Addio, Columbus e cinque racconti

Di

Editore: Bompiani

3.8
(404)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000046073 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elsa Pelitti

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Mis lecturas se distinguen en dos bloques. Parece lo mismo pero no lo es. Leo libros y leo a autores. A veces me apetece mucho leer un libro por la trama, por la estética o por una suerte de intuición ...continua

    Mis lecturas se distinguen en dos bloques. Parece lo mismo pero no lo es. Leo libros y leo a autores. A veces me apetece mucho leer un libro por la trama, por la estética o por una suerte de intuición literaria que pocas veces se equivoca y descubro a un autor. Y quiero seguir leyendo su obra. Otras veces no sucede tal cual. La lectura se agota en ese libro. O se pospone sine die hasta que me vuelva a apetecer. No pasa eso con los autores. Administro su obra. Lo hago como un yonqui que pasara un mal momento. Un libro cada año. Los autores de los que me interesa conocer algo más que sus libros no son muchos: Roberto Bolaño, Jorge Carrión, Michelle Houellebecq… alguno más y desde hace poco también Philip Roth.

    Me habían hablado mucho de él. Todo bueno. Cometí un error en la primera incursión que hice en su obra. El pecho no es una novela para un neófito. Me resarcí con El mal de Portnoy. Me vi envuelto en una lectura picassiana. Era como leer dentro de la mente de los mejores personajes de Woody Allen. Luego continué con una de sus novelas más conocidas por el gran público: la conjura contra América. Un cambio de registro radical. Ficción histórica.

    Este año le ha tocado el turno a Goodbye Columbus, que es una nouevelle que da título a la obra, pero que está compuesta por varios relatos más. En ellos se encuentra cada uno de los elementos que hacen de la escritura de Roth una literatura en mayúsculas. Lo mejor que puedo decir tras ella, es que ya estoy barruntando cuál será el siguiente libro.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/08/24/goodbye-columbus-philip-roth/

    “La prima volta che la vidi, Brenda mi chiese di tenerle gli occhiali. Poi avanzò fino all’orlo del trampolino e guardò con ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/08/24/goodbye-columbus-philip-roth/

    “La prima volta che la vidi, Brenda mi chiese di tenerle gli occhiali. Poi avanzò fino all’orlo del trampolino e guardò confusamente nella piscina; fosse stata asciutta, miope com’era, non se ne sarebbe accorta. Si tuffò mirabilmente, e dopo un attimo stava già tornando a nuoto verso il bordo della piscina, con la testa dei capelli biondo rame alta sull’acqua e tesa davanti a lei come una rosa dal lungo stelo. Scivolò fino al bordo e poi fu accanto a me. - Grazie, - disse, con gli occhi umidi, ma non per l’acqua. Allungò una mano per prendere gli occhiali, ma non li inforcò finché non mi ebbe voltato le spalle per andarsene. La guardai mentre si allontanava. A un tratto si portò le mani dietro la schiena. Prese il fondo del costume tra il pollice e l’indice e rimise a posto quel po’ di carne che si era scoperta. Mi si rimescolò il sangue. Quella sera, prima di cena, le telefonai.
    - A chi telefoni? - chiese mia zia Gladys.
    - A una ragazza che ho conosciuto oggi.
    - Te l’ha presentata Doris?
    - Doris non mi presenterebbe neanche all’uomo che pulisce la piscina, zia Gladys.”
    (Philip Roth, “Goodbye, Columbus”, ed. Einaudi)

    Philip Roth è uno di quegli autori di cui, per un motivo o per l’altro (ma essenzialmente perché non si può leggere tutto di tutti), ho letto poche opere, sebbene abbia apprezzato quelle affrontate. Su questo blog ho già riportato le mie impressioni su “Il seno” e soprattutto “Il professore di desiderio”, che mi aveva convinto, quasi tre anni fa, a prendere altre opere di Roth, proposito poi smentito dai fatti. Insomma, sia pure con ritardo, qualche giorno fa, in libreria, mi sono incuriosito di fronte ai libri di Roth e ho deciso di prendere “Goodbye, Columbus”, volume nel quale sono contenuti il romanzo breve omonimo e altri cinque racconti.
    A testimonianza del gradimento, vi è il successivo accaparramento di un altro romanzo di Roth, che leggerò nelle prossime settimane (presumo). “Goodbye, Columbus” è la storia dell’incontro tra Neil e Brenda, lui proveniente da un quartiere povero, dove vive ospite di un’invadente zia, lei invece cresciuta in mezzo agli agi. L’incontro è idilliaco, almeno all’inizio, poi cominciano ad avvertirsi le prime crepe e Neil si ritrova coinvolto, suo malgrado, in vicende familiari della ragazza che volentieri avrebbe evitato. Lo sguardo impietoso di Roth dà vita a un racconto molto divertente e slanci esilaranti.
    Negli altri racconti l’umorismo di Roth non è da meno, che si tratti di descrivere la diatriba tra due ragazzini e un rabbino, oppure un sergente dell’esercito alle prese con un soldato troppo devoto e troppo furbo, un padre di famiglia in là negli anni che vorrebbe rinverdire i fasti amatori di un tempo, o ancora un avvocato costretto dai suoi concittadini a imbarcarsi in una causa contro un presunto fanatico religioso.

    “Ogni tanto tornavamo alle nostre sedie a intonare esitanti, ingegnosi, gentili ditirambi su quello che stavamo cominciando a provare l’uno per l’altra. In realtà non avevamo i sentimenti che dicevamo di avere finché non riuscivamo a esprimerli; io, per lo meno; enunciarli era inventarli e possederli. Montavamo la nostra estraneità e la nostra inesperienza in una spuma che somigliava all’amore, e non avevamo il coraggio di giocarci troppo a lungo, di parlarne troppo, per timore che si afflosciasse e finisse in niente. Così facevamo la spola tra le sedie e l’acqua della piscina, tra le chiacchiere e il silenzio, e considerando l’incrollabile nervosismo in cui mi precipitava la compagnia di Brenda, e le alte mura di egocentrismo che si ergevano, contrafforti e tutto, tra lei e la sua conoscenza di se stessa, ce la cavammo piuttosto bene.”

    ha scritto il 

  • 3

    Mio primo approccio a Roth e forse avrei dovuto scegliere qualcos'altro, per cominciare.
    Mi spiego: sono racconti scritti benissimo, prosa eccezionalmente calibrata e matura per un'opera d'esordio, il ...continua

    Mio primo approccio a Roth e forse avrei dovuto scegliere qualcos'altro, per cominciare.
    Mi spiego: sono racconti scritti benissimo, prosa eccezionalmente calibrata e matura per un'opera d'esordio, il che giustifica le tre stelline. Il talento c'è ed è tanto, si vede. Peccato che, a livello emozionale, i racconti non mi abbiano minimamente coinvolta e mi abbiano anzi lasciato quasi del tutto indifferente.
    Ne ho apprezzato, come ho detto, la scrittura e alcuni singoli pezzi: una scena qui, un personaggio lì, una frase di là. Il solo a essermi davvero piaciuto in toto è: "Difensore della fede" (aggiungiamoci "Eli, il fanatico" che però merita due righe a parte).
    Del romanzo breve che dà il titolo alla raccolta, per dire, ho trovato indimenticabile la figura di Brenda che esce dalla piscina e si sistema il costume. Per il resto mi ha francamente annoiata a morte (l'ho trovato infatti il meno riuscito della raccolta) fin quasi alle ultime pagine.
    Nota di merito anche per "Eli, il fanatico", che si apprezza di più a una seconda lettura e che contiene tra le righe un autentico guizzo di genialità che me l'ha fatto amare.
    Insomma, se mi chiedessero se "Goodbye, Columbus" mi è piaciuto, direi: nì.
    Mi riservo magari di tornarci sopra in futuro, con un diverso occhio, perché come primo approccio a Roth - di cui ho sempre sentito parlare solo bene - mi ha delusa. In questa raccolta non ho trovato quasi niente di quel che le recensioni promettevano, a parte poche sporadiche perle racchiuse in una battuta o in una caratterizzazione. Resta il fatto che, mentre leggevo, le sensazioni dominanti sono state noia e (peggio) disinteresse. Mea culpa, non ne dubito, probabilmente non ho (ancora) la testa per capirlo.
    Riproverò con un altro Roth.

    ha scritto il 

  • 4

    "Guardi, guardi, guardi qui, questa. Non è proprio la vita, cazzo?"

    Goodbye, Columbus ★★★★
    Essendo totalmente incapace a descrivere la maestria e la poesia della scrittura di Roth (è un poeta, per quanto mi riguarda), riporto qui un frammento:
    "Ogni tanto tornavamo al ...continua

    Goodbye, Columbus ★★★★
    Essendo totalmente incapace a descrivere la maestria e la poesia della scrittura di Roth (è un poeta, per quanto mi riguarda), riporto qui un frammento:
    "Ogni tanto tornavamo alle nostre sedie a intonare esitanti, ingegnosi, nervosi, gentili ditirambi su quello che stavamo cominciando a provare l'uno per l'altra. In realtà non avevamo i sentimenti che dicevamo di avere finché non riuscivamo a esprimerli: io, per lo meno; enunciarli era inventarli e possederli. Montavamo la nostra estraneità e la nostra inesperienza in una spuma che somigliava all'amore, e non avevamo il coraggio di giocarci troppo a lungo, di parlarne troppo, per timore che si afflosciasse e finisse in niente."

    Difensore della fede / Eli, il fanatico ★★★★
    Cosa accomuna questi due racconti? Le sensazioni di disillusione, incompletezza e insoddisfazione che mi hanno trasmesso. E, ribadisco, la poesia cadenzata tra le parole.

    Epstein ★★★★
    Sono morta dalle risate. Capisco perfettamente cosa i critici intendano con "umorismo esplosivo" e "scrittura impietosa" di Roth

    Non si può giudicare un uomo dalla canzone che canta ★★★★★
    Solo dal titolo si può intuire quanto sia superbo questo racconto

    La conversione degli ebrei ★★★★★
    "(...) Ozzie nutriva il sospetto che avesse imparato a memoria le preghiere e dimenticato tutto di Dio".
    Credo sia il racconto più bello della raccolta, quello che più mi ha colpito e più mi ha fornito spunti di riflessione.
    Tra l'altro, è di spaventosa attualità:
    "Mamma, non capisci? Non dovresti picchiarmi. Non dovrebbe picchiarmi neanche lui. Non dovreste picchiarmi per Dio, mamma. Non si dovrebbe picchiare nessuno per Dio..."

    Ora qualcuno mi regali "Ho sposato un comunista"!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Da non prendere sottogamba uello che scrive. Si potrebbe pensare che uanto abbia scritto sia sorpassato... Perché non pensare invece che Roth abbia scritto uesto PRIMA di altri??

    ha scritto il 

  • 2

    Parte bene ma poi...

    ... Parte come un Roth energico e frizzante, ma poi si spegne. Il romanzo mi sembra sospeso, il finale troppo "aperto". E' freddo. Poi i racconti, tutti piuttosto sottotono tranne uno, ironico. ...continua

    ... Parte come un Roth energico e frizzante, ma poi si spegne. Il romanzo mi sembra sospeso, il finale troppo "aperto". E' freddo. Poi i racconti, tutti piuttosto sottotono tranne uno, ironico.

    ha scritto il