Assassinio allo specchio

Di

Editore: Hachette (I grandi gialli di Agatha Christie)

3.9
(1423)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 190 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Catalano , Norvegese , Polacco , Svedese , Finlandese

Data di pubblicazione: 

Traduttore: Lidia Ballanti

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 2

    L'ultima Agatha - 01 ago 16

    La nostra intrepida vecchietta scrittrice ha ormai superato la boa dei settanta anni, e la sua scrittura ed inventiva ne risente. Soprattutto, credo, nei libri, come questo, dedicati a Miss Marple, ch ...continua

    La nostra intrepida vecchietta scrittrice ha ormai superato la boa dei settanta anni, e la sua scrittura ed inventiva ne risente. Soprattutto, credo, nei libri, come questo, dedicati a Miss Marple, che non sono mai riuscito a farmi piacere fino in fondo. Ne risulta come vedremo in vari punti, un libro dolente, quasi in minore, direi. Come risulta anche che la nostra Agatha senta approssimarsi la fine della sua vita, e voglia, in qualche modo, trovare la maniera di dare una degna fine ai suoi personaggi. Rimane sempre, infatti, il dilemma per gli autori di personaggi seriali talmente ben riusciti che non si sa come terminare. Ognuno ha la sua ricetta, e, come diceva il buon Lorenzo di Guzzanti, è sbagliata. Sbagliò Conan Doyle a far morire Holmes, tanto che lo dovette far “resuscitare” miracolosamente. Sbagliò Simenon a non far andare in pensione Maigret (ci provò a metà degli anni Trenta, ma dopo la guerra lo fece tornare in servizio). La nostra Signora del Giallo lo farà (ne vedremo i risultati tra qualche libro). Per ora mette le premesse ad un’onorata fine per la buona zia Jane. La troviamo, infatti, relegata in casa, un po’ acciaccata, accudita (malamente) da una petulante badante. Riesce solo ad intervenire perché la vicenda si svolge a St. Mary Mead, dove conosce tutti, e tutti le riportano notizie, e perché le indagini sono affidate al nipote del suo vecchio amico ispettore di Scotland Yard, che quando non sa che fare, decide per una bella ed istruttiva chiacchierata con la nostra vecchietta. Ed è tutta la prima parte, prima che incominci il giallo vero e proprio, che ci dà la misura della stanchezza e della fine ormai vicina sia di Miss Marple sia di Lady Christie. La vicenda, poi, è veramente in tono minore, ed io, che forse ho letto molto, ma mi faccio sempre sorprendere dalle trame intelligenti, avevo già decrittato fin dalla prima morte. Certo, Agatha cerca ben presto di imbrogliare le carte, di seminare indizi per sviare l’attento lettore. Senza però riuscire nell’intento. La vicenda nasce all’arrivo nella cittadina di una attrice, nella parabola discendente della carriera, travagliata da molti problemi psichici. Ha avuto già tre matrimoni alle spalle, e solo ora con il quarto marito (che l’amava devotamente) sembra aver trovato la pace. Non riuscendo ad avere bambini, ne aveva adottati tre, per poi mandarli via, più o meno bruscamente, quando scopre di essere incinta. Purtroppo, il figlio nasce con seri problemi fisici e psichici, ed anche questo non aiuta Marina a rimettersi in carreggiata. Il punto di partenza arriverà nella grande festa per l’inaugurazione della nuova casa della star. Tutta la popolazione è invitata, ma durante la festa, la petulante Heather muore improvvisamente, dopo aver bevuto un daiquiri (qualcuno è stato a Cuba di recente?). Heather che ricorda, prima di morire, a Marina il loro incontro una decina di anni prima, quando lei, benché febbricitante di rosolia, riuscì ad avere un autografo dalla diva. Heather che inciampa e perde il bicchiere, e Marina le porge il suo. Quello avvelenato. Da lì tutta la sarabanda di “falsi indizi”, che cercano di spostare ogni volta il bersaglio. Qualcuno vuole uccidere Marina? Si trovano lettere minatorie. Si trova un caffè corretto all’arsenico. Ovviamente, qualcuno durante la festa ha visto qualcosa. Nascono così ricatti. Ed altre morti. La segretaria del marito. Poi il maggiordomo di casa. Per non farci mancare nulla, la nostra ingarbugliatrice di trame riesce ad infilare: il marito di Heather che in realtà è stato anche il primo marito di Marina, sposato prima della carriera artistica, presto lasciato, e che si è rifatto una vita cambiando anche nome; una fotografa che riprende tutti i momenti salienti della festa, che si rivela essere uno dei tre bambini adottati da Marina; l’ex moglie del terzo marito di Marina, che a suo tempo aveva minacciato di morte la nostra. Ma noi e Miss Marple abbiamo ben in chiaro il disegno criminoso, ed anche se solo per un piccolo attivismo finale, la nostra riesce a mettere i puntini sulle “i” del romanzo. Peccato che ci siano state almeno cento pagine di troppo. Ribadendo che non vi dico altro della trama, veniamo ad i soliti punti dolenti delle traduzioni e dei titoli. Intitolare “Assassinio allo specchio” un romanzo solo perché nell’originale si citava un “mirror cracked”, cioè uno specchio rotto è opera di grande fantasia. Perché non c’è nessuno specchio nell’assassinio (come era avvenuta in una precedente opera con protagonista Poirot). Il titolo, al contrario, fa riferimento ad un poema epico di Alfred Tennyson, “The Lady of Shalott”, storia di una signora del periodo arturiano che poteva vedere la vita rovesciata solo attraverso uno specchio, altrimenti sarebbe morta. Ma quando vede sir Lancillotto, non può che voltarsi, ed ovviamente morire. Lì c’è appunto il verso citato nel titolo: “Out flew the web and floated wide / The mirror crack'd from side to side; / ‘The curse is come upon me’, cried / The Lady of Shalott.” Che, nella bella traduzione in rima di Valentino Szemere si riporta con: “Il telo vola fluttuando spiegato / Lo specchio è incrinato da lato a lato / “Sono maledetta” è il grido accorato / Della Signora di Shalott.” Poesia citata a varie riprese nel corso del romanzo, e nella sua chiusa finale. Cosa c’entri, beh leggetelo. E tuttavia non prendetevela molto con la nostra Lady Christie, se anche questa volta scantona dalle regole auree del giallo, dettate ormai cento anni or sono da S.S. Van Dine, perché alla fine non spiega tutti i misteri che vengono sollevati verso la fine del libro. Peccato. Ma sono ormai tanti i libri della nostra signora che sono stati divorati nell’ultimo anno, e che ci avevano abituato ad altre vette di coinvolgimento.
    “Questi attori di teatro… usano il loro cervello in modo molto particolare. A volte mi sembra che quanto più eccellano nell’arte tanto più mancano di buon senso nella vita di tutti i giorni.” (108)

    ha scritto il 

  • 3

    Buon giallo

    Ritmo un po lento per i primi 2 terzi, forse è la nostra Miss Marple che lo rende tale (è il primo giallo con lei protagonista che leggo). Ma fino all'ultimo il mistero pare irrisolvibile, per poi mag ...continua

    Ritmo un po lento per i primi 2 terzi, forse è la nostra Miss Marple che lo rende tale (è il primo giallo con lei protagonista che leggo). Ma fino all'ultimo il mistero pare irrisolvibile, per poi magicamente svelarsi, e tutto quadra!! Ottimo il filo conduttore della poesia e dello sguardo.

    ha scritto il 

  • 4

    Di questo racconto mi sono rimaste impresse alcune cose.

    i pochi versi tratti da Tennyson e l’aderenza di questi sia allo sguardo di Marina Gregg che alla chiusura della vicenda. Inoltre la leggenda r ...continua

    Di questo racconto mi sono rimaste impresse alcune cose.

    i pochi versi tratti da Tennyson e l’aderenza di questi sia allo sguardo di Marina Gregg che alla chiusura della vicenda. Inoltre la leggenda racconta come la Signora di Shalott fosse condannata a vedere il mondo attraverso uno specchio: se l’avesse guardato direttamente sarebbe morta.
    In fondo anche la vita di un’attrice Hollywood avviene al di fuori della realtà. Ha sempre del fasullo, ieri magari più di oggi (ma mica tanto), così chiusa in un ambiente dove tutto è ingabbiato in rituali, conoscenze, legami che lì nascono e lì si chiudono.
    Marina ha avuto due volte un contatto con la vita reale. Due volte di troppo.

    L’ispirazione alla figura di Gene Tierney, bellissima brunetta (la Laura di Vertigine, film, e Laura, libro) che visse un’esperienza simile a quella di Marina Gregg (compreso il ricovero in una clinica di malattia mentali).

    Le godibili scenette della vita di Miss Marple che invecchia e ha la badante (e le sue piccole ribellioni, sherry compreso) e di St Mary Mead che sta cambiando (quel supermercato in fondo alla strada);
    la giovane coppia che non vuole abitare nel quartiere nuovo;
    la ragazza messa sull’avviso da Miss Marple e che darà retta al suo consiglio, anche se non aveva mai visto prima quella vecchina.

    riletto per l’ennesima volta 9.04.2016

    ha scritto il 

  • 5

    Quello che ADORO di Agatha Christie, sono queste ambientazioni noiosissime con vecchine e casalinghe più o meno disperate che prendono il te... eppure la scrittrice è talmente brava che appena si comp ...continua

    Quello che ADORO di Agatha Christie, sono queste ambientazioni noiosissime con vecchine e casalinghe più o meno disperate che prendono il te... eppure la scrittrice è talmente brava che appena si compie l'omicidio ti prende una frenesia pazzesca di sapere chi è stato... e invariabilmente lo scopri solo quando lo vuole Agatha! sempre una grandissima maestra. I suoi libri non sono per nulla invecchiati.

    ha scritto il 

  • 4

    Sicuramente l'ho preferito al precedente libro della Christie che ho letto, stavolta i personaggi li ho trovati più definiti e Miss Marple compare più volte nel corso della vicenda mentre non capisco ...continua

    Sicuramente l'ho preferito al precedente libro della Christie che ho letto, stavolta i personaggi li ho trovati più definiti e Miss Marple compare più volte nel corso della vicenda mentre non capisco i personaggi, seppur necessari, come l'ispettore e il sergente che conducono le indagini non concludono nulla e devono sempre rivolgersi alla mente acuta della vecchietta. Nonostante sia un giallo l'ho trovato leggero e per la prima volta ho scoperto l'assassino in anticipo di qualche pagina. Geniale come sempre!

    ha scritto il 

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