Accabadora

Di

Editore: Mondolibri

4.1
(6354)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: CD audio , eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l'aspettano, come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita sia la morte. D'altra parte, «non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada». Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come «l'ultima». Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. «Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia». Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre. La Sardegna degli anni Cinquanta è un mondo antico sull'orlo del precipizio, ha le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi. La comunità è come un organismo, conosce le proprie esigenze per istinto e senza troppe parole sa come affrontarle. Sa come unire due solitudini, sa quali vincoli non si possono violare, sa dare una fine a chi la cerca. Michela Murgia, con una lingua scabra e poetica insieme, usa tutta la forza della letteratura per affrontare un tema così complesso senza semplificarlo. E trova le parole per interrogare il nostro mondo mentre racconta di quell'universo lontano e del suo equilibrio segreto e sostanziale, dove le domande avevano risposte chiare come le tessere di un abbecedario, l'alfabeto elementare di «quando gli oggetti e il loro nome erano misteri non ancora separati dalla violenza sottile dell'analisi logica».
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  • 3

    Se è possibile questo libro va letto in Sardegna, nella terra di Bonaria (l'anziana "accabadora"). In queste poche pagine c'è poesia morte e vita. Tutto di dipana tra le stradine sterrate, le donne ve ...continua

    Se è possibile questo libro va letto in Sardegna, nella terra di Bonaria (l'anziana "accabadora"). In queste poche pagine c'è poesia morte e vita. Tutto di dipana tra le stradine sterrate, le donne vestite a lutto per sempre, superstizioni e brutale attaccamento alla vita. Le nostre radici e la nostra famiglia sono a volte un peso insopportabile e la fragilità umana emerge in tutta la sua durezza. Consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 4

    Approfondire?

    A me il libro è piaciuto, ho ritrovato con piacere la scrittura del realismo magico in terra di Sardegna. Sono d'accordo con il lettore che ha definito questo libro, una storia delicata. Mentre lo son ...continua

    A me il libro è piaciuto, ho ritrovato con piacere la scrittura del realismo magico in terra di Sardegna. Sono d'accordo con il lettore che ha definito questo libro, una storia delicata. Mentre lo sono molto meno con cui rimprovera alla Murgia di non aver approfondito il tema della fill'anima o delle molestie sessuali. Penso che lo scopo di questa lettura non fosse quello di fornire informazioni, ma di raccontare delle relazioni ed i contesti dove queste si sono sviluppate e secondo me ha assolto bene a questo compito.

    ha scritto il 

  • 3

    Delusione. Mi aspettavo un certo approfondimento del tema al centro del libro e invece ho trovato tutto molto superficiale...
    La trama è incerta, i personaggi hanno poco spessore, la scrittura è fin t ...continua

    Delusione. Mi aspettavo un certo approfondimento del tema al centro del libro e invece ho trovato tutto molto superficiale...
    La trama è incerta, i personaggi hanno poco spessore, la scrittura è fin troppo ricercata.
    Probabilmente è troppo breve per quello che potenzialmente poteva raccontare.
    Finale scontato.

    ha scritto il 

  • 3

    Conscia di sembrare impopolare, confesso che il primo approccio alla celebre Michela Murgia non mi ha convinta in alcun modo. Al contrario, mi ha addirittura indisposta.
    Non so come Valeria Parrella ( ...continua

    Conscia di sembrare impopolare, confesso che il primo approccio alla celebre Michela Murgia non mi ha convinta in alcun modo. Al contrario, mi ha addirittura indisposta.
    Non so come Valeria Parrella (che ha scritto appena 4 libri in vita sua e che ha come unica referenza quella di essere la moglie del registra Davide Iodice) sul retro della copertina abbia potuto definire la sua letteratura potente.
    L'idea era potenzialmente assai valida e stimolante, ma temi vasti e totali come quelli che ha scelto non possono essere trattati con la frettolosità e la frammentarietà in cui lei si è smarrita.
    Non mi piace la scelta che ha compiuto di porre inutili accenti su dettagli che avrei personalmente ignorato, tralasciando invece la prosecuzione di situazioni estremamente più importanti, sia ai fini della trama che ai fini dell'esistenza.
    Peraltro, l'epilogo diventa intuibile a metà libro e da lì in avanti si accetta di proseguire la lettura con avvilente rassegnazione.
    I temi da cui la Murgia si è lasciata affascinare richiedevano una complessità d'animo, una profondità, una maturità e un respiro che evidentemente non le appartengono. Inoltre le pagine sono permeate da una freddezza palpabile, un distacco che lambisce il fastidio.
    È innegabile tuttavia che la prosa sia scorrevole e asciutta. Ma questo non basta a fare di un libro un buon libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Delicato...

    Ambientata in Sardegna, è la storia di due solitudini, che reciprocamente si accolgono, si ascoltano e, senza farsi l'un l'altra troppe domande, si conoscono nella profondità delle rispettive anime.
    ...continua

    Ambientata in Sardegna, è la storia di due solitudini, che reciprocamente si accolgono, si ascoltano e, senza farsi l'un l'altra troppe domande, si conoscono nella profondità delle rispettive anime.
    Fill'e anima è la giovane Maria Listru, una bambina che non può essere cresciuta dalla propria famiglia (Maria "era l'errore dopo tre cose giuste") e che viene affidata all'anima di Bonaria Urrai, l'Accabadora del paese di Soreni.
    Fillus de anima sono i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Accabadora è colei che aiuta a morire coloro che sono in fin di vita, accompagna nel trapasso, è "l'ultima madre che alcuni hanno visto". Agli occhi di Maria, però, fa la sarta e, con grande amore e rispetto, l'aiuta a crescere, la fa studiare e le insegna a cucire le asole. Le voleva un gran bene; prima ancora di prenderla con sè, riteneva che la "cosa più difficile fosse non certo la curiosità della gente, ma la reazione della bambina che si era portata in casa".
    La descrizione dell'accoglienza è semplice ma bellissima, " Si limitò ad aspettare che gli spazi rimasti vuoti per anni prendessero gradualmente la forma della bambina..."
    La Tzia Bonaria l'aveva vista rubacchiare delle ciliegie in una bottega e, dato che nessuno la guardava, aveva deciso di prenderla con sè, perchè "le colpe, come le persone, iniziano ad esistere se qualcuno se ne acccorge".
    Di Maria si invaghisce Andrì, un ragazzo molto timido che non ha il coraggio di dichiararsi; suo fratello Nicola ha l'argento vivo addosso, ma un pessimo carattere. Vittima di un incidente perde una gamba e non si rassegna a vivere con la menomazione del moncherino, perciò visita dopo visita della Bonaria Urrai cerca di convincerla a fare l'accabadora, finchè ci riuscirà. Maria scopre da Andrì chi era davvero Bonaria Urrai e si sente tradita; vuole ricominciare una vita altrove per la seconda volta nella sua esistenza. Se ne andrà dal paese e prenderà servizio come babysitter presso una ricca famiglia di Torino, dove farà tesoro degli insegnamenti della Tzia riguardo la capacità di ascoltare ed empatizzare, in particolare col ragazzo Piergiorgio; lei sarà l'unica a sciogliere il nodo di una violenza subita e mai raccontata. Farà ritorno a Soreni quando verrà a conoscenza di un "ittus" che aveva colpito la Tzia. In paese la gente pensava vi avvesse fatto ritorno per saldare il "debito del fill'e anima", ma in realtà Maria era terrorizzata che Bonaria morisse. Maria accudirà la vecchia dolorosamente viva per quasi un anno, prima di cominciare a comprendere la frase "Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo"; infatti sarà proprio Maria che l'aiuterà a non penare più la morte! Alla fine si riconcilierà con se stessa e con Andrì: resterà al paese e farà quello che aveva imparato a fare: la sarta!

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei miei libri Top

    é un libro che ho letto tutto di un fiato, e quando l' ho terminato avevo la nostalgia di quei pesaggi e di quella sardegna che conosco bene... bellissimo libro, la storia, l ambiente, la stesura del ...continua

    é un libro che ho letto tutto di un fiato, e quando l' ho terminato avevo la nostalgia di quei pesaggi e di quella sardegna che conosco bene... bellissimo libro, la storia, l ambiente, la stesura del testo.. consigliatissimo.

    ha scritto il 

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