Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio Magico

Di

Editore: Newton & Compton

4.2
(6775)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Russo , Finlandese , Portoghese , Olandese

Isbn-10: 8854105767 | Isbn-13: 9788854105768 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Adriana Valori-Piperno

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Bambini , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
A oltre un secolo dalla sua pubblicazione, Alice, come romanzo e comepersonaggio, conserva ancora intatta tutta la sua freschezza, conquistandol'attenzione non solo dei più giovani, apparentemente primi destinatari dellesue avventure, ma anche degli adulti, che scoprono continue sfide e rinnovatispunti d'interesse nei suoi giochi linguistici, nei suoi trucchi psicologici,nella sua ferrea logica comportamentale, nell'intrigante verosimiglianza cheuna narrazione stringente e incalzante riesce a conferire anche allesituazioni più assurde. La storia di Alice è un gioco, ogni lettore ne è dasempre consapevole, e come ogni gioco va riscoperto con occhi che sappianoguardare al di là della realtà.
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  • 0

    -> Prima lettura -------------------------------------------------------------------
    Ho affrontato il compito a casa di ottobre del Gruppo di Lettura con il dovuto entusiasmo e con la prospettiva di u ...continua

    -> Prima lettura -------------------------------------------------------------------
    Ho affrontato il compito a casa di ottobre del Gruppo di Lettura con il dovuto entusiasmo e con la prospettiva di una strada di "solo" 120 pagine. Man mano che mi addentravo tra gli insoliti incontri della signorina Alice Liddell arrancavo sempre più perplesso ed affannato.
    Sensazioni? NIENTE. NOTHING. NADA. NICHT.
    Nel senso che questo racconto, tanto noto e di successo, non mi diceva nulla, non muoveva il benché minimo interesse, scivolava via senza increspature in un lago di perplesso disinteresse..
    C'è un coniglio molto indaffarato! E allora? Ha un panciotto ed un orologio! I couldn't care less. Ma l'orologio segna solo i mesi! Vabbè, nu' c'aveva fretta.

    Mi è venuto in mente un autore italiano dall'immaginazione altrettanto onirica ed estrema: Jacovitti. "Jac" è stato un fumettista che ha creato Cocco Bill, un cow-boy che si tagliava le unghie dei piedi a revolverate e si accompagnava a Trottalemme, un cavallo che nelle pause sorbiva con equina compostezza tazze di camomilla. Dal cui pennarello è scaturito un personaggio del calibro del Pirata Gambadiquaglia, cui un'infame palla spagnola aveva amputato una gamba sostiutita poi non dalla consueta gamba di legno ma da una, più esotica, zampa di quaglia (... e la quaglia?). Eroe improponibile di mille caraibiche avventure, in cui gli scontri con i feroci spagnoli si risolvevano a cannonate non a ferre palle incatenate ma a cocomeri, i cui semi venivano poi sputazzati a mitraglia. Qui devo notare che per un ragazzino di otto anni degli anni cinquanta lo sputazzamento dei semi di melone equivale, per livello di godimento trasgressivo, al quattordicesimo shottino di un quindicenne odierno e ad un'orgia con transessuali brasiliani di un trentacinquenne.
    Fatto sta che ancora oggi i rileggo Jacovitti sorridendo.

    Ma questo lascia la questione aperta: perché Jac si e Carroll no?

    La mia ipotesi è che la differenza la faccia la "storia", o meglio la sua presenza nell'italiano contemporaneo e la sua totale assenza nell'inglese vittoriano.
    Perché la comicità di Jac è costruita sul contrasto tra una storia di "normale" avventura punteggiata da fatti astrusi, personaggi improbabili ed oggettì che nemmeno Dalì avrebbe avuto il coraggio di inventare. Il gioco è ben chiaro: la storia sostiene l'interesse, la follia delle invenzioni sorprende ed il contrasto tra le due crea l'effetto comico.
    In Carroll non esiste storia ma tutto si rivolve in una caleidroscopica sequenza di personaggi onirici e di giochi di parole. Certamente, considerato il successo del libro, avranno fatto scompisciare dalle risate le ragazzine vittoriane (... nel modo compostissimo in cui era loro consentito scompisciarsi, beninteso!) ma lasciano del tutto indifferente un ex-ingegnere ultra sessantenne di oggi. Ed a questo si aggiunge la difficoltà del gustare appieno i funambolismi verbali cablatissimi sulla lingua inglese e su poesie e storielline dell'epoca.

    Da leggere?
    Che dire!? Sono perplesso nel rispondere. Probabilmente si, nel caso siate curiosi di un'opera tanto famosa o vi chiediate come ridevano le ragazzine vittoriane.

    -> Seconda lettura -------------------------------------------------------------
    Dopo la prima lettura ho scorso i numerosi commenti, ho letto cenni biografici sull'A. e ho visto alcune delle foto con soggetto la "signorina Liddell" ed alcune sensazioni alle quali non avevo dato alcun peso hanno cominciato a delinearsi con maggiore evidenza e a non essere più facilmente accantonabili.

    La prima, evidente, costatazione è che i lettori si dividono in due gruppi ben distinti: gli entusiasti ed i "tiepidi". Questo è un racconto che non lascia indifferenti: ho lo ami o lo eviti, così interpreto la posizione dei secondi: di fronte a quello che viene universalmente definito un capolavoro non è prudente una stroncatura ma è più prudente una garbata indifferenza.

    La seconda costatazione, rilevato l'attaccamento di Carroll per le bambine e visionate le pose in cui le ritraeva (vedere quello che Google tira fuori con la ricerca: "lewis carroll fotografo"), è che Carroll avesse una personalità perturbata, per non dire morbosa. Non voglio sostenere che fosse un pedofilo, lascio questo giudizio a chi di distubi mentali è più esperto, ma che i suoi comportamenti lo pongono agli estremi della normalità. E questa impressione è rafforzata dalle sue creazioni: personaggi ed avvenimenti non sono solo "buffi" ma attaccano le basi della comune costruzione della realtà, spazio e tempo si dilatano e rimpiccoliscono a caso od a piacimento, i nessi logici sono spesso ignorati ed il flusso del discorso devia sistematicamente dalla consequenzialità logica. E c'è un forte ricorso alla magia, infatti la ragazzina domina l'imprevedibile mutamento delle propie dimensioni solo attraverso un rito (sbocconcellando un fungo).
    Tutto ciò rende "Alice..." non un racconto fantasioso: è ben al di là della favola, è la trascrizione di un sogno... e di quelli brutti pure, una specie di "incubo gentile".

    A questo punto molte delle precedenti impressioni "tornano":
    * l'effetto sul lettore è fortemente influenzato dal rapporto con il proprio inconscio: può essere di profonda indifferenza, di ripulsa e di acceso interese, MAI di blanda accettazione;
    * i bambini, il cui senso della realtà lotta ancora per imporsi sulla fantasia od a trovare un qualche equilibrio con questa, lo adorano;
    * infine, è evidente che questo racconto, nato destinato ai bambini, è impastato di psiche adulta.

    Ed il richiamo a Jacovitti? Svela molto chiaramente che tpo di lettore sono: le creazioni di Jac sono spudoratamente fantasiose e comiche ma solo blandamente oniriche.

    ha scritto il 

  • 2

    In genere si dava degli ottimi consigli, benché poi li seguisse molto di rado.

    Che io e questo romanzo eravamo sul piede di guerra già prima di incontrarci, probabilmente lo sapevate già. Forse il mio errore è stato quello di leggerlo perché ne sentivo l'obbligo, non so voi ma c ...continua

    Che io e questo romanzo eravamo sul piede di guerra già prima di incontrarci, probabilmente lo sapevate già. Forse il mio errore è stato quello di leggerlo perché ne sentivo l'obbligo, non so voi ma ci sono dei lavori - classici e non - che sono nella mia lista di libri da leggere principalmente perché mi sembra di essere l'unica persona a non averlo ancora fatto... e Alice era tra questi. In generale devo dire di esserne rimasta piuttosto delusa, nonostante avessi aspettative basse, avendo sempre detestato il cartone Disney e le varie rivisitazioni approdate al cinema e in libreria nel corso degli anni. Il primo volume, Alice nel Paese delle Meraviglie, mi ha preso poco nella prima parte della storia e ancora meno nella seconda, ma come voto singolo gli avrei assegnato 2,5 stelle probabilmente, in alcune scene è riuscito a farmi sorridere e di per sé non l'ho trovata una lettura terribile. Non posso dire lo stesso di Attraverso lo Specchio, ancora più breve e confuso, le pagine saranno anche poche ma ho faticato davvero a terminarlo e non ne ho proprio capito lo scopo e l'utilità. Se già il primo di senso non ne aveva, il secondo sfocia nella follia e non so, a me non detto né insegnato proprio nulla. Non mi ha colpito la trama, sempre se di trama si può parlare, né i personaggi o le loro avventure... non ho nemmeno trovato delle citazioni che mi piacessero particolarmente e, non odiatemi, le illustrazioni avranno anche uno stile particolare, ma non fanno per me. Bocciate anche - e soprattutto - le canzoni e le filastrocche! Non so se in lingua originale siano più comprensibili, ma almeno nell'edizione che ho letto io (Einaudi 1978) sono assolutamente insensate, a distanza di giorni mi sto ancora chiedendo cosa caspita ci fosse scritto.
    Ragionandoci, e ammettendo senza problemi di non essere una grande fan dei romanzi onirici e confusi, dei sogni e dei flashback, sono arrivata alla conclusione che, semplicemente, non è nelle mie corde apprezzare una storia che ai miei occhi non ha neanche un minimo di logica. Ci sarà una qualche morale che io evidentemente non ho colto, fatto sta che oltre alla confusione questo classico tanto amato a me non ha lasciato nulla. Per me che non leggo tra le righe il fantastico viaggio di Alice è pura follia, un racconto visionario che sarà pure originale, ma per me non vuol dire niente. Immagino che la volontà di Carroll fosse proprio quella di far prevalere la creatività e questo lo apprezzo, ma strutturata in questa maniera a me la storia non è proprio arrivata, peccato! Insomma, ci ho provato e ne sono felice, posso spuntare un altro titolo dei famosi "libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita", ma resto dell'idea che quella di Alice sia una storia molto sopravvalutata. Chissà, se l'avessi affrontata da bambina magari me ne sarebbe rimasto un bel ricordo, ma da adulta l'ho trovato tremendamente inutile.

    ha scritto il 

  • 3

    Un meraviglioso mondo d'inquietudine

    Io non so perché ma, fin da bambina, sia sottoforma di libro che di film/cartone, Alice e il suo paese delle Meraviglie mi ha sempre lasciato un senso di vuoto, inquietudine e stranezza. Carroll di c ...continua

    Io non so perché ma, fin da bambina, sia sottoforma di libro che di film/cartone, Alice e il suo paese delle Meraviglie mi ha sempre lasciato un senso di vuoto, inquietudine e stranezza. Carroll di certo a fantasia era messo bene ma dubito che una storia del genere possa essere pensata senza qualche sottospecie di sostanza allucinogena. Detto questo, i bambini sicuramente ne gioveranno e, soprattutto, la loro fantasia. Tre stelle solo perché devo superare questo trauma..

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico che ho preferito rileggere in lingua originale. Carroll e la matematica camminano a braccetto, ho optato per l'Inglese proprio per riuscire a cogliere quelle sfumature che inevitabilmente ...continua

    Un classico che ho preferito rileggere in lingua originale. Carroll e la matematica camminano a braccetto, ho optato per l'Inglese proprio per riuscire a cogliere quelle sfumature che inevitabilmente si perdono nel corso di una traduzione.

    Ho preso questa edizione anche perchè c'è "and Through the Looking Glass", ovvero il seguito delle avventure di Alice, che peraltro non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Anche in questo caso logica a go go

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro è ricco di giochi di parole, omofonie e riferimenti a storie, filastrocche e canzoncine della cultura anglosassone che possono essere apprezzati solamente conoscendo bene la lingua inglese e ...continua

    Il libro è ricco di giochi di parole, omofonie e riferimenti a storie, filastrocche e canzoncine della cultura anglosassone che possono essere apprezzati solamente conoscendo bene la lingua inglese e leggendo la versione originale. Tradotto perde un po' la sua anima e diventa semplicemente una bella storia fantastica e "assurda" che tutti ormai conoscono.
    Mi è piaciuta l'edizione ricca di note di traduzionè e riferimenti che aiutano nella lettura e nella comprensione della trama.

    ha scritto il 

  • 5

    The Annotated Alice

    Bellissima (e famosa) edizione annotata di Martin Gardner, tradotta bene in italiano da D'Amico, in un formato che rende giustizia alle illustrazioni di Tenniel, riprodotte decentemente (considerato a ...continua

    Bellissima (e famosa) edizione annotata di Martin Gardner, tradotta bene in italiano da D'Amico, in un formato che rende giustizia alle illustrazioni di Tenniel, riprodotte decentemente (considerato anche il costo molto contenuto del libro). Le note di Gardner non sono mai ridondanti né didascaliche, ma spianano la strada per capire davvero cosa volesse dire 150 anni fa Carroll, e perché alle figlie dei suoi amici questo racconto piacesse così tanto. Così, si scopre perché la Finta Tartaruga piange sempre e invece il Cheshire Cat non fa altro che sorridere, perché il Bianconiglio è ossessionato dai guanti e perché una corsa elettorale dovrebbe asciugarti quando ti bagni.

    ha scritto il 

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