Addio alle armi

Di

Editore: CDE

3.9
(5079)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 330 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Polacco , Portoghese , Chi semplificata , Bulgaro , Catalano

Isbn-10: A000034061 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Fernanda Pivano

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Una storia che segue una linea per niente dritta, non così prevedibile, anche se piuttosto "normale" se consideriamo i singoli eventi. Normale lo dico io oggi, ma normale non doveva sembrare 100 anni ...continua

    Una storia che segue una linea per niente dritta, non così prevedibile, anche se piuttosto "normale" se consideriamo i singoli eventi. Normale lo dico io oggi, ma normale non doveva sembrare 100 anni fa per i temi trattati, lo stile semplice quasi didascalico (ma anche capace di rappresentare con pochi tratti emozioni e sentimenti complessi) e le vicende borderline dei due protagonisti.
    Il mio voto non è alto perchè probabilmente l'ho letto in un momento sbagliato o, più precisamente, sono in questo momento la persona sbagliata e l'ho trovato appassionante ma non molto sorprendente mentre io nel leggere, non avendo gli strumenti per una comprensione profonda/storica del testo letterario, cerco qualcosa che mi stupisca di più.

    ha scritto il 

  • 5

    «Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata.»

    Composto convulsamente tra il 1928 e il 1929, "A Farewell to Arms" è un romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway am ...continua

    «Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata.»

    Composto convulsamente tra il 1928 e il 1929, "A Farewell to Arms" è un romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway ambientato durante la campagna italiana della Prima Guerra Mondiale (dal 1916 al 1917).
    Fu immediatamente un successo clamoroso tanto che ad un anno dalla pubblicazione vennero vendute 28.000 copie in competizione solo con l'altro grande romanzo sulla guerra, "Niente di nuovo sul fronte Occidentale", ad opera dello scrittore E.M. Remarque.
    Completamente diversa la sorte nel Bel Paese.
    La sua pubblicazione fu vietata fino al 1945 poiché il contenuto era stato considerato dal governo fascista di Benito Mussolini fortemente sovversivo in quanto non solo il protagonista era un disertore, ma innanzitutto perché veniva descritta in maniera impietosa la disfatta di Caporetto del 1917.
    In realtà la prima versione italiana la dobbiamo a Fernanda Pivano che nel 1943 la tradusse clandestinamente.
    Cosa che le costò l'arresto a Torino nello stesso anno.
    Lo scrittore americano ne rimase profondamente colpito, tanto che avrebbe scelto sempre e solo lei per le sue future traduzioni in italiano delle sue opere.
    Basato sulle esperienze dello stesso scrittore al fronte, come suo solito Ernest Hemingway fa confluire personaggi reali nella trama narrativa.
    Sembra che si sia ispirato all'infermiera conosciuta in convalescenza a Milano, Agnes Von Kurowvky, per il personaggio dell'affascinante Catherine.
    In realtà molto probabilmente si tratta di un mix femminile tra il dolce caratttere remissivo dell'amata e rimpianta Hadley e l'effervescenza sensuale della seconda moglie Pauline.
    Protagonista della storia è il tenente Frederic Henry, unico figlio di un ambasciatore americano che, arruolatosi volontario nell'esercito italiano come conducente della Croce Rossa, s'innamora perdutamente della bella infermiera Catherine Barkley.
    Un amore travolgente da andare oltre ogni barriera, oltre gli orrori della guerra.
    Ed è proprio da quest'ultima che Frederic fugge, disertando, alla ricerca di una nuova vita accanto alla sua amata e al loro bambino che sta per venire al mondo.
    Su tutto una pioggia battente che per tutta la narrazione si carica di un significato simbolico negativo.
    Sarà proprio la stessa Catherine a profetizzarne gli eventi infausti:

    «Ho paura della pioggia perché a volte mi ci vedo morta dentro.»

    "Pioggia", sarà poi l'ultimo termine con cui Hemingway conclude il romanzo, quando Frederic distrutto dal dolore per la perdita dell'amata e del bambino, torna desolatamente in albergo.
    "A Farewell to Arms" esprime alla perfezione lo stato d'animo della Lost Generation, quando i valori tradizionali - come il patriottismo, l'onore, la chiamata alle armi - si andavano via via sgretolando, senza però riuscire a crearne di nuovi.
    Ad impreziosire il tutto la prosa schietta e asciutta dello scrittore americano il cui intento non era quello di fornire al lettore una descrizione dettagliata delle vari fasi della guerra, ma piuttosto di quanto fosse sconfortante parteciparvi.
    Niente di glorioso o di eroico quindi, ma solo una forza cieca e terribile che spezza giovane vite (come l'accorata morte di Aymo) o ardenti aspirazioni.
    Il significato amaro e tristemente malinconica deve servire da monito per queste e per le future generazioni, fin quando non sparirà la parola "guerra" dal nostro vocabolario.

    «No. Non troviamo mai niente. Siamo nati con tutto quello che abbiamo e non impariamo mai. Non troviamo mai niente di nuovo. Incominciamo tutti già completi.»

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Hemingway, Italia, 1918

    Leggere "addio alle armi" nel 2016 senza tenere a mente che si tratta di un libro pubblicato nel 1929 significa rischiare di sottovalutare l'importanza di questo testo. La Pivano nel '43 tradusse clan ...continua

    Leggere "addio alle armi" nel 2016 senza tenere a mente che si tratta di un libro pubblicato nel 1929 significa rischiare di sottovalutare l'importanza di questo testo. La Pivano nel '43 tradusse clandestinamento questo libro e venne arrestata dalla polizia fascista.
    Hemingway dà voce alla lost generation che rifiuta i valori che la disgustano ma, come Catherine non sopravvive al parto, essa non riesce a darne alla luce di nuovi e vivi.

    ha scritto il 

  • 5

    “Addio alle armi” era nella mia lista dei libri di prossima lettura da un sacco di tempo. Continuavo a rimandare, forse perché avendo letto “Per chi suona la campana” e “Il vecchio e il mare" so quant ...continua

    “Addio alle armi” era nella mia lista dei libri di prossima lettura da un sacco di tempo. Continuavo a rimandare, forse perché avendo letto “Per chi suona la campana” e “Il vecchio e il mare" so quanto Hemingway sia in grado di scuotermi. Quando un paio di settimane fa, al mercatino domenicale della mia città, mi sono imbattuta in ben tre copie di questo romanzo ho pensato: “E’ un segno, è arrivato il momento”. Relativamente all’impatto emotivo, non mi ero sbagliata: “Addio alle armi” fa un po' l’effetto di uno schiaffo in pieno viso. Ti catapulta sin dalle prime pagine nella primavera del 1917 in Italia, dove il giovane americano Frederic Henry -arruolatosi volontario nell’esercito italiano- conosce la giovane infermiera inglese Catherine Barkley.
    Data la sua esperienza diretta, l’autore non ci risparmia di certo una minuziosa descrizione della durezza della vita militare, delle precarie condizioni in cui vivevano i soldati e della disfatta di Caporetto (motivo per cui la pubblicazione del libro in Italia fu vietata fino al 1945, perché considerato lesivo dell’onore e del prestigio delle Forze Armate della dittatura fascista).
    Ad ogni modo, non siamo di fronte ad un libro facilmente classificabile: non è un’autobiografia -pur avendo Hemingway effettivamente avuto una storia l’infermiera Agnes von Kurowsky, conosciuta in occasione di un infortunio alla gamba- non è un romanzo di guerra né tantomeno un romanzo d’amore. Ma allora di cosa parla “Addio alle armi”? La risposta che mi sono data è che ella precarietà dell’esistenza e della voglia di vivere, dell’importanza di scegliere seguendo il cuore e del coraggio necessario ad assumersi le responsabilità necessarie a sopportarne le conseguenze.
    Lo stile è di una semplicità estrema e l’equilibrio tra le parti descrittive e quelle scevre di particolari inutili è pressoché perfetto.
    Da ultimo, vorrei sottolineare la bellezza del gioco di parole del titolo, che nella traduzione italiana purtroppo si è perso: "Farwell to arms", traducibile sia con “addio alle armi” che con “addio alle braccia” rispecchia il dualismo tematico del romanzo, la lotta interiore del protagonista tra l’onore e l’ideale da un lato e la donna amata dall’altro.
    Ho letto pareri discordanti in merito a questo libro, ma sinceramente non sono riuscita a capirne il motivo. Secondo me è un romanzo meraviglioso, che merita assolutamente di essere letto almeno una volta nella vita.
    Se vi va passate a trovarmi su Facebook: "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" :)

    ha scritto il 

  • 4

    Non amo Hemingway, non siamo in sintonia e non amo il suo modo di scrivere. Tuttavia, "Addio alle armi" è un grande libro. Immagini come andrà a finire dopo 20 pagine, ma rimane una grande testimonian ...continua

    Non amo Hemingway, non siamo in sintonia e non amo il suo modo di scrivere. Tuttavia, "Addio alle armi" è un grande libro. Immagini come andrà a finire dopo 20 pagine, ma rimane una grande testimonianza della follia della guerra e di una grande storia d'amore, che in quanto tale, finirà tragicamente. Chapeau

    ha scritto il 

  • 4

    "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio e dall'espressione invano. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le par ...continua

    "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio e dall'espressione invano. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le parole urlate giungevano, e le avevamo lette su proclami che venivano spiaccicati su altri proclami, da un pezzo, ormai, e non avevo visto niente di sacro, e le cose gloriose non avevano gloria e i sacrifici erano come i macelli di Chicago se con la carne non si faceva altro che seppellirla."

    E' stata una lettura dalle sensazioni contrastanti che non mi ha catturata da subito e mi ha fatta entrare lentamente nella storia. All'inizio ero molto più interessata ai risvolti della Grande Guerra per afferrarne meglio le dinamiche e le vite dei soldati mandati al macello, le conseguenze pagate dalle loro famiglie a casa se per caso disertavano e il ricatto psicologico sotto il quale, impauriti, andavano a battersi in una guerra che non avevano mai voluto. Invece i dialoghi, soprattutto quelli tra Frederic e Catherine mi lasciavano scettica (tanto da farmi ricordare i tormentoni del "mi ami? Ma quanto mi ami?" e nulla o poco più). Ma poi vi è stato un lento crescendo fino al concretizzarsi dell'addio del titolo e i due protagonisti hanno preso sempre più corpo e la loro vicenda personale ha preso il sopravvento lasciando la guerra sullo sfondo ma senza mai cancellare il suo influsso fino in fondo. Non svelo niente ma pure nel suo essere una storia senza speranza, nel suo essere asciutto e crudo, nel suo non abbellire alcuna parte, nemmeno forzatamente, è un romanzo che mi ha dato e lasciato molto a lettura ultimata perché fa sentire davvero il dramma che fu questa guerra e dà la breve illusione di una felicità a cui aggrapparsi.

    "Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare. Si veniva gettati dentro e si sentivano le regole e la prima volta che vi acchiappavano in fallo vi uccidevano."

    ha scritto il 

  • 4

    Fino alla seconda parte (compresa) il libro è un po' una palla, poi man mano prende piede e diventa sempre più interessante... dove interessante vuol dire nero e amaro. Lo stile è forse la cosa più di ...continua

    Fino alla seconda parte (compresa) il libro è un po' una palla, poi man mano prende piede e diventa sempre più interessante... dove interessante vuol dire nero e amaro. Lo stile è forse la cosa più difficile da digerire, non perché sia pesante ma perché, al contrario, è spesso fin troppo scarno; la scelta stilistica è quella di lasciar fare al lettore tutti i collegamenti, anche (e soprattutto) in riferimento ai pensieri e alle emozioni del protagonista: una volta che si comprende questo (e io ci ho messo un po'), il libro non può non colpire.

    ha scritto il 

  • 2

    Qualche riflessione

    C’è da confessare che non sono un grande appassionato di Hemingway. Da giovane adorai Il vecchio e il mare, con cui Ernest vinse il Pulitzer, ma poi non lessi altro di lui fino ad oggi.

    E c’è anche da ...continua

    C’è da confessare che non sono un grande appassionato di Hemingway. Da giovane adorai Il vecchio e il mare, con cui Ernest vinse il Pulitzer, ma poi non lessi altro di lui fino ad oggi.

    E c’è anche da confessare che ho faticato non poco a leggere Addio alle armi. Ho faticato perché spesso Hemingway usa uno stile ricco di coordinate (e c’era questo, e c’era quello, e poi accadde quell’altro…) che francamente non amo.

    Il resto della recensione qui: http://giovannigarufibozza.it/blog/2016/05/02/addio-alle-armi-la-pace-separata/

    ha scritto il 

  • 3

    Il mondo quelli che non spezza li uccide

    Una storia da cui trapelano dolcezza e solitudine contro un mondo assurdo che approva la guerra ma disapprova l'amore. Un mondo che spezza o uccide chi ama e coraggiosamente lotta.

    ha scritto il 

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