Austerlitz

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Publisher: Editorial Anagrama

4.2
(601)

Language: Español | Number of Pages: 296 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , Italian , Catalan , Portuguese , Finnish , French , Dutch , Czech , Swedish

Isbn-10: 8433967819 | Isbn-13: 9788433967817 | Publish date:  | Edition 4

Also available as: Hardcover

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
Este fue el ultimo gran libro del mas original narrador de nuestro tiempo. Cuenta la historia de un hombre al que, de niño, le roban patria, idioma y nombre, y no puede sentirse ya en casa en este mundo. En la estacion de Amberes habia un hombre joven, rubio, con pesadas botas de excursionista, pantalones azules y una mochila vieja, ocupado en tomar notas y hacer dibujos en un cuaderno. El narrador lo observa fascinado y comienza una relacion que dura decenios. Jacques Austerlitz se llama el enigmatico extranjero, y solo cuando la casualidad vuelve a reunir a los dos hombres en los lugares mas inesperados, se va revelando la historia de ese viajero solitario y melancolico. El no es ingles. En los años cuarenta, siendo un niño judio refugiado, llego a Gales y se crio en casa del parroco de un pequeño pueblo, con el predicador y su mujer, personas mayores y tristes. Crece solitario y se entera despues de su verdadero origen y nombre, y por que se siente extranjero entre los hombres.
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    Gli ingredienti giusti c'erano tutti. Una trama convincente, un punto d'osservazione sui luoghi originale, eppure non ce l'ho fatta. La noia mi ha sopraffatto, ho iniziato a perdere pezzi di storia, l ...continue

    Gli ingredienti giusti c'erano tutti. Una trama convincente, un punto d'osservazione sui luoghi originale, eppure non ce l'ho fatta. La noia mi ha sopraffatto, ho iniziato a perdere pezzi di storia, la cupezza della narrazione non mi ha agevolato e alla fine ho lasciato perdere. Capita.

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    Notevole , una delle migliori letture dell'anno... appassionato della relazioni tra luoghi e libri, avendo dormito al Great Eastern (e avendone visto il tempio massone citato nel libro) avevo scopert ...continue

    Notevole , una delle migliori letture dell'anno... appassionato della relazioni tra luoghi e libri, avendo dormito al Great Eastern (e avendone visto il tempio massone citato nel libro) avevo scoperto di questo libro che lo citava (oltre a Dracula di Bram Stoker, opvviamente)..
    Viaggio in se e attraverso (non) luoghi alla scoperta di chi si è.
    Veramente notevole anche lo stile che non da respiro...

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  • 5

    colloquio con il tempo

    “Austerlitz” ha un narratore e un protagonista, il Tempo, che assume una vera e propria consistenza attraverso le manifestazioni tangibili di ciò che nel Tempo ricade: gli esseri e i percorsi che trac ...continue

    “Austerlitz” ha un narratore e un protagonista, il Tempo, che assume una vera e propria consistenza attraverso le manifestazioni tangibili di ciò che nel Tempo ricade: gli esseri e i percorsi che tracciano, la cui durata è ben superiore a quella in cui sembra risolversi un'esistenza o un'azione.
    Ci sono molte foto, immagini, in Austerlitz. Ci sono volti che sembrano architetture e spazi le cui geometrie sembrano parlare a chi sappia intendere il loro muto linguaggio. Leggendo, si avverte che nel passato è possibile rientrare, che è lì che ci aspetta, non meno del futuro.
    “Se (…) getto lo sguardo in uno di quei cortili tranquilli, nei quali nulla è cambiato da decenni, avverto quasi fisicamente come il flusso del tempo si rallenti nel campo gravitazionale delle cose obliate.
    Tutti i momenti della nostra vita mi sembrano allora raccolti in un solo spazio, proprio come se ciò che accadrà in futuro esistesse già e aspettasse soltanto il nostro arrivo, così come noi, a seguito di un invito accettato in precedenza, arriviamo in una certa casa a una certa ora.
    E non potremmo immaginare, proseguì Austerlitz, di avere appuntamenti anche nel passato, in ciò che è già avvenuto e in gran parte è scomparso, e di dover cercare proprio nel passato luoghi e persone che, quasi al di là del tempo, hanno con noi un rapporto?”

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  • 5

    Uno dei libri più belli che ho letto in vita mia, uno di quelli che si vorrebbero ricominciare appena girata l'ultima pagina, perché finire questo libro e sentirsi orfani è tutt'uno.
    Sembra scritto tu ...continue

    Uno dei libri più belli che ho letto in vita mia, uno di quelli che si vorrebbero ricominciare appena girata l'ultima pagina, perché finire questo libro e sentirsi orfani è tutt'uno.
    Sembra scritto tutto d'un fiato, senza il conforto di una divisione in capitoli, senza il sollievo di un a capo; e si legge tutto d'un fiato, risucchiati in una spirale di malessere, straniamento, angoscia, ibernazione del sentimento, progressiva epifania dell'orrore. E le foto che corredano il testo non lo diluiscono: sono altre forme di testo, sono informazioni da studiare, da scrutare con la stessa seria attenzione con cui ci guarda dalla copertina il paggio della regina delle rose, sorta di piccolo principe precipitato in un mondo senza senso.
    In più, sono affascinanti le descrizioni dei luoghi, Anversa, il Galles, Londra, Praga, Marienbad, Parigi, Terezin; come le lezioni di storia dell'architettura o di fotografia o di storia naturale, che non sono digressioni ma sono funzionali al racconto e ad esso totalmente amalgamate, e per di più maledettamente interessanti.

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    Da Immagini di città di Walter Benjamin:
    Perché un nativo giunga a rappresentare l’immagine di una città occorrono motivi diversi e piú profondi. Motivi che inducono a viaggiare nel passato anziché i ...continue

    Da Immagini di città di Walter Benjamin:
    Perché un nativo giunga a rappresentare l’immagine di una città occorrono motivi diversi e piú profondi. Motivi che inducono a viaggiare nel passato anziché in luoghi lontani. Se una persona scrive un libro sulla propria città, esso avrà sempre una certa affinità con le memorie.

    Austerlitz attraversa non una città, ma tutta l'Europa alla ricerca del passato. Cerca la città natale, l'immagine di se stesso bambino, in un vagabondaggio spazio-temporale che vuole essere esercizio della memoria, ma appare soprattutto come riflessione sulla fissità fotografica del tempo interiore. “...per Austerlitz esistevano momenti senza né inizio né fine e che, d’altra parte, l’intera sua vita gli appariva talvolta come un punto cieco privo di durata”.

    Scatta fotografie perché "Nel lavoro di fotografo, ogni volta mi ha incantato il momento in cui sulla carta impressionata si vedono emergere, per così dire dal nulla, le ombre della realtà, proprio come i ricordi ... che affiorano anch’essi in noi nel cuore della notte e, per colui che li vuole trattenere, tornano rapidamente a oscurarsi in modo non diverso da una stampa fotografica lasciata troppo a lungo nel bagno di sviluppo."

    Per strada segni: stelle, laghi ghiacciati, zainetti, tignole che si irrigidiscono nell'attesa della fine perché sanno di essersi smarrite. Ma la memoria utile è intermittente e involontaria come sappiamo. I fili si riannodano in un luogo in rovinoso restauro, una sala d'attesa trovata quando la vita sta per trovare la sua durata.
    I luoghi – stazioni, edifici sovradimensionati, fortezze, biblioteche, magazzini - sono stratificati nel tempo “gettano già in anticipo l’ombra della loro distruzione e, sin dall’inizio, sono concepiti in vista della loro futura esistenza di rovine”
    Austerlitz ha il viso rivolto al passato e intanto percorre un presente di rovine, come l'angelo di Benjamin, che di nuovo mi viene in mente.

    C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che gli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

    http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151010410293528&set=a.10150532775513528.380669.716863527&type=3&theater

    PS. Questo libro è bellissimo

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    La scrittura come una lotta corpo a corpo con la memoria, nel tentativo di dare ordine e forma a ricordi seppelliti nell'ombra del tempo. La prosa di Sebald vuole essere un argine all'evidenza che - p ...continue

    La scrittura come una lotta corpo a corpo con la memoria, nel tentativo di dare ordine e forma a ricordi seppelliti nell'ombra del tempo. La prosa di Sebald vuole essere un argine all'evidenza che - per citare un passo del suo libro - "l'oscurità non si dirada, anzi si fa più fitta al pensiero di quanto poco riusciamo a trattenere, di quante cose cadano incessantemente nell'oblio con ogni vita cancellata". L'autore scrive in apnea - nessun capitolo, niente a capo - e questo rende la lettura impervia; ma è una fatica appagante, perché la sua è una prosa avvolgente, quasi ipnotica, che a tratti ricorda quella di Thomas Bernhard.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Austerlitz è un uomo che ha avuto un'infanzia terribile ed ha completamente rimosso ogni ricordo del suo passato. Questo passato, però, ritorna continuamente in immagini, sogni ricorrenti, incubi e st ...continue

    Austerlitz è un uomo che ha avuto un'infanzia terribile ed ha completamente rimosso ogni ricordo del suo passato. Questo passato, però, ritorna continuamente in immagini, sogni ricorrenti, incubi e strane sensazioni. Un po' alla volta Austerlitz incomincierà a squarciare il velo che nasconde la sua vita e riscoprirà le sue origini e la terribile storia della sua famiglia.

    La storia ruota intorno al tema del ricordo e della necessità di fare i conti con la memoria.
    Quando Austelitz parla dei ricordi della sua infanzia e di come questi riafforino un po' alla volta ed in maniera inconsapevole, richiamati da un'immagine, un suono o anche un odore, il romanzo diventa bellissimo e struggente. Purtroppo, questi momenti sono inframmezzati da lunghe tirate sulla storia dell'architettura moderna (ben oltre le famigerate 50 pagine iniziali che tanto hanno spaventato numerosi lettori) e altre cose di cui si fa fatica a comprendere la funzionalità nel contesto della storia.

    Il libro è strutturato come il resoconto di vari dialoghi tra Austerlitz ed il narratore, dove il protagonista racconta la sua storia riferendo ciò che ha saputo da altri personaggi. Personalmente, ho trovato molto irritante che il narratore dica continuamente, quasi come un intercalare, che Austerlitz dice ciò che Tizio ha detto.

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  • 5

    Capolavoro.
    Perché, la storia, siamo noi.
    Questo libro richiede di saper volare, di avere ali grandi che possano seguire le correnti, e che permettano di ascendere oltre le nuvole, di planare dolcemen ...continue

    Capolavoro.
    Perché, la storia, siamo noi.
    Questo libro richiede di saper volare, di avere ali grandi che possano seguire le correnti, e che permettano di ascendere oltre le nuvole, di planare dolcemente e di atterrare senza farsi male.

    Ho iniziato la lettura immaginando di andare a sbattere contro il muro delle sue pagine fitte fitte di scrittura, nessun acapo, forse un dialogo o due, nessuna divisione in capitoli, alcune fotografie, apparato iconografico che funge da testimone visivo della narrazione. (struggente il racconto della ricerca del viso della madre nel film propagandistico nazista nel campo di Teresinstadt, anche noi, io a cercare di decifrare la fotografia, a ricercare il fiore bianco nei capelli),
    Invece.
    Invece, che magnifica sorpresa. Il piacere allo stato puro del leggere lo provi quando il libro é scritto bene, in modo intelligente, e con la dose giusta di sensibilità e sentimento, dove si percepisce che quanto scritto é frutto di una propria esperienza, di un vissuto che ha abitato l'autore.
    Gli autori (Wallace, Jung, e ora Sebald) che mi fanno vivere quest'esperienza io li abbraccerei stretti stretti, e li vorrei avere come amici, conoscenti, vicini di casa.

    Ci sono passaggi di pura poesia: le falene che si smarriscono entrandoti in casa, e si uncinano con le loro zampine ad un muro della stanza, e a meno che con molta, molta, delicatezza tu non le fai uscire dalla casa, esse moriranno su quello stesso muro dove si sono fermate, paralizzate dal terrore di non sapere più dove sono, e una volta morte cadranno a terra e le ritroverai dopo tempo, in un qualche angolo polveroso; chissà racconta Austerlitz, il terrore, la paura, l’orrore, che in quelle ore prima di morire, avranno provato.
    Sono qualche milione, le falene che hanno vissuto gli stessi sentimenti prima di diventare spirale di fumo grigio, che si dipanava verso il cielo.
    Sebald sa narrare dell’indicibile con una sensibilità ed un empatia rare, portandoti pian piano a com-partecipare, a con-patire con lui, con la storia di Austerlitz, bambino salvato, adulto straziato, uomo anziano che ha ritrovato una specie di quietudine nel dolore, con le sue scatolette/bare ognuna contenente una piccola, fragile, smarrita falena.

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  • 5

    La ricerca della memoria

    Scelto quasi per caso, si è rivelata una lettura ostica, nella prima parte, incantevole dalla metà in poi, eccezionale il ricordo e il sapore che ne rimane. Quando ho chiuso il libro mi sono resa cont ...continue

    Scelto quasi per caso, si è rivelata una lettura ostica, nella prima parte, incantevole dalla metà in poi, eccezionale il ricordo e il sapore che ne rimane. Quando ho chiuso il libro mi sono resa conto di aver letto un piccolo grande capolavoro, non so se conosciuto ai più. Avevo letto da qualche parte che Sebald è "scrittore autunnale", un po' umbratile, e in effetti è un romanzo che mi ha letteralmente spiazzato per cotanta profondità.
    La storia è molto semplice e lineare: Jacques Austerlitz è un professore di storia dell'architettura, abita a Londra nella quasi più completa solitudine. Dietro questo vuoto, si spalanca la voglia e la determinazione di scoprire chi è, qualche traccia del suo passato. Scopre di essere stato strappato ai genitori durante l’invasione nazista della Cecoslovacchia e spedito in Inghilterra insieme ad altri bambini, Austerlitz cerca faticosamente di ricomporre la sua storia dopo anni di buio totale. E' un passaggio lento questo, ma necessario, ineludibile. Il percorso individuale di Austerlitz diventa per Sebald l’occasione per una riflessione sulla Storia, sulla natura del tempo, sull’evanescenza e sulla perennità del passato. A poco a poco verranno fuori i ricordi di un passato terribile, i ricordi di una famiglia: "Ricordo soltanto che, nel vedere il bambino seduto sulla panca, divenni consapevole con un’angoscia sorda, della devastazione sorda, della devastazione che l’abbandono aveva prodotto in me dei lunghi anni passati, e una stanchezza spaventosa mi assalì al pensiero di non essere mai stato veramente in vita o di essere venuto al mondo solo allora, per così dire alla vigilia della morte”.
    A tratti struggente, malinconico, al di là della vicenda individuale, mi ha fatto riflettere, in questi giorni tristi per gli eventi parigini, su quanto gli eventi storico/politici abbiano un effetto terrificante (e determinante) sulla vita degli individui, su quanto il macrocosmo mondiale abbiamo influenza sul microcosmo di ogni persona.
    La trama non basta a raccontare l’intensità e la bellezza del libro, ma è meglio di niente. Leggendo questo romanzo, spesso mi è tornata in mente una studiosa americana Susan Sontag, che avevo studiato a proposito della storia della fotografia. Non a caso il romanzo è corredato da un gran numero di fotografie, delle piccole foto in bianco e nero, quasi sfocate, che non sono solo un appendice, ma parte integrante del romanzo stesso, oltre ad avere un grande potere evocativo.

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