Asce di guerra

Di ,

Editore: Einaudi

4.1
(988)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 462 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806176072 | Isbn-13: 9788806176075 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
C'erano anche italiani a combattere i guerriglieri Meo, nel fango enell'orrore della giungla indocinese. Uscito in prima edizione nel 2000 pressoTropea, viene riproposto il romanzo corale, avventuroso e documentario in cuigli autori raccolti sotto il nome collettivo di Wu Ming e Vitagliano Ravaglifanno rivivere una pagina sanguinosa di storia, cancellata dalla memoriaufficiale. Alla base della ricostruzione, testimonianze dirette, tra cuiquelle dello stesso Ravagli.
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  • 4

    i sentieri dell'odio mi sono molto piaciuti e mi hanno dato spunti per cercare informazioni. molto buono. Le parti La storia disinvolta del' Indocina invece l'ho trovata difficoltosa, quasi un elenco ...continua

    i sentieri dell'odio mi sono molto piaciuti e mi hanno dato spunti per cercare informazioni. molto buono. Le parti La storia disinvolta del' Indocina invece l'ho trovata difficoltosa, quasi un elenco frettoloso di date, nomi, battaglie.Non mi é bastata per capire e non mi é piaciuta. Chissà quale Wu Ming l'ha scritta

    ha scritto il 

  • 5

    Difficile leggere un libro come questo restando imparziali e mettendo da parte le proprie idee...io non ci sono riuscito, e per questo l'ho adorato.
    Un mix tra romanzo, libro storico e biografia che t ...continua

    Difficile leggere un libro come questo restando imparziali e mettendo da parte le proprie idee...io non ci sono riuscito, e per questo l'ho adorato.
    Un mix tra romanzo, libro storico e biografia che ti prende dalla prima all'ultima pagina con il conseguente dispiacere di averlo finito come mi capita con tutti i miei libri preferiti.
    Musica di sottofondo: Explosion in the sky; Mogwai

    ha scritto il 

  • 3

    consigliato, con debito filtro ideologico

    Un buon libro. Tema interessante (il destino dei partigiani comunisti nel dopoguerra, con particolare attenzione ad alcuni di loro che andarono in Indocina a combattere per i movimenti comunisti local ...continua

    Un buon libro. Tema interessante (il destino dei partigiani comunisti nel dopoguerra, con particolare attenzione ad alcuni di loro che andarono in Indocina a combattere per i movimenti comunisti locali contro i colonialisti francesi). Trama accattivante, con continui salti temporali (1944-1956/oggi) e spaziali (Italia/Indocina), con molto spazio alla narrazione delle vicende storiche della prime guerre indocinesi (1946-1956). Stile piacevole. Unica pecca: in ogni parte del libro trasuda, spesso in modo acritico e fazioso, l'orientamento ideologico degli autori facendone una specie di manifesto dell'ANPI (aspetto giustificato quando parla in prima persona il partigiano comunista, meno nelle altre parti, soprattutto quelle prettamente storico-descrittive).

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un romanzo e nemmeno un saggio di storia, essendovi una parte romanzata che costituisce la struttura del testo, permette la stessa esperienza di lettura che si avrebbe se si leggesse un romanzo ...continua

    Non è un romanzo e nemmeno un saggio di storia, essendovi una parte romanzata che costituisce la struttura del testo, permette la stessa esperienza di lettura che si avrebbe se si leggesse un romanzo storico e si usasse il web per risalire alle fonti su cui ci si è basati per scriverlo e a nozioni di storia per inquadrare "scientificamente" il periodo in cui si svolge la vicenda.
    L'ho iniziato senza sapere di cosa trattasse per scoprire che mette insieme proprio gli ultimi due libri letti, raccontando di due guerre partigiane: quella italiana, e il suo dopoguerra, e quella che si combattè nell'area una volta chiamata Indocina, nello specifico la guerra Vietminh nel Laos, quella guerra che, all'epoca dei fatti, si negava si stesse combattendo. Queste due guerre, lontane nel tempo e tra loro, si intrecciano al racconto dell'oggi, nel libro la Bologna del 2000, incentrato sulla perdita di identità (scempio?) della sinistra e sul tema dell'immigrazione, di cui sembra preoccuparsi solo la parte antagonista con le "sue" tute bianche (i novelli partigiani, nella visione forse un po' troppo entusiasta di Wu Ming). Del dopoguerra italiano si racconta la frettolosa riconciliazione che ha impedito una vera liberazione, esemplificativo il giornale fascista emiliano che cambia nome per riprenderlo dopo appena otto anni senza cambiare un solo membro della redazione, a cui la maggior parte di chi fece la resistenza si adeguò, più o meno a denti stretti; una piccolissima parte dovette espatriare clandestinamente nel blocco sovietico (Cecoslovacchia principalmente) per non finire in prigione (si è corso il rischio di aver più partigiani che fascisti, in carcere, nel dopoguerra!); un'ulteriore minoranza scelse di andare a combattere un'altra guerra di liberazione, proprio in nome dell'internazionalismo di sinistra. Vitaliano Ravagli fece questa ultima scelta, il suo racconto permette di ricostruire il dopoguerra italiano e solo di immaginare le conseguenze che la violenza della guerra in Laos/Vietnam ebbe sui vietnamiti che la combatterono (per i soldati statunitensi c'è Hollywood): Vitaliano deciderà di tornare in Italia, dopo quattro mesi in Laos, per non perdere il proprio equilibrio mentale. Se ne Il sorriso di Pol Pot un frammento riportato in corsivo nel testo fa pensare che il massacro in Cambogia possa esser stato dovuto anche all'impossibilità di potersi fidare dell'altro perché tutti si era riusciti a vincere muovendosi solo nell'ombra e nella menzogna, il racconto di Ravagli aggiunge il tassello della violenza quale strumento difficile da riporre che, alla lunga, può dare assuefazione. Eppure è da patacca crogiolarsi in facili discorsi pacifisti, o star lì a valutare l'opportunità o meno di certe azioni, al calduccio di quella libertà di opinione che proprio quelle azioni su cui si sta a far filosofia hanno permesso di ottenere: una guerra di liberazione, dopo tutto, non è un pranzo di gala.

    ha scritto il 

  • 4

    Non un capolavoro, dal punto di vista puramente stilistico, ma ogni italiano dovrebbe leggerlo, e non per la vicenda principale, ma per il contesto in cui si inserisce, sia "locale" che "globale". ...continua

    Non un capolavoro, dal punto di vista puramente stilistico, ma ogni italiano dovrebbe leggerlo, e non per la vicenda principale, ma per il contesto in cui si inserisce, sia "locale" che "globale".

    ha scritto il 

  • 4

    non è un romanzo, ma un “oggetto narrativo”, così definito dagli autori. “per un terzo autobiografica di Vitaliano Ravagli, per un terzo una miscela di fiction-non fiction e per unt erzo saggio sulle ...continua

    non è un romanzo, ma un “oggetto narrativo”, così definito dagli autori. “per un terzo autobiografica di Vitaliano Ravagli, per un terzo una miscela di fiction-non fiction e per unt erzo saggio sulle guerra d’Indocina”.
    “le storie sono asce di guerra da disseppellire”.

    e i wuming lo fanno, con la testa e con il cuore, con l’accuratezza delle fonti storiografiche e la passione che traspare per la conoscenza di quello che è stato.
    perché l’immagine della Resistenza venga restituita nella sua complessità, senza manipolazioni, evidenziando il dolore di quanti combattendo per la Libertà si ritrovano con le stesse persone al potere, come se nulla fosse cambiato e i sacrifici inutili. I partigiani umiliati.

    Dolorose le pagine della guerriglia in Indocina e della partecipazione , a me totalmente sconosciuta, di partigiani italiani.

    Asce di guerra è un libro che si legge lentamente, intenso e doloroso.
    ma obbligatorio.

    grazie ancora.

    ha scritto il 

  • 4

    Asce di guerra è un romanzo del collettivo Wu Ming pubblicato nel 2000 da Marco Tropea Editore e nel 2005 da Einaudi, scritto con Vitaliano Ravagli (il libro spesso porta il suo nome come primo autore ...continua

    Asce di guerra è un romanzo del collettivo Wu Ming pubblicato nel 2000 da Marco Tropea Editore e nel 2005 da Einaudi, scritto con Vitaliano Ravagli (il libro spesso porta il suo nome come primo autore).

    Mentre il collettivo raccoglieva materiale per la realizzazione del romanzo "54", Carlo Lucarelli gli segnala l'esistenza di un uomo, ex partigiano, che è partito nelle brigate internazionali per andare a combattere con i Nordvietnamiti di Ho Chi Min. Il collettivo si incuriosisce e conosce Vitaliano Ravagli.
    Nato nel 1934, troppo piccolo per fare la Resistenza da combattente ma abbastanza grande per capire la parte giusta, nei primi anni del dopoguerra non riesce ad ambientarsi. La Resistenza ha deposto le armi, il Partito Comunista Italiano non ne è altro che una pallida ombra. Il compromesso storico di Togliatti ha lasciato i gerarchi fascisti più o meno nelle stesse posizioni che avevano con il duce. I poveri restano poveri, nonostante il Partito. Qualche partigiano fugge verso la jugoslavia di Tito, oppure in Cecoslovacchia. Vitaliano Ravagli seguirà il suo sentiero dell'odio fino in Vietnam.

    Il romanzo, che è fondamentalmente la biografia del partigiano, si articola su 3 filoni, continuamente alternati tra loro:

    In cerca del Vietcong romangnolo, totalmente fittizia, in cui un avvocato bolognese, Daniele Zani, dopo la morte del nonno partigiano Soviet, sente parlare del romagnolo che è andato a farsi la guerra di Indocina dopo la fine della guerra civile in Italia;
    Sentieri dell'Odio, che narra in maniera dettagliata le vicende e la vita avventurosa di Vitaliano Ravagli;
    Tre fratelli, lo zio Ho e lo zio Sam, che come recita il sottotitolo ("Storia disinvolta delle guerre di Indocina") è un inquadramento storico dell'Indocina negli anni '50.

    Asce di guerra è un libro bellissimo. Parla di Resistenza, e di un periodo storico volutamente oscurato, il momento in cui i partigiani devono deporre le armi o continuare la Rivoluzione. Parla di eroi che hanno scacciato i fascisti dalle loro terre, che poi vengono dimenticati ed emarginati da una società che spesso li rinnega. Parla di grandi uomini che non riescono a rassegnarsi alla loro Italietta quando hanno sognato per anni la Rivoluzione di un mondo migliore. Parla di Ho Chi Min, e di una rivoluzione che ha tenuto in scacco mezza Europa e gli Stati Uniti per oltre 20 anni.
    Il tutto con la credibilità storica e la ricerca che il collettivo Wu Ming riesce a mettere in campo.

    ha scritto il 

  • 4

    Le storie sono asce di guerra da disseppellire.

    "...Per chi era con me in quella giungla.
    Per Budrio, chissà dove riposano i suoi resti.
    Per i miei figli, che sappiano dove conducono i sentieri dell'odio.
    Ma ribadisco che non mi pento. Reagire ai s
    ...continua

    "...Per chi era con me in quella giungla.
    Per Budrio, chissà dove riposano i suoi resti.
    Per i miei figli, che sappiano dove conducono i sentieri dell'odio.
    Ma ribadisco che non mi pento. Reagire ai soprusi è umano.
    Forse ora i serpenti smetteranno di strisciare.
    A volte, nelle serate terse, guardo verso sud, la linea blu degli Appennini che degrada sull'orizzonte. Penso alle battaglie della Trentaseiesima. Penso ai cinque continenti, sterminate distese di terra, moltitudini di uomini e donne in marcia. Ricordo, come si li avessi vissuti tutti, secoli di lotte e sangue. Mi sento parte di una comunità universale che supera i confini e congiunge le epoche, le comunità di coloro che prendono d'assalto il cielo. E penso al vecchio Bob, che non poté diventare vecchio. Un giorno qualcuno s'impadronirà di quel futuro che i miei eroi non poterono conquistare. Sì, penso a Bob, al comandante Bob che urla "All'attacco, Garibaldi, avanti, dio boia!"
    E mi ritrovo a mormorare tra me e me: "Sì, dio boia, avanti"."

    ha scritto il 

  • 4

    Il Dopoguerra. Gli anni Cinquanta. Avrei sempre voluto intervistare mio nonno. Ho rimandato fino a che non è stato troppo tardi. E così, a trent’anni, ti ritrovi con la sensazione di aver perso qualc ...continua

    Il Dopoguerra. Gli anni Cinquanta. Avrei sempre voluto intervistare mio nonno. Ho rimandato fino a che non è stato troppo tardi. E così, a trent’anni, ti ritrovi con la sensazione di aver perso qualcosa, come smarrir il filo del discorso…

    Io non riesco a non dare sempre punteggio pieno ai libri dei Wu Ming. Quando sono in collettivo poi a mio avviso sono tra le cose migliori dell’editoria corrente, tra i pochi a potersi considerare letteratura.

    Asce di Guerra è il più arrabbiato, ingrato, frustrato, violento dei libri del collettivo. Perchè? ovvio, perché questa volta si parla dell’Italia, dell’ultima opportunità che questo Paese ha avuto per fare una vera rivoluzione, cambiare le cose e della conseguente occasione fallita.

    Rilettura interessante e fresca della resistenza. Un po’ romanzo, un po’ saggio, un po’ manifesto ideologico come per Point Lenana. A parlare sono i protagonisti che i Wu Ming rintracciano. Realtà storica e finzione si intrecciano e confondono, come sempre per il collettivo. La guerra di resistenza nell’Appenino Tosco-Emiliano diventa una narrazione collettiva di episodi più o meno eroici; a parlare sono i protagonisti, ragazzi che la guerra l’hanno fatta in primis per la disperazione data dalla fame, solo poi per gli ideali.

    E cosa emerge dal racconto? nulla di nuovo, questo Paese non lo puoi cambiare: l’Italia è la conferma che la Storia è un processo evolutivo sostanzialmente basato sul modello della dipendenza dal percorso e in parte un processo per cambiamenti graduali e per incremento, i cambiamenti sono solo apparenti, fratture vere non ce ne sono. Le spinte possono esserci, ma vengono bloccate e i rigurgiti finiscono per essere soffocati allontanando i sediziosi come nell’Italia del Secondo dopoguerra.

    Alla costituente c’è andata gente che le armi non le aveva mai prese in mano e questo fa la sua bella differenza

    Poi come al solito quando leggo i Wu Ming, imparo e imparo tanto. E qui si spazia dalla resistenza italiana alla seconda guerra mondiale, dalla storia dell’internazionale comunista alla storia del Sud-Est Asiatico.

    Non avevo prima la minima idea che ex-partigiani fossero finiti a combattere in Indocina; che il Partito Comunista (quello internazionale in cui il migliore amico del capo universale era un italiano) inviasse i reduci a supportare la guerriglia nella giungla, in quella terra di nessuno tra Vietnam, Laos, Cambogia. Nei prodromi della guerra del Vietnam c’erano partigiani italiani e chi meglio di loro poteva insegnare la guerriglia?

    Libro potente senza dubbi, lascia il segno (almeno a me lo ha lasciato). Discontinuo e controverso, i WM stessi riconoscono che:

    “Questo libro contiene le pagine migliori che abbiamo scritto. Questo libro contiene le pagine peggiori che abbiamo scritto”

    Dal punto di vista letterario, forse l’espediente narrativo è un tantino debole, ma nella prefazione il collettivo ne spiega le ragioni. L’avvocato in cerca del passato regge la trama fino ad un certo punto, ma è a mio avviso molto buono l’innesco: tutto è collegato nel mondo in un processo storico senza barriere e confini. Se oggi l’Italia è il mostro che spedisce indietro migranti disperati è anche per il processo incompiuto di democrazia.

    La rabbia degli autori e del co-autore Vitaliano Ravagli è evidente nelle parti in cui si analizzano i motivi di quei compromessi che i vincitori decisero di accettare con i vinti (paradossale, no?) sotto le insegne della pacificazione naziona ... recensione completa https://parladellarussia.wordpress.com/2014/06/29/asce-di-guerra-wu-ming/

    ha scritto il