Autobiografia di Irene

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 482)

3.9
(60)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838915482 | Isbn-13: 9788838915482 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Angelo Morino

Genere: Narrativa & Letteratura

Ti piace Autobiografia di Irene?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 3

    "Molte volte credo di star pensando e invece sto sognando. Mi trasformo in un altro individuo. Io vorrei fare dei sogni anche se fossero inconciliabili con la realtà. Non sognare è come essere morti."

    Una breve raccolta di racconti onirici ed inquietanti, che affrontano con eleganza temi ricorrenti nella narrativa fantastica, come il doppio o la morte nella sua forme più varie.
    Ho trovato stupendo ...continua

    Una breve raccolta di racconti onirici ed inquietanti, che affrontano con eleganza temi ricorrenti nella narrativa fantastica, come il doppio o la morte nella sua forme più varie.
    Ho trovato stupendo "L'impostore", incentrato appunto sul tema dell'altro, e molto suggestivi "La rete" e "Autobiografia di Irene, mentre non ho assolutamente apprezzato "Epitaffio romano" e "Frammenti del libro invisibile", trovandoli privi di mordente.
    Nel complesso una discreta raccolta a cui affibio tre stelline, anche se "L'impostore" ne avrebbe meritate ben di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Sono quasi morto, ma sto pensando. Sarò morto e continuerò a pensare.

    Libriccino magico questo. Da leggere con Borges seduto accanto a te che sorride sornione.
    Ci sono storie che lasciano un senso di smarrimento. Un live capogiro. Un’inadeguatezza che ti fa desiderare ...continua

    Libriccino magico questo. Da leggere con Borges seduto accanto a te che sorride sornione.
    Ci sono storie che lasciano un senso di smarrimento. Un live capogiro. Un’inadeguatezza che ti fa desiderare di ricominciare tutto da capo, per imparare a guardare la vita e il mondo con un’ottica diversa. E rileggere le quattro nobili verità, che una farfalla ferita vuole ad ogni costo farti purgare e sanguinare.
    E’ un libro che non finirà mai.

    ha scritto il 

  • 3

    "La rete" e "L'impostore" sono due fra le cose più inquietanti che io abbia mai letto.
    Mi hanno ricordato non poco Shirley Jackson... Soprattutto nel modo in cui Ocampo (e, analogamente, Jackson) ra ...continua

    "La rete" e "L'impostore" sono due fra le cose più inquietanti che io abbia mai letto.
    Mi hanno ricordato non poco Shirley Jackson... Soprattutto nel modo in cui Ocampo (e, analogamente, Jackson) racconta momenti totalmente allucinati con garbato distacco e misura, e per come, dopo brani enigmatici, lascia cadere il discorso, facendomi dubitare del suo senso.
    Una bella scoperta.

    ha scritto il 

  • 4

    Un scrittrice argentina

    Cinque racconti, di cui uno lungo (editi nel 1948) di questa scrittrice e poetessa argentina (1903-1993), gia' in amicizia con J.L.Borges con cui collaboro' nel campo letterario (vedasi in fondo).
    ...continua

    Cinque racconti, di cui uno lungo (editi nel 1948) di questa scrittrice e poetessa argentina (1903-1993), gia' in amicizia con J.L.Borges con cui collaboro' nel campo letterario (vedasi in fondo).
    -
    Una lettura interessante per conoscere questa scrittrice e lo stile di quegli anni.
    -
    Wiki molto sintetica:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Silvina_Ocampo
    -
    NYRB (New York Review Books), molto interessante:
    http://www.nybooks.com/books/authors/silvina-ocampo/
    In particolare per:
    "After studying painting with Giorgio di Chirico and Fernand Léger in Paris"
    Alcune sue descrizioni, metafisiche, sembrano risentire di quanto detto sopra.
    -
    Un Blog:
    http://natakarla.blogspot.pt/2011/11/richiesta-silvina-ocampo.html
    -
    RICHIESTA
    Voglio altre ombre dorate, altre palme
    con altri voli di uccelli stranieri
    voglio strade differenti, nella neve,
    una fanghiglia differente quando piove,
    voglio il fervido odore di altri legni,
    voglio il fuoco con fiamme forestiere,
    altre canzoni, altre asprezze,
    che non abbia conosciuto le mie tristezze.
    (traduzione: Federico Guerrini)
    Ruego
    Quiero otras sombras de oro, otras palmeras
    con otros vuelos de aves extranjeras,
    quiero calles distintas, en la nieve,
    un barro diferente cuando llueve,
    quiero el férvido olor de otras maderas,
    quiero el fuego con llamas forasteras,
    otras canciones, otras asperezas,
    que no haya conocido mis tristezas.

    -
    Da seconda di copertina:
    Silvina Ocampo
    Autobiografia di Irene
    Cinque racconti: Epitaffio romano, La rete, L'impostore, Frammenti del libro invisibile e Autobiografia di Irene riuniti sotto quest'ultimo titolo appaiono nel 1948, a Buenos Aires.
    Traduzione di Angelo Morino
    Lingua originale: spagnolo
    Titolo originale: Autobiografía de Irene
    I cinque racconti riuniti sotto il titolo Autobiografia di Irene appaiono nel 1948, a Buenos Aires. All'epoca, Silvina Ocampo ha già firmato insieme all'amico Jorge Luis Borges e al marito Adolfo Bioy Casares una celebre Antologia della letteratura fantastica. Una collaborazione destinata a divenire prestigiosa e ad assumere l'importanza di un manifesto letterario, che annunciava e promuoveva il salutare irrompere dei precisi congegni del fantastico nei mondi narrativi del Novecento. Entro questo programma sono i racconti di Autobiografia di Irene, che a quei congegni obbediscono, ma non vi si adeguano con rispetto incondizionato. Quasi che Silvina Ocampo avesse agito su certo armamentario ottocentesco, correggendone le suggestive menzogne, mettendone impietosamente a nudo le consuete figure cifrate. Come nel caso di L'impostore - il testo più rappresentativo, quasi un breve romanzo - che si struttura nella ripresa del tipico tema del «doppio». Ma qui ogni elemento soprannaturale si scopre estraneo all'intreccio narrativo, che sembra invece voler illustrare i percorsi di una mente colta da doloroso disagio, divenuta incapace di rassegnarsi alla realtà. Così che, lungo le linee di modi e temi suggestivi ma ormai esangui, prende a circolare vivace la nuova sensibilità del Novecento. Angelo Morino
    Nata a Buenos Aires, nel 1906, Silvina Ocampo fu autrice di raccolte di racconti - Viaje olvidado (1937), Autobiografía de Irene (1948), La furia (1959), Las invitadas (1961), Los días de la noche (1970), Y así sucesivamente (1987) e Cornelia frente al espejo (1988) - e di raccolte di poesie, fra cui Enumeración de la patria (1942), Poemas de amor desesperado (1949), Lo amargo por dulce (1962) e Amarillo celeste (1972), oltre che di numerose narrazioni per l’infanzia. Morì a Buenos Aires, nel 1993.

    ha scritto il 

  • 2

    Uno strano libro di storie, che raccontano vicende di persone in evidente stato di alterazione mentale. Qui il 'realismo magico' non c'entra nulla. Si tratta di invasati, esaltati finanche schizofreni ...continua

    Uno strano libro di storie, che raccontano vicende di persone in evidente stato di alterazione mentale. Qui il 'realismo magico' non c'entra nulla. Si tratta di invasati, esaltati finanche schizofrenici, come il protagonista del racconto più lungo (L'impostore). Non è un libro facile né accattivante. Per quanto breve, ho faticato ad arrivare in fondo e non mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Fantastico

    Fantastico, in tutti i sensi ... Pubblicato nel 1948 a Buenos Aires, contiene i cinque racconti Epitaffio romano, La rete, L'impostore, Frammenti del libro invisibile e Autobiografia di Irene. Sono tu ...continua

    Fantastico, in tutti i sensi ... Pubblicato nel 1948 a Buenos Aires, contiene i cinque racconti Epitaffio romano, La rete, L'impostore, Frammenti del libro invisibile e Autobiografia di Irene. Sono tutti di una straordinaria bellezza senza tempo. Rileggerei questa raccolta - che prende il titolo dall’ultimo dei racconti, Autobiografia di Irene - decine e decine di volte... una rilettura ciclica senza fine. Si capisce da dove abbia attinto Jorge Luis Borges e tutta la scuola dei sudamericani del filone fantastico. All’epoca della pubblicazione di questi cinque racconti infatti Silvina Ocampo aveva già firmato insieme all'amico Borges e al marito Adolfo Bioy Casares la celebre Antologia della letteratura fantastica.
    I racconti sono: Epitaffio romano, La rete, L’impostore, Frammenti del libro invisibile, Autobiografia di Irene. Il primo racconto è una tremenda dichiarazione d’amore. Il nobile Claudio Emilio di Epitaffio romano, allestisce per tutti, compreso se stesso, la presunta morte della moglie, dopo averla rinchiusa a vita in un eremo, pur di non accettare la realtà del suo tradimento. Il fantastico di Silvina Ocampo è caratterizzato da una scrittura in cui l'emozione è raramente presente, e là dove concede spazio è quasi fredda e distante analisi introspettiva, come la superficie liscia degli specchi inquietanti che popolano le sue narrazioni. Ne “la rete” è una farfalla gialla con nervature arancioni e nere a rimanere prigioniera, in un gioco tremendo di ombre e specchi che riaffiore negli incubi di Kêng-Su «Sul tavolo fra i miei pettini e le mie forcine, c'era uno spillo d'oro con una turchese. Lo presi e trafissi con difficoltà il corpo resistente della farfalla; adesso, quando ricordo quel momento, rabbrividisco come se avessi udito una vocina lamentarsi dentro il corpo scuro dell'insetto. Poi conficcai lo spillo con la sua preda sul coperchio di una scatola di saponette, dove tengo la lima, le forbici e lo smalto per le unghie. La farfalla apriva e chiudeva le ali, come seguendo il ritmo del mio respiro. Sulle dita mi rimase una polvere iridata e soave. La lasciai nella mia stanza mentre tentava ancora il suo immobile volo di agonia. La sera, quando tornai, la farfalla era volata via portandosi appresso lo spillo. La cercai nel parco davanti all'albergo, sulle margherite e sulle ginestre, sui fiori dei tigli, sull'erba, su un mucchio di foglie cadute. La cercai invano.>>
    Ne l'impostore il tema del doppio struttura tutta la trama mozziafiato di questo racconto, quasi un romanzo autonomo, da cui è stato tratto nel 2002 il film omonimo per la regia di Gary Fleder. Il pericolo incombe e si impone al lettore in un gioco tra onirico e surreale quasi a cercare un movente, non una soluzione, nel doloroso disagio di una mente sdoppiata che ha perso la propria identità, disagio percepito anche dal lettore. Nel brano metafisico, Frammenti del libro invisibile un profeta distribuisce ai discepoli perle di saggezza tratte da due libri invisibili, stampati unicamente nella memoria del loro autore. Il profeta, infatti, disdegna inchiostro, carta e penna, come "grossolani strumenti chefissano, che deformano il pensiero", "nemici della metamorfosi e della collaborazione", perché la memoria è infinita e ancor più lo è l'invenzione.
    Il tema dello sdoppiamento è presente anche nell’ultimo racconto Autobiografia di Irene, resoconto di una donna in punto di morte che narra una vita ossessionata o dalla prescienza del futuro e, di contro, da un incalzante oblio del passato, da prevedere le circostanze della propria morte, e perfino l'uomo che sta scrivendo al posto suo l'autobiografia che lei non può ricordare.

    ha scritto il 

  • 0

    "Nei fiori c'è una voce misteriosa e sottile come quella del violino che sentì mia madre, in Persia, a nove anni.Voi non la sentite? I fiori e tutti gli elementi che compongono la natura hanno voci so ...continua

    "Nei fiori c'è una voce misteriosa e sottile come quella del violino che sentì mia madre, in Persia, a nove anni.Voi non la sentite? I fiori e tutti gli elementi che compongono la natura hanno voci sottili.Lo spazio è intessuto di tali voci.Il silenzio non è mai assoluto. Nelle notti più profonde sentiamo sempre un mormorio lontano, rilevatore di una somma di voci infinitesimali:tutti i pensieri che vengono formulati nel mondo vibrano in quelle voci.In una pietra possiamo sentire, se ascoltiamo con attenzione, il trascorrere del tempo; nel rumore della pioggia possiamo sentire il dialogo esitante dei primi uomini; in certe piante possiamo sentire le donne dell'antichità che elaborano segreti; nel fragore delle onde che si levano nei mari possiamo sentire la spiegazione di alcuni fatti storici; certe allodole ci portano annunci del futuro più prossimo. Se voi non vi degnate di sentire queste voci, come potrebbe un dio ascoltare le vostre?"

    ha scritto il 

  • 4

    "Nei fiori c'è una voce misteriosa e sottile come quella del violino che sentì mia madre, in Persia, a nove anni.Voi non la sentite? I fiori e tutti gli elementi che compongono la natura hanno voci so ...continua

    "Nei fiori c'è una voce misteriosa e sottile come quella del violino che sentì mia madre, in Persia, a nove anni.Voi non la sentite? I fiori e tutti gli elementi che compongono la natura hanno voci sottili.Lo spazio è intessuto di tali voci.Il silenzio non è mai assoluto. Nelle notti più profonde sentiamo sempre un mormorio lontano, rilevatore di una somma di voci infinitesimali:tutti i pensieri che vengono formulati nel mondo vibrano in quelle voci.In una pietra possiamo sentire, se ascoltiamo con attenzione, il trascorrere del tempo; nel rumore della pioggia possiamo sentire il dialogo esitante dei primi uomini; in certe piante possiamo sentire le donne dell'antichità che elaborano segreti; nel fragore delle onde che si levano nei mari possiamo sentire la spiegazione di alcuni fatti storici; certe allodole ci portano annunci del futuro più prossimo. Se voi non vi degnate di sentire queste voci, come potrebbe un dio asoltare le vostre?" 

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti bellissimi e angosciosi

    Non rileggerò certamente questi racconti e ho fatto fatica a finire il libro nonostante la bellezza delle storie e la straordinaria capacità di scrittura di Silvina Ocampo. Durante la lettura sono sta ...continua

    Non rileggerò certamente questi racconti e ho fatto fatica a finire il libro nonostante la bellezza delle storie e la straordinaria capacità di scrittura di Silvina Ocampo. Durante la lettura sono stata continuamente in stato di ansia e di disagio, soprattutto " La rete" e " L'impostore" mi hanno profondamente turbata. Anzi,durante la lettura de "La rete" ho pensato addirittura di non finire più il libro.
    In particolare nelle descrizioni e nei continui riferimenti a sofferenze di animali ho visto un atteggiamento quasi morboso a metà tra la condanna e il compiacimento.
    Per fortuna a bilanciare il malessere di alcune pagine mi venivano spesso in mente le testimonianze sulla coppia Bioy Casares e Silvina Ocampo ( mi pare di Alberto Manguel)che mostravano un lato molto più umano e terreno della scrittrice.
    Librino piccolo ma tosto.

    ha scritto il 

Ordina per