Atlas of Remote Islands

Fifty Islands I Have Never Set Foot on and Never Will

By

Publisher: Penguin Books

4.3
(246)

Language: English | Number of Pages: 143 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) German , French , Chi traditional , Chi simplified , Italian , Spanish

Isbn-10: 014311820X | Isbn-13: 9780143118206 | Publish date: 

Translator: Christine Lo

Also available as: Paperback

Category: History , Science & Nature , Travel

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Book Description
A rare and beautifully illustrated journey to fifty faraway worlds. There are still places on earth that are unknown. Visually stunning and uniquely designed, this wondrous book captures fifty islands that are far away in every sense-from the mainland, from people, from airports, and from holiday brochures. Author Judith Schalansky used historic events and scientific reports as a springboard for each island, providing information on its distance from the mainland, whether its inhabited, its features, and the stories that have shaped its lore. With stunning full-color maps and an air of mysterious adventure, Atlas of Remote Island is perfect for the traveler or romantic in all of us.
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    Judith Schalansky è una tedesca nata in DDR pochi anni prima della caduta del muro, e che ha trascorso la sua infanzia facendo immensi viaggi virtuali immersa negli atlanti. Da questo le è nata una pa ...continue

    Judith Schalansky è una tedesca nata in DDR pochi anni prima della caduta del muro, e che ha trascorso la sua infanzia facendo immensi viaggi virtuali immersa negli atlanti. Da questo le è nata una particolare fascinazione per le isole piccolissime e sperdute. Diventata grande, e specializzatasi in grafica, ha realizzato questo pregevolissimo “atlante delle isole remote”, uno dei libri più perfetti, sotto il profilo grafico e contenutistico, che abbia mai avuto occasione di prendere in mano (e lo dico a ragion veduta, perché comunica piacere non solo a leggerlo, ma anche a maneggiarlo). Un libro che ricorda da vicino le pubblicazioni artistiche di Sophie Calle; se deciderete di comprarlo scegliete l’edizione con copertina rigida, che non costa nemmeno tanto; evitate quella economica e l’e-book.

    Cinquanta isole, di cui nella pagina di destra c’è la mappa in scala 1:125.000, in quella di sinistra alcune informazioni generali (superficie, numero di abitanti se abitata, distanza da altre isole e altri continenti anno della scoperta e di eventi importanti) e la narrazione, talmente precisa ed essenziale da diventare una specie di poesia in prosa, di fatti salienti. Fatti che possono essere descrizioni, leggende, eventi realmente accaduti. A volte noti, come l’esilio di Napoleone a Sant’Elena; a volte minimali, come l’esistenza di una base metereologica abitata da uno o due tecnici; a volte raccapriccianti, come la scoperta della tomba di un navigatore scomparso a migliaia di chilometri di distanza e che non si sa chi l’abbia seppellito e quando, o come la popolazione di un’isola, stranamente sovrappopolata in rapporto alla sua dimensione, i cui abitanti in caso di carestie o di devastazioni rimettono le cose in equilibrio suicidandosi e uccidendo i bambini piccoli.

    La maggior parte di queste isole appartengono a Paesi lontanissimi, Inghilterra, Francia o Stati Uniti. C’è da chiedersi che senso abbia per questi Paesi possedere isole a distanze così immense, talmente piccole e marginali da non poter nemmeno diventare basi militari o offrire ricovero a navi commerciali di improbabile passaggio. Sarà una questione di prestigio, sarà che uno se le è trovate e non sa che farsene, certo è che anche solo il fatto di doverne gestire la “continuità territoriale” è un bell’onere… Grazie all’applicazione per smartphone che consente di sapere da dove vengono e dove vanno gli aerei che ti passano sopra la testa, ho scoperto che il mio cielo è occasionalmente solcato da un collegamento tra Parigi e l’isola della Réunion. Non proprio una micro-isola che figurerebbe appropriatamente in questo libro (fa 2500 chilometri quadrati, le isole della Schalansky stanno pressappoco tra i 100 e i 0,5 chilometri quadrati) ma comunque un volo che presumo sia pressoché vuoto per la maggior parte dell’anno, salvo la stagione turistica. All’Italia è andata meglio, il suo unico possedimento extra-europeo, l’isola di Lampedusa, è molto più vicino.

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  • 0

    L’isola è nell’immaginario collettivo qualcosa più di una piccola terra emersa circondata dal mare.
    E’ dove sognare di andarsene quando non ce la si fa più, è l’atollino con la palma dove vive il nauf ...continue

    L’isola è nell’immaginario collettivo qualcosa più di una piccola terra emersa circondata dal mare.
    E’ dove sognare di andarsene quando non ce la si fa più, è l’atollino con la palma dove vive il naufrago delle barzellette della settimana enigmistica, è un luogo separato e lontano.
    Remoto, appunto.
    “…le isole non sono che piccoli continenti e che i continenti, a loro volta, non sono altro che isole molto, molto grandi.”
    E’ impressionante come le 50 isole dell’atlante di Judish Schalansky siano toccate, per quanto minuscole o respingenti o disabitate, da vicende umane che varcano i confini del loro ombelico: esploratori, naufraghi, sognatori, sfruttatori, distruttori calpestarono, hanno calpestato e calpestano il loro suolo.
    Nessuna isola, per quanto remota e lontanissima, è veramente “isolata”.
    Nell’era della globalizzazione, dell’internet, del google view (il mio atlante preferito, quello che percorro con le dita sulla tastiera quasi ogni giorno per vedere luoghi dove non sono mai stata e dove non andrò mai), il lontano è un’idea assai astratta per gli abitanti della terra, la casa con googolplex di stanze.
    Di ognuna delle 50 isole, disegnate con delicati tratti a matita, corredate di informazioni relative alle dimensioni, alle distanze da altri luoghi, ai “tempi” della loro scoperta, l’autrice dice qualcosa.
    Lo fa con una modalità che non è saggistica, non è narrativa, non è storiografica, non è scientifica.
    Non c'è definizione appropriata, si deve inventarla.
    Geopoetica, ecco.

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  • 4

    Lontano dalla pazza folla.

    Un libro per sognare, ma anche un libro dissacratore. Dove pure le isole deserte racchiudono la loro dose di inferno. Son storie che fanno riflettere sull’incapacità della razza umana di godersi il pr ...continue

    Un libro per sognare, ma anche un libro dissacratore. Dove pure le isole deserte racchiudono la loro dose di inferno. Son storie che fanno riflettere sull’incapacità della razza umana di godersi il presente. Eppure sono luoghi paradisiaci, specialmente quelli situati nell’oceano Pacifico -da scartare quelle poste nei mari Artico ed Antartico- ma, a quanto si dice adatti solo per permanenze brevi e non per un trasferimento definitivo.
    E’ una lettura che mi sento di consigliare a tutti, sognatori, saccopelisti, bancari e commercialisti.
    Gauguin, in fondo, ce l’ha fatta.

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  • 4

    Non può non venire in mente l’"Atlante" di Jorge Luis Borges, richiamato già dal titolo, ma l’ottima idea della giovane scrittrice-designer tedesca Judith Schalansky è molto meno metafisica e molto pi ...continue

    Non può non venire in mente l’"Atlante" di Jorge Luis Borges, richiamato già dal titolo, ma l’ottima idea della giovane scrittrice-designer tedesca Judith Schalansky è molto meno metafisica e molto più “estetica”, anche a livello grafico: un atlante, con tanto di dettagliate cartine, delle cinquanta isole più sperdute del mondo, ad ognuna delle quali è collegato un breve racconto. Da un punto di vista strettamente narrativo, si può definire come una raccolta di racconti comunque piacevoli; il fascino di queste pagine non si ferma però alla lettura ma si estende anche alla visione della parte grafica, al godimento di un prodotto editoriale curato e impeccabile in ogni suo aspetto.

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  • 4

    Isola è un termine che sottende qualcosa di più ampio nella mente e, soprattutto, nell'animo umano. Che siano pochi chilometri di terra o rocce, deserto o muschi; qualcosa di poco più grande di uno sc ...continue

    Isola è un termine che sottende qualcosa di più ampio nella mente e, soprattutto, nell'animo umano. Che siano pochi chilometri di terra o rocce, deserto o muschi; qualcosa di poco più grande di uno scoglio, un paese od un'area geografica ampia e densamente popolata, poco importa: ovunque il mare la circonda, da ogni dove è preclusa la fuga e, idealmente, ridotto l'afflusso di estranei. Bill Holm, il compianto autore dello splendido "Isole", scriveva «Un'isola non dev'essere necessariamente molto lontana dalla riva o molto grande per realizzare la sua vera funzione: stringerci in un cerchio d'acqua e recidere per un po' i legami che ci tengono avvinghiati alla nostra vita». Ecco perché tanti di noi desiderano fuggire dalla quotidianità in zone remote, perdersi, sbarcare su lembi di terra che caparbiamente lottano con i marosi e la loro ansia di erodere e dissolvere, inglobare ciò che dai flutti emerge.
    Il libro di Judith Schalansky è un piccolo gioiello tipografico, una edizione che soddisfa l'occhio con i suoi colori e le belle tavole con carte delle singole isole in scala 1:125.000 e corteggia il tatto, regalando il senso antico dello sfogliare una carta spessa e leggermente ruvida che, ora rammento, mi riporta a certi libri illustrati della mia infanzia. L'autrice, scrittrice con una solida formazione in arte e design della comunicazione, si occupa anche di tipografia, e questo ha il suo peso per questo volume che, in certa misura, è un omaggio che che la scrittrice porge alla bambina che trascorreva ore a seguire le magiche linee degli atlanti. La scelta delle isole viene effettuata in base alla loro lontananza, inafferabilità, inaccessibilità; circa la loro remota esistenza, esilità delle dimensioni, la loro estrema ostilità. Ogni isola è accompagnata da un succinto testo e da scarne note geografiche e storiche. Chi si aspetta, tuttavia, una presentazione geografica, un sunto storico, rimane deluso o perplesso. La Schalanski opta per corredare la singola isola di un aneddoto. Un episodio della scoperta ( Napuka), un appunto etnografico sulle abitudini degli abitanti (Banaba), una immagine congelata della attività baleniera (Deception), la folle caccia al tesoro su l'Isola del Cocco, la triste vicenda delle vacche di mare all'Isola San Giorgio. Solo per citarne alcune.
    La differenza tra un geografo ed uno scrittore sta nel testo, analitico il primo, attento a cogliere il particolare od il contesto il secondo. Ma, a mio parere, la Schalansky ha associato questi atolli, lembi di rocce o vulcani, distese di desolazione artica od antartica, ad un commento aneddotico allo stesso modo di Cees Nooteboom quando alla lapide di un poeta affianca poche righe di una lettera, una poesia oppure un frammento marginale. Sono scelte che presuppongono la esatta conoscenza della materia, allo stesso modo di chi, letta con attenzione un'opera, riesca a desumerne la poetica od il recondito messaggio in due righe. Agli altri rimane quel senso di vuoto che chiede di essere riempito. Così, io suppongo, la Schalansky ha deposto briciole di pane, un sentiero infantile per invogliare a seguire le orme, riprendere i mappamondi, scartare dagli involucri vecchi atlanti e carte stropicciate. E poi leggere, leggere e cercare. Ogni isola, anche quelle a noi vicine, possono rivelarsi un'isola del tesoro, come l'isola che Rumiz sceglie per farsi invadere dal vento di fronte al Ciclope. E se l'astuto triestino riesce a farti dolorosamente desiderare quella follia di venti e stelle e quel fragore di marosi, la algida tedesca costruisce un percorso più sottile che riporta alla fantasia ed alla curiosità degli occhi infantili davanti a quei mondi sconosciuti che le carte ammantano di nomi impronunciabili. Ogni autore è un piccolo demiurgo: costruisce con la carta un mondo la cui scoperta affida al suo lettore.

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  • 5

    Questo libro è una meraviglia. Un gioiello di grafica e di idee. Un capolavoro per chi ama viaggiare verso le zone più remote del pianeta.

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  • 4

    Grazie all'amico di anobi che me lo ha fatto conoscere! Un libro diverso dagli altri: non è un libro di viaggi o un testo di geografia o un romanzo di avventure, è un repertorio nello stesso tempo imm ...continue

    Grazie all'amico di anobi che me lo ha fatto conoscere! Un libro diverso dagli altri: non è un libro di viaggi o un testo di geografia o un romanzo di avventure, è un repertorio nello stesso tempo immaginario e reale, di luoghi resi vivi non solo dalla descrizione della loro sperduta collocazione negli oceani ma da brevi affascinanti episodi che li fanno vivere e ci fanno capire che anche i posti più remoti hanno avuto una loro storia (spesso tragica o fosca), episodi in cui, ahimè, spesso gli uomini "civilizzati" non ci fanno una bella figura

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