Accabadora

Di

Editore: Mondolibri

4.1
(6399)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: CD audio , eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l'aspettano, come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita sia la morte. D'altra parte, «non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada». Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come «l'ultima». Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. «Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia». Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre. La Sardegna degli anni Cinquanta è un mondo antico sull'orlo del precipizio, ha le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi. La comunità è come un organismo, conosce le proprie esigenze per istinto e senza troppe parole sa come affrontarle. Sa come unire due solitudini, sa quali vincoli non si possono violare, sa dare una fine a chi la cerca. Michela Murgia, con una lingua scabra e poetica insieme, usa tutta la forza della letteratura per affrontare un tema così complesso senza semplificarlo. E trova le parole per interrogare il nostro mondo mentre racconta di quell'universo lontano e del suo equilibrio segreto e sostanziale, dove le domande avevano risposte chiare come le tessere di un abbecedario, l'alfabeto elementare di «quando gli oggetti e il loro nome erano misteri non ancora separati dalla violenza sottile dell'analisi logica».
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  • 4

    Con una scrittura semplice ma accurata e ricca di contenuti l’autrice porta il lettore nella Sardegna degli anni ‘50 in un paesino del quale descrive le tradizioni, le superstizioni, la natura e sopra ...continua

    Con una scrittura semplice ma accurata e ricca di contenuti l’autrice porta il lettore nella Sardegna degli anni ‘50 in un paesino del quale descrive le tradizioni, le superstizioni, la natura e soprattutto dove è importante quello che deve essere fatto o non fatto a prescindere che sia giusto o meno. Spiccano in questo racconto le figure femminili che sembrano oscurare quelle maschili con la loro autorevolezza: l’accabadora in primis, Maria nella sua nuova condizione di “fill’e anima “ che crescendo scoprirà segreti noti a tutti e nello stesso tempo saprà coglierne altri che nasconderà con cura dentro se stessa, la madre naturale di Maria che cede così facilmente questa quarta figlia arrivata tardi e forse non voluta e Giovanna Bastiù che sa reagire davanti alla nuova situazione familiare cambiando i ritmi della vita in casa e non curandosi della mancanza di gratitudine verso le sue attenzioni. Quello dell’eutanasia o della dolce morte è un tema spinoso e difficile ma Michela Murgia lo affronta nel romanzo con tatto e delicatezza, il porre fine ad una profonda sofferenza di chi non ha più speranza viene condivisa ed accettata dalla comunità ed ancora una volta ne è protagonista una donna che si definisce “ l’ultima madre che alcuni hanno visto”. Una lettura che mi ha coinvolta facendomi scoprire come quest’autrice, della quale ancora non avevo letto nulla, sia riuscita con grande abilità stilistica a trattare argomenti così delicati senza farne sentire eccessivamente il peso al lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    Tradizione. Giustizia. In un racconto lungo.

    È un soffio d'aria di Sardegna. Un libro al femminile come pochi. La Murgia è acuta e toccante. È un tassello per me per capire la complessità del mondo in un'epoca in cui le culture tradizionali poss ...continua

    È un soffio d'aria di Sardegna. Un libro al femminile come pochi. La Murgia è acuta e toccante. È un tassello per me per capire la complessità del mondo in un'epoca in cui le culture tradizionali possono aiutare molto per cancellare quella pseudo linea netta che sta tra ciò che è giusto e ciò che è male.
    Altre 200 pagine le avrei lette moooolto volentieri. Ogni personaggio, ogni storia potevano essere ben più approfonditi. Bisogna osare a volte.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente bello, mi è piaciuto moltissimo lo stile di scrittura, senza fronzoli, pulito, al servizio della storia di Bonaria Urrai e di Maria. I personaggi sono tutti ben delineati, anche quelli d ...continua

    Semplicemente bello, mi è piaciuto moltissimo lo stile di scrittura, senza fronzoli, pulito, al servizio della storia di Bonaria Urrai e di Maria. I personaggi sono tutti ben delineati, anche quelli di secondo piano.

    ha scritto il 

  • 3

    Se è possibile questo libro va letto in Sardegna, nella terra di Bonaria (l'anziana "accabadora"). In queste poche pagine c'è poesia morte e vita. Tutto di dipana tra le stradine sterrate, le donne ve ...continua

    Se è possibile questo libro va letto in Sardegna, nella terra di Bonaria (l'anziana "accabadora"). In queste poche pagine c'è poesia morte e vita. Tutto di dipana tra le stradine sterrate, le donne vestite a lutto per sempre, superstizioni e brutale attaccamento alla vita. Le nostre radici e la nostra famiglia sono a volte un peso insopportabile e la fragilità umana emerge in tutta la sua durezza. Consigliatissimo!

    ha scritto il 

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