Agnes Grey

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Editeur: Gallimard

3.5
(1145)

Language: Français | Number of pages: 298 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Italian , German , Dutch , Catalan , Chi traditional , Czech , Japanese , Finnish , Hungarian , Swedish , Korean

Isbn-10: 2070762238 | Isbn-13: 9782070762231 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Description du livre
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  • 3

    Gruppo perfettamente spaccato in due ieri sul libro di Anne Brontë: metà dei presenti l'ha definito monotono, lento, non avvincente, pesante. Non è piaciuta la protagonista, troppo incline all'autocom ...continuer

    Gruppo perfettamente spaccato in due ieri sul libro di Anne Brontë: metà dei presenti l'ha definito monotono, lento, non avvincente, pesante. Non è piaciuta la protagonista, troppo incline all'autocommiserazione e con uno spirito di sacrificio disarmante. Agnes è risultata troppo moralista, intenta a redarguire tutti e ad indicare la retta via, in un mondo abitato dalla povera gente, fin troppo buona e priva di difetti, e dai ricchi che sono invece superficiali, frivoli e spietati. Inoltre la sua passività, l'accettazione delle cattiverie dei bambini e delle ragazze nei suoi confronti, il fatto di non agevolare l'incontro con Watson ma di attendere gli eventi sono risultati piuttosto fastidiosi.
    Di parere opposto l'altra metà del Gruppo che ha apprezzato il romanzo per l'attualità di alcune tematiche, prima fra tutte l'educazione familiare e la cecità dei genitori davanti alle mancanze dei propri figli.
    Agnes è sicuramente figlia del suo tempo ed è necessario capire il contesto storico e sociale in cui si muove per apprezzare il romanzo. In esso troviamo una critica all'Inghilterra vittoriana che si stava trasformando in una nazione di commercianti e imprenditori, ma anche una critica alla Chiesa formata da pastori non sempre caritatevoli e altruisti. Abbiamo sottolineato che nella prima metà dell'800 le classi sociali erano rigidamente separate e conducevano vite parallele dove ciascuno occupava una posizione e un ruolo ben definiti. Era impossibile per Agnes ribellarsi alle vessazioni dei suoi allievi, avere scatti d'ira o manifestare le sue idee davanti ai "padroni". Abbiamo poi sottolineato la condizione della donna, le scarse possibilità di avere una vita indipendente, per cui i matrimoni spesso erano combinati per il desiderio di raggiungere una posizione economica e sociale di prestigio.
    Ci siamo soffermati sulla profondità di pensiero in una giovanissima autrice che conosceva così poco del mondo e della vita, ma era così intelligente e acuta da riuscire ad esprimere riflessioni molto significative.
    La lentezza del romanzo, indiscutibile, corrisponde alla lentezza della vita del secolo scorso, ai ritmi e ai tempi che Agnes non tenta di forzare perché l'attesa fa parte della vita dell'epoca.
    Romanzo in gran parte autobiografico, l'abbiamo poi confrontato con il più noto "Jane Eyre" di Charlotte Brontë, pubblicato contemporaneamente, in cui emergono differenze di stile e di contenuto significative. La scrittura di Anne ci è sembrata più acerba e la sua eroina molto meno indipendente e sicura di sé di Jane Eyre. Anne però si esprimerà meglio nel suo secondo e ultimo romanzo, "La signora di Wildfell Hall".

    dit le 

  • 2

    Da leggersi sorseggiando tè

    Sicuramente è difficile parlare di una Brontë senza fare il paragone con le altre due, specie quando questa è la meno celebre Anne e, leggendo il suo Agnes Grey, ci si accorge di quanto sia lontano da ...continuer

    Sicuramente è difficile parlare di una Brontë senza fare il paragone con le altre due, specie quando questa è la meno celebre Anne e, leggendo il suo Agnes Grey, ci si accorge di quanto sia lontano dai romanzi delle sorelle. E' un po' la stessa cosa che accadde all'epoca della pubblicazione, quando le tre scrittrici inglesi erano conosciute col cognome Bell, tanto più che Agnes Grey fu pubblicato insieme a Cime tempestose quando ancora si era nel pieno della "febbre Jane Eyre".
    Tuttavia credo che a nessuno di noi piacerebbe essere giudicato in relazione ai propri parenti e dunque non farò questo torto - né gliel'ho fatto durante la lettura - ad Acton Bell alias Anne Brontë.

    La trama e l'atmosfera di Agnes Grey sono squisitamente british e chiunque abbia un minimo di dimestichezza con casa Brontë vi ravviserà presto più di qualche nota biografica.
    Agnes ha diciotto anni ed ha condotto sinora una vita appartata, essendo cresciuta in un piccolo villaggio isolato dove l'unica compagnia - oltre quella della famiglia - è quella di una manciata di parrocchiani residenti nei dintorni. La madre aveva da giovane rinunciato agli agi di una vita aristocratica per sposare l'uomo che amava, un pastore povero in canna ma buono e gentile e sinceramente innamorato di lei; con lui aveva messo al mondo due figlie, Agnes e la sorella maggiore Mary. La famiglia Grey conduce una vita modesta, ma governata da sani principi e sentimenti sinceri e nessuno sembra soffrire di particolari mancanze. L'unico che sembra non darsi pace è il padre, il quale dopo tutti questi anni ancora non si perdona di aver sottratto la moglie ad una vita comoda e senza preoccupazioni per offrirgliene in cambio una in cui non può mai concedersi il lusso di stare con le mani in mano. Poco importa che la serenità della signora Grey sia evidente, il marito si tormenta sapendo di non poter dare di più alla propria famiglia, e ancora di più si tormenta all'idea di lasciare moglie e figlie senza niente nel caso in cui gli succeda qualcosa. E così, con la supervisione della moglie che pone un freno alla sua sventatezza, continua ad inventarsi un investimento dietro l'altro; quando l'ennesimo di questi, il più importante e più carico di speranze, si rivela irrimediabilmente fallito, Agnes si fa coraggio e dà voce ad un'idea che ormai da tempo aveva in testa: trovarsi un posto come istitutrice. Il desiderio scaturisce non soltanto dalla voglia di provare ad aiutare economicamente la sua famiglia, ma anche dalla necessità di iniziare finalmente a vedere qualcosa di quel mondo così vasto e sconosciuto di cui finora ha solo sentito raccontare delle storie.
    Riuscendo a vincere le iniziali obiezioni della famiglia, Agnes parte per il suo personale percorso di conoscenza, esperienza, crescita.

    Il percorso di Agnes si svolgerà naturalmente in più fasi. Quelle lavorative sono soltanto due, entrambe tali da mettere a dura prova qualunque giovane ragazza, anche quando piena di buonsenso e buoni propositi come la nostra protagonista.
    La prima casa presso la quale trova impiego, tramite una conoscenza, è Wellwood House abitata dalla famiglia Bloomfield, dove deve occuparsi dell'istruzione di tre bambini ancora piccoli ma già irrefrenabili, maleducati oltre ogni livello di sopportazione ed inclini a gesti crudeli (basti pensare che uno dei loro passatempi preferiti è maltrattare animaletti indifesi). La povera Agnes può ben poco davanti ai loro capricci ed alle loro scenate (arrivano persino a picchiarla!) ed i genitori di questi mostriciattoli non solo sono tanto ciechi da non rendersi conto di che mascalzoni siano i loro "angioletti", ma addirittura incoraggiano le loro cattive inclinazioni, azzerando con una parola gli sforzi titanici di Agnes necessari ad ottenere un misero miglioramento. Alla fine, concludono addirittura che sotto l'influenza dell'istitutrice i figli siano peggiorati, e così dopo poco meno di un anno di permanenza decidono di congedare Agnes.
    Dopo un periodo di riposo in famiglia, la nostra beniamina torna alla carica e, stavolta tramite un annuncio, trova un nuovo posto: la famiglia Murray di Horton Lodge. Qui le sue allieve sono più grandi, ma non per questo meno scatenate o più propense ad ascoltarla: Matilda, quattordici anni, è un maschiaccio, interessata soltanto ai cavalli, alla caccia e sempre fiera di sfoggiare il vasto assortimento di imprecazioni imparato dal padre e dai suoi amici; Rosalie, sedici anni, è al contrario una civetta e tutto ciò che le importa imparare è quanto le serve per far superficialmente colpo in società. La madre delle ragazze è più sciocca di loro, dal momento che chiede ad Agnes di insegnar loro quanto serve per trovare un buon marito e di cercare di non essere mai troppo severa. Tuttavia la signorina Grey non soffre tanto per la pazienza necessaria a competere con persone simili, né per la quantità di compiti che deve portare a termine al posto delle sue pigre allieve; l'unica cosa che le pesa è la solitudine: nessuno in quella grande casa la prende in considerazione, nessuno - neanche i domestici - le parla e quando c'è un ospite viene bellamente ignorata. L'unico posto in cui può andare, la domenica, è la chiesa e col tempo inizierà a fare di tanto in tanto visita ai parrocchiani più indigenti a cui le sue allieve avevano fatto qualche promessa che poi non avevano voglia di mantenere, lasciando ad Agnes l'onere di rispettare l'impegno. Qualcosa cambia, almeno nei pensieri di Agnes, quando nella parrocchia arriva un nuovo coadiutore, il signor Weston: questi sembra tanto diverso dalle persone che Agnes si è ormai abituata ad avere attorno, e tanto più vicino a lei ed al suo modo di pensare e di sentire; tra Agnes e Weston non si sviluppa però subito una prevedibile storia d'amore: i passi sono molto più lenti, fatti per lo più di speranze, ingenui segnali, e poi separazioni spaziali e temporali, insufficienti a far sbiadire una simpatia così immediata e al tempo stesso così profonda.
    Tempo dopo i due si ritroveranno in riva al mare ed è davanti ad un tramonto, in cima ad un dirupo dal quale si gode un panorama mozzafiato, che il lettore li lascia per sempre.

    La scrittura di Anne Brontë è lineare, semplice, oserei dire elementare ma non in un'accezione negativa; la penna di Anne non si perde in voli pindarici o alla ricerca di una prosa più ricca e sofisticata: niente di tutto questo sarebbe stato adatto ad un personaggio come quello di Agnes, la quale racconta - si racconta, anzi - al lettore in prima persona, costruendo il romanzo sulla base dei diari scritti all'epoca dei fatti narrati. La forza del romanzo in effetti è riposta tutta in lei, la sua protagonista, una protagonista che devo dire di aver apprezzato molto. Agnes è una ragazza seria, che nel temperamento ha molto in comune con la collega Jane Eyre, soprattutto il carattere riservato ma non timido e quella forza salda ed onesta che le porta a compiere il loro dovere ed a comportarsi come meglio possono. Il lettore non può non entrare in sintonia con Agnes, fosse anche soltanto perché lei gli parla in maniera tanto diretta. In particolare, ho provato empatia nei suoi confronti nelle tante scene in cui racconta di come, ogni volta che le sue allieve avevano una compagnia più interessante della sua, lei venisse completamente ignorata; in quei momenti, le tante e frivole chiacchiere del mondo esterno si contrappongono alle parole del mondo interiore di Agnes, che lei si tiene dentro non avendo nessuno a cui esternarle.

    Molto meno invece ho apprezzato la caratterizzazione degli altri personaggi. Gli allievi di Agnes, tanto i primi quanto le seconde, mi sono sembrati enfatizzati in maniera eccessiva. Capisco le intenzioni dell'autrice, tuttavia bambini tanto cattivi e dispettosi mi sono sembrati quasi delle caricature, delle macchiette; allo stesso modo le ragazze Murray avrebbero acquisito un po' più di credibilità ai miei occhi se la Brontë avesse approfondito meglio questi due personaggi, senza limitarsi all'essere un maschiaccio dell'una e al comportamento civettuolo dell'altra.
    Altro aspetto che ho gradito poco è il sentimento religioso di cui è farcito il libro: infiniti sono i rimandi e le citazioni dei testi biblici, così come molti discorsi tra Agnes e persone a lei care ruotano attorno alla fede, ai doveri di un buon cristiano eccetera, eccetera; il livore religioso non è eccessivo - sono ben altri i romanzi in cui abbonda in maniera insopportabile! - ma sufficiente talvolta ad annoiarmi.

    Il signor Weston, invece, è apprezzabile quanto il personaggio di Agnes. E' chiaro sin dall'inizio che i due son fatti per capirsi e per prendersi e mi è piaciuto tanto che la loro storia quasi ancora non fosse iniziata quando ormai ero vicina a concludere il romanzo: si confà perfettamente ai loro caratteri sobri e dignitosi che non ci sia alcun corteggiamento sfavillante, ma che piuttosto nasca una tenera amicizia per un gesto gentile scambiato anche a distanza di settimane.

    Agnes Grey non è un romanzo che soddisferà chi, fiducioso nel cognome Brontë, cerca storie tormentate come quelle tra Heathcliff e Catherine o Jane Eyre e Mr Rochester; i toni in Agnes Grey son molto più pacati, ordinari se volete, ma non per questo noiosi.
    Non posso elogiare il romanzo oltre quelli che sono i suoi obiettivi meriti - e infatti gli ho dato solo due stelle, la sufficienza -: Agnes Grey non è un romanzo eccellente o brillante, è una storia semplice raccontata in maniera semplice.
    Personalmente, proprio per questo credo mi sia piaciuto, perché ogni tanto è bello anche rilassarsi con un romanzo del quale, nascendo in un'epoca passata, avremmo potuto essere noi le protagoniste.

    dit le 

  • 4

    Adesso si può dire che ho letto un libro per ogni sorella Bronte. Mi spiace non averlo letto prima e anche che questo libro sia stato messo in ombra da mostri classici come "Cime tempestose" e "Jane E ...continuer

    Adesso si può dire che ho letto un libro per ogni sorella Bronte. Mi spiace non averlo letto prima e anche che questo libro sia stato messo in ombra da mostri classici come "Cime tempestose" e "Jane Eyre".
    Mi spiace perché secondo me merita di essere letto e conosciuto, tanto quanto i libri delle sorelle. Ho trovato Anne Bronte brillante e capace.
    Apprezzabile poi, il fatto, che cercasse di far vedere al mondo che dietro alla ricchezza non c'era sempre gioia e cortesia, ma un lato molto sconveniente, sopra le righe e triste.

    dit le 

  • 3

    Lettura molto piacevole, Anne non ha lo smalto di Emily e la grinta di Charlotte, ma le vicende di Agnes Grey indubbiamente toccano le corde del cuore del lettore, anche se un po' meno de La signora d ...continuer

    Lettura molto piacevole, Anne non ha lo smalto di Emily e la grinta di Charlotte, ma le vicende di Agnes Grey indubbiamente toccano le corde del cuore del lettore, anche se un po' meno de La signora di Wildfell hall a mio avviso.

    dit le 

  • 4

    Mi è piaciuto molto il romanzo della meno nota fra le sorelle Brontë. Credo sia meglio non cadere nell'errore di fare paragoni con quel capolavoro che è Jane Eyre (ne uscirebbe battuto) e giudicarlo i ...continuer

    Mi è piaciuto molto il romanzo della meno nota fra le sorelle Brontë. Credo sia meglio non cadere nell'errore di fare paragoni con quel capolavoro che è Jane Eyre (ne uscirebbe battuto) e giudicarlo indipendentemente da esso anche perché l'unico punto in comune è nel fatto che le due protagoniste sono entrambe delle istitutrici ma per il resto il loro percorso di vita è diversissimo. Risalta qui la grande bontà e pazienza di Agnes, la sua curiosità verso il mondo che la porta ad uscire dall'isolamento della canonica di famiglia per fare esperienza e lavorare mettendo in azione le proprie capacità e non si può non tifare per lei visti i datori di lavoro e gli allievi tremendi che le capitano. Un romanzo intriso anche di pietas e di quella semplice bontà campagnola che tanto affonda le sue radici nelle sacre scritture, son tante infatti le citazioni bibliche con le quali la Brontë supporta i ragionamenti della buona Agnes. La scrittura è molto sobria e la storia ha una linearità molto omogenea , senza grandi picchi o digressioni, che a me non è dispiaciuta affatto.

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    4

    Stile pacato, argomento frivolo, un libro piacevole. Si può riassumere così questo romanzo di Anne Bronte. Campagna inglese di metà ottocento: i suoi tipici paesaggi, i suoi tipici personaggi, lo stil ...continuer

    Stile pacato, argomento frivolo, un libro piacevole. Si può riassumere così questo romanzo di Anne Bronte. Campagna inglese di metà ottocento: i suoi tipici paesaggi, i suoi tipici personaggi, lo stile di vita tipico di tanti altri romanzi d’epoca. Il contrasto tra la nobiltà gretta, invidiosa, senza valori e una ragazza dai saldi principi religiosi, timorata ddi Dio, intraprendente per scelta di vita ma costretta a rinunciare a ciò cui tiene di più per le convenzioni dell’epoca. Ma quando tutto sembra perduto… L’influenza dei romanzi della Austen è ben visibile. E’ sorprendete come una buona vena letteraria renda piacevole una trama già letta. La storia è semplice, tenera e romantica, Agnes, giovane e onesta, decide di andare a lavorare come governante per aiutare la famiglia in serie difficoltà economiche. Agnes ha un carattere solido ed è guidata da forti valori morali oltre ad essere una persona di grande dignità in contrapposizione con la “buona” società, frivola e superficiale, corrotta e cinica. Sarà un’impresa per lei gestire i rampolli (due bambine e un bambino), maleducati, viziati e pigri ai quali riuscirà ad insegnare ben poco e ancor meno impartire loro elementari regole di buona educazione. Saranno mesi di sofferenze e umiliazioni, ma anche l’occasione di incontrare un giovane molto simile a lei e di stringere legami di amicizia fra le persone umili. Lo stile di Anne Bronte a differenza delle sorelle è più pacato e meno tormentato, ma non per questo dimostra avere meno talento. E’ ironica e arguta osservatrice della società e mette in evidenza le ipocrisie e la mancanza di valori veri, e la totale assenza di un codice morale. Spesso Agnes si trova in situazioni in cui nobili o notabili tutto dimostrano di essere meno che dei veri gentiluomini, e in tal caso la penna di Anne è impietosa nel ridicolizzarli.

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  • 5

    Ma perché non l'ho letto prima?

    Ho chiuso il libro con un sorriso, sinceramente commossa.
    Non è solo la figura di Agnes Grey, con la sua solidità intellettuale e con la sua fervida fede, con il suo acume e con la sua umiltà, ad aver ...continuer

    Ho chiuso il libro con un sorriso, sinceramente commossa.
    Non è solo la figura di Agnes Grey, con la sua solidità intellettuale e con la sua fervida fede, con il suo acume e con la sua umiltà, ad avermi catturato, ma è anche lo sguardo onesto e sincero dell'Autrice sul mondo che ci racconta. Se è vero che la vita di Anne Bronte fu piuttosto breve, pur tuttavia le consentì di raggiungere livelli di ponderatezza, di lungimiranza e di conoscenza dell'animo umano veramente notevoli. Anne scrive e pensa col dolore e con la delicatezza di chi ha sofferto in modo indicibile, ma anche di chi non perde quasi mai la speranza e mai, proprio mai, la fede. E sa essere riflessiva e profonda, critica e salda, pur mantenendo l' ingenuità e la purezza di una bambina.
    Ma soprattutto sembra così vicina al dolore degli ultimi, perfino degli animali ( potremmo definirla, nonostante i tempi, un'animalista?), che a tratti ho pensato di leggere Thomas Hardy, più rude, certo, ma particolarmente vicino alle nefaste vite dei più sfortunati (Jude e Tess, davanti a tutti). Sensibilità letterarie, queste, che mi colpiscono molto soprattutto se penso che pochi autori, nell'Ottocento inglese (a parte il paterno - paternalista Dickens, naturalmente)? si sono avvicinati alle classi più "basse" con questa particolare predisposizione d'animo.
    Una lettura consigliatissima anche per lo stile ineccepibile, per il linguaggio ricco ma asciutto, per le descrizioni incantevoli, per i personaggi ben delineati.
    Brava, piccola Anne.

    dit le 

  • 3

    AGNES GREY

    “Agnes Grey” è un romanzo scritto dalla più piccola delle sorelle Brontë, Anne, pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di Action Bell, prima che l’autrice si ammalasse di tubercolosi e morisse nel 1 ...continuer

    “Agnes Grey” è un romanzo scritto dalla più piccola delle sorelle Brontë, Anne, pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di Action Bell, prima che l’autrice si ammalasse di tubercolosi e morisse nel 1849. Tutti noi conosciamo le tristi vicende di queste sorelle accomunate dalla scrittura e il tipo di vita infelice che condussero. C’è molto di Anne in questo libro perché anche lei, come la protagonista Agnes, lavorò come istitutrice e fu una donna resistente alle grandi sofferenze e alle perdite subite dalla sua famiglia come la morte delle sorelle ( Maria, Elizabeth ed Emily) e quella dell’adorato fratello Branwell, vittima dell’oppio e dell’alcool. Anche Charlotte, l’unica superstite, morì giovane, poco dopo il suo matrimonio con il coadiutore della parrocchia paterna, forse per complicazioni legate a una gravidanza difficile. Anne ci racconta la storia di Agnes ma è come se ci consegnasse la sua autobiografia romanzata, un’autobiografia alla quale attribuisce una nota di speranza, quella speranza che è mancata totalmente nella sua vita.
    Agnes, per aiutare la famiglia che si trova in ristrettezze economiche, decide di andare a fare l’istitutrice presso delle nobili e ricche famiglie, l’unico mestiere “decoroso” che allora fosse permesso ad una donna. La prima famiglia presso la quale lavora, la famiglia Bloomfield, non le favorisce certo il compito: i bambini sono terribili, viziati all’inverosimile, cattivi e incapaci di provare amore o tenerezza per qualcuno, sono persino torturatori di animali (terribile l’episodio degli uccellini che vede come protagonista il maschietto di casa). I genitori sono assenti, pronti a riversare le colpe della mancata educazione dei figli sull’istitutrice, sono falsi e ipocriti e vorrebbero che i loro figli assorbissero cultura senza nessuno sforzo da parte loro. Per fortuna questa esperienza durerà poco. La seconda famiglia presso la quale Agnes sarà accolta, la famiglia Murray, sarà meno difficile anche se le due ragazze di casa sono dei soggetti particolari : una è un maschiaccio che dice le parolacce e si comporta come un uomo di bassa lega, l’altra è talmente vanitosa che si diverte a giocare con i sentimenti altrui salvo poi avere un futuro segnato a causa della sua avidità di possesso di beni e titoli nobiliari.
    Agnes, solitaria, piena di una cultura che non osa mai sfoggiare, caritatevole e sempre pronta a dare il giusto insegnamento dettato dalle sue rigide regole religiose, troverà nel parroco Edward Weston l’anima gemella che, senza grandi passioni né forti attrazioni, potrebbe percorrere insieme a lei la strada della vita.
    Lo stile è semplice e lineare, ma si nota che l’autrice ha ragionato e soppesato ogni parola scritta. Il racconto è un po’ scialbo e ancora immaturo, appesantito da un grande numero di citazioni bibliche. I dialoghi sono scarni ed essenziali ma è interessante lo spaccato di vita che ci offre: quello del mondo superficiale e futile dei ricchi, pieno di ipocrisie e di falsità di facciata. Dall’altra parte c’è questa giovane donna che subisce le umiliazioni senza avere la forza di opporsi perché inconsapevole delle sue alte doti e con un’indole pacata e tranquilla, votata ad una afflizione interiore che non viene mai esternata e che, per naturale propensione, è impensabile che possa sfogarsi sul prossimo. Nessun scossone nella trama, nessun colpo di scena, eppure vi è una grande profondità che traspare da questo scritto forse troppo sottovalutato perché messo ingiustamente a confronto con quelli delle sorelle più famose, i cui libri sono ormai dei capisaldi della letteratura.

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  • 4

    BELLISSIMO!!!

    Non sono assolutamente d'accordo con chi reputa Anne Bronte meno talentuosa delle sorelle. Il romanzo manca delle atmosfere oscure, a tratti quasi cupe, e dei sentimenti strazianti e tumultuosi che ca ...continuer

    Non sono assolutamente d'accordo con chi reputa Anne Bronte meno talentuosa delle sorelle. Il romanzo manca delle atmosfere oscure, a tratti quasi cupe, e dei sentimenti strazianti e tumultuosi che caratterizzano le opere delle più celebri sorelle Bronte,ma questo non lo rende meno pregevole e profondo. In "Agnes Grey" le atmosfere sono più quiete e pacate, la natura una benevola amica, la stessa protagonista riesce ad affrontare le difficoltà che incontra costruendo con caparbietà e tenacia la sua serenità. Ho amato Agnes!Catherine di Cime tempestose si abbandona al suo sentimento al punto tale da annullare la sua vita. Agnes, nella sua apparente docilità e remissività, è invece l'immagine di una donna più forte e combattiva.Una lettura superficiale potrebbe rimandare l'immagine di una donna passiva.Ma Agnes è l'esatto opposto, è continuo movimento, continua crescita. E' una donna che si rimbocca le maniche e che, pur amando e soffrendo e sperando, costruisce, con costanza e fermezza, la sua vita, pezzo dopo pezzo. Se il graditissimo e auspicato lieto fine non arrivasse,la vita di Agnes non finirebbe, non perché lei ami meno intensamente di Catherine, ma perché ha saputo costruirsi un equilibrio interiore e divenire una donna completa di suo. In uno dei loro primi incontri Weston le dice che lei saprebbe vivere anche senza il conforto della casa e della famiglia. Ci accorgiamo che è vero. E questa è la grande forza e la grande modernità di questa silenziosa eroina. Agnes, nel corso del libro, diventa una donna completa in se stessa e al contempo capace di amare non solo un uomo pieno di doti come Weston, ma il suo animo si apre a sentimenti di comprensione e tenerezza anche per le sorelle Murray. Le frivolezze, le meschinità, le malvagità dettate da animi superficiali, sono mirabilmente descritte dall'autrice ed interpretate perfettamente dai componenti delle due famiglie presso le quali Agnes lavorerà.Eppure Anne Bronte ha il pregio di sostituire il sentimento di rabbia che nel lettore susciterebbero quelle umane meschinità con un sentimento di pietà e tenerezza, che si sublima nell'ultimo incontro che il lettore ha con la bella e frivola Rosalie e con l'infelicità che lei stessa si è costruita e alla quale si è inconsapevolmente condannata.
    Agnes è il riscatto delle antieroine, delle donne normali, di quelle che tutti i giorni si svegliano e affrontano la vita . Non vive una vita avventurosa come Jane Eyre, non la straziante disperazione di Catherine di Cime Tempestose, e lei non è più bella o più esuberante o più audace delle altre figure femminili del romanzo. Lei è noi! Agnes vive una vita di quotidianità...apparentemente senza grandi eventi, in realtà ricca di cambiamenti, come quella di tutti noi.
    Agnes ci migliora, ci concilia con sentimenti di amore e comprensione per il prossimo. "Se non riesci a provare del vero affetto per chi non si cura di te,puoi almeno tentare di esser con loro come vorresti che fossero con te"...e il finale, impreziosito anche dal ritrovamento dell'amato cane Snap, ci illumina di speranza.

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    3

    Cara Anne Bronte

    Ho finito oggi questo libricino che racconta la vita di Agnes Grey, ragazza che vive in una famiglia che cade in disgrazia per investimenti sbagliati e che la iperprotegge dal mondo esterno e che si b ...continuer

    Ho finito oggi questo libricino che racconta la vita di Agnes Grey, ragazza che vive in una famiglia che cade in disgrazia per investimenti sbagliati e che la iperprotegge dal mondo esterno e che si butta a capofitto, all'improvviso, nel mondo delle governanti.
    Il romanzo, stilisticamente parlando è gradevole, soprattutto quando ci sono accenni descrittivi poetici.
    Un po' banalotta però la storia, cioè niente di originale.
    La cosa che però apprezzo di Agnes è la sua voglia di indipendenza e libertà. Non è la classica ragazza che aspetta il principe azzurro altolocato che la salvi e la mantenga. No, decide con tutta tenacia e perseveranza di essere indipendente, di andare oltre alle sue amate brughiere.
    Una cosa che invece mi è piaciuta meno, è l'eccessiva bontà di Agnes. Un po' troppo perfetta ( come anche qui sopra qualcuno ha giustamente detto). Addirittura talmente perfetta che riesce anche a "giudicare" imperfette, certe cose del curato Weston ( ad esempio quando lui si prende il diritto di prenderla sottobraccio, ma lei comunque non si offende mica eh, però doveva per forza stare lì a trovare il pelo nell'uovo nella situazione). Sembra che in ogni personaggio del libro ci sia una marea o un cavillo di difetti, mentre lei sa sempre tutto, sa come affrontare tutto ed elargisce sempre ottimi consigli: mah.
    Altra cosa che non ho apprezzato molto è stato il finale. L'ho trovato un po' sbrigativo
    " Tu mi ami?"
    "sì".
    Mi sembra troppo riduttivo che tutto il finale si concentri così, visto che lei era da anni segretamente innamorata di lui e lui pure ( dai era ovvio su!"). Lei che fino all'ultimo si ostina a comportarsi in modo così composto...è poco credibile a mio parere.
    Tre stelline comunque mi sento di dare, perché le sorelle Bronte sono sempre e comunque una garanzia ed è bello immergersi in quel mondo di brughiere, fiori selvatici e passioni.

    dit le 

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