American dust

Prima che il vento si porti via tutto

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.9
(467)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8876380205 | Isbn-13: 9788876380204 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Monti ; Revisore: Clementina Liuzzi

Genere: Narrativa & Letteratura , Adolescenti

Ti piace American dust?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Arrivano tutte le sere d'estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L'alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprarsi qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sotto braccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda l'America dei suoi sogni, l'alcolizzato, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell'impresario di pompe funebri. La scelta tra hamburger e proiettili e l'amico ferito lasciato lì a morire dissanguato.
Ordina per
  • 4

    Dopo che il carro funebre se ne fu andato con la sua scia di dolenti, come la coda macabra di un aquilone nero, ripensai ancora un po' alla figlia dell'impresario delle pompe funebri e al bambino sull ...continua

    Dopo che il carro funebre se ne fu andato con la sua scia di dolenti, come la coda macabra di un aquilone nero, ripensai ancora un po' alla figlia dell'impresario delle pompe funebri e al bambino sulla via del cimitero, dove sarebbe rimasto dopo che tutti avrebbero fatto ritorno. Non avevo ancora chiaro il concetto di "per sempre", ma sapevo che era più di quanto mancava a Natale.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dramma aleggia fin dalle prime pagine, eppure il tono è, a tratti, brioso, il che rende il tutto ancora più inquietante. La voce narrante è quella di un dodicenne che parla da adulto e al tempo s ...continua

    Il dramma aleggia fin dalle prime pagine, eppure il tono è, a tratti, brioso, il che rende il tutto ancora più inquietante. La voce narrante è quella di un dodicenne che parla da adulto e al tempo stesso quella di un adulto nei suoi panni di dodicenne. Un racconto straniante, di un autore dalla personalità che si percepisce problematica e dalla vita difficile.

    ha scritto il 

  • 4

    “Polvere, polvere d'America” ripete come un mantra l'Autore.
    Ed infatti, un racconto come questo non poteva che essere ambientato in America. Paesaggi “roots”, uomini dalla tempra forte, vicende sospe ...continua

    “Polvere, polvere d'America” ripete come un mantra l'Autore.
    Ed infatti, un racconto come questo non poteva che essere ambientato in America. Paesaggi “roots”, uomini dalla tempra forte, vicende sospese nel tempo, tutto contribuisce a rendere più marcata la presenza del sogno americano infranto.
    Il tutto visto con gli occhi di un bambino. Anche se a distanza di tempo, la voce narrante mantiene la visione del fanciullo che era con tutta la dolcezza e la delicatezza posseduta. Ogni cosa vista dal bambino è filtrata dalla sua dolcezza; persino la morte acquista un'altra dimensione. Oltre lo stupore della scoperta c'è lo spazio anche per la grazia e la leggerezza degli occhi di un bambino che osserva il corteo del funerale di un bambino senza bambini dietro; o che osserva incredulo le tanti morti che contrassegnano la sua crescita.
    La voce narrante trascina il racconto e ci gira intorno quasi volesse evitare quello che è effettivamente il punto centrale del racconto, la conclusione dell'infanzia e l'ingresso nel mondo degli “uomini”
    E' questa indecisione che si percepisce, palpabile, nelle parole del protagonista. Ci gira sempre intorno, costruisce e ribadisce nuovi episodi, sminuzza i particolare dei personaggi, rende il tutto godibile e piacevole, ma è quando devi descrivere quell'unico episodio che sembra smarrirsi e le parole sembr0ano quasi mancare. E' allora che ti accorgi della gigantesca calunnia che è la vita: non è sempre festa, caro bimbo, e che “non c'è solo il dolce ad attenderti, ma molto d'amaro e non è senza un prezzo salato diventare grandi“

    ha scritto il 

  • 4

    Vorrei che invece di proiettili mi fosse venuta voglia di un hamburger

    Piccolo gioiellino di struggente bellezza, questo racconto lungo è l'ultimo scritto di Richard Brautigan, prima che decidesse, nemmeno cinquantenne, di porre fine a una vita fin troppo dedita all'alco ...continua

    Piccolo gioiellino di struggente bellezza, questo racconto lungo è l'ultimo scritto di Richard Brautigan, prima che decidesse, nemmeno cinquantenne, di porre fine a una vita fin troppo dedita all'alcool e falciata dalla depressione.
    Più che una storia unitaria, sono squarci nella infanzia/adolescenza del protagonista, un ragazzo americano che vive nella povertà economica e di sentimenti, in una famiglia che lo lascia per la maggior parte del tempo solo con se stesso, nel tedio più totale. Un ragazzo che prova un piacere morboso nel guardare i funerali dalla finestra, scrivere e studiare della preparazione di hamburger.
    E proprio un hamburger, alla fine, poteva salvarlo. Un hamburger con tanta cipolla, come piaceva a lui. E quella scelta. Quella scelta sbagliata..
    Una prima parte anche divertente e buffa (all'inizio il protagonista sembra un semplice bambino buffo e strampalato come un qualsiasi altro bambino) fa da prologo al lento dramma che andrà a compiersi in quel 17 febbraio 1948, data spartiacque che domina l'intero racconto. La data della fine del sogno americano, di quella polvere che ti si attacca addosso come fuliggine e non ti si stacca più, come viene ripetuto più e più volte nelle poche ma essenziali pagine di questo "American dust".
    Pagine che trasudano malinconia, tristezza e solitudine che non hanno paragoni.

    ha scritto il 

  • 4

    La bella estate

    Questo racconto è molto bello e costruito con sapienza. Fin dalla prima pagina si sa che l’età della spensieratezza è finita ormai per il ragazzo, che rievoca la sua ultima estate di gioia di vivere, ...continua

    Questo racconto è molto bello e costruito con sapienza. Fin dalla prima pagina si sa che l’età della spensieratezza è finita ormai per il ragazzo, che rievoca la sua ultima estate di gioia di vivere, seguita da altre stagioni da vivere con fatica. Questo stato d’animo del narratore e la distanza nel tempo enfatizzano la dolcezza struggente con la quale viene rievocata “la bella estate” in cui il ragazzo viveva in prossimità del lago, pescando dal pontile, ascoltando il vento fra i giunchi, i tordi, i grilli. Il suo appuntamento preferito era verso il tramonto, quando aspettava l’arrivo di una coppia che ricostruiva un salotto sulla sponda del lago, scaricando i mobili dal furgoncino, divano, poltrone, lampade, tavolini e soprammobili.
    L’atmosfera trasognata dell’infanzia, durante la quale il tempo sembra infinito, aleggia ancora sulle acque e fra le pagine, quando il ragazzo ricorda del pontile malfermo che aveva costruito, con l’asse che calava sotto la superficie dell’acqua quando poggiava il piede e gli si infradiciavano le scarpe da ginnastica, ma non gliene importava. Le scarpe da ginnastica più o meno logore erano la sua unica preoccupazione concreta di ragazzo povero. Poi una serie di scelte casuali, su cosa fare, su dove andare, se entrare o meno in una tavola calda, lo porta in un frutteto a sparare alle mele e qui una disgrazia lo strappa ai suoi dodici anni per portarlo lontano, in altre case senza lago.
    L’equilibrio del racconto si regge molto sul fatto che il tono non è melodrammatico né disincantato: il ragazzo e la madre si fanno coraggio e cercano di tirarsi fuori da tutto questo. Tuttavia, in trent’anni, il ragazzo non smette mai di rivedere il film del lago, del salotto sull’acqua, dell’hamburger, dei proiettili calibro 22 e delle mele.

    ha scritto il 

  • 4

    Richard Brautigan

    Un romanzo breve. Intimo.
    In cui l’autenticità affonda nell’autobiografia, in cui un ragazzino di dodici anni avrebbe potuto comprarsi un bel hamburger con tanta cipolla e sarebbe stata tutta un’altra ...continua

    Un romanzo breve. Intimo.
    In cui l’autenticità affonda nell’autobiografia, in cui un ragazzino di dodici anni avrebbe potuto comprarsi un bel hamburger con tanta cipolla e sarebbe stata tutta un’altra vita.
    La storia è una non storia. Episodi che sono ricordi, sogni rimasticati, preludi all’evento drammatico. Un perdere tempo, tergiversare ritardare rimandare. In un perfetto delicato equilibrio di dolore ed ironia. In cui la morte fa il girotondo ed è sempre presente. Accompagna il ragazzo. Lieve, struggente.
    Un’America fuori dal suo sogno. Desolata, periferica, povera. Tipi strambi, emarginati. In un qualche lago dell’Oregon.
    E i fantasmi che escono fuori.

    Polvere americana. Prima che il vento si porti via tutto.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per