Alguien voló sobre el nido del cuco

By

Publisher: Planeta

4.3
(1257)

Language: Español | Number of Pages: 350 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , Chi traditional , Dutch , French

Isbn-10: 8432082104 | Isbn-13: 9788432082108 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , Health, Mind & Body , Social Science

Do you like Alguien voló sobre el nido del cuco ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
¿Puede la medicina declarar loco a un hombre y encerrarlo en un manicomio de por vida? O, más bien, ¿está realmente loco el protagonista de esta novela?. A juzgar por la entereza con que se enfrenta a la enfermera jefe, a juzgar por la revuelta que provoca entre los internados, la respuesta es negativa: no está loco; pero puede suceder que enloquezca en su encierro, que jamás vuelva a ser un hombre normal ...
Esta novela es un alegato contra la deshumanización de la medicina, contra la injusticia de una sociedad que aparta de su seno a los "difíciles", a los "agresivos", a los llamados "locos" ...
Sorting by
  • 5

    Se scrivo qualcosa tipo “struggente inno alla libertà, con tutti i rischi e le responsabilità che questa comporta”, cado nella retorica e faccio un torto ad un romanzo che la retorica riesce a scansar ...continue

    Se scrivo qualcosa tipo “struggente inno alla libertà, con tutti i rischi e le responsabilità che questa comporta”, cado nella retorica e faccio un torto ad un romanzo che la retorica riesce a scansarla pur toccando temi delicati come, appunto, la libertà, l’amicizia, la malattia mentale, la violenza insita nelle istituzioni.
    La storia è nota a tutti grazie al bel film di Milos Forman. Cinema e letteratura son linguaggi così diversi da rendere spesso inutili i paragoni che siamo soliti fare fra il film ed il libro. La particolarità del romanzo sta nel fatto che la vicenda è narrata da Bromden, il gigantesco mezzosangue che, per difendersi da quella che lui chiama La Cricca (la traduzione non è sempre impeccabile), e che nelle sue allucinazioni diventa un’enorme e spietata macchina che controlla la vita degli uomini e ne schiaccia e soggioga la volontà, si finge sordomuto, abituato com’è a non essere ascoltato ed a sentirsi invisibile, malgrado la mole. Attraverso i suoi occhi assistiamo allo scontro sempre più esplicito fra la tirannica ed inflessibile infermiera Ratched ed il riottoso Randle McMurphy, che con la sua incontenibile energia vitale porta un salutare scompiglio nella corsia dell’ospedale psichiatrico, i cui degenti non sono tutti dei veri e propri malati di mente, ma spesso solo delle persone fragili che non hanno saputo o voluto adattarsi alla società. Tutti i personaggi vivono di una sofferta umanità che li rende autentici ed indimenticabili.
    Io sono infermiere e devo dire che un po’ mi spiace che gli infermieri nella fiction siano quasi sempre figure negative, ma Kesey è ben lungi dal cadere negli stereotipi ed ha conosciuto di persona la realtà che descrive. Io non lavoro in ambito psichiatrico (qui per fortuna si son fatti dei passi avanti negli ultimi 50 anni e per una volta l’Italia è stata all’avanguardia) ma in una realtà altrettanto delicata quale la terapia intensiva, e mi rendo conto che nella relazione col malato esercito un potere che va saputo gestire con molta attenzione. E’ solo un esempio del potere che quotidianamente subiamo od imponiamo nei nostri rapporti col mondo, e che rende la libertà che ho citato all’inizio di questo sfilacciatissimo commento un equilibrio così difficile e delicato.

    said on 

  • 5

    Bhé, splendido. Un po' mi spiace averlo letto dopo aver visto (più è più volte) il bellissimo film, uno dei miei preferiti, e sebbene conoscessi già l'epilogo ho infruttuosamente sperato e lottato con ...continue

    Bhé, splendido. Un po' mi spiace averlo letto dopo aver visto (più è più volte) il bellissimo film, uno dei miei preferiti, e sebbene conoscessi già l'epilogo ho infruttuosamente sperato e lottato contro la logica per un colpo di scena che accontentasse il mio cuore naïf di lettrice.
    Eppure, al di là della rabbia e del senso di impotenza, ho potuto soffermarmi ad apprezzare le ultime pagine: parole ferite, sanguinanti ma lenite da una malinconica poeticità, capaci di iniettare un senso di rivalsa, di vittoria finale oltre le sconfitte evidenti. Oltre la nebbia. Fuori dalla nebbia.

    said on 

  • 3

    “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (“One flew over the cuckoo’s nest”) è un romanzo pubblicato nel 1962 dallo scrittore americano Ken Kesey. Non sorprendentemente, il libro si è infilato nel mio e-bo ...continue

    “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (“One flew over the cuckoo’s nest”) è un romanzo pubblicato nel 1962 dallo scrittore americano Ken Kesey. Non sorprendentemente, il libro si è infilato nel mio e-book dopo aver visto la sua trasposizione cinematografica, ormai uno dei miei film preferiti forse per la presenza dirompente di Jack Nicholson che, ammettiamolo, ha fatto la sua bella figura. Anche il romanzo merita di essere letto, e li considero quasi due opere separate forse perché, pur essendo molto fedele, il film adotta un punto di vista diverso rispetto al romanzo.
    La storia è ambientata in un ospedale psichiatrico i cui pazienti sono tenuti sotto una stretta disciplina dagli operatori della struttura, sin dalla loro suddivisione fra acuti e cronici, divisione non soltanto medica poichè gli abitanti, pur trovandosi nella stessa stanza, occupano angoli diversi della sala a seconda della loro condizione.
    Randy McMurphy, piccolo criminale irlandese che si finge pazzo per evitare di scontare la sua pena in un campo di lavoro, ribelle dai capelli rossi alla punta dei piedi, è il protagonista del romanzo sin dal suo arrivo nella struttura, portando una ventata d'aria fresca in un manicomio soffocato dalle regole di Miss Ratched, capoinfermiera spietata, con una “faccia sorridente, compassionevole, paziente e al contempo disgustata… un'espressione dovuta al tirocinio”, forse metafora per il governo americano di quegli anni.
    Nel romanzo a restare impressa, più che McMurphy, è la figura di Bromden, il gigante indiano mezzosangue, creatura mite e spaventata abitante nel manicomio ormai da anni, soprannominato “ramazza” per la sua abitudine di andare in giro con una scopa a spazzare tutti gli angoli del reparto, che per contrastare l'istituzione si finge sordomuto. La sua narrazione ci porta avanti e indietro tra presente e passato, dal suo essere un bambino che i “bianchi” ignorano come se non esistesse, la rivelazione che l'unico modo di salvarsi è diventare invisibile, fino al suo arrivo in ospedale e al turbamento dell'equilibrio da parte di McMurphy, che lo costringe ad uscire dall'isolamento. Pur essendo l'io narrante, è un osservatore passivo fin quasi alla fine del libro, spettatore dell'atmosfera cupa del reparto, la sua breve serenità e relativa libertà, sino alla sua caduta inesorabile.
    Altri personaggi sono Harding Dale, il balbuziente Billy Bibbit, Cheswick Charley e molti altri, tutti ridotti alla sottomissione tramite regole assurde e, nel peggiore dei casi, con elettroshock e lobotomie. Dopo l'arrivo di McMurphy, tuttavia, la vita nell'ospedale diventerà un susseguirsi di episodi di rivolta, in una lotta per il raggiungimento di una dignità dei malati, una lotta per il diritto di provare sentimenti ed emozioni non diverse da quelle degli individui “sani”.
    E’ in questo senso che “Qualcuno volò sul nido del cuculo” può essere considerata un'opera di denuncia e di rispetto per le fragilità umane, dalla sua prima frase alla canzoncina della nonna indiana di Bromden: “Three geese in a flock / One flew East / One flew West / And one flew over the cuckoo’s nest” (“tre oche in uno stormo / una volò ad Est / una volò ad Ovest / ed una volò sul nido del cuculo”).

    said on 

  • 3

    Quel pazzo di Amos - 13 dic 15

    Anche questo è un libro che si è infilato nella mia libreria sulla scia dei grandi film che ho amato, e che il libro di cura sui libri mi ha indotto a comperare e leggere. Ora sono indeciso, tra libro ...continue

    Anche questo è un libro che si è infilato nella mia libreria sulla scia dei grandi film che ho amato, e che il libro di cura sui libri mi ha indotto a comperare e leggere. Ora sono indeciso, tra libro e film. Il film era potente, e giganteggiava la figura di Jack Nicholson. Anche il libro è potente, ma a me rimane più impressa qui la figura di “Ramazza” Bromden, il capo indiano mezzosangue, voce narrante del libro. È lui che osserva e descrive gli avvenimenti, lui paziente della clinica psichiatrica dove si finge sordo e muto per non dover interagire con le istituzioni mediche. E che osserva l’ascesa verso la serenità del suo reparto, per poi constatarne, inesorabilmente, la caduta verticale di fronte all’autorità implacabile. L’autore (“troppo giovane per essere beat, troppo vecchio per essere hippie” secondo una sua definizione) è partecipe della grande cultura americana tra la fine dei Cinquanta ed i primi Sessanta. È amico di Neal Cassady (a sua volta sodale di Jack Keruac), conosce Timothy Leary e tutti gli allucinogeni e psicotropi di quegli anni. E confeziona questo libro come protesta verso la cultura americana, come grido ed atto di ribellione. Con l’ovvio ed amaro finale. Un’anticipazione del ’68: McMurphy e Ratched l’infermiera sarebbero le due facce della stessa medaglia americana, il primo a simboleggiare lo scontro violento contro l'autorità, la seconda a rappresentare quell'autorità del potere che non si può scalzare. Storia tutta “girata” nel moderno ospedale psichiatrico, con l’indiano che tutto guarda e osserva e registra. Dove ci sono pazienti più o meno cronici, come il balbuziente ed introverso Billy Bibbit, il logorroico Harding Dale, il maniaco delle carte Cheswick Charley. E pazienti ridotti a larve da elettroshock devastanti e lobotomie sperimentali. Un’isola che potrebbe essere felice, se non fosse dominata dalla rigida caposala, Miss Ratched, che usa un pugno di ferro per affermare il suo dominio su questo mondo in rovina. È qui che arriva Randy McMurphy, che si finge pazzo per scontare un periodo di detenzione in seguito ad una condanna per gioco d’azzardo, invece di passarlo in carcere. E da subito c’è lotta dura tra i due. Randy, comunque insofferente, comunque con una vena d’alienazione, porta venti di novità. Crea un tavolo da gioco, organizza partite di basket, fomenta una ribellione per poter vedere il basket in tv. Ottiene inoltre di organizzare una gita in mare, con i pazienti meno “pericolosi”, dove si accompagna con qualche donnina, e dove scorre birra a profusione. Insomma, spinge tutti a ricercare se stessi, invece di lasciarsi guidare acriticamente da Miss Ratched. Ed anche una seduta di elettroshock non doma il suo spirito ribelle. Che raggiunge il culmine in una notte brava, con medicine psicotrope a go-go, con altre donnine che fa entrare in ospedale, e con una di queste che seduce il poco esperto Billy. Ma l’alcol scorre a fiumi, e la mattina la caposala giunge che sono in piena baldoria, scopre l’amplesso di Billy, lo ridicolizza, e questi, colmo di vergogna, si uccide. Randy cerca a sua volta di uccidere Miss Ratched, ma viene fermato, lobotomizzato, e ridotto ad una larva. Allora, il capo indiano che sempre seguiamo con affetto, pietosamente lo soffoca con un cuscino, per poi fuggire in Canada, verso la libertà. Cantandosi internamente la filastrocca che da piccolo gli ripeta la sua nonna indiana: “Three geese in a flock / One flew East / One flew West / And one flew over the cuckoo's nest” (“tre oche in uno stormo / una volò ad Est / una volò ad Ovest / ed una volò sul nido del cuculo”). Qui sta tutto il bello e l’atroce del libro, che monta pagina dopo pagina, che ci avvolge con questa lotta di potere che sappiamo già come andrà a finire. Perché Randy andrà sempre sul suo solco comportamentale, non accettando di scendere sul piano delle istituzioni, della caposala. E non capendo i meccanismi dell’antagonista, la ribellione sarà inevitabilmente repressa nel sangue. Ecco, il libro mette forse più su questo lato l’accento, mentre Milos Foreman nel film lo sposta più sul lato psichiatrico, quasi a voler parlare solo di sanità e pazzia e non di potere e ribellione. Manca solo, per essere nelle vette top dei miei gradimenti, una punta di consapevolezza in più. Che tuttavia possiamo scusare guardando alla data di scrittura del libro (1962). Ed al fatto di quanto consapevoli e forse non più tanto ribelli siamo noi ora. Piccolo appunto finale: si nota anche che la traduzione è datata, coeva forse al romanzo stesso, laddove, ad esempio, a pagina 19 si lascia un inutile “pallabase” rispetto all’utilizzo del più corretto “baseball”. Ce ne sono altri, di piccoli intoppi, ma il libro è comunque bello e da leggere.

    said on 

  • 5

    Capolavoro. Devo dire che ho avuto un pò la puzza sotto il naso prima di leggerlo, dato che avevo visto già il film (bellissimo) di Milos Forman, invece mi ha entusiasmato tanto. La storia ha delle so ...continue

    Capolavoro. Devo dire che ho avuto un pò la puzza sotto il naso prima di leggerlo, dato che avevo visto già il film (bellissimo) di Milos Forman, invece mi ha entusiasmato tanto. La storia ha delle sottotracce sociali ma anche politiche.

    said on 

  • 4

    Espléndida novela y ácida crítica de las instituciones de salud mental

    (Extracto de la reseña publicada en mi blog, http://cosasmiasjc.blogspot.com.es/2015/08/libros-alguien-volo-sobre-el-nido-del.html)

    (...) La novela es magnífica, seria y divertida a la vez en ocasione ...continue

    (Extracto de la reseña publicada en mi blog, http://cosasmiasjc.blogspot.com.es/2015/08/libros-alguien-volo-sobre-el-nido-del.html)

    (...) La novela es magnífica, seria y divertida a la vez en ocasiones, pero siempre crítica, muy crítica, aunque procure no serlo de forma muy evidente. Crítica con una forma de tratar a los enfermos mentales que, afortunadamente, creo que ha cambiado mucho desde los años en que fue escrita la novela.
    (...)
    En fin, una buena novela, que no ha acusado para nada el paso del tiempo, y que creo que gustará a cualquiera que se anime con ella.

    said on 

  • 5

    Un piccolo grande capolavoro: drammatico e incisivo quanto (e più) del film. Peccato forse l'italiano un po' desueto, ma è un peccato veniale... Voto: 9+/10.

    said on 

  • 4

    Il tramonto dell'EST

    Per anni il faccione di Jack Nicholson si riaffacciava quando prendevo in mano il libro e siccome ricordo bene il film -che mi piacque molto- rimandavo la lettura...Fino a ieri.
    Una condizione di disa ...continue

    Per anni il faccione di Jack Nicholson si riaffacciava quando prendevo in mano il libro e siccome ricordo bene il film -che mi piacque molto- rimandavo la lettura...Fino a ieri.
    Una condizione di disagio evidente per le prime ore poi man mano scemata.
    Che dire di originale su questo classicone? niente. Forse che a tratti si sente una certa confusione, forse una piccola debolezza dell'impianto narrativo. Però il libro non cede e l'ho divorato in pochi giorni.
    Bellissimi sono i colori che si percepiscono: a volte netti come i rossi dei capelli, i bianchi delle divise degli inservienti neri; a volte molto manieristi come gli arancioni dell'incarnato della Grande Infermiera, i prugna dei lividi i verdi delle divise...una tavolozza ricchissima!
    Poi c'è la voce narrante del Capo uno che " misura le cose a sorrisi" e nel suo allucinante racconto riequilibra la brutalità e la pochezza dello spazio-tempo.Che si allenta e poi si rinsalda ma di nebbia e metallo (sempre liquido). Che bello, che bello!
    Il mio professore al liceo diceva che la pazzia è una questione di numero. Se fossero di più i matti "noi" ci troveremmo ad esserlo a nostra volta. Un "noi" generico che non farebbe una piega.
    Ho incontrato diversi matti (oltre me è logico) che per quanto ho potuto frequentarli li ho sempre stimati. Sempre cordiali, come la signora che prima delle 6 di mattina puliva la strada in Via della Moschea (a Roma) quando passavo di li perchè correvo a quell'ora; o Andrea, un signore che in fatto di look perde parecchio- con quei sui perni di ferro che attacca alle caviglie per fermare le scarpe ormai senza suola- ma che è sempre attento che i micetti randagi del quartiere abbiano la loro dose di acqua.
    Sarà una questione di numero?!
    Per chi vuole ascoltare il rimando musicale al Capo e alle mutandine di pel di carota McMurphy allego un link che fa vedere parte del mio schifosissimo quartiere dove ho trascorso la mia infanzia e adolescenza che poco è cambiato ma per me è il più bello.
    https://www.youtube.com/watch?v=dd_RvB77g10

    said on 

  • 4

    impossibile leggere questo libro senza rivedere il film, anche se sono passati tanti anni. scoprire che nicholson non somiglia a mcmurphy mi ha un po' spiazzata. come mi aveva entusiasmata il film, co ...continue

    impossibile leggere questo libro senza rivedere il film, anche se sono passati tanti anni. scoprire che nicholson non somiglia a mcmurphy mi ha un po' spiazzata. come mi aveva entusiasmata il film, così il libro - che va più in profondità, come si conviene a un libro. il confine tra chi viene considerato pazzo e chi no, le maschere che si indossano, il sistema (the combine, che non è solo roba per paranoici). tragico.

    said on 

Sorting by