciò la morte è relegata all'ultima pagina, mezza pagina, come l'ultimo ostacolo, quello che non si può saltare da soli ma che richiede di tenere per mano l'amico per potercela fare.
    Con quella mano magari chissà, anche la morte è un sonno provvisorio da cui c'è un risveglio, è una pausa come lo stato di Ilan (uno dei due amici) all'inizio del romanzo molto simile alla morte anche se non vera morte
    Il romanzo ha un incipit e un excipit bellissimi.Racconta una storia d'amore, ma soprattutto d'amicizia, David fa sempre un po' di confusione tra le due cose. Due amici sono innamorati della stessa donna e a loro volta anche il loro rapporto è un po' più che amicizia (questo più è nascosto tra le pagine ma visibile come nelle braci di Marai) componendo così un triangolo equilatero perfetto. Per amor di simmetria la donna ha un figlio con entrambi gli amici. Il figlio di Avram, Ofer(il cerbiatto) è in guerra. Avram non ha mai voluto conoscere il figlio. Nel romanzo Orah, la madre di Ofer fa un viaggio con Avram e durante il viaggio racconta a Avram la sua vita e il figlio facendo entrare Ofer (e non solo) nel cuore del lettore. Il libro è bellissimo e anche se David fa una grande confusione sentimentale, nel senso che ogni amico si innamora un po' dell'amico, i rapporti tra le persone sono così belli e profondi, i personaggi così vivi che viene voglia di trasferirsi dentro il romanzo. Certe pagine sono bellissime e in generale tutto il romanzo è molto, molto bello. E incredibilmente non è il suo capolavoro, ha fatto di meglio! Non ci posso credere!

    ha scritto il 

  • 4

    Faticosissimo ma bello

    Secondo libro che leggo di Grossman ed è sempre una fatica incommensurabile. Ci sono dei momenti che sembra di scalare l'Everest per quanto è pesante e ripetitivo, mentre altri sono di una poesia e un ...continua

    Secondo libro che leggo di Grossman ed è sempre una fatica incommensurabile. Ci sono dei momenti che sembra di scalare l'Everest per quanto è pesante e ripetitivo, mentre altri sono di una poesia e una meraviglia unica che ribaltano totalmente il giudizio del romanzo.
    Faticosissimo arrivare in fondo per questo non me la sento di dare un voto molto alto, perché personalmente l'ho trovato stancante.
    La storia è quella del lungo viaggio a piedi attraverso la Galilea di una madre, Orah, in compagnia di Avram, un vecchio amico, ricomparso dopo vent’anni, un uomo segnato nel fisico e nello spirito dalle torture subite in un periodo di prigionia durante il conflitto con l'Egitto.
    Un viaggio senza una meta precisa, per fuggire da un terribile presentimento, per non vivere nell’angosciante attesa di una possibile comunicazione della morte del figlio Ofer in missione in Cisgiordania.
    Un viaggio lontano dal mondo di cui Orah non vuole avere notizie, per raccontare ad Avram di Ofer, il figlio che non ha mai conosciuto, nella speranza che parlarne possa proteggerlo dal proprio destino e riportarlo vivo a casa.
    Sono tante le pagine struggenti, le parole che trasudano emozioni, ma anche le pagine ripetitive ed eccessivamente particolareggiate non sempre utili alla narrazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro per me è stata lettura talvolta controversa e altalenante. Ci sono pezzi di un lirismo massimo, altre parti decisamente tediose e ripetitive. Necessarie al canovaccio? Non ne sarei del tu ...continua

    Questo libro per me è stata lettura talvolta controversa e altalenante. Ci sono pezzi di un lirismo massimo, altre parti decisamente tediose e ripetitive. Necessarie al canovaccio? Non ne sarei del tutto sicuro. Straordinario il lungo viaggio, in teoria intrapreso per esorcizzare il dramma di un possibile lutto, in pratica per un passaggio di sentimenti genitoriali da un'anima palpitante a un'altra, prima ottusa dalle sue tremende vicissitudini e poi sbocciata come un fiore al tocco della rugiada. Nell'incedere, vengono pizzicate corde nascoste dell'anima e ci si ritrova a rileggere con occhi partecipi, più e più volte, pagine superbe dello scritto, solo per il gusto di sentirsi scivolare e rotolare nell'anima parole di cristallina, piena bellezza, come ci si abbeverasse a una squisita sorgente senza mai esserne sazi. La profonda conoscenza della situazione mediorientale di Grossman si palpa letteralmente, ma un romanzo in buona parte costruito, non sempre risulta digeribile senza qualche rigurgito dispeptico.

    ha scritto il 

  • 0

    Tre stelle e mezzo

    Il lungo viaggio a piedi attraverso la Galilea di una madre, Orah, in compagnia di Avram, un vecchio amico, ricomparso dopo vent’anni, un uomo segnato nel fisico e nello spirito dalle torture subite i ...continua

    Il lungo viaggio a piedi attraverso la Galilea di una madre, Orah, in compagnia di Avram, un vecchio amico, ricomparso dopo vent’anni, un uomo segnato nel fisico e nello spirito dalle torture subite in un periodo di prigionia durante il conflitto con l'Egitto.
    Un viaggio senza una meta precisa, per fuggire da un terribile presentimento, per non vivere nell’angosciante attesa di una possibile comunicazione della morte del figlio Ofer in missione in Cisgiordania.
    Un viaggio lontano dal mondo di cui Orah non vuole avere notizie, per raccontare ad Avram di Ofer, il figlio che non ha mai conosciuto, nella speranza che parlarne possa proteggerlo dal proprio destino e riportarlo vivo a casa.

    Un lungo romanzo intenso e dolente di non semplice lettura, pagine struggenti che trasudano emozioni e sentimenti e pagine lente, ripetitive ed eccessivamente particolareggiate non sempre utili alla narrazione.
    Bello, ma che fatica a finirlo!

    ha scritto il 

  • 0

    Che tu sia per me il coltello: abbandonato
    Qualcuno con cui correre: amato
    A un cerbiatto somiglia il mio amore: abbandonato
    Decisamente il mio rapporto con Grossman è ambiguo. ...continua

    Che tu sia per me il coltello: abbandonato
    Qualcuno con cui correre: amato
    A un cerbiatto somiglia il mio amore: abbandonato
    Decisamente il mio rapporto con Grossman è ambiguo.

    ha scritto il 

  • 4

    Come sempre, Grossman riesce a tendere il filo del pensiero in ogni parte del mondo. L'approccio alla lettura di quest'opera è stato altalenante, momenti di pesantezza misti a slanci emotivi. Io mio c ...continua

    Come sempre, Grossman riesce a tendere il filo del pensiero in ogni parte del mondo. L'approccio alla lettura di quest'opera è stato altalenante, momenti di pesantezza misti a slanci emotivi. Io mio consiglio è di "andare avanti"! La trama, impreziosita dalle meticolose descrizioni, ci porta a vivere l'ansia e le paure di una donna ancorata al passato in tempo di guerra. Assolutamente da leggere!

    ha scritto il 

  • 4

    difficile da leggere, con la storia vera che inizia davvero a pagina 250/300. la storia poi, che non c'è nemmeno, che si incastra a flashback e a ricordi di flashback per tornare al presente e subito ...continua

    difficile da leggere, con la storia vera che inizia davvero a pagina 250/300. la storia poi, che non c'è nemmeno, che si incastra a flashback e a ricordi di flashback per tornare al presente e subito dopo ai ricordi, che si mescolano, che sono veri a metà, perché si confondono, si sovrappongono con quello che credi di ricordare: due pellicole di due film diversi, che se li metti una sopra l'altra creano un terzo film, unico che forse non ha neanche senso. patetico e bellissimo allo stesso tempo. se poi aggiungi il fatto che non ci sono le virgolette, e il fatto che i nomi fanno un po' cacare (di tutto il resto, non dei personaggi) - è tosto, è tosto da leggere.
    alcuni ricordi sono universali, credo che grossman stesso sia orah, è difficile essere un uomo tutta la vita, creare un personaggio con le tue caratteristiche e le tue opinioni e mettergli la figa. orah è grossman con la figa e i seni, ed è forse più bella della controparte reale con i genitali penzolanti e ormai raggrinziti. avram a volte mi infastidisce, è quell'amico strano che ti porti dietro perché si fa prendere per il culo, che però gli vuoi bene perché alla fine è simpatico e intelligente, un po' patetico nel modo di esporre se stesso, coi sentimenti dico, però gli vuoi bene anche perché è così.
    e poi c'è ofer, che tipo è il vero protagonista del romanzo e non si vede mai, come la violenza in funny games di haneke. di lui si sa tutto, la prima scopata, i giochi col fratello, le sue fisse, le sue paure e sentimenti nel corso della sua vita e il suo cambiamento che gli è stato imposto dalla guerra (altra protagonista assoluta penso anche della vita di grossman stesso). colpisce perché tutti da piccoli sono come ofer e adam (e quindi il figlio di grossman), quindi ti ci affezioni anche, i ricordi sono anche un po' i tuoi e non è difficile trovare degli episodi o caratteristiche in comune.
    troppo lungo, ci sono tante parti che si potevano tagliare, ce ne sono tante ma non riesco a dirne nemmeno una, ma alla fine i pregi superano i difetti, in più la nota dell'autore alla fine (la paraculata dell'autore per i cinici) lo discolpa un po', ha senso quello che dice lì, è un tenerone anche lui, anche se spero non sia stato così oppressivo nei confronti dei figli come lo è orah. orah scrive, scrive tanto in questo romanzo. osserva, ma osserva come solo uno scrittore fa, attento ai particolari più minimi. qui mi ha dato un po' di fastidio, ma chissenefrega. leggetelo, io ci ho messo un casino di tempo a finirlo però alla fine m'è dispiaciuto. ilan lo avrei approfondito di più, forse è l'unico personaggio del romanzo realmente inventato e quindi più ignorato rispetto agli altri (ha comunque la sua parte non indifferente).
    niente zoofilia come suggerisce il titolo, quindi i pervertiti stiano alla larga.

    ha scritto il 

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