Acciaio

Di

Editore: Rizzoli (Vintage)

3.3
(6336)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 359 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Olandese , Catalano , Svedese

Isbn-10: 881705304X | Isbn-13: 9788817053044 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è trovare il tuo nome scritto su una panchina. Attraverso gli occhi di due ragazzine che diventano grandi, Silvia Avallone racconta un'Italia operaia, inedita, dimenticata.
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  • 3

    Questo è un libro che parla di periferia, della difficoltà di arrivare a fine mese, a fine giornata.

    Racconta di due ragazzine, due amiche per la pelle, del loro essere in sintonia eppure molto divers ...continua

    Questo è un libro che parla di periferia, della difficoltà di arrivare a fine mese, a fine giornata.

    Racconta di due ragazzine, due amiche per la pelle, del loro essere in sintonia eppure molto diverse, non solo perché una è mora e l'altra bionda.

    Racconta della difficoltà di crescere in famiglie dove il padre è violento oppure dove sparisce per giorni, portandosi via l'ultimo stipendio per inseguire una facile fortuna che, forse, prima o poi arriverà. Ma a che prezzo?

    Parla dell'impossibilità di raccontare quello che succede veramente all'interno delle quattro mura domestiche, anche se tutti lo sanno e fanno finta di niente. Parla di donne all'apparenza forti, ma che non riescono a ribellarsi, di una cultura che non permetto loro di essere quello che vogliono essere.

    Il libro racconta la necessità di ricorrere a sostanze, in pillole o polvere, per superare lo schifo giornaliero, le brutture e la fatica del sentirsi in gabbia. Parla di un amore che non può essere detto né vissuto.

    Acciaio della Avallone parla di molte cose. Parla di un'Italia che esiste e che è sotto gli occhi di tutti. Forse non sempre con queste caratteristiche così concentrate, ma di sicuro di un paese che fatica costruirsi un futuro, che spera in un 'miracolo', in un colpo di fortuna, in qualcuno che aggiusti le cose.

    Parla anche di classi sociali e della difficoltà, da adulti, di andare oltre. Della disabilità e dell'incapacità di accettarne l'esistenza.

    È un libro crudo, quasi esagerato in certi passaggi, ma nonostante tutto gradevole e sicuramente intenso. Un libro che non lascia indifferenti.

    ha scritto il 

  • 1

    Da amante dei libri e lettore compulsivo faccio sempre fatica a capire le dinamiche
    che portano un libro fantastico a passare inosservato e uno normale a diventare
    un successo editoriale.
    Nel primo gr ...continua

    Da amante dei libri e lettore compulsivo faccio sempre fatica a capire le dinamiche
    che portano un libro fantastico a passare inosservato e uno normale a diventare
    un successo editoriale.
    Nel primo gruppo non possono che rientrare capolavori assoluti come "Fatherland"
    di Robert Harris e "Il giorno dopo domani" di Alan Folsom.
    Due thriller originali e affascinanti conosciuti solo da pochi amanti del genere.
    Nella seconda categoria entra a far parte di diritto "Acciaio".
    Il romanzo d'esordio della giovane Silvia Avallone è stato il caso editoriale italiano
    del 2010.
    Ebbene, a mio modo di vedere, "Acciaio" è un polpettone
    intriso di luoghi comuni e banalità assolute. Una trama buona per una pessima fiction.
    Le vicende si svolgono a Piombino. Qui troviamo due ragazzine alle prese con i primi amori
    (anche nella variante lesbo naturalmente che tanto va di moda);
    operai che passano le giornate in fabbrica e le notti a bere e/o drogarsi;
    padri violenti e madri sottomesse.
    Ogni dialogo è intriso di parolacce e imprecazioni
    contro lo stato ladro e il padrone sfruttatore.
    Tutto il repertorio insomma.
    Lo stratagemma di ambientare il libro nel 2001
    serve solo per infilarci, assolutamente a casaccio, il crollo delle torri gemelle
    a New York.
    Dopo cento pagine hai fatto conoscenza con tutti i protagonisti e già sai
    come andranno a finire le loro storie.
    Vi risparmio i "colpi di scena" perchè non è mia abitudine spoilerare alcunchè
    ma vi assicuro che in giro ci sono mille e più libri che meritano la vostra attenzione.
    Risparmiate soldi e tempo e dedicatevi a qualcosa di più originale e coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 3

    Di questo libro non sono ancora riuscita a capire, a distanza di qualche mese, se mi è piaciuto oppure no.
    Da una parte mi è piaciuto abbastanza lo stile dell'autrice, e ho trovato molto belle alcune ...continua

    Di questo libro non sono ancora riuscita a capire, a distanza di qualche mese, se mi è piaciuto oppure no.
    Da una parte mi è piaciuto abbastanza lo stile dell'autrice, e ho trovato molto belle alcune espressioni sparse nel libro. Dall'altra però ho trovato che ci fosse un po' poco realismo nella trama, e soprattutto ho trovato forti esagerazioni nella descrizione di Piombino. Non conosco questa cittadina e non ci sono mai stata se non di passaggio, però dubito che la situazione, anche nelle zone più periferiche e povere, sia quella descritta dall'autrice; capisco il voler descrivere una situazione degradata ai fini della trama, ma l'esagerazione finisce sempre per stonare. Ho avuto quasi l'impressione che si calcasse su questo aspetto perché altrimenti la trama non avrebbe avuto lo stesso impatto; invece secondo me una minore insistenza su queste cose avrebbe senz'altro giovato alla storia, anche perché descrive situazioni che di certo non fanno parte solo di una zona povera. Fatico personalmente a credere che ci siano palazzi in cui i bambini possano far pipì per le scale e la cosa sia percepita come normalità, a prescindere dal luogo. Trattandosi di un'ambientazione reale, non credo che mancassero i modi e gli spunti per aderire di più alla situazione reale; questo, come ripeto, avrebbe solo giovato alla storia, che personalmente avrei percepito come più calata in una realtà, in questo caso quella di Piombino. Altra insistenza che ho trovato un po' eccessiva quella sul caldo. Ho sempre pensato che ripetere spesso la stessa cosa, scrivendo, sia inutile, perché chi legge non è scemo; questa insistenza puntuale ogni poche pagine francamente dopo un po' stanca. Ho capito - o almeno credo - il legame tra la stagione e il lavoro nell'acciaieria che dà il titolo al libro, però non ho trovato che poi, ai fini della trama, questo legame fosse così fondamentale, così importante da essere ripetuto ogni due per tre. Certo, il fatto che l'acciaieria faccia da sfondo ad alcune scene, soprattutto a una molto importante verso la fine, e che alcuni personaggi ci lavorino, con tutti i loro problemi, economici e non, e i loro disagi, la rende una parte integrante del romanzo, ma se devo essere sincera pensavo, prima di leggere il libro, che avesse un peso molto maggiore.
    Altro difetto come dicevo lo scarso realismo; con tutta la buona volontà una minorenne che lavora in un night mi sembra molto, molto stiracchiata come cosa, e per questo un po' poco credibile. Se il problema era quello del sesso, c'erano modi più credibili per raccontarlo, anche se credo che anche questo possa rientrare nella descrizione di Piombino come ricettacolo di ogni degrado.
    La trama è piuttosto semplice: Francesca e Anna sono amiche e si affacciano alla vita. Sono due adolescenti popolari e invidiate, ma hanno alle spalle due famiglie piuttosto complicate; Francesca ha un padre padrone, violento, di cui conosciamo subito il carattere all'aprirsi del libro, quando spia la figlia che si diverte con gli amici in spiaggia. Il padre di Anna lo conosciamo invece un paio di pagine dopo; non è violento, ma non è nemmeno un padre esemplare, anzi. La storia di Acciaio ruota di fatto intorno a queste due ragazze, alle loro famiglie; e se vogliamo farla breve, e semplificare un po', siamo di fronte alla semplice storia di due amiche che nel corso di pochi mesi si allontanano, scoprono l'amore, e poi alla fine si riavvicinano. Ci sono poi i personaggi secondari, la storia di padri, madri e fratelli, la miseria, l'infelicità, l'insoddisfazione. Secondo me è proprio la semplicità di questa trama a rendere ancora più evidente l'esagerazione delle descrizioni dell'ambiente; ed è proprio questo a farmi pensare che un'ambientazione più realistica e aderente alla realtà non avrebbe tolto nulla alla trama.
    Acciaio non è un libro che definirei imperdibile. Come ho detto all'inizio, lo stile dell'autrice mi è piaciuto abbastanza e forse è stato questo che mi ha portato alla fine. Ma le esagerazioni in descrizioni e trama, e una storia un po' inconsistente e abbastanza prevedibile lo rendono un romanzo senza infamia e senza lode; e interrompere ogni tanto la lettura perché ci si trova a dire "eh, addirittura!" non migliora le cose. Però se si è disposti a chiudere un occhio su questo e a prendere per buono ciò che dice l'autrice, rimane comunque una lettura piacevole, ma nulla di più.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Come disse Fantozzi...

    Premessa: Non si offendano coloro ai quali questo libro è piaciuto. Il mondo è bello perchè è vario :D
    Peace and love!

    C'è una battuta di fantozziana memoria che definisce perfettamente questo libro. ...continua

    Premessa: Non si offendano coloro ai quali questo libro è piaciuto. Il mondo è bello perchè è vario :D
    Peace and love!

    C'è una battuta di fantozziana memoria che definisce perfettamente questo libro.
    Senza rimpianti e senza vergogna affermo che "Acciaio" di Silvia Avallone: è una cagata pazzesca! [cit.].
    Non so come io abbia fatto a finirlo, vi giuro! D: Un compendio di banalità pazzesche, una storia senza capo nè coda che non inizia e non finisce mai sul serio, cose incomprensibili ( l'autrice prima dice una cosa, poi ne scrive un'altra), lungaggini ingiustificate, stile scialbo.
    La prima osservazione che vorrei fare è quella inerente il tempo della storia: l'anno preciso in cui si svolgono gli avvenimenti del romanzo è il 2001, l'anno, terribile, dell'attentato alle Torri gemelle. Ecco. E già qui resto basita XD Se l'autrice non avesse dato riferimenti temporali di sorta, sinceramete, avrei pensato di trovarmi negli anni 50 o giù di lì!
    Silvia cara...hai scritto di un 2001 alternativo?
    L'atmosfera del libro è pesantissima, triste, negletta. Tutti i personaggi sono solo dei poveri mentecatti passivi ( e odiosi, aggiungo!) che sanno di non poter cambiare vita e quindi nemmeno ci provano.
    La Avallone ammicca al pulp, al morboso, al giallo...non si capisce dove diamine voglia andare a parare e questo, per chi legge, è frustrante. Decisamente Frustrante =_=
    In definitiva, ho trovato "Acciaio" un calderone di temi non sviluppati, personaggi con cui non si riesce mai ad empatizzare e stile scialbo e didascalico.
    Bocciato sia a livello emozionale che stilistico!

    ANGOLO DELLO SPOILER!
    (lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate! XD)

    1) Francesca è lesbica e ok. Ma allora perchè si sbatte tanto per attirare i ragazzi all'inizio del libro? ò__ò Io l'avevo capito dall'inizio che preferiva le donne, invece sembra una cosa tanto marginale e buttata a caso ( vista anche la fine che fa XD Lap dance? Lap dance e favori sessuali a vecchi/giovani/di tutto (ricordiamo che lei è omosessuale e afferma più volte che "i maschi le fanno ribrezzo") ? A tredici anni? Ma soprattutto, a PIOMBINO? X°°°° nel 2001?
    La Avallone ha decisamente il senso dell'umorismo. O del macabro XD

    2) Le mille volte in cui la Avallone si sofferma sul fatto che Anna e Francesca sono due poveracce MA hanno "tette enormi e culi sodi" [cit.]
    Bonjour Finesse!
    E poi si sa che per farcela, nella vita basta questo! Che te ne fai del cervello? XD

    3) Alessio che viene schiacciato nel penultimo capitolo mi ha fatto sperare in una svolta finale. Ho pensato " almeno hai fatto qualcosa, coglione =w="

    4) Piombino nel 2001 che nemmeno i peggiori bar di Caracas [cit. mia XD]

    Avrei altro da dire ma non voglio sprecare tempo per questo "coso".
    Un minuto di silenzio per tutti gli alberi che sono diventati copie del libro della Avallone. :(

    ha scritto il 

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