Accabadora

Audiolibro

Di

Editore: Emons

4.1
(6334)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Francese

Isbn-10: 8895703308 | Isbn-13: 9788895703305 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Lettore: Michela Murgia

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a capire. Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede. In questa vecchia vestita di nero c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce... "Fillus de anima: è così che chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai". Michela Murgia legge il suo "Accabadora" in questo audiolibro (della durata di quattro ore e trentasette minuti) per la regia di Flavia Gentili.
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  • 3

    Delusione. Mi aspettavo un certo approfondimento del tema al centro del libro e invece ho trovato tutto molto superficiale...
    La trama è incerta, i personaggi hanno poco spessore, la scrittura è fin t ...continua

    Delusione. Mi aspettavo un certo approfondimento del tema al centro del libro e invece ho trovato tutto molto superficiale...
    La trama è incerta, i personaggi hanno poco spessore, la scrittura è fin troppo ricercata.
    Probabilmente è troppo breve per quello che potenzialmente poteva raccontare.
    Finale scontato.

    ha scritto il 

  • 3

    Conscia di sembrare impopolare, confesso che il primo approccio alla celebre Michela Murgia non mi ha convinta in alcun modo. Al contrario, mi ha addirittura indisposta.
    Non so come Valeria Parrella ( ...continua

    Conscia di sembrare impopolare, confesso che il primo approccio alla celebre Michela Murgia non mi ha convinta in alcun modo. Al contrario, mi ha addirittura indisposta.
    Non so come Valeria Parrella (che ha scritto appena 4 libri in vita sua e che ha come unica referenza quella di essere la moglie del registra Davide Iodice) sul retro della copertina abbia potuto definire la sua letteratura potente.
    L'idea era potenzialmente assai valida e stimolante, ma temi vasti e totali come quelli che ha scelto non possono essere trattati con la frettolosità e la frammentarietà in cui lei si è smarrita.
    Non mi piace la scelta che ha compiuto di porre inutili accenti su dettagli che avrei personalmente ignorato, tralasciando invece la prosecuzione di situazioni estremamente più importanti, sia ai fini della trama che ai fini dell'esistenza.
    Peraltro, l'epilogo diventa intuibile a metà libro e da lì in avanti si accetta di proseguire la lettura con avvilente rassegnazione.
    I temi da cui la Murgia si è lasciata affascinare richiedevano una complessità d'animo, una profondità, una maturità e un respiro che evidentemente non le appartengono. Inoltre le pagine sono permeate da una freddezza palpabile, un distacco che lambisce il fastidio.
    È innegabile tuttavia che la prosa sia scorrevole e asciutta. Ma questo non basta a fare di un libro un buon libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Delicato...

    Ambientata in Sardegna, è la storia di due solitudini, che reciprocamente si accolgono, si ascoltano e, senza farsi l'un l'altra troppe domande, si conoscono nella profondità delle rispettive anime.
    ...continua

    Ambientata in Sardegna, è la storia di due solitudini, che reciprocamente si accolgono, si ascoltano e, senza farsi l'un l'altra troppe domande, si conoscono nella profondità delle rispettive anime.
    Fill'e anima è la giovane Maria Listru, una bambina che non può essere cresciuta dalla propria famiglia (Maria "era l'errore dopo tre cose giuste") e che viene affidata all'anima di Bonaria Urrai, l'Accabadora del paese di Soreni.
    Fillus de anima sono i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Accabadora è colei che aiuta a morire coloro che sono in fin di vita, accompagna nel trapasso, è "l'ultima madre che alcuni hanno visto". Agli occhi di Maria, però, fa la sarta e, con grande amore e rispetto, l'aiuta a crescere, la fa studiare e le insegna a cucire le asole. Le voleva un gran bene; prima ancora di prenderla con sè, riteneva che la "cosa più difficile fosse non certo la curiosità della gente, ma la reazione della bambina che si era portata in casa".
    La descrizione dell'accoglienza è semplice ma bellissima, " Si limitò ad aspettare che gli spazi rimasti vuoti per anni prendessero gradualmente la forma della bambina..."
    La Tzia Bonaria l'aveva vista rubacchiare delle ciliegie in una bottega e, dato che nessuno la guardava, aveva deciso di prenderla con sè, perchè "le colpe, come le persone, iniziano ad esistere se qualcuno se ne acccorge".
    Di Maria si invaghisce Andrì, un ragazzo molto timido che non ha il coraggio di dichiararsi; suo fratello Nicola ha l'argento vivo addosso, ma un pessimo carattere. Vittima di un incidente perde una gamba e non si rassegna a vivere con la menomazione del moncherino, perciò visita dopo visita della Bonaria Urrai cerca di convincerla a fare l'accabadora, finchè ci riuscirà. Maria scopre da Andrì chi era davvero Bonaria Urrai e si sente tradita; vuole ricominciare una vita altrove per la seconda volta nella sua esistenza. Se ne andrà dal paese e prenderà servizio come babysitter presso una ricca famiglia di Torino, dove farà tesoro degli insegnamenti della Tzia riguardo la capacità di ascoltare ed empatizzare, in particolare col ragazzo Piergiorgio; lei sarà l'unica a sciogliere il nodo di una violenza subita e mai raccontata. Farà ritorno a Soreni quando verrà a conoscenza di un "ittus" che aveva colpito la Tzia. In paese la gente pensava vi avvesse fatto ritorno per saldare il "debito del fill'e anima", ma in realtà Maria era terrorizzata che Bonaria morisse. Maria accudirà la vecchia dolorosamente viva per quasi un anno, prima di cominciare a comprendere la frase "Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo"; infatti sarà proprio Maria che l'aiuterà a non penare più la morte! Alla fine si riconcilierà con se stessa e con Andrì: resterà al paese e farà quello che aveva imparato a fare: la sarta!

    ha scritto il 

  • 0

    Uno dei miei libri Top

    é un libro che ho letto tutto di un fiato, e quando l' ho terminato avevo la nostalgia di quei pesaggi e di quella sardegna che conosco bene... bellissimo libro, la storia, l ambiente, la stesura del ...continua

    é un libro che ho letto tutto di un fiato, e quando l' ho terminato avevo la nostalgia di quei pesaggi e di quella sardegna che conosco bene... bellissimo libro, la storia, l ambiente, la stesura del testo.. consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ma troppo sbrigativo.

    La trama c'è, ma si sviluppa in modo troppo affrettato. Velo pietoso sulla parte a Torino dove addirittura viene buttato lì un caso di molestie sessuali che non era assolutamente necessario ai fini de ...continua

    La trama c'è, ma si sviluppa in modo troppo affrettato. Velo pietoso sulla parte a Torino dove addirittura viene buttato lì un caso di molestie sessuali che non era assolutamente necessario ai fini della storia (temi del genere o li si approfondiscono o non li si tratta). Lo stile non mi ha colpito particolarmente, anzi a tratti l'ho trovato abbastanza pesante. Nel complesso, però, considerato anche quello che c'è in giro, darei comunque un 6,5 (e arrotondo a 3 stelle giusto perché l'autrice è italiana).

    ha scritto il 

  • 4

    L'etica tra le pieghe della tradizione culturale

    Molto spesso ci dimentichiamo, soffocati come siamo dai bombardamenti mediati della modernità, che un aiuto valido alla comprensione dei grandi dilemmi etici attuali ci può venire dal passato. Michela ...continua

    Molto spesso ci dimentichiamo, soffocati come siamo dai bombardamenti mediati della modernità, che un aiuto valido alla comprensione dei grandi dilemmi etici attuali ci può venire dal passato. Michela Murgia, scrivendo Accabadora, deve aver ricordato questo fatto: nel libro Tzia Bonaria Urrai è appunto l’accabadora, cioè colei che aveva il compito di porre fine alle sofferenze di persone gravemente malate, un’eutanasia ante litteram legata alla tradizione culturale di una terra aspra e difficile come la Sardegna degli anni Cinquanta. La storia dell’adozione della giovane Maria, con il legame che si creerà tra lei e la tzia e le conseguenze cui porterà, ha valore sotto molteplici punti di vista. Accabadora è, infatti, un libro che con la sua prosa scevra da fioriture eppure molto efficace e pervasiva, riesce perfettamente a ricreare l’ambiente rurale in cui si svolge; ma è anche una storia carica di un profondo valore morale, col merito di affrontare di petto un tema delicato senza però indulgere in falsi addolcimenti. Molto lontana dal voler dare un giudizio pro o contro l’eutanasia, Michela Murgia si rivolge al passato per tentare di rendere maggiormente comprensibile il presente, raccogliendo i nostri dubbi e perplessità, e trasformandoli in storia. Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Michela Murgia ha una capacità compositiva davvero invidiabile e in questo romanzo, pieno di colori e di odori, di una terra aspra che pure sa di buono, ha dato il meglio di sé. La trama scorre piacev ...continua

    Michela Murgia ha una capacità compositiva davvero invidiabile e in questo romanzo, pieno di colori e di odori, di una terra aspra che pure sa di buono, ha dato il meglio di sé. La trama scorre piacevole e i personaggi entrano in testa e non è più possibile dimenticarli. Complimenti alla Murgia, perché mi soprende sempre... letteratura vera. L'unica pecca di questa scrittrice, ed è anche il motivo per cui non do mai il massimo ai suoi libri, è che ha il brutto vizio di fare troppi ringraziamenti inutili e poi, soprattutto, di svelare i rimandi e le citazioni alla fine dei romanzi – non ha capito, e quelli dell'Einaudi dovrebbero farglielo notare, che quello è compito dei critici e degli studiosi. Per il resto, consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura piacevole. Alcune parti sono un’accozzaglia di informazioni pseudo storiche messe lì quasi con pretese di esaustività, ma non convincono, si stagliano dal racconto creando discontinuità e fere ...continua

    Lettura piacevole. Alcune parti sono un’accozzaglia di informazioni pseudo storiche messe lì quasi con pretese di esaustività, ma non convincono, si stagliano dal racconto creando discontinuità e ferendo l’organicità che in altre parti è invece presente.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi sono lasciata trasportare con piacere e curiosità in questa Sardegna del passato. Tutte le parole scorrono veloci riempiendo l'aria di emozioni. Bella la figura della Accabadora, ma ancora di più m ...continua

    Mi sono lasciata trasportare con piacere e curiosità in questa Sardegna del passato. Tutte le parole scorrono veloci riempiendo l'aria di emozioni. Bella la figura della Accabadora, ma ancora di più mi è piaciuta la figura di Maria. Meno emozionante la parte che si svolge nel nord Italia, a mio avviso, poco importante ai fini della storia.
    Romanzo breve ma intenso che tratta di una tematica importante e delicata.
    Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 0

    Da leggere. La figura dell' "accabadora" (dal sardo ACCABAI, finire, terminare...ma nell'uso comune ACCABADA è anche un dolce 'basta') è poeticamente lontana dai nostri tempi, ma auspicabile forse di ...continua

    Da leggere. La figura dell' "accabadora" (dal sardo ACCABAI, finire, terminare...ma nell'uso comune ACCABADA è anche un dolce 'basta') è poeticamente lontana dai nostri tempi, ma auspicabile forse di fronte alla fatica del morire, in stanze asettiche o nei propri letti. Ho trovato debole il trucco dello scrittore, del viaggio in continente per creare consapevolezza del 'passaggio del testimone' dell'accabadora, ma c'è poesia, c'è uno sguardo poetico su un mondo e su tutti coloro che lo abitano.

    ha scritto il 

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