Aracoeli

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.9
(429)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 328 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806054848 | Isbn-13: 9788806054847 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    Manuele Penati, quarantatreenne, rievoca la sua infanzia, negli anni '30, e specialmente il rapporto di amore e odio con la madre, la spagnola Aracoeli. Ora Manuele è un uomo solo, dai pensieri contor ...continua

    Manuele Penati, quarantatreenne, rievoca la sua infanzia, negli anni '30, e specialmente il rapporto di amore e odio con la madre, la spagnola Aracoeli. Ora Manuele è un uomo solo, dai pensieri contorti, con una pessima immagine di sé: quella d'un "traballante cartoccetto di errori e di vergogne (tutti di genere femminella)". Il suo viaggio in Spagna, nei luoghi dell'infanzia materna, potrà forse essergli utile per ritrovare lei, l'Aracoeli originaria, e anche se stesso.
    L'ultimo romanzo di Elsa Morante, grandioso, è godibile con qualche fatica: un viaggio anch'esso, con certi passi da valicare, fino alla meta appagante.

    ha scritto il 

  • 4

    Splendido delirio

    Il romanzo, scritto in prima persona, è carico di desolazione con l'ossessione della Morante di condividere un vissuto tragicamente segnato dalla guerra e dalla paura. La scrittura sovrabbondante e di ...continua

    Il romanzo, scritto in prima persona, è carico di desolazione con l'ossessione della Morante di condividere un vissuto tragicamente segnato dalla guerra e dalla paura. La scrittura sovrabbondante e diversa, smisurata e impertinente, segna il definitivo abbandono di ogni illusione positiva sul mondo. L'A., costruisce una storia intrigante e coinvolgente, delle vere pagine di letteratura sul rapporto edipico tra madre e figlio, la ricerca delle origini sono viste con gli occhi di un bambino in un viaggio alla ricerca di un gesto d'amore. E' un romanzo pieno di passioni e di ricerca, dunque, di fatti strani accompagnati dal gelo della morte, tra realtà e sogno, e le vicende scabrose e ambigue ivi contenute non sono viste con curiosità molesta, ma attraverso le innocenti fantasie di un ragazzino, mentre la narrazione s'incastra ammirevolmente con la turbolenza dei sentimenti del protagonista.

    ha scritto il 

  • 0

    Aracoeli ,come mio primo approccio all'opera della Morante,si è rivelato bello e sofferto. Sofferto perché da un lato il protagonista vive un'esistenza di dolore,rimpianto e malinconia,ricercando in o ...continua

    Aracoeli ,come mio primo approccio all'opera della Morante,si è rivelato bello e sofferto. Sofferto perché da un lato il protagonista vive un'esistenza di dolore,rimpianto e malinconia,ricercando in ogni istante un assaggio d'amore che però non arriva. Sofferto d'altra parte perché in certi tratti la lettura arranca e sembra di disperare insieme a Manuele,di respirare la sua stessa aria di angoscia e di necessità inappagata. Ma la necessità del lettore a mio parere verrà soddisfatta perché ogni parola esprime alla perfezione il senso finale del libro: ossia,che la fatalità del destino può ricadere anche sulle persone che più amiamo e che una simbiosi d'amore completa non sarà mai possibile perché i nostri desideri il più delle volte verrano fraintesi o non compresi da chi ci sta intorno. Amare e non essere amati,soffrire e non essere capiti,bramare qualcosa e allo stesso tempo vedersela strappare crudelmente da sotto gli occhi dalla vita. Questo è stato per me Aracoeli.

    ha scritto il 

  • 4

    La prosa della Morante è sempre perfetta, impeccabile. Le sue storie si avvicinano sempre a temi universali come amore, morte, rapporti madre-figlio, religiosità, utopie di vita. Una vita mai ideale m ...continua

    La prosa della Morante è sempre perfetta, impeccabile. Le sue storie si avvicinano sempre a temi universali come amore, morte, rapporti madre-figlio, religiosità, utopie di vita. Una vita mai ideale ma spesso idealizzata, in cui i personaggi devono continuamente sbattere, farsi trascinare, scontrarsi fino a comprendere la loro posizione nel mondo ma mai i motivi dell'esistenza, le ragioni di tutto il dolore presente nella vita.
    Ultima opera della scrittrice (la più "misteriosa" e sofferta, secondo i critici), Aracoeli non delude, romanzo corposo, narrazione fiumana, a cui mancano le divisioni in capitoli e i particolarismi tipografici a cui la Morante ci aveva abituato con i romanzi precedenti.
    Protagonista è Manuele, uomo ormai maturo che percorre un viaggio verso i luoghi d'origine della madre, l'Aracoeli del titolo, ripercorrendo a ritroso il rapporto con questa. La sua vita appare profondamente influenzata dalla donna, alla quale è legato da un rapporto morboso e dipendente. Nonostante la madre sia morta da tempo, il narratore non riesce ad emanciparsi da lei, al punto da eleggerla a meta del suo viaggio-scoperta dei luoghi di cui ha memoria solo attraverso le storie raccontategli da lei.
    La narrazione però non è lineare, tutt'altro. Ci si muove in molteplici direzioni temporali, dai fatti che si svolgono al presente a quelli del giorno prima, a ciò accaduto un anno fa fino all'infanzia, per tornare ancora al presente. Ed è proprio quest'esperienza di tempo discontinuo che rende la lettura imperdibile, imprevedibile, con continui rimandi interni a situazioni e luoghi, con personaggi ridisegnati dal muoversi nel tempo ed esperienze (s)formative del protagonista, sempre osservatore, a volte ingenuo, del mondo attraverso i suoi occhiali (che lo aiutano a vedere ma che al contempo lo rendono oggetto di scherno fin da piccolo, anche in famiglia).
    La lingua usata, drammatica, a tratti ironica, piena di arcaismi e particolarità lessicali rende la lettura una continua scoperta, immersione nella conoscenza della lingua.
    Un romanzo-monumento di un'intera esperienza letteraria, da leggere con calma, concentrandosi pagina per pagina, fino ad un epilogo che spazza via ogni certezza che il lettore crede di avere.

    ha scritto il 

  • 5

    Anche questo romanzo come l’amore molesto e i lunedì blu tratta del rapporto madre-figlio, rapporto edipico che si fa con la malattia materna ambivalente e insicuro e che è caratterizzato dalla paura ...continua

    Anche questo romanzo come l’amore molesto e i lunedì blu tratta del rapporto madre-figlio, rapporto edipico che si fa con la malattia materna ambivalente e insicuro e che è caratterizzato dalla paura dell’abbandono, una realtà di fatto più che una paura. Il romanzo ripercorre la storia della cacciata dal paradiso materno del piccolo Manuelino, amatissimo dalla prima Aracoeli, la madre-bambina (anche il nome ricorda il paradiso)poi sempre più ai margini fino al periodo dell’aggravarsi della malattia materna in cui il povero bambino diventa invisibile al padre e alla madre. Dimenticato dai genitori è tirato su dai terribili nonni ( le statue parlanti, i due convitati di pietra) che non hanno per lui nessun affetto ma molte aspettative (l'educazione, la mascolinità).
    L’approccio con la Morante è stato per me abbastanza difficoltoso. La lettura a un primo impatto sembra incepparsi per le parole obsolete, la lungaggine, lo stile ricercato che si pongono come degli ostacoli. Ci vuole pazienza: ci vuole tempo per entrare nella storia e nel mondo di Elsa, poi la scrittura diventa luminosa e in certe pagine ha dei lampi di assoluto genio, usa delle immagini bellissime. Entrandoci un po' più in sintonia si intuisce che quello che sembrava un gusto retro (in fondo scrive ai tempi di Moravia non di Manzoni) cela invece l'ambizione di inventare per il proprio mondo una propria lingua che usa le parole in modo leggermente diverso dal solito e che suggerisce immagini. La storia potrebbe essere morbosa, scabrosa, torbida in mano a qualcun altro, per esempio al suo ex marito: una madre per un tumore al cervello manifesta una ossessione per il sesso che aumenta di gravità fino a stravolgerne il carattere, a farle dimenticare l’amato marito e l’amatissimo figlio. La cosa bella è che la vicenda scabrosa non è mai guardata con curiosità molesta o compiacimento o con il gusto del torbido ma attraverso gli occhi innocenti e fantasiosi del bambino. Il racconto è magico, tra realtà e sogno, tra fiaba e ricordo. Il miscuglio è bellissimo, e ci sono delle immagini indimenticabili: il mare, Aracoeli, le due statue parlanti, il toro nero, la donna cammello. E’ comunque una storia piena di affetto oltre che di dolore: del figlio per la madre ma anche per il padre, di Aracoeli per marito e figlio, per non parlare del padre che ha per la moglie un amore assoluto e incondizionato, forse eccessivo, nel senso che la madre oscura Manuelino che finisce dimenticato dai nonni e comunque subisce il trauma del plurimo abbandono e la cacciata definitiva dal paradiso. I sentimenti ci sono e sono forti ma non arrivano, si perdono per cui ognuno è allo sbando per conto suo ma con la sensazione di non avere perso proprio tutto. Ognuno si rifiuta di adottare la condanna rigida del mondo benpensante nonostante la realtà della debolezza e del tradimento. C’è la consapevolezza che dietro ogni tradimento non c’è un calo d’amore ma la malattia del corpo e dell’anima contro cui è impossibile lottare. La storia è comunque triste perchè ogni personaggio viene abbandonato a se stesso.

    “Io se fisso il cielo stellato fino in fondo, lo vedo tutto una fornace nera, che schizza braci e faville; e dove tutte le energie da noi spese nella veglia e nel sonno continuano a bruciare, senza mai consumarsi. Là, dentro quella fornace planetaria, si sconta la nostra vita. E’ qua, dalle nostre vite, che l’intero Là succhia tutta l’energia per i suoi moti. E allora, io vorrei che venisse il Sabato della paga finale, dove l’intero firmamento si spegne.”

    ha scritto il 

  • 5

    Libro struggente sul rapporto madre-figlio. E' un continuo alternarsi di ricordi di sensazioni e di storia reale
    vissute, o forse solo immaginate, dal figlio in modo spasmodico e assolutista che lo co ...continua

    Libro struggente sul rapporto madre-figlio. E' un continuo alternarsi di ricordi di sensazioni e di storia reale
    vissute, o forse solo immaginate, dal figlio in modo spasmodico e assolutista che lo condiziona e condanna per tutta la vita. Stream of consciousness che trascina il lettore da una pagina all'altra anche nei momenti più lenti, quando si avrebbe voglia di interrompere la lettura. Bellissimo,

    ha scritto il 

  • 4

    Vivere significa: l’esperienza della separazione. (p. 18)

    "A volte – specie in certe solitudini estreme – nei vivi prende a battere una pulsione disperata, che li stimola a cercare i loro morti non solo nel tempo, ma nello spazio. C’è chi li insegue all’indi ...continua

    "A volte – specie in certe solitudini estreme – nei vivi prende a battere una pulsione disperata, che li stimola a cercare i loro morti non solo nel tempo, ma nello spazio. C’è chi li insegue all’indietro nel passato e chi si protende al miraggio di raggiungerli in un futuro ultimo; e c’è chi, non sapendo più dove andare senza di loro, corre i luoghi, su una qualche loro pista possibile." (pp. 6, 7)

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo "La Storia", "Lo Scialle Andaluso" e "L'Isola di Arturo", desideravo proseguire con la lettura delle opere della Morante. Ho acquistato questo poichè "Menzogna e Sortilegio" non era disponibile i ...continua

    Dopo "La Storia", "Lo Scialle Andaluso" e "L'Isola di Arturo", desideravo proseguire con la lettura delle opere della Morante. Ho acquistato questo poichè "Menzogna e Sortilegio" non era disponibile in quel momento.
    Ho trovato un pochino pesanti alcune parti, come se il racconto si ripiegasse su se stesso, senza riuscire a proseguire, anche eccessivo di descrizioni.
    Sono stata tentata di abbandonarlo, più di una volta, ma comunque proseguivo perchè trovavo comunque dei pezzi di quella scrittura eccelsa che tanto amo di Elsa Morante.
    Sconsiglio, quindi, di leggere quest'opera (che è il suo ultimo lavoro) a chi non ha già letto quest'autrice.
    Nonostante le parti pesantucce, vale la pena comunque leggerlo, senza ombra di dubbio.

    ha scritto il 

  • 0

    Adaltavoce, legge Paolo Lombardi

    FINITO!!! La scrittura è della Morante, ma la storia di questo borghese sfigato che vive in un mondo mostruoso e si piange addosso dall'inizio alla fine è difficilmente sopportabile.

    ha scritto il 

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