America

Di

Editore: Mondadori - De Agostini

3.9
(1473)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 334 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Olandese

Isbn-10: A000052568 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Non rilegato , Cofanetto , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Viaggi

Ti piace America?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
SCHEDA DOPPIAquesto libro è già presente nel database. Rimuovi questa scheda dalla tua libreria e al suo posto usa questa.http://www.anobii.com/books/017ca407cca3be1d9e/
Ordina per
  • 4

    Dietro al tendone dell'ultima pagina...(L')America di Kafka

    "Il fuochista", primo capitolo del primo romanzo di Kafka, fu pubblicato in una rivista nei primi anni del'900 e si può ritenere l'unica parte non manomessa e coscientemente pubblicata della prima ope ...continua

    "Il fuochista", primo capitolo del primo romanzo di Kafka, fu pubblicato in una rivista nei primi anni del'900 e si può ritenere l'unica parte non manomessa e coscientemente pubblicata della prima opera di Kafka. Cominciata con il titolo de"Il disperso" e poi abbandonata dallo scrittore con le precise istruzioni di dare il resto alle fiamme, se non che fu Max Brod, suo amico e collaboratore, a venir meno ai voleri dello scrittore tanto che lo fece arrivare alla pubblicazione postumo nel 1927 con il titolo di"America", presentandolo a mio avviso in modo non poco truffaldino come l'opera in cui Kafka considerava il suo ultimo romanzo come il "Più ricco di gioiosa speranza e più luminoso; come una sorte di riappacificazione con l'animo tormentato dopo tanta angoscia e nevrosi".
    Tra Brod e la critica letteraria quindi, si formarono varie correnti interpretative: dal "romanzo teologico" con un triplo peccato originale e conseguente cacciata(Piero Citati su tutti),al dualismo innocenza-colpevolezza ed espiazione della colpa, fino alle forzate migrazioni dei molti connazionali verso gli stati degli USA e le loro precarie se non peggiori condizioni di vita. E poi appunto le sostanziali differenze con gli altri romanzi che così nette a me non son sembrate. Certo la lettura di Kafka è impegnativa, i personaggi e i fatti hanno sempre un'altissima valenza simbolica, un concentrato metaforico dove per capire il contesto bisogna conoscere anche l'uomo-artista e la sua visione della vita. Quindi anche "America", per quanto molto sia stato detto, non si discosta così tanto nell'essenza del messaggio. A parte gli indizi simbolici(con la k l'inizio di Karl come con la k l'inizio del nome dei protagonisti nel Processo e nel Castello)sono appunto i piani narrativi, i temi centrali di colpa-espiazione,processo o accusa accanita, esilio o viaggio quasi irreale con la sospensione e il mistero dietro al tendone dell'ultima pagina. Nei temi più realistici troviamo la giustizia un ambiguo baluardo della coercizione e dell'imposizione(in America la statua della libertà al posto della fiaccola ha in mano una spada), dell'aggressione quindi, di quell'impero, rispetto all'umanità inerme. Da qui si può ritornare ai rapporti di Kafka con l'autorità costituita, contro ogni forma di nazionalismo, di paternalismo o di potere gerarchizzato. Molte testimonianze, anche di amici intimi, lo ricordano non un semplice simpatizzante anarchico, e la complessità della sua rivolta, il suo spirito libertario è manifesto e si oppone al carattere autoritario del sistema anche con la fantasia estrema o con quell'ironia della sua immaginazione che caratterizzeranno tutta la sua opera. Nel "capitolo finale", si trasformano le disavventure di un giovane sbarcato in America, in un allucinato ed ambiguo viaggio stile Pinocchio di Collodi, con tutte le sue somiglianze e con la stessa aria grottesca, che dalla risata porta al disagio: quindi sdoppiamenti, effetti non consequenziali alle loro cause, deja-vu, presentimenti e una grande abilità dello scrittore di rappresentare il sogno e il suo habitat...è nota la passione di Kafka di riscrivere i suoi sogni per poi riabilitarli negli allucinati racconti:città fantastiche, animali(soprattutto cani), metamorfosi e quant'altro sono presenti anche in "America"tanto che, le descrizioni di questa immensa nazione sono così inquietanti, forse perché in qualche modo riflettono una verità e una profetica visione...l'ultimo capitolo che potrebbe fare storia a sé, è la descrizione del Teatro Nuovo di Oklahoma, in esso Kafka crea un mondo autosufficiente e irreale, suggestivo quanto misterioso. Una maestosa e luccicante organizzazione che promette lavoro a tutti: c'è posto per tutti dicono, mentre pompose ed enormi messinscena esprimono un fasto ipnotico fine a se stesso...questo grande artificio ambulante non può che creare curiosità ma se è questo il lieto fine non si può non percepire quel magnetismo, quell'incognita o quell'inquieto mistero che fanno pensare a qualcosa di celato, di non detto. Qual'è il lavoro? a quanto la paga? di che tipo di teatro si tratta? e se più di qualcuno ha fatto riferimento al paese dei balocchi di Collodi, magari la posta è così simile da essere in qualche modo la propria identità o comunque la resa in schiavitù, questione realistica tanto per il popolo africano che per gli immigrati del tempo,”Inglesi ed irlandesi, polacchi ed italiani”compresi. Kafka sembra sottintendere nelle sue descrizioni, anche le più comiche(bisognerebbe rileggere l'ottimo saggio“Comicità in Kafka” di Renato Barilli) che di fronte a un enorme faraonica costruzione, soltanto il sacrificio della propria individualità può esser la posta in palio. Prima di arrivare ad Oklahoma City sono invece vistosi i riferimenti col popolo ebraico: la diaspora, il peregrinare, l'attesa nella città di Ramses dai grattaceli come alveari, riporta alla città della schiavitù per il popolo eletto, fino ad arrivare alla città di New York, dai mille tentacoli e altrettante contraddizioni. Questo Golem sgangherato dove ai suoi piedi un mare di esistenze naufragano o vivacchiano tra i vicoli, con descrizioni tra l'uso costante dell'immaginazione, usando come supporto esperienze e relazioni di viaggio e esigenze formali sull'esempio dei naturalisti francesi. Quasi un tributo questo, a quella corrente o al realismo di Dickens o agli autori ottocenteschi dalle narrazioni di grande respiro. Attorno al Libero Teatro si possono fare le ultime considerazioni...della simpatia di Kafka per le masse meno agiate segno della sua già citata militanza nei circoli anarchici praghesi, e la trasformazione delle nuove situazioni da qualcosa di incomprensibile in qualcosa di accettato e possibile, critica pionieristica alla civiltà dello spettacolo e del tutto è possibile. Anche se con un po' di" stanchezza finale", Kafka, col rifiuto del facile psicologismo, preferisce il linguaggio teatrale della cultura jiddish: è qui che da un'immagine dell'America, la più delirante, la più inquietante e grottesca. Per poi arrivare dinnanzi al Libero Teatro di Oklahoma per chiederci se dietro a quei tendoni c'è davvero la piena e nuova soddisfazione, il deserto o cos'altro. Kafka purtroppo non lo svelerà ma, dalle ottimistiche parole di Brod, si è ben lontani. Piuttosto torna quel clima che fu dello scrittore praghese, in cui una piccola bega può trasformarsi nel più grande degli incubi; è l'abilità di questo aspetto enigmatico permanente generato nell'opera, le stesse ossessioni site in tutto il lavoro di questo grande scrittore, le stesse ossessioni descritte con quella ilarità, quella ironica leggerezza, punto di rottura del nostro specchio che una volta esploso ci lascia con l'affinità più che precisa tra l'ambiguità di un epoca e le nostre di ossessioni: fantasmi enormi ed efficaci che ci fanno confondere un raffinato incubo come "America" nel romanzo “della speranza” di Franz Kafka.

    ha scritto il 

  • 3

    inquietante

    Questo romanzo è incompiuto, ma è molto interessante: il primo capitolo l'avevo già letto in una raccolta di racconti. Nel seguire le avventure in America dell'adolescente Karl si viene accompagnati d ...continua

    Questo romanzo è incompiuto, ma è molto interessante: il primo capitolo l'avevo già letto in una raccolta di racconti. Nel seguire le avventure in America dell'adolescente Karl si viene accompagnati da un'inquietudine di fondo, che la prosa precisa e distaccata di Kafka rende ancora più forte. Mi è sembrato di rileggere Justine di De Sade ma questa volta provando non il sadismo che De Sade mette nelle sue pagine alzando volutamente i toni, ma una vera e propria paura del non-raccontato/non-visto, temendo che alla prossima pagina al protagonista potesse accadere qualcosa di molto brutto. Come finisce (che poi non finisce, essendo incompiuto), sta a voi leggerlo... e prendervi un po' di agitazione! :-)

    ha scritto il 

  • 4

    Il fattore K

    Non a caso l'aggettivo kafkiano ha trovato casa nel vocabolario universale dell'esperienza umana.
    Quando vogliamo definire le situazioni e i sentimenti dell'assurdo e del grottesco, ma anche l'angosci ...continua

    Non a caso l'aggettivo kafkiano ha trovato casa nel vocabolario universale dell'esperienza umana.
    Quando vogliamo definire le situazioni e i sentimenti dell'assurdo e del grottesco, ma anche l'angoscia che chiude la gola, il labirinto infinito e senza scampo entro cui ogni significato si perde, la realtà coincidente con l'allucinazione e il trionfo del paradosso.
    C'è tutto il Kafka futuro qui. Meno strutturato e quindi meno rigoroso, certamente, ma allo stesso modo geniale. E nelle pieghe del tragico e del parossistico s'affaccia, inevitabile, il sorriso dell'irresistibilmente comico.

    ha scritto il 

  • 3

    Il personaggio di Karl è un incrocio tra Pinocchio e Gianburrasca, ti vien voglia di scuoterlo per la sua dabbenaggine sin dal prime righe. Per il resto una bella scrittura, ma non il meglio di Kafka. ...continua

    Il personaggio di Karl è un incrocio tra Pinocchio e Gianburrasca, ti vien voglia di scuoterlo per la sua dabbenaggine sin dal prime righe. Per il resto una bella scrittura, ma non il meglio di Kafka.

    ha scritto il 

  • 4

    Il "sogno americano" di Kafka ...

    Il giovanissimo Karl Rossmann accetta suo malgrado dalla sua famiglia di allontanarsi da Praga per andare in America così da non dover affrontare lo scandalo da lui stesso provocato di non aver saputo ...continua

    Il giovanissimo Karl Rossmann accetta suo malgrado dalla sua famiglia di allontanarsi da Praga per andare in America così da non dover affrontare lo scandalo da lui stesso provocato di non aver saputo resistere all'assalto amoroso (subìto passivamente) di una cameriera rendendola così madre.
    Ma in America , dopo un inizio promettente propiziato dall'incontro col suo facoltoso zio Jakob , le cose diventano improvvisamente complicate a causa di quella che viene considerata una mancanza di riguardo nei confronti dello zio stesso cosicché egli si ritrova nuovamente solo .
    E il grande e generoso “Continente Nuovo” non si rivela per lui quella fortunata terra promessa per chi vi cerca fortuna , bensì gli presenta il suo lato peggiore , quello della disoccupazione e della prevaricazione , costringendo il ragazzo , dal carattere timido e remissivo , ad affrontare avversità che non si sarebbe aspettato.
    Il romanzo , incentrato totalmente sulle figure dei personaggi , per lo più oscuri e sgradevoli come quello di Delamarche e di Brunelda , resta alla fine senza una conclusione .
    Ma nella determinazione di Karl di non soccombere nonostante tutto alle difficoltà che la sua nuova vita continua a proporgli e nella sua volontà di combattere per una riscossa (il circo Oklahoma ?) si può forse scorgere una speranza.
    Un'opera giovanile , rimasta incompiuta e pubblicato solo dopo la morte , che mi è parsa la meno “Kafkiana” fra tutte quelle scritte dal grande autore , ma nella quale si possono già intravedere quelle tematiche che diventeranno più ricorrenti nei suoi lavori successivi , quali il difficile rapporto col padre, i sensi di colpa ed il conseguente desiderio di espiazione da parte del protagonista.

    ha scritto il 

  • 2

    Il Kafka che mi è piaciuto meno.

    Come ha detto Brod, con America si completa la trilogia della solitudine, ma a differenza de Il Castello e Il Processo, a me America sembra proprio... scritto male.

    Ri ...continua

    Il Kafka che mi è piaciuto meno.

    Come ha detto Brod, con America si completa la trilogia della solitudine, ma a differenza de Il Castello e Il Processo, a me America sembra proprio... scritto male.

    Risente ovviamente dell'essere incompleto (così come Il Castello, comunque), e sono convinto che il giudizio sarebbe stato diverso, ma il fatto è che anche nel testo che ci è pervenuto vedo un'abbondanza di dettagli inutili che affaticano veramente la lettura (ad esempio nei flash-back di quando ricorda l'Europa, dove ricorda addirittura la posizione in casa di alcuni oggetti [...]).

    E poi, va bene, è Kafka, ma le vicende di Karl sono ridicole.
    Neanche il Fantozzi più sfigato.

    Il rimpianto è non aver potuto leggere ancora di più lo sviluppo dei personaggi di Robinson, Delamarche e soprattutto Brunelda, che erano davvero eccellenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Karl Kafka? Ancora una volta un personaggio kafkiano è così simile al suo autore. Ci mette tutta la buona volontà del mondo ma non riesce mai ad imporsi o a dimostrare la sua innocenza in qualsiasi si ...continua

    Karl Kafka? Ancora una volta un personaggio kafkiano è così simile al suo autore. Ci mette tutta la buona volontà del mondo ma non riesce mai ad imporsi o a dimostrare la sua innocenza in qualsiasi situazione. Rimane però sempre in piedi nonostante tutti gli sconvolgimenti, tutte le vicende, spesso comiche e grottesche che gli capitano. La sua dignità rimane intatta ed anche se il libro è incompiuto, le ultime pagine aprono uno scenario di speranza, tranquillità e felicità. Finalmente.

    ha scritto il 

Ordina per