Aleph and Other Stories, 1933-69

(Picador Books)

By

Publisher: Macmillan/Picador Books

4.2
(4880)

Language: English | Number of Pages: 192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Spanish , Italian , German

Isbn-10: 0330237373 | Isbn-13: 9780330237376 | Publish date: 

Translator: Norman Thomas Di Giovanni

Also available as: Hardcover , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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    Riletti a distanza di tantissimi anni, questi racconti confermano con sorprendente esattezza l'impressione che ne avevo riportato la prima volta, pur tanto più giovane e ingenuo e carico d'illusioni c ...continue

    Riletti a distanza di tantissimi anni, questi racconti confermano con sorprendente esattezza l'impressione che ne avevo riportato la prima volta, pur tanto più giovane e ingenuo e carico d'illusioni che la vita spietatamente ecc. ecc. . Straordinario lo stile (stavo per dire inimitabile, ma in realtà lo hanno imitato in tanti, e alcuni con successo; pure, a fare Borges, il migliore resta di gran lunga Borges); classici i temi: il tempo, la morte, le personalità interscambiabili; molto abili, e talvolta impercettibili, i passaggi dal mondo governato dalla logica a un mondo paradossale dove tutto e possibile, e poi viceversa, che creano nel lettore il tipico stato d'animo da lettori di Borges; cultura sconfinata, non c'è bisogno di dirlo, e anche la malizia di mescolare, a tante oscure fonti documentate, autori e opere inventati di sana pianta quando tornano utili; e, alla fine, nonostante tutti questi pregi e il piacere intellettuale che provocano, una certa prevedibilità: una prevedibilità che per esempio in Cortazar, meno sistematico e per certi versi meno abile di Borges, non c'è.

    Racconti di alta classe comunque. I migliori, secondo me: L'altra morte, I due re e i due labirinti, e soprattutto, per l'idea in sè e per gli affascinanti depistaggi, La ricerca di Averroé.

    said on 

  • 4

    Per comprenderlo a pieno dovrei vedere veramente l'Aleph, solo così sarei in grado di godere veramente di questo capolavoro di sublime erudizione.

    said on 

  • 0

    Non sum dignus

    Racconti di personaggi vissuti in periodi e luoghi diversi della storia , di passioni , di deliri , di morte in una raccolta che viene considerata l'opera più significativa di Jorge Luis Borges .
    Un ...continue

    Racconti di personaggi vissuti in periodi e luoghi diversi della storia , di passioni , di deliri , di morte in una raccolta che viene considerata l'opera più significativa di Jorge Luis Borges .
    Un libro che ho portato a termine faticosamente e alla fine del quale sono giunto alla conclusione che l' autore sia di gran lunga troppo colto , troppo erudito , troppo raffinato , troppo profondo , insomma “troppo” per un modesto lettore “di pancia” più che di testa quale io mi considero .
    Quindi un altro nome illustre da aggiungersi alla lista (fortunatamente breve) di scrittori famosi e celebrati che ho voluto conoscere ma dei quali non sono riuscito a cogliere , se non a tratti , la grandezza .
    Come in altri casi come questo mi astengo dall'esprimere un giudizio , e tanto meno un commento , non ritenendomi all'altezza.

    said on 

  • 4

    Accettare la realtà è cosa facile, allora.

    Atmosfere particolarissime, magiche ma che sanno essere anche cupe/opprimenti, riferimenti culturali (Borges più lettore che scrittore, quasi, no? Giustissi ...continue

    Accettare la realtà è cosa facile, allora.

    Atmosfere particolarissime, magiche ma che sanno essere anche cupe/opprimenti, riferimenti culturali (Borges più lettore che scrittore, quasi, no? Giustissimo così, in ogni caso) tali da mettermi a disagio, tanto mi han fatto sentire (ancora più!) piccino piccino: Aleph.

    E si torna nell'oblio.

    said on 

  • 2

    Scorre, veloce come un fiume in piena. ogni pagina illude che qualcosa di grande stia per accadere. Poi si batte con violenza contro il titolo del capitolo successivo. Allora si ritorna sulle pagine p ...continue

    Scorre, veloce come un fiume in piena. ogni pagina illude che qualcosa di grande stia per accadere. Poi si batte con violenza contro il titolo del capitolo successivo. Allora si ritorna sulle pagine per assicurarsi di non aver trascurato un qualche dettaglio utile. Nulla.
    I capitoli sembrano bozze di idee non sviluppate. Belle idee. Ci si potrebbe fare un bel libro.

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  • 0

    3 stelle e mezza

    Vorrei chiedere: perché, lettori di questo libro, vi ostinate nella competizione? Non tutti, ma alcuni hanno preso in mano questo libro sapendo che non avrebbero retto il peso culturale dell'autore. I ...continue

    Vorrei chiedere: perché, lettori di questo libro, vi ostinate nella competizione? Non tutti, ma alcuni hanno preso in mano questo libro sapendo che non avrebbero retto il peso culturale dell'autore. Il quale, apertamente, si è sempre beato di quel che leggeva piuttosto di quel che scriveva. E si vede, è chiaro: si diverte a scrivere ciò che ha letto, e quel che ha letto gli ha permesso di inventare, costruire, su quanto letto. Grandi temi, vasti, come la morte, l'infinito, l'impossibile, l'assurdo, i libri, le biblioteche. Quindi vi invito a leggerlo in pace, in serenità. come ho fatto io. Abbandonate la competizione, se non capite, apprendete, se volete cercare fate pure. Altrimenti, chiudete il libro e iniziatene un altro. Quando si legge un classico del genere, purtroppo, di questi tempi, molti si fanno influenzare dal peso della critica che gli grava sopra, per cui leggeranno un classico più un classico della critica e della saggistica. Che fatica faranno!

    said on 

  • 4

    Il timore dell'infinito, del puro spazio, della pura materia, sfiorò per un istante Averroè. Guardò il simmetrico giardino; si seppe invecchiato, inutile, irreale.

    said on 

  • 5

    Borges ha il duplice potere di ammaliarmi, di regalarmi immagini magnifiche, e di farmi sentire ignorante fino al midollo. Quando chiudo un suo racconto solitamente la prima cosa che mi chiedo è se h ...continue

    Borges ha il duplice potere di ammaliarmi, di regalarmi immagini magnifiche, e di farmi sentire ignorante fino al midollo. Quando chiudo un suo racconto solitamente la prima cosa che mi chiedo è se ho letto ciò che ho letto, o se ho letto altro. Se, nell'incapacità di comprender i riferimenti alti e bassi della sua narrazione, non abbia passato il tempo tra le parole di un altro autore, di un altro Borges. O forse, magari, chi lo sa: Borges non è mai esistito.

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  • 0

    Nel 1989, considerando che fossi giunto a maturità, mi fu regalato "L'Aleph".
    Il grande Maestro, inqualificabile soggetto letterario, ché l'essere unici comporta tradimento delle categorie e smarrimen ...continue

    Nel 1989, considerando che fossi giunto a maturità, mi fu regalato "L'Aleph".
    Il grande Maestro, inqualificabile soggetto letterario, ché l'essere unici comporta tradimento delle categorie e smarrimento insieme alla sorpresa, era da poco ritornato al Tutto. Si lavorava a una definizione e, per non sbagliare, si tessevano elogi. Accantonai il libro, non sentendomi degno e, con l'estate, venne l'oblio.
    Quando lo ripresi in mano era di nuovo estate, ma quella della vita, quando eviscerare la fenomenologia della propria esistenza produce inutili certezze e la sicurezza polposa di un frutto maturo. Decisi di cimentarmi, da pari. Unici, entrambi.
    E allora scoprii storie dentro storie dentro storie che si dipanano insospettabilmente quando i nodi si fanno più stretti, dipinte con verosimiglianza autobiografica e storica e culturale, in una cornice senza confini, ed hanno parlato di carattere "fantastico metafisico", ma sono ossimori, due punti antipodi per dire la circolarità di ogni cosa, per me due punti soli, persi nello spazio, estremi di un segmento (ma forse è la stessa cosa, probabimente no).
    Lessi avidamente, ma anche caparbio, incespicando nei riferimenti letterari e lessicali di una cultura vastissima che fluisce come la pororoca amazzonica in una scrittura assordante e un poco distruttiva (pororoca deriva da una parola india che significa, meravigliosamente, "grande rumore distruttore").
    Tutto terribilmente affascinante. Ma mi venne anche da chiedermi a che tipo di lettore avesse pensato quell'Unico, così scrivendo...mi sentii allora, io, misero, animato da impertinente curiosità che volle colmare un'ignoranza sconfinata (il termine "pororoca", che gioca a fare l'ossimoro con quello fuori parentesi, l'ho cercata proprio adesso, così, come provocazione autoinflitta...), escluso dalla nicchia degli eletti, che l'Unico sfida eufemisticamente, con la sua cultura invincibile.
    Alla fine, dovetti far appello all'altro unico, me, per godere, con i privilegi che mi fanno tale, della lettura...diventata, adesso si, imparziale.

    said on 

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